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crisi economica

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statua di San Luigi

MELISSANO. La “spending review” colpisce anche la festa di San Luigi, seconda, in ordine d’importanza, dopo quella patronale di Sant’Antonio. Quest’anno i riti in onore del santo protettore della gioventù si sono svolti in una sola giornata, quella del 21 giugno. La vigilia della ricorrenza è stata, però, agitata.

Qualche settimana fa il comitato festa si è sciolto per divergenze con il parroco don Antonio Perrone che, di comune accordo con il Consiglio Pastorale, aveva ritenuto opportuno adeguarsi ad alcune direttive diocesane “per evitare ogni forma di antagonismo, competizione ed eccessive spese alla luce della situazione economica di molte famiglie”. In sostanza, il Consiglio proponeva di ridurre i festeggiamenti, per quest’anno, ad una sola giornata e di fissare un tetto massimo di 50 sponsor.

Condizioni inaccettabili per il comitato festa che, dal canto suo, spingeva per la conferma di una “tradizione consolidata” di due giorni di celebrazioni. Nella nota del comitato si sottolinea, inoltre, che l’anno 2012 si è chiuso con un attivo di 158 euro “nonostante le iniziative messe in atto dal parroco (benedizione delle case) proprio nei giorni della questua di San Luigi”, che hanno provocato “un deficit economico ai danni del comitato stesso”.

Per non rinunciare alla festa, il parroco ha chiesto e trovato la disponibilità di altri membri della comunità, formando un nuovo gruppo organizzativo. Insieme, si è pensato di rivedere i festeggiamenti civili dando spazio a formazioni artistiche giovanili, destinare l’eventuale avanzo di cassa (fino a tremila euro) in borse di studio e contributi per l’acquisto dei libri per universitari, studenti di elementari e medie. La “nuova” festa, poi, è filata via senza intoppi. Ai classici riti religiosi, si sono aggiunte le esibizioni degli sbandieratori di Oria, dell’orchestra giovanile “Al bando la banda” e la fiera mercato di domenica 23.

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la zona industriale di Matino

MATINO. La crisi del settore “Tessile-abbigliamento-calzaturiero” (il cosiddetto Tac) continua a colpire in maniera inarrestabile. Ultima azienda a cadere, in ordine di tempo, è stato il calzaturificio Anita srl di Matino. Nei giorni scorsi sono state avviate le procedure di licenziamento collettivo per i 26 lavoratori in organico: per loro, dopo il ricorso alla cassa integrazione, ordinaria prima e straordinaria poi, ci sarà la mobilità con la prospettiva di doversi guardare intorno alla ricerca di altro. Difficile, se non impossibile, che il Tac sia in grado, al momento, di assorbire altrove questa forza lavoro, spesso (per giunta) qualificata.

Dopo aver sfruttato tutti gli ammortizzatori sociali previsti dalla legge, e proprio in un periodo nel quale il ricorso a tali misure di sostegno diventa sempre più difficoltoso per le aziende, anche per il calzaturificio Anita (specializzato nella produzione e vendita all’ingrosso di calzature con sede in via Del Timo), è stata avviata la procedura che, in assenza di clamorose novità, porterà al licenziamento della manodopera. la mobilità è stata sottoscritta dalla Confindustria di Lecce e dalla Femca Cisl, l’unico sindacato dei lavoratori presente all’interno dell’azienda.

Alla base del provvedimento la stessa “perdurante crisi che attanaglia il settore” fatta valere da decine di altre piccole e grandi aziende del distretto di Casarano. Solo per restare a Matino, la crisi ha colpito anche la società cooperativa “Lavoro e servizi” (a rischio 58 posti) e la Romano spa, azienda detentrice del marchio Meltin’Pot, con 180 unità in cassa integrazione straordinaria e contratti di solidarietà per altri 40 al fine di evitare il licenziamento.

Gallipoli. Una morsa irresistibile e anche nella culla del commercio gallipolino i negozi soffrono tremendamente la crisi. I dati snocciolati dall’assessorato e dall’ufficio Commercio fotografano una situazione non certo felice.

Anche se una lieve ripresa si registra da gennaio a marzo con la comunicazione di inizio attività di 24 nuovi negozi di vicinato, nel complesso la crisi si fa sentire. I dati parlano chiaro: il riepilogo nell’ultimo trimestre del 2012 parla di 38 attività che hanno chiuso bottega a dispetto delle 17 che hanno iniziato una nuova attività. Un saldo negativo al quale si aggiungono altre 12 chiusure di negozi nel primo trimestre di quest’anno, compensato però dal dato positivo delle 24 aperture comunicate agli uffici.

«I dati attestano chiaramente come la crisi stia colpendo un settore  trainante della nostra città rappresentato  dagli esercizi di vicinato – commenta l’assessore Antonio Piteo – il 2012 infatti si è chiuso con un saldo fortemente negativo. I primi dati del 2013, anche se parziali, sembrano evidenziare qualche segnale di ripresa». Negozi di abbigliamento, alimentari, oggettistica ma anche bar (pure storici) e ristoranti, faticano a mantenere l’equilibrio tra spese, ricavi e guadagni reali. «Come amministrazione comunale stiamo attuando tutte le iniziative che sono  nelle nostre competenze per alleviare gli effetti della crisi – spiega l’assessore – abbiamo approvato il nuovo regolamento per l’occupazione del suolo pubblico e le modifiche al regolamento sugli spettacoli viaggianti. Entrambi gli strumenti si propongono l’ambizioso obiettivo di favorire il più possibile la destagionalizzazione nel settore del commercio, per rendere la città fruibile e attrattiva per i turisti non solo nei mesi estivi consentendo a tutti i negozianti di poter lavorare con maggiore continuità».

Altri sforzi si stanno facendo per rilanciare il mercato settimanale di via Alfieri. Un po’ la crisi, un po’ i disagi per l’attuale organizzazione, nel mercato si registrano numerosi spazi vuoti. Poche le licenze consegnate al Comune, che ha quindi pensato bene di chiamare gli ambulanti, le loro organizzazioni sindacali per ridare smalto ed una nuova sistemazione al mercato con il sistema delle “isole” al posto di quello attuale. La planimetria rielaborata verrà portata all’esame del Consiglio comunale di fine mese. «Solo dopo vedremo se e quanto incide veramente la crisi», dicono in Comune.

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Davanti al numero impressionante di giovani disoccupati che aumentano sempre di più (nel Salento si parla di 210mila) la domanda che richiede una risposta precisa è quella che tocca il cuore del problema: di quale lavoratori il nostro territorio ha bisogno? Risposte chiare che servono per evitare percorsi che non solo non portano da nessuna parte, ma che possono togliere ai giovani, dopo una serie di delusioni, anche la possibilità di sperare di farcela prima o poi.

Qualche tempo fa la Provincia di Lecce, attraverso  sette Centri per l’impiego (Lecce, Gallipoli, Campi, Martano, Galatina, Nardò, Tricase) ha tracciato linee reali definendo le figure lavorative di cui ha bisogno il Salento. Ha fotografato, quindi, la realtà, e ha stilato una sorta di graduatoria: al primo posto sono gli artigiani le figure più richieste, al secondo si trovano i metalmeccanici, al terzo gli addetti al turismo.Si tratta di tre ambiti trainanti e, per quanto riguarda il terzo, in forte  espansione in particolare negli ultimi dieci anni. In generale, quindi, sono i tre citati prima gli ambiti in cui formare le figure professionali. Ogni Centro per l’impiego ha  “fotografato” la sua realtà con richieste specifiche. A Gallipoli, considerata la vocazione turistica del territorio, si richiedono cuochi, camerieri di sala, addetti alla reception con conoscenza delle lingue, ma anche magazzinieri, tecncici delle coltivazioni biologiche, disegnatori meccanici, manutentori di impianti fotovoltaici. Considerato l’aumento della popolazione anziana, sono molte le richieste di persone competenti per l’assistenza. Si recuperano anche i vecchi mestieri: ciabattini, arrotini, lavoratori della pietra leccese, della cartapesta, ricamatrici dalle mani sapienti.

