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CRISTIAN CASILI

Galatone-Nardò – Buone notizie per la zona industriale Galatone-Nardò: l’area produttiva tra i due Comuni è stata inclusa nella Zes (Zona Economica Speciale) adriatica. Il piano di sviluppo varato dalla Regione a inizio agosto prevede infatti due macro-aree per le quali saranno previsti incentivi economici e agevolazioni fiscali che portino investimenti provenienti anche da oltre i confini della Puglia, grazie a un miglior collegamento con i porti vicini. Nella provincia di Lecce il progetto è stato disegnato su quasi 400 ettari di insediamenti produttivi, nei quali sono compresi le aree industriali (gestite dal consorzio Asi) di Lecce-Surbo, Galatina-Soleto e Galatone-Nardò, insieme al complesso di CasaranoMatino e al discusso intermodale di Melissano.

Una boccata d’ossigeno per le aziende dell’area, che da anni aspettano interventi in loro favore: sullo sfondo, gli annosi problemi che caratterizzano l’insediamento, dalla questione Acquedotto (manca un troncone che arrivi fino al polo e le aziende sono servite da pozzi privati) fino a quelle del depuratore, della sicurezza, dell’illuminazione e della viabilità delle arterie interne al sito gestito da Asi, con il Consorzio che da tempo fa orecchie da mercante davanti alle richieste della sigla “Assoimprese” che riunisce le ditte della zona. “L’introduzione della Zes può costituire un elemento più che positivo – commenta Angela Simone, presidente di Assoimprese Galatone-Nardò (suo vice Salvatore Durante) – per attrarre investimenti e favorire la crescita economica sull’esempio virtuoso di altri paesi che hanno già sperimentato con successo la creazione di ‘zone di vantaggio’ per l’insediamento di nuove imprese e il rafforzamento di quelle esistenti. Auspichiamo – dice la Simone – che il tutto si concretizzi, dopo anni di attese e disagi”.

La vicenda del distretto “abbandonato” – A luglio scorso erano stati i rappresentanti delle istituzioni a puntare di nuovo l’obiettivo sulla vicenda: la deputata pentastellata Soave Alemanno (di Nardò) aveva incontrato l’assessore pugliese allo sviluppo economico Antonio Nunziante, dopo le numerose sollecitazioni alla Giunta Regionale da parte del consigliere Cristian Casili. “La gestione dell’area da parte del consorzio Asi – aveva fatto sapere l’onorevole neretina – è carente dei più basilari servizi. Ciò nonostante, l’ente ingiunge pagamenti onerosi alle imprese che, non ricevendo i servizi necessari, sono costretti a provvedervi autonomamente e a sostenerne i costi”. Di luglio anche un’interrogazione urgente del consigliere Ernesto Abaterusso: “Chiedo alla Giunta se non ritenga necessario un urgente e forte intervento delle istituzioni perché siano avviate attività ispettive e di controllo sulla gestione del Consorzio – aveva scritto l’esponente di Leu – così da mettere in luce eventuali omissioni o azioni illegittime da parte dell’Asi di Lecce”.

Esultano le amministrazioni comunali dei due centri – “Questa sarà la svolta per la nostra zona industriale – dice il sindaco di Nardò Giuseppe Mellone. – Ci saranno più imprese e più lavoro, con l’ingresso nelle zone economiche speciali a fiscalità agevolata, che garantiscono benefici fiscali e semplificazioni burocratiche ed amministrative. Chi investirà nella nostra zona industriale – aggiunge – dovrà mantenere qui l’azienda per almeno cinque anni dopo il completamento dell’investimento. Una garanzia” conclude il numero uno di Palazzo Personé, con l’assessore allo sviluppo economico Giulia Puglia che nei giorni scorsi ha incontrato i rappresentanti di Assoimprese. “Tale risultato – commentano invece dal Comune di Galatone – costituisce una possibilità concreta e reale per recuperare il divario storico e consentire che si avvii e si consolidi il percorso di crescita intrapreso dall’ente”.

Gallipoli –  Nell’assestamento e nelle variazioni del bilancio della Regione Puglia, approvato ieri un emendamento che ha introdotto fondi per studiare ancora più da vicino le piante di ulivo che, pur trovandosi nella zona infetta, non presentano alcun sintomo della malattia portata dal batterio Xylella. La proposta approvata dalla maggioranza è partita dai banchi della minoranza pentastellata, precisamente dal consigliere regionale Cristian Casili di Nardò, capogruppo. (nella foto di Giovanni Melcarne un ulivo scheletrico e un semenzale senza ombra di disseccamento; sotto, Casili)

Nei prossimi mesi – afferma Casili – potremo avere ulteriori elementi per sviluppare nuove strategie di controllo e gestione dei disseccamenti dei nostri ulivi. Tutto ciò grazie ad un mio emendamento approvato nell’ultima manovra finanziaria, un emendamento che tentavo di far approvare da oltre un anno e mezzo”. Si tratta di 200mila euro per la “promozione di attività di studio e monitoraggio del germoplasma locale nella zona colpita dalla xylella, per l’individuazione di piante di ulivo tolleranti al disseccamento”. Previsto il coinvolgimento delle Università e degli enti di ricerca, in particolare dell’UniSalento territorialmente interessata, e degli operatori agricoli locali, la Regione avvierà un monitoraggio e un censimento con l’esatta collocazione geografica delle piante coltivate e dei semenzali resistenti per poi promuovere “attività di studio e ricerca sul germoplasma locale”.

Casili, che fa di professione l’agronomo, spiega: “Il germoplasma locale rappresenta una risorsa genetica fondamentale per la salvaguardia delle caratteristiche peculiari delle produzioni locali, costituita da una serie successiva di incroci avvenuti in natura, che hanno arricchito la biodiversità olivicola locale a partire da varietà da sempre esistenti sul nostro territorio, tanto da fornire soluzioni concrete per la gestione della malattia. Si tratta di soluzioni alternative all’introduzione di cultivar alloctone – continua il consigliere regionale – che, essendo estranee ai nostri ambienti, richiederebbero tecniche colturali e condizioni pedoclimatiche non coincidenti con quelle del territorio salentino. Sono frequenti le segnalazioni provenienti dai produttori olivicoli leccesi di piante di ulivo afferenti a varietà sia spontanee che coltivate che non presentano alcun sintomo della malattia, per queste ragioni ritengo opportuna un’attività di censimento per ottenere informazioni volte ad individuare le caratteristiche di queste piante”.

Secondo queste indicazioni fatte proprie dal governo pugliese, il Salento diventerebbe un vero e proprio laboratorio a cielo aperto (di cui già oggi ci sono dei prodromi come i campi sperimentali di Presicce), poiché “lo stesso costituisce un semenzale diffuso nonché un importante bacino di informazioni relative alla variabilità genetica e, al contempo, si favorirebbe la promozione di studi sul germoplasma locale di piante che ad oggi non manifestano alcun sintomo pur trovandosi nei focolai dove la recrudescenza della malattia è molto forte. È ora – conclude Casili – che si monitori questa parte del nostro territorio (la zona rossa, con nucleo originario tra Gallipoli e Taviano, ndr) da tempo abbandonata a se stessa perché considerata infetta ma che, invece, conserva importantissime informazioni utili per tutta la nostra regione”.

Gallipoli – “La #Xylella fastidiosa è una gigantesca bufala, fabbricata ad arte dalla destra e sinistra, con il prezioso sostegno delle associazioni di categorie, da scienziati disponibili e multinazionali dell’agricoltura”: questa stroncante dichiarazione che fa fare alla questione un balzo indietro di cinque anni, azzerando conclusioni e sperimentazioni scientifiche, ricerche e ripensamenti politici, è contenuta in un tweet (un corto messaggio via la rete twetter) diffuso oggi da Beppe Grillo, il garante del Movimento 5 Stelle. La teoria della macchinazione planetaria, della diffusione ad arte del micidiale batterio che sta facendo seccare gli ulivi di gran parte del Salento (con la zona cuscinetto spostata dall’Unione europea fino alla parte sud della provincia di Bari) e della scienza corriva torna così prepotentemente alla ribalta. E vi ritorna dopo che poco più di un mese fa quattro parlamentati pentastalleti e due consiglieri regionali, Antonella Laricchia e Cristian Casili hanno apertamente fatto registrare un cambio di passo notevole sulla drammatica vicenda, isolando di fatto il “popolo degli ulivi”, il movimento informale che sosteneva fin dagli inizi del disseccamento in massa di alberi, le stesse teorie rilanciate oggi da Grillo (nella foto il convegno di Galatone; in primo piano Casili; sotto Grillo).

