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Crocifisso Aloisi

Galatone – Il divorzio si è consumato davanti ad una platea di una ventina di persone, convocate lì dal comitato locale dei Cinque stelle. Le strade si sono divise ma non quella sera di lunedì scorso al Palazzo marchesale di Galatone ma un paio di giorni prima, sabato 19, quando Cristian Casili di Nardò, Antonella Laricchia e quattro parlamentari del Movimento hanno diffuso il loro Patto anti xylella in dieci punti ed il “Popolo degli Ulivi” tutto intero ha strabuzzato gli occhi, incredulo. Galatone è stata l’occasione per il primo contatto ravvicinato tra i componenti di quella che era stata fino a poco fa un’anima sola.

Strade separate: chi a Bari con altri due “No”, chi a lavorare per il patto Maurizio Maccagnano dei pentastellati ha cercato di moderare tra le ultime posizioni di Cristian Casili, e Crocifisso Aloisi, uno dei principali animatori dell’associazione informale che – peraltro – ha dato appuntamento a domani, venerdì 25 maggio alle 9 a Bari per una manifestazione nei pressi della sede Rai al grido di “No agli espianti” e “No ai pesticidi”. E’ il decreto Martina di cui si parla, ma ormai con voci diverse. “Sulla questione del disseccamento, io ho definito “un teatrino” le contrapposizioni – ha afferma Casili – non perché volessi delegittimare l’opera sia della scienza sia di chi vi si contrappone, ma perché siamo ancora qui a parlarne senza fare nulla: gli agricoltori sono molti confusi. La politica – ha detto Casili in un clima quasi surreale – che doveva uscire da queste contrapposizioni, non l’ha fatto: se guardiamo il Governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, un giorno con i magistrati con l’appoggio dei comitati popolari ed ambientalisti, un giorno con la scienza”. Sì, va bene la critica politica, ma intanto che cosa è accaduto ai Cinque stelle per un cambio così radicale di linea? “Il Movimento 5 Stelle ha cambiato posizione? Si è semplicemente evoluto – ha ribattuto Casili – di fronte all’evoluzione della malattia del disseccamento, e rispetto ad alcune posizioni rimaste fisse da anni su di un problema così complesso e ad una malattia che cambia continuamente”.

Casili: “Le cose sono cambiate, basta con vecchie posizioni” Casili ha “semplicemente guardato quello che sta accadendo” ed ha cambiato registro, nella speranza di chiudere un patto in cui siano presenti e attivi anche gli ambientalisti che però non siano ancora ancorati ad infruttuose posizioni tipo “la frode Xylella”, il “complotto” internazionale eccetera. Come si ricorderà, i dieci punti contengono sì il diserbo meccannico, le buone pratiche agricole, alcune innovazioni ma non chiudono più porte e finestre agli eradicamnti “chirurgici” poiché “ogni albero colpito è fonte di inoculo” per altri contagi e neancheescludono i trattamenti chimici “compatibili”. “ La politica in questo momento, anche a costo di essere impopolare, deve alzare la testa di fronte a posizioni che non possiamo più permetterci cercando al contempo di essere costruttivi anche verso coloro che nella fascia di contenimento stanno subendo misure molto drastiche”, ha detto chiaro e tondo il consigliere regionale. 

Delusione e rabbia. Aloisi: “Ci saremmo aspettati l’appoggio della politica locale” Un prezzo da pagare, lo sa bene Casili che lo ha toccato con mano, ci sarà: in qualche cosa si trasformeranno il disappunto, l’amarezza, l’incredulità, persino rabbia, respirati nella sala dell’antico palazzo. Come la delusione di Aloisi, che rimarca un tratto ancora in comune: aver contestato gli attori protagonisti di questa vicenda,, ricercatori compresi. “Il movimento dei cittadini continua a vivere una pressione fortissima; si sta cercando addirittura di additare questi ultimi come i responsabili dell’avanzata del batterio. Allora, con l’ultimo decreto Martina, per rasserenare il clima, ci saremmo aspettati l’appoggio almeno dalla politica regionale (dopo l’abbandono della politica nazionale), e che i nostri rappresentanti locali avrebbero preso la palla al balzo per richiedere un cambio di attori e ripartire da zero. Invece – rincara la dose Aloisi – ci siamo sentiti accusare di complottismo e di essere noi i colpevoli della diffusione del batterio. Il batterio Xylella fastidiosa è stato trovato dal Cnr nell’ottobre del 2013 e si è gridato dopo pochi mesi all’epidemia; ma già tre anni prima, nel 2010, si era tenuto un convegno a Bari per formare dei tecnici su come affrontare il batterio se un giorno si fosse presentato”. “Loro” hanno avuto tutto il tempo a disposizione tutte le risorse e le competenze: possibile che si sia lasciato lì a Gallipoli quel focolaio, se la soluzione era l’eradicazione? Siamo stanchi di sentire queste falsità”.