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Il sit in dei disoccupati

Ugento. «Per il pranzo di Pasqua abbiamo mangiato uova cotte su un fornellino da campo. Non avevamo nulla, nemmeno i soldi per la bombola del gas. Provate solo ad immaginare cosa sente un padre di famiglia in queste condizioni». A parlare è Luciano Russo, 59 anni, muratore disoccupato da due anni. È lui uno dei dodici firmatari della lettera che nei giorni scorsi è stata inviata al sindaco di Ugento e al prefetto di Lecce per segnalare lo stato di disperazione di famiglie che, oltre che per la mancanza di lavoro, soffrono perché vedono le istituzioni lontane dai loro problemi. «Chiedo lavoro – continua Russo – e chiedo dignità. Quella dignità che avevo ma che ora ho perso. L’amministrazione comunale e i rappresentanti delle istituzioni rimangono distanti da noi, scaldano le poltrone e non si occupano dei veri problemi del paese».

Tra i firmatari della lettera c’è anche Giovanni Bruno, intonacatore di 63 anni, disoccupato dal 2012. «Mi mancano quattro anni per la pensione, cosa dovrei fare? Chi mi assume a questa età? Le istituzioni sono lontane, il governo centrale non si rende conto dei problemi della gente. Perché non si abbassa l’età della pensione, in modo da favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro?». Della stessa idea Cosimo Pizzolante, 59enne, anche lui intonacatore, e Salvatore Pizzi, muratore di 53 anni. Insieme a Enzo Spennato, Mattia Russo, Claudio Mergola, Paolo Spata, Luca Pizzi, Biagio Russo, Omar Russo e Cristian Spiri, da qualche giorno questi uomini si ritrovano in piazza Porta San Nicola per discutere dei loro problemi e per chiedere dignità. Ora sono tutti in attesa di incontrare il Prefetto, che ha risposto alla loro lettera e li ha convocati.

«Ugento ha un territorio così grande – dice, con parole cariche di rabbia, Russo – e proprio per questo non dovremmo trovarci in queste condizioni. Ci sarebbe tanto da fare. Perché, per esempio, non si favorisce la nascita di una cooperativa di disoccupati alla quale affidare i lavori di manutenzione del Comune?».

Sono interrogativi ai quali questi disoccupati vorrebbero ricevere risposte da parte delle istituzioni e che ricordano tanti altri casi di disperazione e di sconforto, come quello di Danila Caracciolo, la casalinga ugentina rimasta incatenata per settimane all’ingresso del municipio per chiedere un lavoro per il marito, precario del servizio raccolta dei rifiuti.

Pierangelo Tempesta

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Matino. Il cartello “affittasi” non risparmia nessuno: quello ripreso qui sopra si trova nell’area industriale di Matino e non è purtroppo il solo. La zona per le industrie di Casarano rappresenta quasi visivamente la scomparsa della “città-fabbrica” con un declino iniziato una decina di anni fa. I capannoni vengono spogliati; si affittano le aree solari per impiantarvi pannelli (è successo ad un immobile del Gruppo Filanto” proprio a Casarano). Ci si affanna con gli ammorntizzatori sociali, che altro poi non dovrebbero fare che accompagnare il meno traumaticamente possibile gli operai e gli impiegati da un posto di lavoro ad un altro. Ma l’altro c’è?

Tranne alcune eccezioni nello stesso calzaturiero (chi fa gli stivali per i cowboy, chi quelle su misura o di buona qualità) o nell’abbigliamento (nicchie di top quality), il Tac come l’abbiamo conosciuto non può essere un corpo da rianimare. Lo dicono gli studiosi come Valerio Elia, docente di economia presso l’Università del Salento e con un recente passato nello staff tecnico della Regione Puglia, che avverte di un altro rischio: «Il turismo è in esplosione: 50% di presenze in più in dieci anni, mentre il ritmo nazionale è del 3-4%. Ma attenzione: questo settore non può essere l’unica risposta al bisogno di lavoro».

Dove guadare allora, considerato che anche il commercio è entrato in sofferenza? Intanto gli enti locali dovrebbero pensare a come utilizzare meglio i fondi europei “che finora ci sono stati ma con risultati assai deludenti”: si pensi al Pit 8 e 9, ai Patti territoriali, all’Area vasta, in 15 anni sono stati mossi oltre 180 milioni di euro in questa provincia. Ma la crisi sta mordendo a fondo lo stesso. Ora c’è questa ulteriore possibilità fino al 2020. «Si pensi a come invertire la tendenza negativa e a non ripetere gli errori nella programmazione fatti nel 2007-2013», dice il prof. Elia. Sul tavolo delle possibilità il ciclo della lavorazione dei rifiuti; il miglioramento e l’ampliamento dell’offerta turistica; la promozione degli incentivi per l’apprendistato qui; la ricerca dell’Università sposata al territorio; il pieno utilizzo dei Gal, l’agricoltura di qualità, come l’artigianato. Coraggio.

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Piazza Indipendenza, al centro della città

Casarano. Le cessazioni compensano ampiamente le nuove aperture di esercizi commerciali a Casarano. Nulla si muove, dunque, nel settore un tempo trainante per la città e punto di riferimento per quanti venivano da fuori a fare acquisti tra via Roma, le piazze del centro e la galleria Ieca. «Sono passari decenni da quegli anni d’oro. Si può dire che dal boom del 2000/2001, con almeno 250 negozi aperti grazie al “prestito d’onore”, ogni anno siamo andati indietro sia nel numero delle nuove aperture sia nella qualità degli esercizi», fanno sapere dall’ufficio Commercio del Comune.

Se i dati parlano di 30 nuove aperture nei primi tre mesi del 2013, occorre però considerare le 15 cessazioni ed i vari subentri per un saldo poco incoraggiante. Per il 2012 neppure si arrivano a contare 40 nuove pratiche alcune delle quali relative ad esercizi commerciali “anomali” perchè poco attinenti ai consueti settori merceologici ma di supporto a club, associazioni: tra le ultime anche quella di un esercizio “non alimentare per beni a basso impatto”.

«Il settore è in caduta libera mai come in questi ultimi due anni anche perchè – affermano i funzionari a Palazzo di città – parliamo di piccoli negozi che spesso restano aperti per pochi anni, se non addirittura mesi, prima di chiudere». Ad incidere  è anche la crisi del calzaturiero con molti ex operai che si avventurano nel settore, aprendo piccoli negozi (soprattutto di abbigliamento) spesso senza riuscire neppure a rientrare dalle spese investite.

Ma la crisi è anche, e soprattutto, nel mercato settimanale del martedì dove fino a qualche anno fa era un’impresa riuscire ad ottenere una licenza che i titolari vendevano  a peso d’oro. Oggi su 217 posteggi a disposizione almeno 35 sono vuoti e non ci sono nuove richieste: nel 2013 si sono registrate già quattro cessioni e da almeno un biennio nessuno chiede di poter aprire una nuova bancarella.

Se Casarano non è più la città-fabbrica quando (con il boom della Filanto) anche due-tre componenti di ogni famiglia potevano contare su uno stipendio “dalla fabbrica”), non è più neppure una città-commerciale e di tutti quei negozi avviati con il prestito d’onore ne saranno rimasti in vita non più di un paio.

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Gallipoli. La crisi si fa sentire, ovviamente, a livello nazionale ed anche locale, ma l’offerta turistica pasquale della “Città bella”  si direbbe che resiste. Rispetto allo scorso anno si registrano un calo generale, nel corso della settimana, e una minore programmazione da parte dei diretti interessati, complici anche il tempo incerto e la “Pasqua bassa” dal punto di vista del calendario.

Ma tante sono state le richieste di informazioni e in buon numero le prenotazioni. «Alcune, fatte per tempo, sono state annullate a causa della variabilità della situazione meteo – come fanno sapere da varie receptions di strutture ricettive – e poi rimpiazzate nel weekend da arrivi dell’ultima ora». Durante il finesettimana in effetti si è raggiunto il picco di presenze, pur senza il pienone.