La nuova linea dei grillini con Casili in testa e il patto in dieci punti Grazie a questa analisi adeguata alle “cose che sono cambiate” dalla comparsa accertata della Xylella nell’ottobre 2013 negli uliveti tra Gallipoli e Taviano, gli esponenti M5S avevano subito dopo lavorato e concluso un patto unitario su cui erano convenuti tutti i consiglieri regionali pugliesi. Un fatto inedito e prezioso perché dava alla Puglia intera l’opportunità di avanzare richieste e proposte sia all’Unione europea, colpevole di aver vigilato molto poco sulle specie vegetali importate tramite il porto olandese di Rotterdam, sia al governo nazionale per reclamate trattamenti chimici compatibili, eradicamenti chirurgici ed altre otto condizioni. “La politica in questo momento (era il 24 maggio, ndr), anche a costo di essere impopolare – aveva sostenuto tra l’altro Casili in un incontro pubblico a Galatone – deve alzare la testa di fronte a posizioni che non possiamo più permetterci cercando al contempo di essere costruttivi anche verso coloro che nella fascia di contenimento stanno subendo misure molto drastiche”. Pochi giorni dopo il documento unanime del Consiglio regionale. Cosa accadrà adesso?

La contraddizione tra Bari e Roma tutta interna al M5S non poteva sfuggire. Ed infatti il consigliere regionale Fabiano Amati di Ostuni, democratico, ha dato subito alle agenzie una richiesta di chiarimenti ai colleghi che siedono con lui in Consiglio: “La xylella è una gigantesca bufala fabbricata ad arte; più o meno come il barbiere di Bellano che nei Promessi sposi di Manzoni detta la linea sulla peste. Cosa ne pensano i colleghi consiglieri regionali del M5S, i parlamentari pugliesi di quel movimento e i componenti pugliesi del governo nazionale?”, chiede Amati. “La funzione di garante rivestita da Beppe Grillo nel M5S comporta un’immediata relazione delle sue opinioni con la linea politica seguita da quel movimento politico e dai suoi rappresentanti nelle istituzioni. È per questo – insiste Amati – che mi permetto di rivolgere una domanda di chiarimento ai colleghi consiglieri regionali, così da capire se vale il loro punto di vista, da qualche mese più equilibrato e fondato, o quello del loro Garante. La questione assume particolare rilievo dopo che l’UE ha da qualche giorno deciso di ampliare il territorio pugliese interessato, anche a causa di notevoli ritardi generati pure da manifestazioni di protesta fondate sugli stessi argomenti usati oggi dal Garante a 5 stelle”.

Nardò – Si terrà oggi la discussione in Regione sui tre impianti di compostaggio di prossima realizzazione in Puglia: uno nel Foggiano, uno tra Brindisi e Taranto e un altro tra Nardò e Soleto nel Salento. Quest’ultimo scatena il dibattito nel territorio, con esponenti politici che di vario orientamento ,a che chiedono una riflessione maggiore sul tema delicato. Prendono così posizione  i consiglieri regionali Sergio Blasi (Pd) e Cristian Casili (M5S), l’ex consigliere provinciale di centrosinistra Giovanni Siciliano e il consigliere comunale Lorenzo Siciliano (Pd).
Blasi: “Positivo che la gestione sia pubblica ma sbagliato farlo a Nardò”. «Sono tre – spiega Blasi – le considerazioni da fare. La prima, positiva, riguarda la gestione pubblica degli impianti. Da tempo, infatti, sostengo il passaggio a una gestione interamente pubblica del ciclo dei rifiuti tutte le sue fasi, dalla raccolta allo smaltimento. E devo dire che questa decisione va esattamente in questa direzione, l’unica possibile per preservare il settore dal rischio di infiltrazioni criminali. La seconda considerazione riguarda la tecnica di compostaggio. Da quanto emerge, lo smaltimento non avverrà per mezzo di un processo aerobico bensì di “digestione anaerobica”. Questo è da evitare». Il riferimento dell’esponente del Pd è alla differenza tra due modalità opposte di “sbarazzarsi” dei rifiuti urbani: il sistema aerobico (all’aria) e il sistema anaerobico (in assenza d’aria). L’aerobico demolisce la sostanza organica in modo “naturale”, senza produrre gas combustibili. Anzi, se con l’aerobico si utilizzano sostanze organiche selezionate, magari provenienti da raccolta differenziata spinta, sfalci e potature verdi, si può ricavare ottimo fertilizzante per impieghi agricoli e florovivaistici. L’anaerobico invece produce gas e percolato liquido inquinante. Il rifiuto esausto viene poi “stabilizzato” in presenza d’aria e, seppur definito “compost”, potrebbe in realtà avere composizione chimica e perciò qualità inferiore al “vero” compost aerobico. Addirittura il sistema anaerobico potrebbe generare altro rifiuto da conferire sempre in discarica. Quest’ultima sembra essere l’ipotesi seguita per l’impianto di Nardò (o di Soleto), che preoccupa Blasi. «Credo che Soleto – prosegue l’ex sindaco di Melpignano – sia più idoneo a ospitare questo genere di impianto, in primis perché Nardò ha già pagato in termini ambientali con la discarica di Castellino e poi perché l’impianto dovrebbe nascere nella splendida marina di Sant’Isidoro, che merita di essere valorizzata con interventi migliorativi anziché con lo smaltimento della frazione umida. Per altro, Sant’Isidoro risulterebbe poco sensata anche dal punto di vista logistico. Soleto, trovandosi al centro del Salento, sarebbe più facilmente raggiungibile dai camion provenienti da ogni parte della provincia, con beneficio per tutti, addetti ai lavori e cittadini. Mi attiverò – promette infine Blasi – affinché anche queste criticità vengano superate, nella convinzione che questi tre impianti di compostaggio pubblici possono rappresentare l’inizio di un nuovo modo di concepire e gestire il ciclo regionale dei rifiuti».
Le reazioni neretine: Giovanni Siciliano, Lorenzo Siciliano e Cristian Casili. Un no all’eventuale impianto a Sant’Isidoro arriva da due ferrei sostenitori di Blasi: l’ex consigliere provinciale di centrosinistra Giovanni Siciliano e il figlio Lorenzo, consigliere comunale del Pd. «No all’impianto di compostaggio a Nardò in località “Pendinello” – scrive Giovanni Siciliano su Facebook – a mille metri dalla marina di Sant’Isidoro. Chiedo ai neretini di manifestare il proprio dissenso, se necessario anche attraverso pubbliche manifestazioni». «Nonostante si tratti di un impianto a intera gestione pubblica, dunque rappresentativo di un punto di svolta in un panorama desolante come quello del ciclo dei rifiuti in Puglia – scrive invece Lorenzo Siciliano – i dubbi sono diversi e degni di approfondimento. Innanzitutto perché, da quanto emerge, lo smaltimento avverrà per mezzo di un processo anaerobico; altro punto nodale è la portata di questo impianto, che sarà di circa 55mila tonnellate. Nardò, in tal modo, si candiderebbe a ospitare il rifiuto umido (o plastico, secondo alcune notizie emerse) della metà dei Comuni della Provincia di Lecce. Ritengo inoltre assolutamente inidoneo il sito individuato per la realizzazione dell’impianto di compostaggio. Chiederò la convocazione urgente – conclude il giovane consigliere comunale – della Commissione Ambiente, alla quale invitare il commissario dell’Ager Gianfranco Grandaliano e il Sindaco Mellone. Su questa questione la nostra attenzione sarà massima». Pochi minuti fa è tornato sull’argomento anche il consigliere regionale Cristian Casili. «Oggi in Regione – ricorda il pentastellato neretino – si discute il piano dei rifiuti per la Puglia. Anche qui si registra il fallimento del Governo Emiliano. Vanno bene gli impianti pubblici, ma perché non puntare su impianti aerobici di dimensioni più piccole? In provincia di Lecce, per esempio, piuttosto che puntare su un impianto anaerobico di 60mila tonnellate potremmo puntare sulla dislocazione di due impianti aerobici più piccoli di 20-30mila tonnellate, uno al centro e uno a sud della Provincia, così da essere anche più facilmente raggiungibili dai comuni conferenti». Una proposta, quella di Casili, che appare in linea con quella avanzata dal suo collega del Pd Blasi. Anche ieri il capogruppo in Regione dei Cinque Stelle si era espresso sull’argomento, precisando così la propria posizione: «Siamo favorevoli a questo tipo di impiantistica, a patto però che vengano date garanzie adeguate e che si sistemino, una volta per tutte, le criticità ambientali pregresse, come appunto la discarica di Castellino e la sua messa in sicurezza, dopo che per anni ha ricevuto i rifiuti di mezza provincia. Quindi Emiliano e Mellone, prima di attivarsi su altri progetti, diano garanzie alla popolazione in termini di sicurezza ambientale e certezza dei ristori».

