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Casarano – “È grave e inquietante il sequestro preventivo di alcuni articoli del giornale on line “Il Tacco d’Italia”, disposto dal gip del Tribunale di Lecce su richiesta della Procura. Il provvedimento è motivato da una presunta diffamazione a mezzo stampa contestata alla direttrice della testata, Marilù Mastrogiovanni, per una serie di inchieste che coinvolgono una società che gestisce appalti di raccolta di rifiuti nel Salento”: inizia così la nota della Federazione della stampa italiana (il sindacato unitario dei giornalisti) e l’Assostampa di Puglia. Il provvedimento del magistrato ha letteralmente tolto dal sito del giornale, con l’intervento della polizia postale di Bari, uno dei sei articoli che compongono una inchiesta sulla Sacra corona unita e su presunti intrecci illeciti – per la verità più volte denunciati e segnalati in relazioni Antimafia nazionali e distrettuali – tra aziende, istituzioni locali e criminalità. “Senza entrare nel merito degli addebiti mossi alla collega per i contenuti degli articoli, che saranno oggetto di confronto in sede di giudizio – proseguono le organizzazioni dei giornalisti – sconcerta il provvedimento di sequestro degli articoli “incriminati”. La Costituzione consente infatti tale provvedimento soltanto in pochissimi e ben definiti casi, fra i quali non rientra la diffamazione a mezzo stampa. Il pubblico ministero e il gip non hanno tenuto conto che i siti on line, se regolarmente registrati in tribunale, sono testate giornalistiche a tutti gli effetti, come peraltro più volte chiarito dalla Cassazione, e pertanto non possono essere sequestrate”. Da qui le nette conclusioni: “Quello della Procura e del Tribunale di Lecce è un grave attacco alla libertà di stampa e all’articolo 21 della Costituzione – sul quale è auspicabile l’intervento del ministro della Giustizia, nelle forme e nei modi previsti dalla legge, perché si tratta di un provvedimento che riporta l’Italia ai tempi bui del regime fascista”.

 Per ironia della sorte, dopo appena due giorni dal discusso intervento del magistrato, la giornalista Mastrogiovanni (nella foto con Livia Giustolisi) ha vinto la terza edizione del Premio Franco Giustolisi “Giustizia e verità” per il giornalismo investigativo, ex aequo con la collega Valeria Ferrante (inchiesta su migranti ed affari di RaiTre). La cerimonia di premiazione si è svolta nella Sala dei Presidenti di Palazzo Giustiniani a Roma, alla presenza del presidente del Senato Piero Grasso. La giuria presieduta da Roberto Martinelli e composta da Daniele Biacchessi, Livia Giustolisi, Bruno Manfellotto, Marcello Masi, Enrico Mentana, Virginia Piccolillo, Marcello Sorgi, Luigi Vicinanza e Lucia Visca ha assegnato il Premio “Giustizia e Verità” alla direttrice proprio per l”inchiesta in sei puntate sulla criminalità organizzata con questa motivazione: ““nonostante la condizione di giornalista precaria, continua a informare combattendo contro le minacce della malavita organizzata che la costringono a vivere sotto protezione”.

 

 

 

Maglie – La Prefettura di Bari sta valutando in queste ore se commissariare tutti gli appalti della “Ercav srl”, una new company nata da un ramo d’azienda della “Lombardi Ecologia” operante nel settore dei rifiuti. Da ieri la società di Triggiano (Bari) è stata colpita da interdittiva antimafia ieri, 29 novembre.

L’ombra pesante dei clan di Bari e Bitonto sulla ditta. E non solo. Troppi i legami con i Lombardi, anche dopo il fallimento della loro impresa. Pesanti i contatti con clan baresi e bitontini di prima grandezza che rispondono ai nomi di Savino e Tommaso Parisi, Gaetano Cassano e gli Zonno, con la presenza tra i 320 dipendenti di pregiudicati o persone vicine a questi gruppi. In 15 pagine la Prefettura richiama i carichi pendenti della famiglia Lombardi, i risultati della Direzione investigativa antimafia e l’inchiesta in corso della Procura di Milano, con un capitolo che richiama le indagini condotte dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Lecce che portano dritte all’imprenditore Gianluigi Rosafio e all’ergastolano Giuseppe Scarlino di Taurisano, con in ballo una tangente da un milione – che sarebbe stata pagata per metà – per vincere una grossa gara d’appalto. Una inchiesta giudiziaria ancora aperta.