Per molti si è trattato anche qui di una vacanza pasquale “mordi e fuggi”, ma il primo appuntamento con la bella stagione conferma la grande attrattività per Gallipoli e fa ben sperare per il futuro. «Molte richieste ma soggiorni più brevi», dicono dai grandi alberghi centrali come “Piazza Candia” e  “Hotel Bianco”.

Discorso diverso per le strutture di lusso come “Palazzo del Corso”, la cui clientela di fascia alta “non risente delle difficoltà economiche del momento”. Dalla catena “Caroli Hotels” invece un dato significativo: il turismo sportivo nautico, soprattutto quello relativo alla vela, il cicloturismo e quello naturalistico, legato alla conoscenza del parco di Punta Pizzo, garantiscono una buona presenza tutto l’anno. Il direttore Attilio Caroli Caputo, si ritiene soddisfatto e parla di “un trend in forte crescita”, auspicando una buona stagione per tutti gli operatori. «Speriamo – ha detto Caroli Caputo – di riuscire a migliorare sempre più i servizi di accoglienza e di essere all’altezza dei premi e dei riconoscimenti che come territorio stiamo ricevendo».

Qualche difficoltà in più per i  B&b (se ne contano 90 in città secondo il registro regionale),  dati come prossimi al boom che invece non c’è stato. Molti quelli ancora chiusi, ma non sono mancate anche qui richieste per il fine settimana e gli arrivi last minute. Bene infine i campeggi:  “la Masseria” ha registrato circa 300 ospiti, molti di più dello scorso anno, grazie anche all’attività di promozione e fidelizzazione.

Apprezzate dai turisti in città le mostre e le manifestazioni culturali organizzate dal Comune.

Tanti gli stranieri, svizzeri, tedeschi e francesi, attratti dall’offerta integrata e dal connubio clima-tradizioni. Soddisfatto il commento del sindaco Francesco Errico: «In questi giorni c’è stato un risveglio delle attività commerciali bar, ristoranti, locali e strutture ricettive. Speriamo che sia solo l’inizio di una stagione ricca di lavoro».

Rita de Bernart

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L’asd Real Racale in una partitella amichevole

Attenzione! Il pallone si sta lentamente “sgonfiando”, specialmente quello che rotola sui polverosi campi di periferia. La crisi si fa sentire anche, e soprattutto, nel settore del calcio dilettantistico. Diverse società sono fallite, altre stringono i denti per sopravvivere al periodo nero. Sono sempre di meno quanti decidono di investire tempo e denaro per il calcio di periferia che coinvolge sempre meno appassionati.

Chi continua ad investire lo fa soprattutto per passione mentre man mano che si sale di categoria il calcio diventa un business, spesso legato all’attività principale dell’imprenditore.

I costi di una stagione agonistica variano a seconda della categoria. Quelli sostenuti in Eccellenza dal Real Racale, per esempio, sono notevolmente superiori a quelli della Seconda categoria dell’Atletico Racale, ma le voci di spesa sono simili. Innanzitutto l’iscrizione, che in Eccellenza si aggira sui 6mila euro (caparra esclusa) per la squadra maggiore e 1.500 euro per la Juniores. La cifra comprende diritti d’associazione, l’assicurazione per ogni tesserato e un acconto per le spese organizzative. In Seconda la tassa scende a circa 4mila euro. A ciò si aggiungano le spese vive: vitto e alloggio, contratti  o rimborsi spese per calciatori e personale (allenatori, medico sociale, dirigenti), spese ordinarie (pagamento del custode dell’impianto, trasferte, trasporti, utenze) e per il kit da calcio (completi da gara e d’allenamento, scarpe, palloni, attrezzatura varia).

«Una squadra di Eccellenza che punti alla serie D costa dai 500mila euro in su», spiega Ilvo Stanca, esperto di calcio dilettantistico. Considerando che con gli incassi al botteghino si coprono, a malapena, le spese per una trasferta di medio raggio, il quadro è completo. Non dissimili, in proporzione, i costi in Seconda  Categoria. «Il nostro budget si aggira sui ventimila euro – afferma il presidente dell’Atletico Racale, Lorenzo Alfarano – ma gli sponsor, per via della crisi, sono sempre di meno». La “mazzata”, poi, è arrivata con la nascita delle pay-tv, che tengono lontani dai campi gli appassionati di calcio, invitandoli a restare comodi in poltrona a tifare per gli squadroni di serie A. Che cosa fare, allora, per salvare la baracca? Serve un cambio di rotta: «Molti calciatori dilettanti – puntualizza Stanca – pretendono ingaggi da professionisti, ma questo non è più possibile. Bisogna ritrovare quello spirito di trent’anni fa, quando il calcio era solo puro divertimento». Il rischio di un ulteriore ridimensionamento, quindi, è sempre – e più che mai – dietro l’angolo.

Marco Montagna

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Non è ancora “allarme rosso” ma la situazione non è certamente confortante. I turisti, quest’anno, sembra stiano temporeggiando più del dovuto, forse puntando tutto sulle offerte “last minute” con la speranza di strappare un prezzo più vantaggioso e risparmiare qualche euro.

Sia chiaro: il Salento non sembra perdere “appeal” e continua a “tirare” molto, godendo anche d’inaspettati traini mediatici, come quello di Biagio Antonacci, che ha scelto Gallipoli e Torre Pizzo come location della sua “Non vivo più senza te”, tra le hit dell’estate 2012. Ma qualcosa, quest’anno, sembra girare storto. Forse la tanto agognata destagionalizzazione è già partita, ma più per scelta dei turisti che di avveduti amministratori. Chi ha sinora preferito le nostre coste l’ha fatto perché “invitato” da prezzi più accessibili, soprattutto in bassa stagione, magari riducendo adesso i giorni di permanenza.

Località Renicedda a Mancaversa

A sorpresa, giugno è stato un mese molto positivo mentre luglio ha tradito un po’ le attese. Anche per Torre Suda e Mancaversa il discorso non si discosta molto da quest’analisi.

Concordi gli operatori del settore. «La crisi si fa sentire, ma giugno non è mai stato così affollato», spiega Fabio Giannelli di “salentoffitti.it”. E se luglio è stato “stabile”, si spera in una buona chiusura di stagione. Urge, però “una seria riflessione sul futuro” e le previsioni non sono rassicuranti, con una diminuzione d’arrivi che si attesterà “tra il 20 e il 40%”.

Sullo stesso tono l’analisi di Elio Pasca di “maresalento.it”. «C’è stato un forte calo anche per la fascia d’altissima stagione. Le cause? Senza dubbio la crisi economica dell’Eurozona, anche se sostanzialmente si registra una tenuta degli alloggi di lusso, nonostante la nostra area non offra molto in tal senso», afferma Pasca.

Per gli esercizi commerciali, però, non tutto è da buttare. «Sinora stiamo lavorando bene – sostiene Aldo Garofalo del “Cafè del Mar” di Torre Suda – ma il grosso dei turisti non è ancora arrivato e preoccupa un po’ vedere tante case sfitte».

Anche nel settore della ristorazione, nonostante ormai diverse attività puntino forte sui menù turistici, non si può cantar vittoria. «Il buon mese di giugno è stato controbilanciato da un luglio in affanno», conferma Valentino Interlandi del ristorante “Menta e Rosmarino” di Mancaversa.

E le lamentele dei turisti? Sempre le solite: «Bancomat assenti, trasporti inefficienti, spiagge sporche». Insomma, si fanno gli scongiuri per la seconda parte di stagione. C’è ancora il tempo per salvarsi in extremis ma occorre darsi da fare.

Marco Montagna

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Uno dei lidi di Torre San Giovanni di Ugento

Tempo di bilanci parziali, per gli albergatori della marina di Ugento, alle prese, in questa stagione estiva, con un calo non indifferente di presenze e di fatturato. Tutti, benché in maniera differente, hanno dovuto fare i conti con il periodo di crisi che attanaglia le famiglie e le imprese italiane.