Antonio Trevisi

Gallipoli – “Ancora nessun riscontro in merito alla richiesta di istituire un Osservatorio permanente a Gallipoli per garantire la trasparenza. Ed a prposito: “Appare particolarmente opaco il procedimento per il rilascio della concessione demaniale marittima per la realizzazione e gestione di strutture dedicate alla nautica da diporto da ubicarsi nel Comune di Gallipoli, in località “Porto Gaio”: tornano alla carica così gli attivisti del Movimento 5 Stelle di Hallipoli (la nota è stata inviata da Mauro Mattei) rappresentati dai consiglieri regionali Antonio Trevisi, Rosa Barone e Cristian Casili (di Nardò). A distanza da più di un anno dal primo incontro, rimarcano i pentastellati, e gli incontri, la proposta era stata valutata positivamente dal primo cittadino ma poi non erano seguiti atti ufficiali come una commissione consiliare, una discussione in maggioranza, o in Consiglio comunale. Eppure l’obiettivo era e rimane valido per il M5S:  “scongiurare possibili tentativi di condizionamento nella gestione della pubblica amministrazione a Palazzo Balsamo e dintorni, come dice il portavoce Trevisi.

L’Osservatorio, ribadiscono i proponenti, non è altro che “un organismo che può vigilare con particolare efficacia ed attenzione quei settori vicini alle attività più sensibili e più esposte al rischio di condizionamenti, come la gestione degli appalti, gli affidamenti e le concessioni, il demanio e la programmazione urbanistica, le consulenze e i rapporti con il ceto produttivo con l’obiettivo di accrescere la cultura della Legalità”. Proprio di trasparenza sembrerebbe  peccare la questione riguardante l’ampliamento della darsena privata, messa peraltro in evidenza dal gruppo consiliare di opposizione “Gallipoli futura”. “Tale richiesta arriva da una società privata (di Nardò, ndr) e riguarda il progetto per la riqualificazione infrastrutturale, architettonica ed ambientale nonché per l’ampliamento del porto turistico “Porto Gaio”. Ciò è emerso da una Conferenza dei servizi dove ha partecipato il sindaco Minerva e si è fatto carico del procedimento di concessione, ma ad oggi i cittadini non sono a conoscenza in quanto non sono stati informati attraverso un percorso partecipato per quanto previsto per ospitare il porto”. Su richiesta degli attivisti gallipolini, Trevisi informa infine di  aver inoltrato una richiesta di accesso agli atti al Dirigente del servizio Demanio e Patrimonio della Regione Puglia per avere lumi sui pareri già rilasciati dal Comune di Gallipoli in vista delle sedute della Conferenza di servizi.”

 

Nardò – Nel tardo pomeriggio arriva l’ufficialità: nasce il governo Conte targato Cinquestelle-Lega Nord e nella lista dei ministri compare la leccese Barbara Lezzi del Movimento Cinque Stelle, trionfatrice alle ultime elezioni politiche nel collegio di Nardò. A lei il Ministero per il Sud.
Nata nel capoluogo salentino 46 anni fa, senatrice nella passata legislatura, il 4 marzo scorso era la candidata per il Senato nel collegio uninominale di Nardò. Qui ha battuto avversari come Massimo D’Alema, Luciano Cariddi (già Sindaco di Otranto) e Teresa Bellanova, viceministro uscente, conquistando circa 107mila voti nell’intero collegio, pari a quasi il 39% dei consensi. Nella sola Nardò le preferenze raccolte sono state 5.968.

A farle gli auguri subito è il consigliere regionale neretino dei Cinque Stelle, Cristian Casili. «È una gran bella notizia – commenta a caldo il capogruppo grillino a viale Capruzzi – per tutto il nostro territorio. Sono contentissimo di avere un ministro salentino, soprattutto in un dicastero come quello per il Sud. Barbara sarà il ministro di tutto il mezzogiorno e per noi averla come punto di riferimento è qualcosa di molto importante. Trasporti, agricoltura, piccole imprese: sono tante le tematiche che affronteremo insieme».
Sembra passato un secolo da quando, pochi anni fa, i grillini erano solo piccoli gruppi di internauti all’attacco del cosiddetto “sistema”. Proprio a Nardò oggi il Movimento Cinque Stelle è il partito più rappresentato avendo nelle istituzioni ben tre suoi rappresentanti: lo stesso Cristian Casili in Regione, la deputata Soave Alemanno e il neoministro Barbara Lezzi (nella foto)che, seppur leccese, come detto è stata eletta nel collegio di Nardò.

Alezio – Riflettori accesi sul futuro dell’agricoltura salentina nel convegno organizzato dagli attivisti del Movimento 5 Stelle di Alezio, in programma questa sera, alle 19,30 presso l’Area Lab di via Toti. L’incontro sarà moderato da Rocco Merenda e Pierpaolo Ronzino. Agli interrogativi posti da “Le agricolture nel Salento: quale futuro? Declino o rinascita?” proveranno a dare delle risposte gli ospiti presenti: Cristian Casili (foto), consigliere regionale M5S e agronomo, parlerà di Banca terreni di Puglia, Piani di sviluppo rurale, Xylella; Cristina Monti, esperta di politiche di sviluppo agricolo; Giuseppe Brillante, direttore di Coldiretti Lecce, parlerà di contratto per la rigenerazione dell’agricoltura salentina; Carlo Ferrari di Natura Bio Salento, di agricoltura biologica e il caso cava in località Arpa. Il meeting sarà seguito da un dibattito pubblico.

Galatone – Il divorzio si è consumato davanti ad una platea di una ventina di persone, convocate lì dal comitato locale dei Cinque stelle. Le strade si sono divise ma non quella sera di lunedì scorso al Palazzo marchesale di Galatone ma un paio di giorni prima, sabato 19, quando Cristian Casili di Nardò, Antonella Laricchia e quattro parlamentari del Movimento hanno diffuso il loro Patto anti xylella in dieci punti ed il “Popolo degli Ulivi” tutto intero ha strabuzzato gli occhi, incredulo. Galatone è stata l’occasione per il primo contatto ravvicinato tra i componenti di quella che era stata fino a poco fa un’anima sola.

Strade separate: chi a Bari con altri due “No”, chi a lavorare per il patto Maurizio Maccagnano dei pentastellati ha cercato di moderare tra le ultime posizioni di Cristian Casili, e Crocifisso Aloisi, uno dei principali animatori dell’associazione informale che – peraltro – ha dato appuntamento a domani, venerdì 25 maggio alle 9 a Bari per una manifestazione nei pressi della sede Rai al grido di “No agli espianti” e “No ai pesticidi”. E’ il decreto Martina di cui si parla, ma ormai con voci diverse. “Sulla questione del disseccamento, io ho definito “un teatrino” le contrapposizioni – ha afferma Casili – non perché volessi delegittimare l’opera sia della scienza sia di chi vi si contrappone, ma perché siamo ancora qui a parlarne senza fare nulla: gli agricoltori sono molti confusi. La politica – ha detto Casili in un clima quasi surreale – che doveva uscire da queste contrapposizioni, non l’ha fatto: se guardiamo il Governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, un giorno con i magistrati con l’appoggio dei comitati popolari ed ambientalisti, un giorno con la scienza”. Sì, va bene la critica politica, ma intanto che cosa è accaduto ai Cinque stelle per un cambio così radicale di linea? “Il Movimento 5 Stelle ha cambiato posizione? Si è semplicemente evoluto – ha ribattuto Casili – di fronte all’evoluzione della malattia del disseccamento, e rispetto ad alcune posizioni rimaste fisse da anni su di un problema così complesso e ad una malattia che cambia continuamente”.