In attesa delle decisioni della Prefettura di Bari anche 22 Comuni salentini. Ma adesso ad essere in fibrillazione sono i tanti Comuni che hanno assegnato ad “Ercav” il servizio di gestione delle immondizie. Non solo nel Barese ma anche nel Salento: l’Aro 7 è tra questi. Maglie ne è capofila; ne fanno inoltre parte Andrano, Botrugno, Castro, Cutrofiano, Diso, Giuggianello, Giurdignano, Minervino di Lecce, Muro Leccese, Nociglia, Ortelle, Otranto, Poggiardo, Sanarica, San Cassiano, Santa Cesarea Terme, Scorrano, Spongano, Supersano, Surano, Uggiano La Chiesa. Si tratta di 22 paesi per un totale di 93.956 abitanti. Tutti in attesa, amministratori comunali e cittadini, della decisione prefettizia. Ciò che si teme è una eventuale interruzione del servizio per qualche problema che potrebbe insorgere in questi passaggi di mano e di carte. Senza trascurare più che probabili ricorsi giudiziari. Ma balza anche agli occhi quanto siano veritieri i continui richiamai dei magistrati impegnati in attività antimafia, a Lecce (Dda) come a Roma (Dna) sulle persistenti minacce di infiltrazioni criminali negli appalti e nella pubblica amministrazione in genere.

Il premio nazionale vinto un anno fa. E c’è anche chi va col pensiero ad appena un anno fa quando l’Aro 7, unica in Puglia, aveva vinto un premio nazionale bandito da Anci (Comuni d’Italia) e Conai (consorzio nazionale imballaggi) per i progetti a sostegno della creazione di una sempre più forte educazione e cultura ambientali imperniata sulla raccolta differenziata degli scarti domestici, del riciclo e del riuso di materiali da imballaggio.

Persi dieci mesi per un caso analogo a Gallipoli. Da questo tipo di preoccupazioni comunque ci sono passati anche altri Comuni. Gallipoli, con Taviano, Racale, Alliste e Melissano, ha visto allungarsi di quasi dieci mesi l’assegnazione del servizio per l’interdittiva antimafia che aveva colpito nel dicembre 2016 la “Camassa ambiente” spa, altra azienda barese ritenuta inquinata ma vincitrice con Gial PLast di Taviano dell’appalto, A seguito di quel provvedimento e dopo aver consultato l’Anac (l’organismo nazionale anti corruzione), l’azienda tavianese ha visto cambiato il proprio partner e proprio in questi giorni il nuovo servizio, atteso dal 2013 – può finalmente partire.

Casarano, marcia Libera 24.5.2015CASARANO. Un alberello di Natale in carta riciclata quale simbolo del “no” alla criminalità. È l’iniziativa proposta dal comitato “Casarano Libera” che con “Legali a Natale” intende coinvolgere gli esercizi commerciali della città “per testimoniare il no di Casarano a ogni forma di violenza e mafia”. Domenica 4 dicembre, dalle 10 alle 12 al Sedile comunale di piazza San Giovanni, verrà allestito un laboratorio di autoproduzione di alberelli da distribuire poi a vari negozi. L’iniziativa è organizzata insieme alla libreria “attiva” per bambini “La soffitta senza tetto”.  Il comitato civico, che sarà presente con un proprio stand alle iniziative natalizie della Pro loco, lo scorso martedì ha scritto al Prefetto Claudio Palomba chiedendo il rafforzamento del presidio del territorio dopo i recenti fatti di sangue.