Gigi Cavallo, proprietario dell’hotel “Il Veliero”, situato nelle vicinanze del porto di Torre San Giovanni, parla di un calo del 20% rispetto al mese di luglio 2011. «Un calo immaginabile, visto il momento di crisi – spiega – che si ripeterà anche ad agosto, escludendo la settimana centrale, nella quale, come sempre, gli alberghi sono pieni. Quest’anno, poi, un problema in più è rappresentato dai lavori di piazza del Porto, che dirottano molti turisti verso le marine limitrofe».

Luglio in calo anche per il villaggio “Poseidone”, amministrato da Jean Albertini. «Abbiamo registrato un calo del 15-20%, ma dall’ultima settimana di luglio in poi abbiamo il tutto esaurito. In realtà il calo ci sarebbe stato anche ad agosto se non avessimo effettuato delle scelte per attirare i turisti, come offerte e last minute. Grazie alle promozioni per agosto saremo pieni, con la consapevolezza che, oggi, è il prezzo che fa scegliere la località e non la bellezza dei luoghi».

Sempre del 20% il calo stimato per “La Giurlita”, villaggio di Torre Mozza diretto da Massimo Manno. «C’è stata una flessione non indifferente rispetto allo scorso anno, e prevediamo che anche ad agosto ci sarà un calo, non tanto di presenze, quanto di fatturato. Credo, infatti – spiega Manno – che in questi casi si debba parlare anche di fatturato, poiché le presenze possono sì aumentare, ma grazie alle offerte che abbassano i costi di soggiorno».

Ha avuto un calo di “soli” 8 punti percentuali, invece, il villaggio “Iberotel”, amministrato da Damiano Reale.

«Prevediamo dei cali anche ad agosto – spiega – dovuti alla crisi e alla nascita di nuove strutture. Bisogna dire, però, che il paragone dovrebbe essere fatto con il 2010, e non con il 2011, poiché lo scorso anno i numeri sono stati oltre la media».

Dubbi anche sulla neonata “imposta di soggiorno” che non ha mancato di creare i primi malumori tra i gestori.

«Molto spesso la pago io perché non ho il coraggio di chiederla ai turisti. Occorre anche dire che all’inizio c’è stato anche qualcuno che ha rifiutato di pagarla a causa della mancanza dei servizi offerti», afferma ancora Cavallo.

Alcune obiezioni si sono registrate anche al “Poseidone”, con un cliente che ha rifiutato di versare l’imposta perché aveva prenotato a gennaio, quando ancora non era entrata in vigore.  «Bisognerebbe capire fino a che punto la tassa di soggiorno abbia inciso sul calo delle presenze», afferma Manno.

Ancora  ad “Iberotel” si sono registrate difficoltà nella gestione dell’imposta dal punto di vista “tecnico -informatico” con altri malumori da parte dei clienti che avvertono l’imposizione come una vera e propria “vessazione”.

Pierangelo Tempesta

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Al Lido Conchiglie e Rivabella l’avvio dell’estate non è stato roseo per il settore turismo «Possiamo senza dubbio dire – commenta Vittorio Monteduro, che assieme al fratello Alfredo, gestisce il villaggio turistico “Mesciu Peppe” a Lido Conchiglie – che questo luglio è il peggiore che abbiamo mai affrontato: la gente è poca e ha paura di spendere, c’è stato un calo enorme rispetto all’anno scorso e la situazione è generalizzata. Qui abbiamo due “matrigne” Gallipoli e Sannicola e nessuna madre amorevole. Siamo protetti da un dio minore. Risultato è che non abbiamo guardia medica, né polizia municipale, il dispensario farmaceutico non è ancora attivo, il servizio di autobus urbano di Gallipoli non ci serve, quello di Sannicola non esiste. Una seria politica per lo sviluppo non la fa nessuna delle due matrigne, anche se tutti i politici, senza eccezione di paese e di colore politico, aprono la bocca e dicono la parola “turismo”.  Per agosto ci auguriamo di risollevarci, altrimenti è la fine».

La spiaggia di Lido Conchiglie

Di simile avviso anche Francesco Bianco, responsabile prenotazioni dell’hotel “Miramare” «Abbiamo turisti che vengono da tutto il mondo, California, Russia, Canada attraverso il sito booking.com. Quando esprimono i loro giudizi sul sito sono sempre molto favorevoli sul nostro servizio, ma rimangono delusi dal luogo. L’illuminazione pubblica è carente, gli asfalti sono uno sfacelo, i servizi essenziali mancano. Noi siamo, per esempio, perfettamente attrezzati ad accogliere clienti disabili, ma quando escono? Abbiamo chiesto a Sannicola due parcheggi riservati per i disabili davanti all’albergo e ce ne hanno concesso solo uno, Lido Conchiglie è piena di barriere architettoniche.

Non va molto meglio a Rivabella «A luglio ci è andata bene con i last minute e col sito booking.com – conferma Marilena Testone responsabile di reception dell’hotel Rivabella – ma per la prima volta dopo tanti anni non abbiamo il tutto esaurito neanche a ferragosto. Gli altri anni in questo periodo avevamo le tre settimane di agosto sempre prenotate. Qui non funziona bene il servizio di nettezza urbana e i turisti non possono non accorgersene e lo fanno notare anche tramite il sito».

Un po’ di turisti un po’ di locali i clienti di Carmine Dell’Anna dell’”Avana”: «la crisi c’è e si nota, ma noi, negli anni, ci siamo curata anche una clientela di locali che compensano il calo di turisti. Dall’anno scorso non c’è più un punto bancomat e questo ci penalizza. È un circolo vizioso: se la gente diminuisce si abbassano le saracinesche, se si abbassano le saracinesche la gente diminuisce».

Maria Critina Talà

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Veduta aerea della città vecchia di Gallipoli

Se non ci sono dubbi nel definire questa estate dal punto di vista climatico e si va sul sicuro usando i termini di “decisamente calda”(a parte la perturbazione degli ultimi giorni)  non così sicuri se si deve parlare dell’andamento turistico. Caldo, tiepido o freddo?  Minore, maggiore o uguale a quello dello  scorso anno?  Per il momento facendo sintesi dopo un buon numero di telefonate  e di chiacchierate con gli “addetti ai lavori”, sforando nel campo della musica, si potrebbe usare la metafora di “andante  con brio” per alcuni e di decisamente “lento” per altri. Panorama, quindi,  non uniforme e molto articolato.

Per “Palazzo del Corso”, “Corte Palmieri” e “Mosco Inn” non ci sono variazioni rispetto lo scorso anno:  in tutti e tre dalla seconda settimana di luglio fino a tutto agosto, si è al completo. Anche per il “Joli Park Hotel” a luglio c’è stato  esubero delle richieste, e ad agosto tutto esaurito  fino al 20. Non così al “Rivabella”: se luglio è andato bene  le previsioni per agosto sono pessime al punto che non è al completo nemmeno per la settimana di ferragosto. «Colpa della crisi –  dicono –  che già si è fatta sentire lo scorso anno». Anche al “Victoria Palace Hotel” le note sono dolenti: a luglio non si è al completo e  si sottolinea una diminuzione rispetto allo scorso anno. Per agosto si spera. Note ancora più dolenti ai “33 Baroni” che ha registrato dall’8% al 12% in meno rispetto al 2011. «Per agosto siamo a meno il 60% .Negli anni scorsi già a maggio e a giugno il mese di agosto era coperto. Intanto siamo corsi ai ripari abbassando i prezzi». All’”Hotel Bianco” fanno notare che la richiesta è inferiore rispetto a quella degli anni scorsi e le prenotazioni vengono fatte all’ultimo minuto.Tenendo conto proprio di questo elemento là dove la situazione è problematica, si spera che con il passare dei giorni le prenotazioni comincino ad arrivare coprendo tutto il mese di agosto. Al “Vivinatura”, un agriturismo sulla Gallipoli-Alezio spiegano bene la situazione: «Le prenotazioni sono aumentate, sono i giorni che sono diminuti». Se prima cioè il soggiorno durava una settimana e più, ora le prenotazioni riguardano i fine settimana e comunque meno giorni. In altre parole a Gallipoli si continua a venire, ma ci si ferma di meno. Anche nei camping: ne “La Masseria” i dati della stagione entro il 15 luglio hanno fatto registrare un 18% in meno rispetto allo scorso anno.