Casili: “Le cose sono cambiate, basta con vecchie posizioni” Casili ha “semplicemente guardato quello che sta accadendo” ed ha cambiato registro, nella speranza di chiudere un patto in cui siano presenti e attivi anche gli ambientalisti che però non siano ancora ancorati ad infruttuose posizioni tipo “la frode Xylella”, il “complotto” internazionale eccetera. Come si ricorderà, i dieci punti contengono sì il diserbo meccannico, le buone pratiche agricole, alcune innovazioni ma non chiudono più porte e finestre agli eradicamnti “chirurgici” poiché “ogni albero colpito è fonte di inoculo” per altri contagi e neancheescludono i trattamenti chimici “compatibili”. “ La politica in questo momento, anche a costo di essere impopolare, deve alzare la testa di fronte a posizioni che non possiamo più permetterci cercando al contempo di essere costruttivi anche verso coloro che nella fascia di contenimento stanno subendo misure molto drastiche”, ha detto chiaro e tondo il consigliere regionale. 

Delusione e rabbia. Aloisi: “Ci saremmo aspettati l’appoggio della politica locale” Un prezzo da pagare, lo sa bene Casili che lo ha toccato con mano, ci sarà: in qualche cosa si trasformeranno il disappunto, l’amarezza, l’incredulità, persino rabbia, respirati nella sala dell’antico palazzo. Come la delusione di Aloisi, che rimarca un tratto ancora in comune: aver contestato gli attori protagonisti di questa vicenda,, ricercatori compresi. “Il movimento dei cittadini continua a vivere una pressione fortissima; si sta cercando addirittura di additare questi ultimi come i responsabili dell’avanzata del batterio. Allora, con l’ultimo decreto Martina, per rasserenare il clima, ci saremmo aspettati l’appoggio almeno dalla politica regionale (dopo l’abbandono della politica nazionale), e che i nostri rappresentanti locali avrebbero preso la palla al balzo per richiedere un cambio di attori e ripartire da zero. Invece – rincara la dose Aloisi – ci siamo sentiti accusare di complottismo e di essere noi i colpevoli della diffusione del batterio. Il batterio Xylella fastidiosa è stato trovato dal Cnr nell’ottobre del 2013 e si è gridato dopo pochi mesi all’epidemia; ma già tre anni prima, nel 2010, si era tenuto un convegno a Bari per formare dei tecnici su come affrontare il batterio se un giorno si fosse presentato”. “Loro” hanno avuto tutto il tempo a disposizione tutte le risorse e le competenze: possibile che si sia lasciato lì a Gallipoli quel focolaio, se la soluzione era l’eradicazione? Siamo stanchi di sentire queste falsità”.

Nessun ripensamento: “Paghi chi non ha fatto nulla contro il problema” Nessun ripensamento o riesame delle posizioni fin qui sostenute, neanche in assenza di un partner che si riteneva affidabile e prezioso è trapelato durante l’incontro e subito dopo. Le parole d’ordine della manifestazione indetta a Bari domani stanno lì a dimostrarlo. Come le reazioni al vetriolo sulle reti sociali: “Va tutto bene, tanto Pd e M5S ora vanno d’amore e d’accordo sulla Xylella”, vi si legge. C’è chi protesta anche contro gli interventi di “eliminazione delle piante ospiti spontanee lungo fossi, canali e strade: un punto di gravità assoluta”. “Andiamo tutti a Bari per fermare la distruzione degli ulivi, l’avvelenamento delle persone, l’attacco alla Costituzione”, è l’appello di Luigi Russo, un altro degli esponenti di spicco del “Popolo”. Che davanti a Casili ha lanciato una sua proposta: “Io chiedo è questo: se in tutti questi anni non si è trovata la soluzione da parte di chi ha gestito questa questione, perché un movimento politico come i 5 Stelle non chiede la dimissione di chi si è occupato della vicenda finora, visto che non hanno saputo risolvere il problema? La responsabilità scientifica e politica si sta ora riversando sui cittadini attivi perché qualcuno non ha saputo fare il suo mestiere”. Sipario.

(Nella foto da sinistra Maurizio Maccagnano, Crocifisso Aloisi, Cristian Casili)

Ha collaborato Anna De Matteis

Maglie – Il discusso piano di lottizzazione convenzionata nella zona delle Franite è stato nei giorni scorsi oggetto di una audizione alla Regione Puglia. L’assessore alla Pianificazione territoriale, Alfonsino Pisicchio, ha ascoltato il consigliere regionale Cristian Casili (di Nardò) del M5S, il consigliere pentastellato del Comune di Maglie, Antonio Izzo, e l’avvocato Raffaele Cesari in rappresentanza del  Coordinamento per la tutela del territorio magliese (Cttm). «Grazie alla nostra audizione  – è il commento del consigliere Casili – abbiamo ottenuto rassicurazioni importanti dall’assessore Pisicchio sul rispetto dei vincoli e delle prescrizioni contenute nella delibera del 2014 con la quale la Giunta regionale aveva rilasciato il parere paesaggistico per il Piano di lottizzazione convenzionata della zona ‘Fraganite’ a Maglie. Prescrizioni di cui il Comune avrebbe dovuto verificare l’ottemperanza da parte dei lottizzanti. Speriamo che grazie ai chiarimenti forniti finalmente venga scritta la parola fine al rimpallo di responsabilità tra Comune di Maglie e Regione Puglia».

La vicenda inizia nel 2013 con l’approvazione da parte del Comune di Maglie del Piano di lottizzazione  con villette a schiera prospicienti il viale delle Franite,  frequentato da sempre e in ogni stagione dai magliesi che lo ritengono una specie di “percorso della salute”. Si costituì subito il coordinamento per la tutela del territorio magliese con alcuni interventi (raccolta firme, banchetti di sensibilizzazione) a difesa di una zona che dovrebbe mantenere le sue caratteristiche peculiari.

Anche la  Regione Puglia  nel  2014 con una delibera ha riconosciuto il valore paesaggistico storico culturale del comparto interessato (nella zona c’è il menhir Crocemuzza) e  ha dato parere favorevole alla lottizzazione rilasciando il parere paesaggistico con prescrizioni e indirizzi “la cui ottemperanza deve essere verificata da parte del Comune”.  Sono stati presentati in seguito dai lottizzanti  nuovi eleborati progettuali che il Cttm ha giudicato in violazione delle prescrizioni regionali. La questione – piuttosto articolata e annosa – è arrivata in Consiglio comunale con una mozione dell’opposizione (bocciata)  che impegnava il Comune a verificare l’ottemperanza alle prescrizioni della Regione.  Da qui “il rimpallo di responsabilità” tra Regione e Comune a cui sembra aver posto fine nei giorni scorsi l’audizione regionale a Bari: «Abbiamo ristabilito finalmente il perimetro della corretta progettualità e il rispetto di quanto prescritto nella delibera regionale 1175/2014. Riteniamo che le puntuali e dettagliate prescrizioni impartite siano da ritenersi vincolanti e non modificabili, per garantire la tutela dell’area interessata dal Piano», concludono i pentastellati.

Intanto il Comune per il prossimo 5 giugno è stata convocata una Conferenza di servizi proprio su questo argomento. (da sinistra località Le Franite, Raffaele Cesari, Antonio Izzo)

 

 

 

 

 

Gallipoli – Un patto col territorio, che è finora mancato, ed una convivenza forzata ma il più possibile innocua da attuarsi in dieci mosse: i consiglieri regionali del M5S Antonella Laricchia e Cristian Casili (di Nardò, al centro) ed i loro parlamentari Patty L’Abbate, Ruggiero Quarto, Giovanni Vianello e Gianpaolo Cassese hanno presentato oggi la loro “ricetta” per cercare di venire a capo di un flagello che è sembrato, almeno finora, incontenibile, individuato per la prima volta nel bacino del Gallipolino e poi propagatosi fino alle province di Brindisi e Taranto. “Con queste linee guida – hanno affermato – il Movimento parte dall’emergenza per far evolvere l’agricoltura pugliese in un’agricoltura sostenibile e di qualità. Per quello proponiamo un vero e proprio “patto con il territorio”: è indispensabile che Governo nazionale, Regione, Comuni, consorzi, ricercatori, agricoltori e cittadini, formino una efficiente “rete operativa” per gestire e contenere in modo condiviso l’avanzare della Xylella. Riteniamo che la Regione Puglia, con i suoi ritardi e inefficienze nelle politiche agricole inerenti la questione, abbia gravi responsabilità; né discutibili piani e decreti legislativi calati dall’alto possono porre un serio freno alla propagazione del batterio”.