 

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Piazza San Martino

Piazza San Martino

Carlo PortaccioTAVIANO. Sicurezza e ordine pubblico: è stata un’estate molto calda sotto tutti i punti di vista. Ripetuti furti nelle abitazioni, sia in centro che in periferia, qualche auto data alle fiamme, episodi di criminalità a danno di cittadini, atti di bullismo. I cittadini vivono con una certa paura questa mancanza di tranquillità e, soprattutto di notte, non si sentono tranquilli anche dopo aver chiuso a chiave il portone di casa. «Ma dove sono i controlli del territorio sia di giorno che di notte – chiedono alcuni anziani nella piazza di fronte alla chiesa di san Martino – che servono, quantomeno, a tranquillizzare le famiglie? Leggiamo che le carceri sono piene e molti ladri, anche se colti in fragrante, vengono lasciati ai domiciliari. Come è possibile tutto ciò?».

Anche il sindaco, Carlo Portaccio (foto), si è fatto interprete del disagio presente nel paese, inviando una lettera al prefetto di Lecce, Claudio Palomba, sollecitandone l’ intervento per contrastare il grave problema. «Non si può più andare avanti di questo passo – lamenta il primo cittadino – la città vive un clima di paura per i ripetuti episodi di criminalità a danno di pacifici cittadini. Se continuiamo di questo passo c’è il rischio di un forte radicamento delle organizzazioni criminali nel tessuto economico e sociale». «Non parliamo dei furti – prosegue ancora Portaccio – che hanno registrato, negli ultimi mesi, un significativo incremento. Di fronte a questo quadro sconfortante aspettiamo risposte concrete dalle istituzioni». In questi giorni, intanto,  il Prefetto ha chiamato il Sindaco e gli ha assicurato il suo interessamento per  risolvere il problema  e tranquillizzare gli animi dei cittadini.

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cataldo motta procuratore della repubblicaConcessionarie autorizzate che si “dimenticano” di versare allo Stato il contributo riscosso (il Preu, prelievo erariale unico) per ogni giocata, creando crediti  spaventosi e alla lunga inesigibili; gestori che trascurano di collegare la macchinetta al centro nazionale che registra tutti i movimenti in denaro; società formalmente pulite che con prestanomi e sedi lontane rendono pressocché impossibili i controlli; operatori legati alla criminalità che obbligano bar, cartolerie e tabaccherie a utilizzare i propri apparecchi taroccati: c’è di tutto intorno ad una torta sempre più grande e appetitosa, se è vero che l’Italia oggi ha il triplo di Videolottery degli Usa.

In questo quadro non sorprende perciò che in questi anni si sia gonfiata in modo abnorme la sacca dei punti scommesse non autorizzati. Lo Stato non ha trovato di meglio che procedere ad una sanatoria delle circa 7mila agenzie “in nero”. Al condono, scaduto il 2 febbraio scorso hanno aderito appena in 2.400 che pagheranno 15-16mila euro a testa per mettersi in regola. Troppo poco per lo Stato che contava su 220 milioni di entrate e ne vede arrivare 70. Tanto che adesso si pensa ad una proroga dei termini contro la quale aumentano le proteste.

In Puglia, secondi i dati di Agipro, tra il 2013 e il 2014 le agenzie irregolari sono diventate 1.500 da 924 che erano; in provincia di Lecce ci sono 151 agenzie irregolari (basta un pc e una stampante per operare) e 144 legali; stesse proporzioni a Nardò, Gallipoli e Galatina. Durante una massiccia operazione dei finanzieri durata cinque giorni nel marzo 2014 in tutta Italia, solo una slot su quattro è risultata in regola.E gli operatori legittimi protestano, ovviamente: la concorrenza sleale ha provocato una riduzione delle giocate del 40% nell’anno scorso.

Di pari passo crescono le infiltrazioni criminali. Il capo della Direzione distrettuale antimafia, Cataldo Motta (foto). nella sua recente relazione, ha indicato le “sedi” dei gruppi già attrezzati per lucrare sull’affare-giochi: il Nord leccese, Gallipoli, l’area di Aradeo e quella di Parabita-Matino-Casarano fino a Taurisano, Ugento e Acquarica. Per il concreto rischio di infiltrazioni mafiose sono state “commissariate” quattro società di Racale, la cui gestione è stata affidata a professionisti esterni.
«La criminalità ha trovato il modo di trarre utili notevoli dal settore dei giochi e videogiochi; queste attività si sono rapidamente diffuse in tutto il territorio provinciale», ha scritto Motta, ricordando episodi di conflitti sanguinosi tra clan per imporre le proprie macchinette sputa soldi. In tasca loro.