Dati più ottimisti vengono da un osservatorio previlegiato come la Pro loco: « È stato un buon giugno – dice la vice presidente Titti Pagliarini –  c’è stato un turismo di qualità, con molti stranieri interessati  agli aspetti culturali della città. Luglio è da sempre un mese strano, c’è l’abitudine a non prenotare in anticipo». La crisi  c’è e ha colpito soprattutto l’affitto degli appartamenti «Mentre prima si veniva per un mese, quindici giorni – continua Pagliarini – ora  i giorni sono nettamente diminuiti. E questo anche nei B&b dove  l’offerta è ottima a tutti i livelli». Gallipoli si conferma come meta scelta dai giovani: «Quello che manca – conclude la vice presidente della Pro loco – è un ostello della Gioventù»  E per agosto? «Arriveranno i turisti, come al solito». La verifica, quindi, intorno alla seconda settimana di agosto, quando gli indecisi avranno fatto la loro scelta anche all’ultimo momento.

Certo, la città potrebbe fare di più. C’è, infatti,  un altro aspetto che è venuto fuori: la città non aiuta, la sua seduttività è quella naturale, il mare, i tramonti, ma alla lunga tutto questo non basta. «Il territorio non c’è – dicono alcuni albergatori –  la città non dà una mano con iniziative e servizi che aggiungono qualità al soggiorno. Le lamentele più diffuse riguardano i  trasporti urbani e i rifiuti. Pare che questi siano un 20% in meno rispetto al passato, anche questo un indicatore  “concreto”che conferma i dati di  luglio.

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«La crisi economica si sente, eccome. Ci sono meno prenotazioni ed i turisti che arrivano rimangono solo pochi  giorni preferendo una vacanza decisamente più breve».

Nelle parole di un gestore di un bed&breakfast di Casarano (che preferisce l’anonimato) il bilancio, piuttosto  negativo (“siamo al meno 30 per cento”), di questa prima fase della stagione estiva dal punto di vista turistico.

La città che da alcuni anni ha scoperto una sua “vocazione” turistica, confermata dai tanti b&b aperti con disinvoltura un po’ dappertutto sulla scia della diffusione del marchio “Salento”, prende dunque atto di un’importante inversione di tendenza. Colpa della crisi, certo, ma qualcosa sta accadendo.

A favore della città ha sempre giocato la felice posizione geografica (giusto al centro della penisola Salentina) ed i prezzi più bassi che offre rispetto alla costa. Nulla a che vedere, com’è ovvio che sia, con le “orde” turistiche che popolano altre località, ma il fenomeo era (ed è) presente.

«A luglio abbiamo avuto poche prenotazioni anche se per agosto contiamo in qualche prenotazione in più. Gli altri anni eravamo pieni: speriamo bene anche se le premesse non sono delle migliori. Le presenze sono indubbiamente ridotte perché, mentre in passato era frequente registrare un soggiorno di almeno una settimana, ma anche dieci giorni, quest’anno difficilmente si va oltre i cinque giorni», fanno sapere dall’agriturismo “De Lorenzi”, sito sulla Provinciale per Melissano, tra il verde della storica azienda agricola di famiglia.

Sembra andare meglio, invece, nel b&b “Casaranello”. In questo caso ad incidere è anche la vicinanza dell’ospedale. «Vengono da noi, un po’ tutto l’anno, anche quanti sono costretti ad accompagnare i propri parenti all’ospedale. Arrivano anche da Bari per Ortopedia ma anche per Urologia – afferma la titolare – anche se d’estate i turisti non mancano. Arrivano soprattutto da Roma per rimanere al massimo dieci giorni. Abbiamo matenuto i prezzi invariati ma un calo c’è stato comunque.  Per agosto siamo, comunque, ottimisti, le prenotazioni non mancano anche se sempre per pochi giorni».

Ma cosa fanno i turisti che arrivano a Casarano?

«Vengono soprattutto per dormire, tranquillamente, la notte mentre di giorno si spostano, ovviamente, al mare. Visitano, comunque, la città e spesso fanno la spesa e cenano nei locali, alcuni dei quali convenzionati», fanno sapere ancora dal b&b Casaranello.

A fungere da richiamo la splendida chiesetta di Casaranello, ed anche il Museo del minatore e quello del cosmonauta. Le tre “offerte turistiche” fanno, infatti, parte di un percorso di visite guidate che sta riscuotendo notevole successo.

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Il vicesindaco Claudio Scordella

Taurisano. «In tempi di crisi anche noi dobbiamo fare la nostra parte». È con questa motivazione che il sindaco e la Giunta comunale di Taurisano hanno deciso di dare una sforbiciata alle proprie indennità di funzione.

Così, a partire dal prossimo «27», il 10% degli «stipendi» di Lucio Di Seclì e della sua squadra rimarrà nelle casse comunali. La decisione è arrivata con la delibera di Giunta nella quale sindaco e assessori hanno affermato di voler applicare “una coerente politica di contenimento dei costi della politica”. Il risparmio sarà di circa 8.000 euro l’anno e si aggiunge al precedente taglio del 30% che il primo cittadino e gli assessori avevano operato all’indomani del loro insediamento.

Il vicesindaco Claudio Scordella parla di “scelta densa di significato simbolico”. «In un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo – dice – nel quale alle famiglie sono chiesti continuamente sacrifici, è giusto che gli amministratori diano, per primi, il buon esempio». Il denaro risparmiato sosterrà le attività del Comune nel campo dell’istruzione e dei servizi sociali.

PT

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Parabita. Quando la crisi non conosce tregua e stringe la sua morsa sulle famiglie, la solidarietà e la generosità si fanno sempre più forti. Per chiusura dell’attività, il negozio “Pago Poco” di Maria Teresa Marsano, con sede a Parabita in via Gaetano Vinci, ha messo a disposizione di tutta la comunità, gratuitamente, centinaia di capi d’abbigliamento nuovi, maschili e femminili e per bambini, donandoli al Centro di Solidarietà “Madonna della Coltura”. Anche a supporto di questa iniziativa, il centro, attivo sin dal 1994, continua a rappresentare un valido punto di riferiemento.

Un dono certamente significativo, che ha riscosso la sentita riconoscenza di quanti, timidamente e con comprensibile riserbo, ne stanno facendo richiesta. Per meglio raggiungere le persone bisognose, il Centro di solidarietà ha attivato una collaborazione anche con le Caritas delle parrocchie di Parabita, la Caritas diocesana e l’ufficio per i Servizi sociali del Comune, che quotidianamente si confrontano con i disagi e le esigenze della fascia più debole della popolazione.

Nei giorni scorsi, parte della donazione è stata consegnata poi alla Caritas di Nardò per essere destinata agli oltre 400 extracomunitari che vivono e lavorano nei campi del vasto comprensorio dell’Arneo, costituito dalle municipalità di Campi Salentina, Carmiano, Copertino, Guagnano, Leverano, Porto Cesareo, Salice Salentino, Veglie e Nardò. Perché non sempre la necessità, la povertà  e le ristrettezze risiedono lontano da casa nostra. Molto più spesso di quanto si possa credere ci sono, infatti, storie silenziose che ci passano accanto, senza che ce ne accorgiamo.

 DP

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Racale. I Comuni di Gallipoli, Casarano, Matino e Racale sono i primi di questa zona ad andare al voto il 6 e 7 maggio prossimi con le nuove norme contenute nella legge n. 42 del 2010, che ha modificato la legge del 23 dicembre 2009 (la Finanziaria).

Non cambia il sistema per presentare le liste né i tempi di presentazione delle stesse (dal 30° al 25° giorno prima della data del voto); mutano invece il numerio degli eletti ed il numero degli assessori.