Il primo dei dieci punti riguarda le buone pratiche agricole; il secondo interessa il diserbo meccanico “eseguendolo ovunque possibile nel periodo giovanile di sviluppo del vettore philaenus spumarius meglio noto come “sputacchina”;
poi è previsto il diserbo con tecniche innovative nelle aree pubbliche e in quelle marginali difficilmente raggiungibili “attraverso il ricorso a prodotti non residuali oppure ricorrendo alla già collaudata tecnica del pirodiserbo o alla innovativa tecnica del vapore d’acqua ad alta temperatura la cui fattibilità è già oggetto di studio e approfondimento. I Cinque stelle non escludono poi il ricorso a trattamenti con prodotti fitosanitari sostenibili nelle fasce di contenimento nei periodi di diffusione degli adulti di Philaenus spumarius. “Tali prodotti – specificano – devono manifestare efficacia verso il vettore e al contempo contemperare le esigenze delle aziende in Biologico, limitando i trattamenti obbligatori a due secondo tempi e modalità previsti dalle norme vigenti e usando principi attivi compatibili con l’ambiente e la salute”. Da introdurre in questo campo un abbattimento dei costi per l’acquisto di questi presidi fitosanitari attraverso aiuti economici”.

Neppure le eradicazioni sono esclusa ma con “Interventi chirurgici” interessanti le piante malate “dato che gli alberi colpiti da Xylella sono ulteriori fonti di inoculo”. A tale scopo vanno trovate le risorse necessarie per rendere più efficienti i monitoraggi, “dando costante e trasparente informazione agli agricoltori e ai cittadini”. Capitolo reimpianto (sesto punto) nella zona infetta con cultivar ritenute idonee che manifestano tolleranza/resistenza al batterio, “incentivando lo studio e la ricerca sul germoplasma autoctono e l’individuazione di semenzali locali che manifestino resistenza/tolleranza al disseccamento”. Va poi aperto il capitolo della rigenerazione del paesaggio dell’olivo e ricostruzione paesaggistica delle aree maggiormente colpite “che tenga conto dei caratteri identitari del paesaggio pugliese e delle esigenze di carattere sociale ed economici”. Da introdurre poi monitoraggi estesi e ripetuti della Regione, eseguiti con modalità idonee anche per studi geostatistici”. Per concludere gli esponenti del M5S chiedono , controlli tempestivi ed efficaci sull’adempimento delle azioni di controllo del vettore, con sanzioni ed
esecuzione in danno e una ricerca scientifica multidisciplinare “mirata alla comprensione della diffusione e gestione di Xylella fastidiosa”.

Gallipoli – Mercoledì 23 maggio alle ore 12 si riunirà il Consiglio regionale per un’altra seduta avente per tema “Xylella e il disseccamnto nel territorio pugliese”. relazionerà ai consiglieri l’assessore all’Agricoltura Leonardo Di Gioia; tirerà le somme il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano (foto). Nella stessa giornata ad un paio di migliaia di km da Bari, i Servizi fitosanitari degli Stati dell’Unione si ritrovano per esaminare gli ultimi dati e stabilire se spostare o meno la fascia cuscinetto ancora più a nord, praticamente alle porte di Bari. Terzo appuntamento: il 25 a Bari è indetta una manifestazione delle associazioni ambientaliste e movimenti per chiedere il ritiro del “decreto Martina”, l’atto con cui si recepiscono le indicazioni operative della Commissione Ue in fatto di contenimento della diffusione del micidiale batterio con il blocco – tramite insetticidi – del principale insetto vettore, la “sputacchina”.

Intanto anche il Comune di Gallipoli ha preso posizione. con un’ordinanza il Sindaco Stefano Minerva ha vietato interventi con insetticidi sul territorio gallipolino. Ma come detto, il fronte dei Sindaci non è compatto, anzi solo una minoranza ha messo mano ad ordinanze sindacali o ricorsi giudiziari (con Zollino che rivendica la primogenitura, il 3 maggio, strappandola a Nardò). A tal proposito il consigliere regionale Cristian Casili (M5S) ha provocatoriamente rivolto loro una domanda: “Sanno quanti trattamenti si utilizzano per le produzioni orticole, per i vigneti e quant’altro? Perchè non fanno una campagna di informazione per i contadini che entrano nelle farmacie agricole e comprano il glifosato inquinando le campagne?”. Dalla lista delle sostanze chimiche che il Servizio fitosanitario pugliese sta per emanare, proprio in virtù del decreto ministeriale, dovrebbe sparire l’Imidacoprid messo fuori legge dall’Ue proprio in queste settimane.

La giunta nazionale della Cia, infine, dopo un sopralluogo nel Brindisino e a Presicce, ha ribadito i suoi punti fermi. Che sono abbattimenti degli alberi infetti (motivo per cui i ritardi accumulati hanno messo l’Italia sotto accusa a Bruxelles) senza più indugi; concreti aiuti per il mondo olivicolo così duramente colpito ed al settore del vivaismo; usare nei quattro trattamenti previsti da qui a dicembre solo di sostanze che vanno bene anche per aziende condotte con protocolli bio (la differenza di costi dovrebbe essere, secondo la Confederazione italiana agricoltori, a carico delle Istituzioni). Messa all’angolo da più parti, la Regione mete a punto la linea difensiva chiamando  in causa i ricorsi giudiziari che hanno rallentato ogni tipo di attività; le resistenze degli agricoltori; i vincoli di natura urbanistica e paesaggistica. “Per questo è necessario – ha dichiarato l’assessore Leonardo Di Gioia – un decreto legge che semplifichi gli interventi da parte dei nostri uffici”.

 

Nardò Galatone – Zona Industriale, annose difficoltà e contributi dalle imprese troppo alti: alzano la voce gli imprenditori del distretto Nardò-Galatone, che ormai da tempo denunciano la carenza di servizi e le inadempienze del consorzio Asi (aree di sviluppo industriale) di Lecce. Stavolta le aziende riunite sotto la sigla “Assoimprese” hanno portato le proprie istanze direttamente in Regione, grazie alla mediazione del consigliere neretino Cristian Casili, tenendo un’audizione presso la Commissione Attività produttive del Consiglio regionale. “Ci siamo rivolti a Bari perché Comune e Provincia sembrano avere le mani legate rispetto alla questione – precisa Angela Simone (foto), presidente di Assoimprese Nardò-Galatone – e oltre ad evidenziare le nostre difficoltà abbiamo chiesto un monitoraggio serio dei finanziamenti ch

e arrivano ai Consorzi, e abbiamo posto il problema dei contributi troppo alti”.

Le aziende convivono infatti da troppo tempo con ampi disservizi legati innanzitutto alla mancanza dell’acquedotto, al malfunzionamento del depuratore nato per servire esclusivamente l’area industriale (ed invece, a quanto pare, viene utilizzato da altri

soggetti esterni) ed alle difficoltà riguardanti la gestione ordinaria, come illuminazione, stato delle strade e del verde. Al netto di costi troppo alti: “Dal colloquio con la dirigente Tiziana Di Cosmo è venuto fuori che il Consorzio Asi ha un contenzioso di oltre 2 milioni con la Regione, che ora sta cercando un accordo, anche al fine di rimodulare questi enti che l’Amministrazione Vendola voleva abolire, prima di fermarsi a causa della rivolta dei consorzi della Puglia settentrionale che funzionano”. Una beffa, secondo gli imprenditori: “Quando le imprese hanno debiti chiudono e muoiono, perché il consorzio rimane in piedi nonostante la malagestione? Il consorzio Asi, che tra l’altro all’incontro non si è presentato, non pubblica un bilancio dal 2012 – denuncia la presidente Simone – e  richiede un contributo di infrastrutturazione di 6 euro a metro quadro, ci sembra assurdo innanzitutto perché è una misura che non pensiamo che le aziende presenti da quarant’anni debbano pagare, e poi perché è una tariffa troppo alta per le piccole e medie imprese che caratterizzano l’area, che a volte alle cifre richieste non arrivano nemmeno con gli utili. Queste ingiunzioni sono arrivate persino ad aziende chiuse da anni”. Sulla questione tra circa un anno si pronuncerà anche il Tar, al quale la Simone e gli altri imprenditori si sono rivolti nominando un legale che manifestasse la posizione delle aziende davanti ai giudici amministrativi. “I Consorzi sono enti che si fanno i regolamenti da soli – conclude la portavoce – e che perciò sono incontrollati. Bisogna cambiare la governance e ideare un sistema più partecipativo con le imprese. Ci dicono che sul tema sia già in preparazione una legge regionale”. “Da troppo tempo le imprese della zona industriale sono costrette a gestire autonomamente servizi e problematiche senza alcun ausilio – commenta il consigliere Casili – e nei prossimi giorni partirà un confronto con le amministrazioni comunali su cui ricadono le aree dei Consorzi industriali per mettere a punto strategie di sviluppo condivise”.