Casarano. Chiedono “l’attenzione delle istituzioni e delle forze dell’Ordine” le famiglie di contrada Pietrabianca che hanno costituito un comitato di quartiere per far fronte all’emergenza criminalità nella zona.

Il problema è rappresentato, in principal modo, dalle due piazzette che la sera rimangono regolarmente al buio “per favorire – affermano i residenti – lo spaccio di sostanze stupefacenti da parte di quanti hanno preso la zona come punto di riferimento per la loro attività”.

«Iniziamo a garantire la pubblica illuminazione e poi garantiamo una maggiore vigilanza per evitare che Pietrabianca venga identificata come zona di  spaccio», fanno sapere dal quartiere sito nell’estrema periferia a nord-est della città. Malgrado la presenza di una parrocchia molto attiva, lungo i viali della contrada la paura è che “certe situazioni” diventino normali.

Negli ultimi mesi ci sono stati anche alcuni interventi dei carabinieri, con sequestri che circolano con periodicità nella zona, ma i residenti chiedono di più. La loro protesta è stata ripresa anche dal consigliere di minoranza Attilio De Marco (Udc) che ha invocato “un’azione congiunta delle forze dell’Ordine”.

Intanto altri residenti contestano l’immagine di Pietrabianca quale area “degradata e abbandonata”.

Lucia Semola, tra gli ultimi commercianti ad essere stata presa di mira dai rapinatori nella sua gioielleria di via Matino

Casarano. L’ultimo, in ordine di tempo, è stato l’agguato ai coniugi proprietari del ristorante “Il Sorriso” attesi sottocasa (in via Solferino), in piena notte, da due rapinatori incappucciati e armati pronti a sottrargli l’incasso della giornata.

Consapevoli del pericolo, i due ristoratori erano soliti farsi  scortare dala poliza privata e, nelal sera della rapina, addirittura da due dipendenti.  Prima di loro ad essere colpita era stata una  gioielleria di via Matino. In questo caso due  giovani (con il capo camuffato da cappellini da baseball) hanno atteso che la titolare alzasse la saracinesca per l’apertura pomeridiana per entrare in azione. Chiusa in bagno la ragazza, hanno poi arruffato contanti e gioielli per un valore complessivo di circa 3.500 euro, portando via la cassetta con la registrazione della videosorveglianza interna. Il tutto in pieno giorno e nel vivo della zona commerciale della città. Stessa dinamica riscontrata pochi giorni dopo in una gioielleria di Calimera.

«La paura è stata tanta e per fortuna non ci sono state conseguenze», afferma Lucia Semola, la 32enne titolare che, subito dopo l’episodio, ha comunque dovuto far ricorso alle cure del pronto soccorso per riaversi dallo choc. «È una situazione con la quale ormai conviviamo anche se la preoccupazione è sempre tanta. Di certo una maggiore sicurezza gioverebbe», afferma ancora l’esercente.

Per Casarano, insomma, l’incubo rapine continua se è vero che negli ultimi mesi non si contano i colpi messi a segno. Sotto il tiro benzinai e tabaccai ma anche farmacie, piccoli esercizi e chiese. La tecnica è quasi sempre la stessa: ad agire sono quasi sempre in due, muniti di moto e incappucciati, che agiscono in pochissimi secondi sfruttando il fattore sorpresa.

A nulla sono serviti, sinora, gli inviti ad alzare il livello di vigilanza malgrado l’intensificarsi del pattugliamento da parte dei carabinieri. Rimane, dunque, sempre attuale il progetto sulla video sorveglianza rilanciato da ultimo dallo stesso sindaco Gianni Stefàno già al momento del suo insediamento.