Per i centri maggiori come Gallipoli, Casarano e Matino i consiglieri da eleggere non saranno più venti ma 16 (il computo del sindaco è escluso, ovviamente).  Per Racale i consiglieri da insediare a Palazzo di città diventano 12 da 16 che erano. Nei primi tre casi i rappresentanti della maggioranza saranno undici e quelli della minoranza cinque (possibile la loro suddivisione in più gruppi se espressi da più liste ma sempre per un totale di cinque seggi). Per quel che riguarda Racale  otto consiglieri saranno a sostegno del sindaco, quattro siederanno in aula come minoranza.

Le liste dei candidati per Gallipoli e Casarano (popolazione superiore a 15.000 abitanti) dovranno contenere un minimo di undici  nominativi (non inferiore ai due terzi dei consiglieri da eleggere) e un massimo di 16; le liste di Matino (fascia 10.001-15.000 abitanti) avranno minimo 12 candidati (non inferiore ai tre quarti) e non più di 16. A Racale liste da minimo nove a massimo 12 nomi.

Tagli del 20% – per risparmiare sui “costi della politica” – anche al numero di assessori: quattro assessori massimo a Racale (invece di sei);   cinque negli altri tre Comuni (invece di sette).

Dalla Piccola comunità Jonathan di Tuglie parte un allarme più che fondato. Dice la responsabile, Adriana De Giorgi, psicologa: «Ritardi così lunghi ci espongono a gravi rischi e peggiorano il servizio che diamo ai minori ed alle loro madri. Eppure gli Enti vogliono da noi tutte le garanzie normative e contrattuali»

Tuglie. Cosa vuol dire tagli ai Comuni? Eccone un esempio lampante ed emblematico, peraltro in un settore tra i più delicati.

«Siamo una piccola impresa sociale e conosciamo bene il significato della parola recessione – è lo sfogo della psicologa  Adriana De Giorgi, responsabile della casa famiglia “Piccola Comunità Jonathan” di Tuglie – non riuscire a pagare con regolarità gli educatori, dover risparmiare sulle attività formative per il personale e ridurre le uscite con i ragazzi sono alcuni dei tanti sacrifici che siamo costretti a fare per mantenere aperta la struttura».

Il problema è il sempre crescente ritardo con cui i Comuni pagano le rette per i minori ospiti della struttura. «Siamo una cooperativa sociale impegnata nella gestione di due strutture residenziali che accolgono madri con figli a carico e ragazzi adolescenti; il personale deve rispondere a canoni  formativi definiti dalla Regione; ci viene chiesto che il documento unico di regolarità contributiva, cioè l’attestazione dell’assolvimento, da parte dell’impresa, degli obblighi legislativi e contrattuali nei confronti del personale, sia regolare, così come i contratti di assunzione, ma per noi c’è una grande sofferenza economica dovuta ai  ritardi nella riscossione della retta  di ogni nostro ospite, retta che dovrebbero pagare i Comuni di residenza dei minori che noi ospitiamo».

La dottoressa De Giorgi racconta che alcuni Comuni della provincia di Lecce sono complessivamente debitori  verso la comunità di “svariate centinaia di migliaia di euro di arretrati”. Clamoroso l’esempio di Casarano, che non pagando da tre anni ha accumulatoun debito di oltre 100mila euro.  Le ripercussioni di questo grave sfasamento tra entrate e uscite si hanno anche sulle socie della coperativa  che comunque portano avanti il loro lavoro “con sacrificio amore e abnegazione”.

«Un tempo così lungo – rileva la responsabile della cooperativa – ci porta ad aver accumulato dei ritardi nel pagamento degli stipendi agli educatori,  che sono persone davvero motivate e che da anni collaborano con noi, ma sono anche stanche e preoccupate per il loro futuro. Le istituzioni ci chiedono tantissime garanzie, com’è giusto che sia, visto che lavoriamo in un settore delicato; ci impongono di assicurare determinati standard nell’accoglienza e nella stesura del Pei (progetto educativo individualizzato), ma chi garantisce il personale e la nostra Casa-Famiglia?

Sappiamo dal confronto con altre realtà simili alla nostra, che sono tante le Comunità che vivono sull’orlo della crisi profonda, con il rischio di dover licenziare il personale e privare la collettività di un servizio fondamentale quale è quello che noi svolgiamo».

Federica Sabato

Sannicola. PIAZZE IN FESTA Le decorazioni natalizie nelle piazze di Sannicola. Qui piazza San Biagio. La crisi condiziona i toni dei festeggiamenti

Sannicola. Il centro della grande piazza di Sannicola è adornato con fili luminosi che giungono tutti verso un centro su cui sorge una stella rossa. In tempi di recessione economica si festeggia un po’ sottotono. I commercianti sono dubbiosi: allestiscono le vetrine e sperano che i clienti arrivino, preparano grandi sorrisi e attendono.

«Alla fine delle feste – chiariscono – avremo il coraggio di commentare: per ora non ci pronunciamo per non portare sfortuna».

Successo invece, per le iniziative, già svolte, della Chiesa: la raccolta fondi per gli alluvionati della Toscana e della Liguria, organizzata dalla Caritas in mattinata  e il burraco organizzato dalla confraternita del Sacramento e Madonna delle Grazie, nel pomeriggio. A Chiesanuova giovanissimi dell’Azione cattolica il 1 gennaio metteranno in scena il recital “Il viaggio del quarto re” e i giovani lo spettacolo di cabaret “I bagnini”. Intanto i bimbi a scuola lavorano al futuro ragionando sul passato.

Il 21 alle 10 nell’atrio della scuola secondaria di primo grado, avrà luogo la “Colazione di solidarietà” a cura degli alunni della scuola, mentre alle 11 alla Casa di riposo per anziani di via Fior di loto gli alunni del terzo anno della scuola d’infanzia  daranno vita all’iniziativa “Doniamo gioia”, spettacolo di canti di Natale per gli ospiti della struttura. Il 22 dicembre dalle 9 gli alunni della secondaria di primo grado, nel centro culturale di via Oberdan metteranno in scena “Pensando al Natale… riflessioni, dialoghi e canzoni” e cureranno l’esposizione mercatino di rappresentazioni artistiche e oggetti realizzati dagli alunni. Intanto alle 9,30 nell’atrio della scuola materna ci sarà il “Coro di Natale” e alle 10 nella scuola primaria di via Collina “E’ gioia in ogni cuore: canti, giochi, recital intorno all’albero”.

Il 25, raccolta fondi dell’associazione Avsi, a Chiesanuova, per le popolazioni di Kenia, Egitto, Haiti e Congo.

MCT

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Il Comune di Casarano

Casarano. Aumentano i debiti “certificati” del Comune di Casarano. L’ultimo in ordine di tempo proviene dal Tribunale di Milano. Ammonta a oltre un milione di euro e la richiesta è arrivata sotto forma di decreto ingiuntivo. Il creditore è la “Gi Group spa” per arretrati relativi alla fornitura di prestazioni di somministrazione di lavoro a tempo determinato a favore dell’Ente.

Il decreto ingiuntivo era stato emanato su ricorso presentato dagli avv. Paolo Giovanni Barenghi e Marisa Olga Meroni, dello studio legale “Sciumè Zaccheo & Associati” con sede a Milano, notificato il 14 ottobre scorso. Palazzo dei Domenicani ha presentato opposizione al suddetto decreto ingiuntivo, dando mandato legale all’avv. prof. Ernesto Sticchi Damiani, con studio in Lecce.

Vita dura per il prossimo sindaco di Casarano. Con le entrate dell’Ente sempre più scarse e i debiti sconosciuti e imprevedibili diventa difficile mettere a posto le finanze. La notifica di un decreto ingiuntivo da parte di un creditore è sempre dietro l’angolo. Come è successo nelle scorse settimane quando il Commissario straordinario, Giovanni D’Onofrio, si è visto recapitare l’ennesima richiesta di pagamento. Stavolta era la società “Gi Group spa” (l’ex “Worknet”), vero colosso europeo nel settore del lavoro interinale, a battere cassa a Palazzo dei Domenicani, chiedendo € 835.695,81 oltre agli interessi, spese e “successive occorrende”, per un ammontare che supera ampiamente il milione di euro.