Nessun ripensamento: “Paghi chi non ha fatto nulla contro il problema” Nessun ripensamento o riesame delle posizioni fin qui sostenute, neanche in assenza di un partner che si riteneva affidabile e prezioso è trapelato durante l’incontro e subito dopo. Le parole d’ordine della manifestazione indetta a Bari domani stanno lì a dimostrarlo. Come le reazioni al vetriolo sulle reti sociali: “Va tutto bene, tanto Pd e M5S ora vanno d’amore e d’accordo sulla Xylella”, vi si legge. C’è chi protesta anche contro gli interventi di “eliminazione delle piante ospiti spontanee lungo fossi, canali e strade: un punto di gravità assoluta”. “Andiamo tutti a Bari per fermare la distruzione degli ulivi, l’avvelenamento delle persone, l’attacco alla Costituzione”, è l’appello di Luigi Russo, un altro degli esponenti di spicco del “Popolo”. Che davanti a Casili ha lanciato una sua proposta: “Io chiedo è questo: se in tutti questi anni non si è trovata la soluzione da parte di chi ha gestito questa questione, perché un movimento politico come i 5 Stelle non chiede la dimissione di chi si è occupato della vicenda finora, visto che non hanno saputo risolvere il problema? La responsabilità scientifica e politica si sta ora riversando sui cittadini attivi perché qualcuno non ha saputo fare il suo mestiere”. Sipario.

(Nella foto da sinistra Maurizio Maccagnano, Crocifisso Aloisi, Cristian Casili)

Ha collaborato Anna De Matteis

Nardò – Se l’obiettivo dell’ordinanza urgente “anti-pesticidi” emanata dal Sindaco di Nardò Giuseppe Mellone lo scorso 11 maggio era quello di scatenare reazioni, si può considerare ampiamente centrato: da giorni infatti se ne registrano a decine e di segno non univoco. Il decreto Martina e la successiva deliberazione della Giunta regionale, come si ricorderà, prevede quattro trattamenti con insetticidi da qui a dicembre nel tentativo di contrastare la diffusione della Xylella fastidiosa, batterio che da quattro anni sta decimando gli uliveti salentini. Ecco così servito a Nardò il divieto di usare pesticidi, ritenuti anch’essi dannosi per piante, animali e uomini. Mellone è stato il primo sindaco in Puglia a prendere un provvedimento simile seguito dal suo collega di Nociglia; ma altri amministratori hanno annunciato che si muoveranno allo stesso modo. Il “qui non si passa” di Mellone al Ministero, a Nardò è piaciuto persino in casa Pd. Il consigliere comunale Lorenzo Siciliano, dopo aver chiesto un Consiglio comunale monotematico sul tema, ha definito tale ordinanza “mirata a tutelare biodiversità e salute umana, ma che ritengo possa essere condivisa e rivista in alcune parti qualora ne emergesse la necessità, attraverso un confronto con il comparto interessato”. Idem il segretario cittadino dei Giovani democratici Matteo Rizzo, secondo il quale “il Sindaco Mellone ha fatto ciò che giustamente andava fatto. Proteggere la comunità da rischi del genere deve essere la prima preoccupazione di un Sindaco, che si professi di destra, di centro, o di sinistra. Mi auguro che la sana “disobbedienza” di Nardò sia presa da esempio anche dagli altri Sindaci dei diversi Comuni pugliesi”.