«Oltre all’area industriale, il cui progetto sta seguendo il suo iter con buone possibilità di essere finanziato, cercheremo di garantire la sicurezza ad iniziare dalle vie e dalle piazze del centro, dalle zone commerciali e da quelle aree di maggiore interesse», afferma Stefàno per il  quale l’argomento ha rappresentato un vero e proprio cavallo di battaglia in campagna elettorale. Nel suo propgraamma c’è il potenziamento della Polizia municipale con la  videosorveglianza “nei punti strategici” della città.

Gallipoli. È stato arrestato nei giorni scorsi con l’accusa di “estorsione consumata e tentata” N.B., il 36enne gallipolino (foto) che dopo aver dato in permuta la propria auto pretendeva ancora denaro.

Già lo scambio gli aveva fruttato ben 13.500 euro ma, non ancora soddisfatto, l’uomo continuava ad avanzare altre richieste al commerciante con il quale aveva concluso la permuta. Dopo i primi 300 euro, necessari, a suo dire, per riparare l’auto, avrebbe preteso altri 150 euro arrivando a picchiare il suo interlocutore per rendersi più convincente.

I fatti risalgono al 2010 quando tra i due (tra l’altro conoscenti) avvenne la permuta degli autoveicoli che il 36enne pensava di trasformare in una rendita a lungo termine. Pensando che le richieste terminassero lì, il commerciante aveva accolto la prima richiesta. Alla sedonca, del gennaio del 2011, pensò, invece, di poter resistere finendo per essere aggredito e picchiato all’esterno del proprio locale.

L’uomo non formulò denuncia solo “per paura” ma i successivi episodi, tra i quali un’altra aggressione in un vicolo con un bastone e  un’altro appostamento all’uscita da un locale gli fecero cambiare idea.

Prima  della denuncia ai carabinieri, il commerciante avrebbe anche tentato, ma senza successo, di riprendersi la propria autovettura senza pretendere la restituzione dei 13.500 euro già versati. Dopo l’arresto, operato dai carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia di Gallipoli, il presunto estortore, difeso dagli avvocati Pompeo Demitri e Paola Sciapli, è stato condotto nel carcere di borgo San Nicola a Lecce.

La caserma dei Carabinieri di CasaranoCasarano. Emergenza violenza a Casarano che si manifesta sia in modo “gratuito”, come quella sportiva dopo la partita Casarano-Ischia di domenica scorsa, sia con “profitto”, il bottino delle rapine ai danni di commercianti. In ogni caso  una situazione che desta seria proccupazione nei cittadini.

Ormai lo dicono tutti che gli atti di violenza e di aggressione che si manifestano negli stadi sono figli della violenza metropolitana che non ha niente da spartire con lo sport, come dimostra l’episodio di domenica scorsa. La partita Casarano Ischia era finita con un 4 a 2 per la squadra ospitante ma la violenza degli ultras si è scaricata con una sassaiuola contro il pullman degli isolani che sono riusciti a partire solo qualche ora dopo scortati dalla polizia. Leggermente feriti tre ischitani, tra cui l’autista. Nell’ambito sportivo non è la prima volta che si verificano episodi di violenza: a novembre scorso i tafferugli avevano interessato la partita di volley contro la squadra dello Squinzano.

Preoccupante il ripetersi di rapine tentate e portate a termine ai danni di commercianti o di inermi cittadini. L’ultima ha interessato la farmacia Stea al centro di Casarano, in via Calatafimi. Un uomo con il viso travisato da un passamontagna è entrato nella farmacia e ha minacciato la titolare e i presenti con una pistola. Si è fatto consegnare circa 1500 euro e si è subito dileguato . Come si può immaginare, grande spavento delle persone che hanno assistito alla rapina. Un sequestro-rapina ha interessato un 40enne che all’una di notte è stato fatto salire su un’auto da tre malviventi, anche questi travisati, che lo hanno portato fino ad Ugento e gli hanno rubato quello che aveva, 150 euro.