Il periodo di somministrazione dei servizi è il 2008-2010 e consistevano, in sostanza, nella fornitura di lavoro a tempo determinato, tramite lavoratori dipendenti (tra i 15 e i 20 nel periodo di massima utilizzazione), i cui emolumenti venivano anticipati dalla “Gi Group”. La società, poi, si rivaleva verso il Comune chiedendo le relative somme dietro emissione di fattura. L’Amministrazione comunale, però, non avrebbe pagato tutte le fatture fino ad indebitarsi per 835.695,81 euro. La stessa società di lavoro interinale ha da tempo in atto un contenzioso anche con la società consortile “Area Sistema di Casarano e Comuni Associati”, di cui il Comune di Casarano è ente capofila.

Il Commissario straordinario ha così nominato difensore dell’ente l’avv. Ernesto Sticchi Damiani che già è stato incaricato dalla società consorziata del Comune “Area Sistema” per l’opposizione ad analogo decreto ingiuntivo, emesso sempre per conto della “Gi Group”. Da sottolineare che il debito della società interinale era stato certificato dal responsabile dell’ufficio ragioneria del Comune. Il Commissario, però, ha deciso lo stesso di opporsi al provvedimento del Tribunale di Milano.                                                    

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Il nuovo Mercato coperto, potenziale fonte di entrate del Comune

Gallipoli. Sarà che la gestione degli amministratori (col sindaco Giuseppe Venneri allora ancora a capo di una coalzione di centrodestra) è stata particolarmente attenta e oculata; sarà che il famigerato “patto di stabilità” ha impedito tecnicamente di spendere quanto si sarebbe potuto; sarà stata la presenza di dirigenti di indiscussa preparazione (quale il dottor Isceri, che il presidente Gabellone ha voluto con sè in Provincia), fatto sta che in un mare di enti locali dissestati, sbilanciati e finanziariamente boccheggianti, il Comune di Gallipoli spicca per benessere.

Conti alla mano, i numeri comunali relativi ad entrate e uscite del 2010  brillano di un vivido color nero, facendo scoppiare d’invidia quanti col rosso convivono da tempo. La firma del rendiconto economico finanziario del commissario straordinario che regge attualmente le sorti di Palazzo Balsamo, certifica che si è registrato un avanzo di gestione pari a più di un 1 milione 700mila euro, esattamente    1.730.000. Lo testimoniano anche le firme del nuovo dirgente dei servizi finanziari, dottor Adriano Migali, e dei revisori dei conti, i controllori per antonomasia.

Va sottolineato che questo “attivo” del tutto eccezionale di questi tempi, si è registrato nonostante nel corso del 2010 si siano registrati pagamenti di debiti fuori bilancio – molto spesso collegati a vicende giudiziarie che si perdono negli anni – per un importo complessivo di un milione e mezzo.

Su questo capitolo influsice anche la camicia di forza che Gallipoli deve sopportare, dovendo conferire alla discarica di Poggiardo, secondo gli “ordini” indiscutibili dei vertici dell’Ato 2 di cui fa parte, invece della discarica di Ugento. Somme in più da sborsare, insomma, al pari di quelle “impreviste” (fino a quest’anno, col programma estivo straordinario costato 224mila euro) per superare i picchi di emergenza ambientale.

A compensare in buona misura gli esborsi extra ci pensano e ci hanno pensato nel 2010 le multe per violazioni al codice della strada: saranno pure pochi i vigili in servizio (molti di meno di quanti ne occorrerebbero), ma la loro attività si fa notare nella colonna entrate. Come  i soldi provenienti dai parcometri, del resto.

Dagli uffici di via Pavia fanno intendere adesso che anche il 2011 (amministrato sino a fine giugno da Venneri ed il suo gruppo con l’apporto del Pd) registrerà il segno finale +. Magari non con la stessa entità dell’anno precedente ma abbastanza rassicurante comunque.

Se poi si sbloccheranno alcune vicende, come il bando per assegnare in gestione il ristrutturato Mercato coperto di piazza Imbriani  o la vendita di alcuni beni comunali messi all’asta, i gallipolini almeno su di un punto potranno stare tranquilli: non ci sono ulteriori tasse in arrivo per loro, pericolo invece incombente sui cittadini di tanti altri paesi.

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AUMENTA TUTTO. Irpef, Tarsu,tariffe per servizi a domanda individuale: dal prossimo anno aumenterà tutto. Ma anche contenimento spese correnti e altre vendite del patrimonio immobiliare

Casarano. Aumento dell’addizionale comunale dell’Irpef, delle tariffe a domanda individuale, della retta della scuola materna e, dal 2013, anche della tassa sulla spazzatura.

Una vera e propria stangata per i cittadini. È questo, infatti, il conto che il commissario straordinario, Giovanni D’Onofrio, ha presentato ai casaranesi per coprire il disavanzo di oltre 2 milioni e mezzo di euro scaturito dal bilancio consuntivo dell’esercizio finanziario 2010. I provvedimenti sono inseriti nella variazione di bilancio pluriennale,  che ha previsto anche ulteriori vendite del patrimonio immobiliare, la stretta sull’evasione dei tributi locali e il contenimento di alcune spese correnti.

Dal prossimo anno, l’addizionale comunale dell’Irpef aumenterà di un punto percentuale, dal 6 al 7 per mille. Il maggior gettito previsto è di 145mila euro sia per il 2012 che per il 2013. Aumenteranno anche, da gennaio 2012 le tariffe per i servizi a domanda individuale (asilo nido, mensa scolastica, posteggi in mercati e fiere, ecc.) e la retta della scuola materna comunale di via Cavour, gestita dalle suore vincenziane.

Questi aumenti garantiranno maggiori entrate di 50mila euro nel 2012 e 96mila euro nel 2013. Per la scuola materna comunale, il provvedimento sottolinea che, “stanti le limitazioni imposte dalla legge in merito all’assunzione di personale, si rende necessario adeguare il numero delle iscrizioni all’effettiva disponibilità del personale in ruolo a decorrere dall’anno scolastico 2012-2013”.

Era già noto l’aumento delle tariffe per la spazzatura dal 2013 con un incasso in più pari a 143mila euro. Un’altra voce  della manovra è l’alienazione dei beni immobiliari  per 800mila euro nel 2012 e 465mila nel 2013. Le vendite saranno effettuate direttamente dall’ente. E questa è una grande novità perché il commissario ha deciso di non avvalersi della società di cartolarizzazione “Casarano città contemporanea”, creata  per la vendita del patrimonio immobiliare. Infine, previste entrate per 450mila  euro dal recupero di evasione tributaria e dal contenimento di alcune spese correnti, in particolare spese del personale.

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L'ingresso all'asilo nido di Racale

Racale.  Via libera dal Consiglio Comunale ai riequilibri di bilancio ma con polemica tra maggioranza e opposizione a causa del disavanzo amministrativo in consuntivo di un milione e 600mila euro.

Il consigliere comunale d’opposizione Donato Metallo sostiene che “le previsioni esposte nel precedente Consiglio che vennero definite ‘terroristiche’ dal vice-sindaco si sono rivelate allo stato dei fatti veritiere: un buco enorme che si va a sommare a debiti fuori bilancio per centinaia di migliaia di euro, creditori non pagati, commissari ad acta, uno scenario di confusione e paralisi amministrativa abnorme”.

Secondo Metallo dopo “14 anni e mezzo di debiti e mala gestione, l’assessore Francesco Cimino si dice orgoglioso del piano di risanamento che verrà attuato negli ultimi sei mesi, piano di risanamento che passa tramite il taglio degli stipendi agli impiegati comunali, aumento delle tasse per i cittadini, aumento dei costi dei servizi come il pulmino scolastico da 23 a 40 euro, riduzione o eliminazione totale dei servizi come l’asilo nido comunale. Neanche un taglio ai costi della politica: rimangono in vigore la figura del governatore di Torre Suda e quello di capo staff- presidente di gabinetto del sindaco”.