Nardò – Fibra ottica, approvvigionamento idrico, depuratore carente: sono queste le carenze tra le più più pesanti che registrano gli imprenditori che operano nella zona industriale di Nardò e Galatone, come spesso riferito e documentato su “Piazzasalento” con riferimento alle iniziative prese da Assoimprese e dalla presidente Angela Simone. Ora la precaria situazione operativa viene ripresa e rilanciata. “Da troppo tempo le imprese della zona industriale di Nardò e Galatone sono costrette a gestire autonomamente servizi e problematiche senza nessun ausilio da parte delle Amministrazioni pubbliche. Dimenticata, abbandonata e trascurata sotto ogni aspetto, questa realtà rischia di essere esclusa dal mercato, sminuita e poco conosciuta all’esterno, perdendo così opportunità di crescita importanti”: parte da questa denuncia l’intervento in Regione del consigliere regionale Cristian Casili (capogruppo del M5S, foto), che ha depositato una richiesta di audizione dei rappresentanti delle parti coinvolte in Commissione Attività produttive a Bari.

“Diverse sono le criticità segnalate dagli imprenditori – afferma in una nota Casili – tra le quali la mancanza di acqua potabile; il manto stradale dissestato e le strade illuminate solo per alcuni tratti; l’assenza di manutenzione e pulizia delle strade e del verde pubblico; la mancanza di isole ecologiche per la raccolta differenziata dei rifiuti; nessuna segnaletica idonea per indicare gli impianti”. I risvolti della situazione attuale sono davvero sconcertanti: ““La mancanza di servizi igienico-sanitari – rileva Casili – dovuti alla mancata erogazione di acqua potabile non consente alle aziende di ottemperare agli standard normativi e, cosa ancor più grave, di ottenere ulteriori certificazioni che garantirebbero una maggiore competitività sul mercato”.

Uno scenario “paradossale” per il consigliere regionale con riferimento, tra l’altro, anche al fatto che “le aziende versano regolarmente gli oneri di urbanizzazione, tasse e contributi vari, senza averne alcun corrispettivo in termini di servizi primari offerti. “Anzi, il Consorzio Asi di Lecce per qualsiasi azione compiuta dalle imprese – conclude Casili – pretende un “Contributo di Infrastrutturazione” esorbitante e sproporzionato che, per le piccole medie imprese insediate nel distretto, già vessate da una tassazione eccessiva, appare iniquo. Nel corso dell’audizione chiederemo chiarimenti su questo “contributo di infrastrutturazione”, di cui chiederemo conto circa la congruità rispetto allo stato in cui versa l’intera area”.

Nardò – Taglio del nastro per la nuova casa della Pro loco Nardò e Terra d’Arneo. Nel pomeriggio di sabato 7 aprile, dinanzi ad una nutrita presenza di soci, curiosi e rappresentanti delle istituzioni, l’ente guidato dal presidente Carlo Longo ha inaugurato la nuova sede posta all’interno del Castello Acquaviva. «Una sede prestigiosa – ha dichiarato soddisfatto e a tratti emozionato lo stesso Longo – nella quale porteremo avanti la nostra mission volta all’informazione e accoglienza turistica, alla promozione del territorio, agli eventi e alla formazione. Cinque punti che rappresentano un progetto politico complesso, perché noi siamo politici del territorio, senza bandiere, maglie o settorializzazioni di sorta: noi siamo e rappresentiamo una città che negli ultimi anni ha compiuto passi da gigante». Il presidente della Proloco Nardò e Terra d’Arneo ha ringraziato i soci e l’Amministrazione comunale che, in particolar modo nella figura dell’assessore al Turismo Giulia Puglia, si è fin dall’insediamento prodigata per l’attesa nuova sede, “perché questo è un progetto che portiamo avanti da tempo e che finalmente si concretizza”, ha dichiarato Puglia.
«Sono onorato di essere stato tra i soci fondatori – ha affermato Pinuccio Caputo – e da par mio ringrazio Marcello Fracella (attuale vice presidente, ndr), che si è sempre prodigato profondendo ogni energia per portare avanti un movimento così coeso». All’appuntamento presente anche il consigliere della Regione Puglia, Cristian Casili, che ha sottolineato come “la Pro loco è un contenitore in armonia col territorio, un punto di aggregazione da custodire caro, del resto Terra d’Arneo rievoca tanti e dolci ricordi”.
«La nuova sede rappresenta un’opportunità – ha aggiunto Antonio Gabellone, presidente della Provincia di Lecce – qui vi sono territori che altrove non esistono, però bisogna lavorare per la valorizzazione che meritano». Poi ha preso la parola l’onorevole Soave Alemanno: «È un momento storico per la nostra cittadinanza. La città e le nostre marine si rigenerano grazie ad enti come la Proloco. Sarò sempre un interlocutore attento e ben disponibile – ha concluso – nei confronti del presidente Longo e di tutti gli associati».

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GALATONE – L’attuale maggioranza (di centrosinistra) “non può dirsi all’oscuro” circa l’impianto di stoccaggio rifiuti della Progest. Ad intervenire nell’ennesimo scontro politico a Galatone sono Livio Nisi e Annamaria Campa,  consiglieri comunali d’opposizione e, rispettivamente, ex sindaco ed ex assessore all’ambiente. Oggetto del contendere  il “trasferimento” (come spiegano Nisi e Campa) dell’impianto della società che si occupa dello smaltimento di apparecchiature non funzionanti all’interno del distretto industriale Galatone – Nardò. «Non più tardi di qualche giorno fa è stato il Comune di Galatone a rilasciare il permesso a costruire alla Progest, ben dopo il ballottaggio», affermano i due consiglieri di opposizione in risposta alla maggioranza di Filoni che ha, invece, parlato di “una richiesta accordata dalla Provincia e col benestare della passata Amministrazione comunale alla vigilia dello scorso ballattoggio”. Secondo Nisi, non si tratterebbe, dunque, di un nuovo impianto ma di un “trasferimento” visto che la Progest “svolge la sua attività in un capannone di 800 metri quadrati in affitto e ha chiesto di poterne costruire uno, della stessa estensione, su terreno di sua proprietà. Quindi non si estende la superficie del capannone, né si modifica la natura dell’attività”. Per questo l’ex sindaco invita Filoni “a ricorrere al Tar e a ritirare il permesso di costruire” ricordando come “il 21 settembre 2017  la Provincia ha rilasciato  l’autorizzazione unica alla Progest e dopo un mese e mezzo l’assessore Bove si accorge dell’esistenza di questo atto e grida ai quattro venti che farà le barricate, senza spiegare perché non le ha fatte quando – da assessore della giunta Miceli – ha avallato l’impianto”. Tra l’altro, Nisi e Campa spiegano pure che l’impianto in questione non è “una discarica, ma un sito in cui si recupera il materiale riciclabile per poi smaltire, successivamente, in discarica tutto ciò che non è utilizzabile”.

Sul caso interviene anche l’Amministrazione comunale di Nardò, pronta a “dare battaglia”. Il sindaco Pippi Mellone ribadisce la necessità che gli impianti per i rifiuti siano “pubblici” ricordando i “disagi e le criticità” causati da discariche “come quella di Castellino” . «Siamo assolutamente convinti – gli fa eco l’assessore all’Ambiente Mino Natalizio – che qualsiasi impianto per la gestione dei rifiuti debba essere di natura pubblica o, al limite, pubblico-privata. Questa vicenda – continua l’assessore – non ci ha coinvolto direttamente ma non ci lascia indifferenti e siamo pronti a respingere nelle sedi e con gli strumenti opportuni la prospettiva di un nuovo impianto privato tra Nardò e Gallipoli».

“Contrarietà” viene espressa anche dal consigliere regionale (neretino) Cristian Casili che ricorda l’esistenza dei siti di Castellino e Rei: «I territori di Galatone e Nardò e dei comuni confinanti non possono permettersi nessuna nuova discarica». Secondo il consigliere del Movimento 5 Stelle, vicepresidente della V commissione Ambiente, “è paradossale che, per un’autorizzazione così importante e complessa, l’iter autorizzativo si sia consumato in pochissime settimane e a pochi giorni dalla chiusura della campagna elettorale per le elezioni amministrative di Galatone, consentendo alla Provincia di Lecce, il 27 giugno del 2017, di dare il via a questo nuovo impianto”. Con il previsto “allargamento dei codici Cer”, che passano dagli originali 14 a 124, “con la nuova autorizzazione – continua Casili -vengono inclusi anche rifiuti pericolosi e non pericolosi e rifiuti speciali”. Secondo quanto elencato nell’Autorizzazione unica della Provincia, “le quantità dovrebbero essere 6700 tonnellate di rifiuti speciali pericolosi e 34000 tonnellate annue di rifiuti non pericolosi. Si tratterebbe quindi di un sito di stoccaggio e trattamento, mentre lo smaltimento verrebbe fatto altrove”, spiega Casili. Sul progetto Arpa e Asl avrebbero, inoltre , “scritto diverse prescrizioni”. Secondo il consigliere, che invita la Regione a intervenire, “è fondamentale  che la Provincia non resti inerme, trincerandosi dietro l’autorizzazione, e che i Comuni di Galatone e Nardò pongano in essere tutte le azioni necessarie a scongiurare questo intervento».