Un altro episodio è stato denunciato da Andrea Monsellato, contitolare del ristorante-bar “Made in Italy” nei pressi degli uffici Inps: alla chiusura del bar, mentre stava salendo in macchina gli si sono avvicinati due uomini che gli hanno chiesto di consegnare il denaro. Alla risposta negativa di Monsellato, si sono allontanati. Ma la settimana scorsa un’altra rapina era andata a segno ai danni di Agostino Malorgio, titolare del ristorante-pizzeria Enjoy pub di Casarano mentre ritornava a casa, a Collepasso. Bloccato sulla strada è stato costretto a consegnare l’incasso della giornata, tremila euro.

Altre due rapine erano avvenute nelle settimane scorse: una ai danni di un commerciante di giocattoli e l’altra di un dipendente di un supermercato. ai danni d commercianti. La tecnica è la solita, bloccati per strada e minacciati. Dopo tanti e ravvicinati episodi si capisce bene come i commercianti siano preoccupati.

Gallipoli.  Nonostante manchi ancora il riconoscimento ufficiale da parte della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, con conseguente programma di protezione per lui ed i suoi familiari, il primo pentito della criminalità organizzata jonica c’è. Si chiama Giuseppe Barba, quand’era militante più noto come “Peppe u dannatu”, e non è solo.

A differenza di diversi altri casi maturati e registrati in ambienti simili calabresi, siciliani e pugliesi, Barba ha accanto a sè gli affetti più cari, a cominciare dalla madre, dopo aver raccontato tutto ciò che sapeva nei  sei mesi concessi agli aspiranti collaboratori (maggio-novembre 2011).

In una intervista a “Nuovo Quotidiano di Puglia” dice con coraggio la sua Rosalba Casalino, 59 anni, diventata mamma con Giuseppe a 18 anni; poi arrivò anche Marco, prima collaboratore di giustizia per un certo periodo prima di rientrare nei ranghi del clan gallipolino. «Ho incoraggiato io quella scelta – ha dichiarato la donna – perchè la ritengo giusta. Giuseppe ha fatto bene».

Così, mentre l’ex “santa” (il grado detenuto dal pentito 41enne nella gerarchia del clan) ha dichiarato che andrà avanti nonostante minacce e attentati (come quello che ha fatto andare in fumo il furgone utilizzato dai suoi genitori per il commercio di pesce), anche fuori, i suoi familiari non mollano. Sono stanchi di 20 anni di visite nelle carceri, di aule di tribunale, di processi, sentenze e avvocati.

Vogliono una vita normale, anche perchè tutti stanno pagando per gli errori commessi. La madre, da vera madre e che intanto ha ricomprato un furgone, non scarica Marco, anzi ribadisce che i suoi figli erano “bravi ragazzi”, rovinati poi dalle cattive compagnie.  Ricorda che quando il figlio piccolo comincià a collaborare con la giustizia finirono in carcere 50 persone e che lei stessa si è fatta 17 giorni di prigione prima di venire riconosciuta innocente.

Cambiare vita, riprendersi una quotidianità da persone normali, senza abbandonare nessuno, neanche Marco Barba per il quale la signora Casalino sottolinea condizioni fisiche precarie ed una particolare malattia che necessita di cure costanti. Se sarà, non sarà certo facile svoltare, ma grazie al loro contributo forse salterà il tappo dei rapporti oscuri e criminosi esistenti in città e in questa parte del Salento, contiguità e complicità comprese.

Intanto è bastata la parola di Giuseppe barba per ridare la libertà ad un commerciante gallipolino, Luigi Sabato, 60 anni, accusato di aver nascosto la droga nei giocattoli che commerciava. Il pentito ha raccontato che furono i suoi ex soci del clan a infilarcela per rivalità tra gruppi. Il giocattolaio aveva chiamato in causa Barba, lui ha confermato i fatti e il tribunale gli ha creduto.

Una delle tombe profanate (foto di Franco Mantegani)

Taviano. Profanato il cimitero di Taviano per rubare rame. Alcuni ladri si sarebbero introdotti nel cimitero e avrebbero asportato un numero imprecisato di vasi e portafiori in rame da alcune tombe.

Da una prima analisi si tratterebbe di oltre trecento tombe profanate. Imbrattati di fiori sparsi anche tutti i vialetti interni del cimitero. I ladri di rame per trasportare all’esterno il bottino si sarebbero serviti di almeno 15 grossi contenitori per la raccolta della plastica, rubati all’interno dello stesso cimitero.