«Il favoloso piano di risanamento proposto da “ministri” e autorevoli luminari – prosegue il consigliere – non ha saputo fare di meglio che procedere alla vendita degli immobili comunali. Da segnalare il tentativo di vendita della piscina comunale che, ancora ben lontana dall’essere terminata, in un periodo di forte crisi dovrebbe, secondo l’Amministrazione, trovare un acquirente pronto a sborsare ben due milioni di euro entro fine anno: il ridicolo».

Per il vicesindaco e consigliere provinciale Francesco Cimino, invece, i rilievi che il revisore dei conti “aveva sollevato in sede di approvazione di bilancio di previsione sono stati tutti rispettati a tal punto che il professionista ha espresso appieno parere favorevole, ha considerato attendibile e congrua la nostra proposta di variazione del bilancio”.

«Sono stati approvati il piano di alienazione degli immobili pubblici, è stata ridotta la spesa corrente, si è proceduto ad una serie di transazioni e sono state poste e basi per la copertura dei debiti fuori bilancio. Siamo entrati nel vivo del piano di risanamento – dice Cimino – e rimango perplesso quando Metallo continua ad affermare che sarebbe stato meglio il dissesto. Sarebbe stata, invece, una catastrofe e Racale non avrebbe più avuto possibilità di sviluppo mentre, nel giro di due anni, si tornerà alla normalità».

Sul fronte della vendita degli immobili, il bando sarà emanato sicuramente entro quest’anno. Per ora l’elenco dei beni da alienare è a disposizione degli eventuali acquirenti; alcuni di questi   avrebbero manifestato già il proprio interesse, in particolare per l’ex-struttura sportiva di Via Ospina.

Attilio Palma

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QUANDO IL CAPOFILA SI FERMA Mentre si procede, con le consultazioni dei vari soggetti operanti sul territorio, a preparare il terzo piano di zona dei servizi sociali, il bilancio del pregresso parla di un ritardo grave: il primo piano, che doveva cominciare nel 2006, è ancora da completare; il secondo, che dovrebbe essere già finito, deve invece ancora iniziare. Qui la sede del Distretto

Gallipoli. Le cifre sono da capogiro, al pari dei problemi che vivono coloro che con quei soldi potrebbero trovare un qualche sollievo, come le madri sole, le famiglie con disabili in casa, persone con problemi psichici e loro congiunti, i poveri. Ma a dare le vertigini sono soprattutto i ritardi del Piano sociale di zona (così si chiama lo strumento fondamentale per fronteggiare sofferenze e disagi) che ha Gallipoli capofila e a seguire sette paesi: Alezio, Alliste, Melissano, Racale, Sannicola, Taviano, Tuglie, per un totale di poco più di 75mila abitanti.

Le cifre, appunto: la somma spendibile complessiva per il Piano di zona 2010-2012 non ancora concretamente partito è di 12.831.145 euro. Avete capito bene: quasi 13 milioni di euro. Di questi tempi, con condizioni generali cioè che acuiscono i malesseri. Le somme non spese, si legge nell’ultimo prospetto redatto dal dirigente dell’Ufficio del Piano di Gallipoli, dottor Guido De Magistris, giugno scorso, ammontano a 1.134.205 euro.  Ma ad entrare nei meccnismi burocratico-amministrativi, si scopre una lacuna ben più grande. Si trova in un’altra scheda della rendicontazione ufficiale dell’annualità 2010.

Su di un totale di 35 servizi da attivare, ne risultano funzionanti soltanto otto per una spesa di appena 902.860 euro. Per gli altri 27 ci sono da spendere 6.278.805,61 euro, che risultano “impegnati” entro il dicembre 2010 ma che ad oggi sono ancora sulla carta. In altre parola, si sa a cosa sono destinati però le procedure per utilizzarli per davvero non sono state ultimate e in parecchi casi neppure iniziate. Se si fa eccezione per due servizi generali, delegati ad altre autorità (affido-adozione e ascolto famiglie), tutto il resto spetta al Comune capofila. Compreso il bonus “prima dote” per la nascita di figli in nuclei con numerosi componenti: nel vicino ambito di Casarano, solo pr fare un esempio, questo servizio per dare un aiuto a famiglie in difficoltà è già stato attivato.

«Nel lontano 2000 la ministra Livia Turco – ricorda la dottoressa Beatrice Sances, dirigente del Consultorio familiare di Gallipoli – pensò bene di riorganizzare tutte le leggi riguardanti le politiche sociali in un unico testo, col nobile intento di rendere più organici ed efficaci gli interventi, con il territorio non più visto per compartimenti stagni, i tossicodipendenti da una parte, i disabili dall’altra, i minori a rischio dall’altra ancora… Il piano di zona doveva essere un piano regolatore di tutti i bisogni sociali di un territorio, coincidente con i distretti sociosanitari».

Amara la constatazione che non basta una buona legge, come la 328 di undici anni fa recepita a livello europeo, per produrre buone pratiche, tra cui la continuità dei servizi alla persona.

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Il campo di tennis del centro sportivo "Giovanni Paolo II"

Racale. Via libera alla vendita all’asta di alcuni beni immobili di proprietà comunale. L’Amministrazione di Racale ha bisogno di fare cassa, per risanare i conti dell’ente. A tal proposito, l’esecutivo aveva stilato una lista con alcuni terreni e strutture, ricadenti nel proprio territorio di competenza, che  non fossero essenziali all’esercizio delle proprie funzioni istituzionali e suscettibili di valorizzazione e dismissione.

L’elenco ha avuto il via libera del Consiglio Comunale il 30 agosto. Si tratta di sette beni, dislocati tra Racale e Torre Suda, dalla cui vendita il Comune conta di incassare risorse fresche.

Ecco l’elenco dei “gioielli di famiglia” in vendita.  I primi due lotti sono collocati nella zona sud-occidentale della cittadina, nelle vicinanze di Alliste.

Il primo bene è un terreno sito in via Caduti del Lavoro, angolo via Cagliari, vasto 297 mq. La base d’asta è di 38.610 euro.Il secondo è un terreno collocato nelle vicinanze del primo, tra via Caduti del Lavoro e via Sassari. Per il secondo lotto si parte da una base d’asta di 27.170 euro. Entrambi i beni sono abbandonati a se stessi, coperti di sterpaglie ed utilizzati, in via provvisoria, come ricovero di barche e deposito di materiale di vario genere.

La terza unità è un terreno situato in via Marinai d’Italia, angolo via Padre Pio. È un appezzamento esteso 1065 mq, il più ampio del lotto. Nell’elenco risulta anche un terreno sito in via Luigi Rizzo a Torre Suda (bene n.4), di circa 380mq e base d’asta di 45.800 euro. Quindi, i “piatti forti” del lotto: l’impianto natatorio comunale di via Milano (bene n.5) che ha un’estensione di quasi 19mila mq e base d’asta fissata in due milioni di euro.

La piscina attualmente non è funzionante per la mancanza di caldaia, infissi e impianti di trattamento di aria e acqua. Il centro sportivo “Giovanni Paolo II” di via Ospina (bene n.6), che comprende un campo da tennis, uno da bocce, una pista di pattinaggio e un chioschetto per la ristorazione, oltre a spogliatoi e docce. Area di 2.354 mq con base d’asta di 210mila euro. L’ultimo bene immobile del lotto (n.7) è una costruzione sita nel centro storico della cittadina, in via Umberto I, d’ampiezza pari ad una quarantina di mq e base d’asta fissata in 30mila euro.

I partecipanti alla gara dovranno depositare un deposito cauzionale, a favore dell’ente, pari al 2% del valore a base d’asta del lotto interessato.

MM

Voce al Direttore

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Ci siamo. Puntuale come ogni anno, il balletto delle cifre è qui tra noi: quanti ne mancano all’appello? “Almeno il 40%”. “Macché! Siamo al...