NARDÒ. In un clima di vacanze o di pre vacanze con agosto, c’è chi deve impegnarsi a non perdere il lavoro, quello stesso – specializzato – fatto in forme precarie da vent’anni a questa parte. Sono i 15 lavoratori della “La Porsche Engineering”, la pista di collaudo di Nardò, da tempo alla ricerca di una soluzione che dia stabilità e serenità. L’Usb (unione sindacale di base) ha comunicato che “la società tedesca ha interrotto da qualche giorno ogni trattativa, non chiamando più neanche attraverso il lavoro somministrato, una parte di questi lavoratori che erano tornati parzialmente a lavoro”. Subito dopo si sono registrate alcune reazioni. “Non può continuare a giocare con il futuro dei lavoratori. Dopo mesi di presidio davanti al circuito di Nardò sembrava che l’azienda volesse risolvere la vertenza dei 15 collaudatori mandati a casa dopo oltre 20 anni di precariato. Oggi invece apprendiamo che la situazione è di nuovo precipitata e per questo chiederemo alla Prefettura di Lecce l’immediata istituzione di un tavolo a cui convocare azienda, sindacati e istituzioni. I lavoratori e le loro famiglie hanno bisogno di risposte”: questa la dichiarazione dei consiglieri del M5S Antonio Trevisi e Cristian Casili, quest’ultimo di Nardò e da tempo impegnato a seguire questa delicata vertenza. In campo anche  il presidente del gruppo consiliare Articolo 1 – Mdp Ernesto Abaterusso: “Siamo vicini a questi collaudatori della pista Porsche di Nardò che da tempo stanno conducendo una lotta contro il piano di ristrutturazione imposto dalla Porsche Engineering Group che prevede il licenziamento, dopo 20 anni di precariato, di figure altamente specializzate”. Abaterusso rimarca le responsabilità dei vertici di un’azienda “che, nonostante i cospicui finanziamenti regionali e le commesse in attivo, si dimostra sorda di fronte alle preoccupazioni, alle proteste e alle legittime richieste di riconoscimento di un diritto”. Si chiede infine alla Regione Puglia “e a tutte le istituzioni coinvolte di fare tutto ciò che è nelle proprie possibilità per trovare una via d’uscita a questa vertenza”. Conclude Aabaterusso: “Auspichiamo inoltre che tutte le forze politiche e non predispongano iniziative a sostegno dei lavoratori e delle loro famiglie”.

Il sistema informatico per presentare i progetti per il settore agricolo non funziona a l’Ordine degli agronomi è pronto ad indire uno sciopero. Lo annuncia il presidente dell’ordine professionale Rosario Centonze raccogliendo il malcontento del mondo agricolo e i particolare dei professionisti impegnati ad istruire le pratiche di agevolazioni. Il sito internet in questione è quello dell’Elaborato informatico progettuale (Eip) che risulta “in manutenzione” mentre i bandi riguardanti il sostegno agli investimenti nelle aziende agricole e al Pacchetto Giovani sono stati pubblicati nel luglio 2016. «Quello che era stato pensato come un sistema innovativo ha di fatto bloccato qualsiasi tentativo di sviluppo rurale, dall’acquisto di un trattore ad un progetto più articolato», afferma Centonze lamentando i limiti di un software “che si blocca in continuazione lasciando i professionisti senza assistenza”. In particolare viene segnalato che l’“helpdesk” non funziona quasi mai, nessuno risponde al telefono, il manuale è stato pubblicato solo ora mentre l’atto che ne decreta il pieno funzionamento risale ad oltre tre mesi fa”. «Tra la Regione e le aziende agricole – spiega Centonze – ci siamo noi professionisti che dobbiamo presentare le istanze per il settore agricolo e progettare il futuro di una azienda, ma viene così calpestata la nostra dignità professionale». Per questo l’Ordine proporrà uno sciopero ad oltranza durante il quale nessun agronomo o forestale accederà più all’Elaborato informatico progettuale. A rischio sono le potenzialità del Piano di sviluppo rurale della Puglia, tanto più importante in una terra colpita dall’emergenza-xylella.

Di “paralisi totale” parla anche il consigliere regionale 5 Stelle Cristian Casili. «Mentre le altre regioni sono partite per tempo con le misure del PSR 2014/2020 a sostegno degli investimenti in agricoltura la Puglia, già vessata da problematiche fitosanitarie e strutturali, è ferma al palo: su 1,7 miliardi si sono spesi solo 40 milioni di euro. Le ragioni principali sono da ricercarsi nei continui malfunzionamenti del sito dell’Elaborato informatico progettuale che è costantemente in manutenzione. Uno strumento che avrebbe dovuto ridurre i tempi burocratici ha in realtà portato alla paralisi del sistema agricolo pugliese», ha dichiarato Casili annunciando la richiesta di audizione urgente dell’assessore Di Gioia, del responsabile del Dipartimento agricoltura della Regione Puglia, Gianluca Nardone, e dei presidenti degli organi provinciali dei dottori agronomi e forestali, “allo scopo di avere risposte immediate circa il malfunzionamento dell’Eip con la presenza dei professionisti che hanno il gravoso compito di lavorare le domande di finanziamento».

NARDÒ. Un ritorno alle origini per ridare vita alla nostra terra: l’associazione Verdesalis presenta il corso introduttivo sul recupero naturale della fertilità del suolo, col contributo del bando regionale “Mettici le mani”. Presso il parco culturale giovanile “La Saletta” programmati cinque incontri nei giorni 14, 15, 18, 21 e 27 luglio con i relatori Cristian Casili (agronomo esperto in fertilità del suolo) e Paolo Nutricato (perito agrario). Le iscrizioni scadranno il 12 luglio. «Il corso – afferma Ivano Manca dello staff Verdesalis – mira a fornire conoscenze tecniche e pratiche sul recupero della terra. Si tratta del primo passo di un percorso formativo nel quale vogliamo coinvolgere non solo appassionati e professionisti ma soprattutto chi è ancora troppo distante dai principi dell’agricoltura naturale». Sviluppo economico ecosostenibile, sovranità ambientale e biodiversità locale sono le mission dello staff di Verdesalis, composto oltreché da Manca, anche da Ilijas Costantini, Luigi Vaglio, Gianni Casaluce e Igor Costantini.

Cristian Casili

Cristian Casili

GALLIPOLI. Accedere ai bandi del Piano di sviluppo regionale in materia di agricoltura? Facile a dirsi, difficile a farsi. Lo sostiene il consigliere regionale Cristian Casili (M5S) di Nardò. “Il dibattito che si è innescato sul PSR conferma quanto denunciamo da tempo: la Regione Puglia, in materia di agricoltura, non ha una programmazione. Segnali allarmanti arrivano da più versanti. L’ultimo, in ordine di tempo, è quello sul Fondo europeo di sviluppo rRegionale”. Casili aveva denunciato già lo scorso marzo “continui malfunzionamenti del portale informatico per l’accesso ai bandi PSR Puglia 2014-2020 e i conseguenti problemi per le aziende agricole, già in difficoltà per il grave ritardo con cui il PSR 2014-2020 è partito”. Ora il consigliere correda questa seconda preoccupata segnalazione con una serie di episodi esplicativi: “Ad esempio per la misura 4.1.A di “ammodernamento” l’iter di inserimento dati si interrompe una volta iniziato, mentre per la misura 6.1 di “Primo insediamento” il portale ancora non consente l’inserimento totale dei dati pregiudicando investimenti certi per circa 2400 aziende. La misura 6.4, quella che riguarda gli Agriturismi, è bloccata. Sul biologico la Regione ha dato l’ok per presentare tutte le pratiche, comprese quelle per la riconversione in biologico trascinando le aziende in un limbo: sono 4000 quelle nuove e altrettante quelle vecchie, che per ritardi nell’istruttoria da parte della regione Puglia non sono state ancora pagate per l’anno 2016, con il rischio di dover pagare le società di certificazione senza alcuna certezza”. Da qui la richiesta urgente all’assessore Di Gioia “affinchè i disservizi della Regione non vadano ad infierire su un settore già duramente colpito dai problemi meteorologici e da fitopatie come la Xylella, che ha investito gli ulivi salentini”.