A dare l’allarme il custode del cimitero, Salvatore Gianfreda, che ha dichiarato: «Mi sono  accorto che qualcosa non andava in quanto ho notato i fiori sparsi per terra, sui vialetti interni».

Uno dei primi ad accorrere è stato l’assessore ai servizi cimiteriali, Leonardo Tunno  «Ancora una volta – ha detto – siamo chiamati a commentare episodi come questo che sono frutto dei nostri tempi dove gli ideali non esistono più. Sinceramente non trovo le parole adatte per un atto così vile avvenuto in un luogo dove dovrebbe regnare la pace e l’armonia».

Rammaricato anche il parroco, don Salvatore Barone: «È indubbiamente un atto esecrabile che va condannato, ma anche un campanello d’allarme che va ascoltato e ripensato sulle sue cause e nelle sue conseguenze. C’è anche la perdita di valori affettivi e religiosi. Non vale la bonaria giustificazione “è  una ragazzata”».

La presidente dell’associazione antiraket e il consigliere Rainò

Taviano. Racket e usura: una piaga sociale, ma qualcosa nel Salento ora si muove a sostegno degli imprenditori che sono quelli maggiormente colpiti. Va detto che il problema, di vasta rilevanza economica e sociale, si è aggravato negli ultimi tempi e sempre più spesso assistiamo a fatti di cronaca riguardanti pizzo, usura, tangenti che hanno finito con il mettere in ginocchio piccole o grandi realtà imprenditoriali e commerciali.

Si corre ai ripari: ora gli imprenditori in stato di crisi per questi fatti non saranno più lasciati soli ma si cercherà di offrire loro una solida base di solidarietà e di assistenza per evitare una preoccupante emarginazione dal tessuto sociale.

L’ancora di salvezza arriva dal sottosegretario agli Interni, Alfredo Mantovano, che ha rilanciato nel Salento lo sportello comunale contro racket  e usura. Lo sportello, per ora, è ubicato solo a Lecce in via Francesco De Simone, 20 (zona Borgo Pace) con tel. 0832.682681; fax 0832.682675; cell. 339.7597808. Email: antiracketsalento@ libero.it. A breve ne sarà aperto un altro a Gallipoli per essere ancora più vicini e partecipi ai problemi degli imprenditori del basso Salento. Dal sottosegretario Alfredo Mantovano è arrivato l’invito, agli operatori commerciali e agli  imprenditori in genere,  che si trovino o si sono trovati ad essere vittime di fenomeni estorsivi o di prestito fuorilegge, a denunciare gli abusi subiti in silenzio.

Anche a Taviano l’iniziativa di sensibilizzazione è stata illustrata alla presenza del sindaco Carlo Portaccio, del presidente della IV commissione consiliare, Salvatore Rainò, e di numerosi imprenditori e professionisti della consulenza alle imprese.

Ha tenuto una relazione la presidente dell’associazione Antiracket del Salento, Maria Antonietta Gualtieri che nel corso del dibattito ha sottolineato gli aspetti più spinosi di queste vicende. «I migliori alleati della criminalità – ha detto la Gualtieri – sono, purtroppo la paura e il senso di vergogna che generalmente provano le vittime di racket e di usura. L’impegno profuso dall’associazionismo va proprio nella direzione di creare contenitori discreti che sappiano proteggere coloro che hanno il coraggio di farsi avanti. Invito perciò tutti gli operatori commerciali a rivolgersi ai nostri sportelli in quanto li affiancheremo in tutte le fasi fino al rientro nell’economia legale».

Qualcosa si muove anche a livello di finanziamenti bancari. All’inizio di questo autunno, infatti, con grande soddisfazione dei banchieri, è stato modificato il meccanismo che, ogni tre mesi, determina il tasso oltre il quale vi è usura. Se prima vi era usura quando si superava il tasso medio più la metà, ora, invece, non bisogna superare un quarto del tasso medio più quattro punti percentuali.