Lo scetticismo arriva invece dalle vicine Galatone e Lecce. Crocifisso Aloisi, consigliere comunale galatonese con delega all’Agricoltura, è un attivista della prima ora della lotta contro i provvedimenti presi da Ue, Governo e Regione in materia di Xylella e ulivi. Eppure Aloisi, che per curriculum non può certo essere accusato di remare contro il “Popolo degli Ulivi”, così commenta questa vicenda: «Sappiate che fare un’ordinanza o un manifesto pubblico è molto semplice, la parte più difficile è rendere concreto ciò che si dice nell’ordinanza o manifesto. Forse avete anche dimenticato che non ci interessa piantare qualche bandierina ma vogliamo concretamente risolvere i problemi. E non parliamo prima ma dopo – sottolinea il consigliere – e proprio per quanto riguarda i pesticidi vorrei farvi notare che il nostro Comune ha aderito all’iniziativa europea Città libere da pesticidi, adottando un’apposita delibera di Giunta in tempi non sospetti, la delibera numero 82 del 22 marzo 2018».

A tirarsi fuori da “provvedimenti“ anti-pesticidi è poi il sindaco di Lecce Carlo Salvemini. «Non firmerò – ha scritto oggi rispondendo alle sollecitazioni  – un’ordinanza per vietare l’uso dei fitofarmaci; né impugnerò con ricorso al Tar il decreto sulle “misure di emergenza per la prevenzione, il controllo e l’eradicazione della xylella fastidiosa nel territorio della Repubblica Italiana”. Pur rispettando le motivazioni dell’articolato fronte civico che invoca la disubbidienza nei confronti delle decisioni prese dal Ministero per l’Agricoltura, voglio spiegare perché ho preso questa decisione. Che non scaturisce dall’ignorare le ragioni di tutela di salute pubblica che vengono esposte per contrastare il cosiddetta decreto Martina. Ma – semmai – dal rispetto che si deve ad un tema così delicato, che mi impone di avere fiducia negli organi sovraordinati dell’ordinamento dello Stato su questioni così complesse. Non può essere dimenticato che possono essere impiegati per i trattamenti indicati esclusivamente i prodotti fitosanitari autorizzati dal Ministero della Salute e dalla Commissione Europea, sempre secondo le condizioni d’uso ammesse». «Il processo che autorizza l’uso di fitofarmaci – sottolinea Salvemini in un altro passaggio – è rigorosissimo e sottoposto a periodico aggiornamento. Come posso io sindaco, sulla base delle conoscenze scientifiche disponibili dentro l’Amministrazione, ignorare questi elementi di conoscenza in nome di un generico principio di precauzione? Credo nella scienza e nel suo metodo. Credo nell’articolato sistema di tutele comunitarie e nazionali poste a tutela della salute pubblica. Credo nello Stato di diritto e quindi che l’agire dello Stato e dei suoi organi sia sempre vincolato e conforme alle leggi vigenti. Credo che gli organi dello Stato le autorità agiscono secondo il principio della buona fede. Ma soprattutto credo che la nostra organizzazione sociale si regga su un atto di fiducia”.

Il dibattito ha superato, com’era prevedibile, i confini salentini. È di ieri anche la presa di posizione del giornalista del “Foglio”, quotidiano nazionale, Luciano Capone. «Dopo i sindaci che vietano il kebab, l’energia nucleare e i sottomarini – commenta sarcastico il giornalista campano – c’è anche quello che vuole proibire i pesticidi pensando addirittura di poter bloccare un decreto ministeriale con un’ordinanza comunale. I pesticidi non solo non uccidono (sono controllati e autorizzati da persone e istituzioni più competenti, con rispetto parlando, del sindaco di Nardò), ma il loro uso per contenere un batterio da quarantena come la Xylella fastidiosa è uno strumento necessario per non far avanzare la malattia che secca gli ulivi”. Si tratta per il commentatore di “un disastro epocale, che è già visibile negli uliveti del Salento desertificati dalla Xylella. Ma la cosa più rivelatrice di questi tempi insensati – conclude – è che nessuno, senza saperlo prima, potrebbe individuare il partito o l’area politica di riferimento del sindaco di Nardò. Un sindaco con questa presa di posizione potrebbe essere del M5S, della destra sovranista, della Lega o del Pd pugliese di Michele Emiliano”.