agrario nardoIN EVIDENZA. Accesso facilitato all’agricoltura e creazione della “Banca della Terra di Puglia” per dare in uso ai giovani pugliesi suoli pubblici abbandonati. Passa in Regione, approvata all’unanimità, la proposta di legge a prima firma del consigliere regionale di Nardò Cristian Casili e arricchita da emendamenti e proposte. Il sì incassato dall’agro- nomo del Movimento Cinque Stelle potrebbe portare, si auspica, a un recupero di terreni incolti, spesso trasformati in discariche a cielo aperto, magari da offrire a giovani senza lavoro. Si otterrebbero più vantaggi: lotta alla disoccupazione, recupero dell’agricoltura tipica, rinascita del paesaggio. A Nardò a trarre beneficio da questa recente norma potrebbe essere l’ex Istituto Agrario di via Galatone.

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Cristian Casili

Cristian Casili

NARDÒ. Giunta comunale sotto il fuoco incrociato di Cinque Stelle e sinistra. Il casus belli è la fresca nomina della “Commissione paesaggio” avvenuta lo scorso 5 aprile. Si tratta di un organo tecnico-consultivo che per tre anni esprimerà pareri obbligatori (non vincolanti) in materia di paesaggio. I cinque nominati: Carlo Potenza (ingegnere), Bruno Capuzzello (architetto), Antonietta Martignano (archeologo), Alessandro Manca (archeologo) e Antonio Filoni (geometra). Una sesta figura, l’architetto Laura Giuranna, si occuperà esclusivamente di Via e Vas. Nomine che non vanno giù al consigliere regionale neretino Cristian Casili (Movimento Cinque Stelle): «Non metto in dubbio – precisa – il valore professionale dei tecnici selezionati ma la Commissione da regolamento deve comprendere pluralità di competenze di cui non vi è traccia, mancando figure fondamentali come l’agronomo, il geologo e il botanico. L’amministrazione comunale ha perciò eluso l’articolo 8 della legge regionale 20/2009». Casili ha segnalato l’accaduto agli uffici regionali, i quali chiederanno al Comune di inserire le figure ignorate. All’appunto tecnico di Casili si aggiunge quello, prettamente politico, di “Nardò Bene Comune”: «Siamo costretti a registrare – scrivono dall’associazione – come ambiente e paesaggio vengano usati come leve per procurarsi consenso. Sempre più lontani i buoni propositi di qualche mese fa, quando sindaco e sodali, primo fra tutti l’Assessore all’ambiente De Tuglie, si sperticavano in critiche e denunce verso l’utilizzo di pratiche alle quali sembrano invece essersi perfettamente integrati». Lo stesso Cristian Casili, seppur agronomo grillino e “ostile” all’amministrazione comunale dell’epoca, dal 2012 al 2015 è stato componente della medesima commissione.

Cristian Casili

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NARDÒ. L’assessore regionale al Territorio, Anna Maria Curcuruto, rilasciando il piano della “Oasi Sarparea” ha sottolineato: «Si tratta di un progetto sostanzialmente diverso, con meno volumetrie e una accurata rilevazione delle alberature; è un progetto di maggiore qualità sia nel contesto complessivo che nei singoli fabbricati». Tocca, com’è noto, alla Giunta comunale adesso intervnire in materia, E mentre continua a defilarsi l’assessore Graziano De Tuglie, ambientalista pugnance, il Sindaco Giuseppe Mellone si schiera su posizioni prudenti: ha partecipato alla presentazione dell’elaborato urbanistico alle Quattro colonne” a cura degli imprenditori “per ascoltare”. «Ritengo prematuro ogni commento. Il piano non abbiamo avuto il tempo di vederlo; toccherà all’ingegnere D’Alessandro, che ha le competenze necessarie, valutare questo importante progetto». Da allora più nulla, se non una battuta su “Quotidiano”: «Invidio quei sedicenti ambientalisti che esprimono giudizi netti senza nemmeno aver visto il progetto».

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Il Sindaco di Galatone Livio Nisi e, a sinistra, il consigliere regionale Cristian Casili

Il Sindaco di Galatone Livio Nisi e, a sinistra, il consigliere regionale Cristian Casili

IN EVIDENZA. Tra le tante potenziali o verosimili bombe ecologiche su cui ormai da tempo sono puntati i fari, c’è una doppia preoccupazione intorno a contrada “Vignali–Castellino”, tra il territorio di Galatone e quello di Nardò (competenza giuridica degli enti neretini). Verso la fine del 2006 la discarica di Castellino è stata chiusa (anticipatamente rispetto alla volumetria ancora disponibile) dopo aver raccolto per 15 anni i rifiuti di ben 46 Comuni facenti parte dell’allora “Ato 2”. Dopo la cessazione delle attività, la “Mediterranea Castelnuovo 2”, la società che gestiva l’impianto, non ha mai provveduto alla bonifica e alla messa in sicurezza dell’impianto: colpa – secondo l’azienda, già vincente in alcuni contenziosi – dei comuni che smaltivano nella discarica, che non hanno mai versato i contributi dovuti dopo la chiusura pari a 5 milioni di euro. Sarebbe proprio la somma necessaria per chiudere la questione Castellino definitivamente. In attesa di un evento assai improbabile e lontano (il pagamento degli arretrati da parte dei Comuni morosi), Galatone e Nardò spingono perché sia la Regione a farsi carico di questi costi (l’Ato, ormai non più esistente, non ha mai effettuato peraltro la rideterminazione delle tariffe) ma pare che a Bari Castellino non sia ancora una priorità, nonostante pressioni ripetute di alcuni consiglieri regionali come Cristian Cassili di Nardò e Sergio Blasi.

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NARDÒ. Ok ad un nuovo piano delle acque (fra quanto tempo?); via libera alle reti fognarie di Porto Cesareo (in corso di realizzazione e da ultimare entro dicembre 2017) e delle marine (quasi tutte) di Nardò; avanti con un nuovo progetto da presentare al Ministero dell’Ambiente (reflui fognari depurati in trincee drenanti ossia profondi solchi sul terreno). E avanti con il sistema dei due depuratori in parallelo, (solo che quello di Porto Cesareo è praticamente un rudere). Se queste, in sintesi, sono le ipotesi – date per conclusioni definitive – sul versante politico, su quello tecnico si suona una musica più articolata. Non esistono alternative al collettamento delle reti fognarie di Nardò e Porto Cesareo (inizio lavori nel gennaio 2017, fonte Aqp) ed al versamento in mare dei liquidi emessi dai depuratori. Non ci sono altre strade per evitare la procedura d’infrazione che il Ministero e la Regione hanno già detto di non voler pagare con i loro soldi. Non c’è impianto che non preveda lo smaltimento in mare (o in un fiume) per i casi di necessità ed urgenza. Non è consentito scaricare in falda, neanche in funzione anti salinizzazione.

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NARDÒ. Cosa è stato finora fatto rispetto a quanto previsto nel protocollo d’intesa del 2014, nel Centro prove Porsche? Lo chiede il consigliere regionale di Nardò Cristian Casili (foto), con una interrogazione al governo regionale e lo ribadisce in questi giorni, dopo che l’incontro fissato in Regione tra l’azienda tedesca e i sindacati è saltato per l’assenza della parte imprenditoriale. Casili (M5S) chiede trasparenza in merito ai lavori effettuati, al piano di sviluppo industriale concordato tra Regione ed azienda e all’attuale organico aziendale, soprattutto alla luce del finanziamento di 9 milioni erogato dall’ente regionale. «Nel 2014, infatti – ricorda il consigliere – l’assessore regionale alle Aree protette Barbanente sottoscriveva un protocollo di intesa per la Gestione dell’area Sic intorno al circuito di prove con l’impegno di Porsche alla collaborazione per la redazione del piano di gestione del Parco».

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Voce al Direttore

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Una buona fetta dell'impegnativa torta chiamata turismi (balneare, religioso, culturale, giovanile, ambientale, crocieristico...) è stata riservata l'altra sera a Gallipoli, durante un'assemblea plenaria, al...