Tornando da queste parti, su Facebook tra applausi e critiche all’iniziativa del Sindaco neretino, c’è chi solleva un argomento ed aspetti collegati su cui chiede risposte: “Ma gli amministratori neretini – scrivono su Facebook – sanno che sostanze si usano, in base a protocolli per l’agricoltura, per la coltivazione delle angurie in centinaia di ettari dell’Arneo? Sono vietate anche quelle?”.  (nella foto da sinistra Mellone, Siciliano, Rizzo)

Nardò Galatone – Botta e risposta sui trattamenti a base di insetticidi per bloccare la diffusione del principale insetto diffusore del batterio Xylella fastidiosa. A salire sul palcoscenico con uno dei suoi colpi è stato due giorni fa il Sindaco neretino Giuseppe Mellone (a sinistra) che, in qualità di Ufficiale di Sanità e commissario di governo, ha vietato l’uso di quelle sostanze chimiche, indicate dalla Regione su direttiva della Commissione europea di oltre due anni fa, su tutto il territorio del comune di Nardò, uno dei feudi più vasti dell’intera provincia di Lecce. L’ordinanza “contingibile ed urgente” ha fatto il giro dei media con annesse dichiarazioni di Mellone a sostegno della salute pubblica “a scopo cautelativo e in via precauzionale”. Gli agricoltori che violano quest’obbligo dei quattro trattamenti da qui a dicembre, sono passibili di multe fino a 500 euro.

L’ordinanza sindacale ricorda che il decreto obbliga all’uso di erbicidi “come il glifosato, rispetto ai quali, a più riprese e da fonti autorevoli sono stati denunciati i gravi rischi per la salute umana, oppure all’uso di insetticidi, indicando in maniera specifica alcuni neonicotinoidi e citando in via preferenziale l’acetamiprid, sbilanciando, di fatto, la scelta verso sostanze altamente nocive piuttosto che verso altre (piretine, olio essenziale di arancio dolce), approvate in agricoltura biologica e a basso impatto”, si legge nella nota ufficiale del Comune di Nardò. “Com’è noto, queste sostanze – dice Mellone – possono rimanere nel suolo e nelle falde acquifere per lungo tempo e possono accumularsi nelle piante, comprese quelle a destinazione alimentare umana e animale. Non possono essere imposte per legge. Attenderemo le disposizioni dell’Osservatorio fitosanitario della Regione Puglia, cui il decreto demanda la decisione sulle modalità operative sui singoli territori, ma nel frattempo vogliamo eliminare ogni rischio e agire tempestivamente a tutela dell’ambiente e della salute”.

La replica, indiretta, arriva da un militante della prima ora della lotta contro le analisi e i provvedimenti ufficiali presi da Ue, Governo, Regione, in materia di Xylella e di disseccamento rapido dell’ulivo. Crocifisso Aloisi (foto a destra), consigliere comunale di Galatone con delega all’Agricoltura, ricorda in una nota diffusa via facebook questi trascorsi e aggiunge: “Sto collaborando con gli altri amici del Popolo degli Ulivi (con i quali condivido moltissimi momenti di questa guerra da almeno 4 anni, presentando anche esposti in Procura) i ricorsi per le aziende, le associazioni e cittadini, per i Comuni, già da un mese (a proposito il 16 maggio ci sarà un altro incontro per il ricorso dei Comuni a Melpignano, siete invitati) eppure qualcuno a Galatone fa finta di non sapere tutto ciò e pensa di fare pressione politica sull’Amministrazione comunale per piantare qualche bandierina”. Detto ciò, l’affondo che sembra diretto proprio alla vicina Amministrazione di Nardò oltre che ad interlocutori galatonesi: “Sappiate che fare un’ordinanza o un manifesto pubblico – afferma Aloisi – è molto semplice, la parte più difficile è rendere concreto ciò che si dice nell’ordinanza o manifesto. Forse avete anche dimenticato che non ci interessa piantare qualche bandierina ma invece vogliamo concretamente risolvere i problemi. E non parliamo prima ma dopo – sottolinea il consigliere – e proprio per quanto riguarda i pesticidi vorrei farvi notare che il nostro Comune ha aderito all’iniziativa europea Città libere da pesticidi , adottando un’apposita delibera di Giunta in tempi non sospetti, la delibera numero 82 del 22 marzo 2018”.

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