Rocco Pasca

Piazzetta Bastianutti con l’opera architettonica di Hidetoshi Nagasawa

Casarano. La città sarà presto sorvegliata da 35 telecamere poste nei punti cruciali per sorvegliare sulla sicurezza dei cittadini. È questa l’attesa risposta, anche se casuale, all’escalation di criminalità che ha interessato questo scorcio del 2011.

Il progetto di video-sorveglianza territoriale, per un importo previsto di 320mila euro, redatto dal comandante della Polizia municipale, Gabriele Marra, e dal dirigente del settore tecnico, Francesco Longo, sarà completamente finanziato da fondi ministeriali ed europei.

Questo progetto viene ad affiancarsi ad un altro, già approvato dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, ancora in attesa del relativo finanziamento da parte del dipartimento della Pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno e prevede a sua volta altre 18 telecamere vigili sugli accessi della zona industriale.

Le 35 telecamere saranno installate presso i giardini comunali “W. Ingrosso”, piazzetta Petracca, piazza San Domenico, piazza San Giovanni, via Cavour (scuola materna), piazzetta Bastianutti (Casaranello), piazza Vittime Civili di Guerra (stadio e scuole), via Fermi (ospedale), via Giusti (giardini ospedale), viale Stazione (zona tribunale), via Matino, via Agnesi e zona cimitero.

L’obiettivo dichiarato da Palazzo dei Domenicani è quello di rendere il territorio “meno aggredibile da fattispecie criminose che rappresentano un grave ostacolo allo sviluppo economico, alla civile convivenza e alla qualità e produttività del lavoro, tenuto conto del dilagare dei fatti criminosi nella nostra città, al fine di garantire un modello di vita tranquilla ai nostri concittadini”.

La centrale di monitoraggio, sistemata presso il comando della Polizia municipale, permetterà di “monitorare le zone del centro urbano maggiormente soggette a fenomeni di atti vandalici, spaccio e consumo di sostanze stupefacenti oltre a monitorare e controllare ogni evento contro la pubblica incolumità”.

La situazione in città è preoccupante per la serie di fatti criminosi che si sono succeduti nel mese di ottobre: l’8, il 13 e il 14 sono stati i giorni degli attentati alle auto di tre cittadini; il 17, un bandito armato di coltellino rapina un supermercato in via Matino; il 19, grazie all’iniziativa di un carabiniere fuori servizio, viene sventata una rapina alla banca Monte dei Paschi di Siena, con sede in piazza Umberto I; il 20, altra rapina con taglierino al centro commerciale “Le Vele”; lo stesso giorno, infine, viene arrestato un giovane per coltivazione di marijuana.

Si susseguono segnali inquietanti della malavita locale. Sempre di più sono usate le armi a scopo intimidatorio: sta ritornando il racket

Taviano. Presa di mira in pieno giorno la  concessionaria di automobili “Marvello Cars” di Antonio Marvello, alla periferia di Taviano. L’ora scelta per agire è quanto meno inusuale, subito dopo pranzo, in pieno sole, con il rischio, quindi, di essere scoperti. I malviventi hanno usato una pistola a tamburo perché sul posto non sono stati trovati bossoli.

Quando i gestori sono tornati per l’apertura pomeridiana hanno avuto la sorpresa di vedere la vetrina colpita da quattro colpi di pistola. Hanno subito chiamato i carabinieri  della compagnia di Casarano che stanno conducendo le indagini. Ancora non è trapelato niente sul movente, i gestori non avrebbero ricevuto richieste estorsive né risulta che abbiano cattivi rapporti con qualcuno.

La pista da seguire è quella del pizzo? Ci sono solo ipotesi non avvalorate da alcuna certezza.

Di certo si tratta di un segnale allarmante la cui ripetizione rende lo scenario di certo preoccupante. Nel corso dell’estate, infatti,  si sono susseguiti diversi episodi in cui sono state impiegate armi da sparo. Atti intimidatori, rapine presso gli uffici postali, distributori di carburanti, supermercati. E infine questo episodio allarmante a Taviano.

Dall’altra parte abbiamo il controllo attento delle forze dell’ordine che vigilano sul territorio. E a proposito di armi alcuni giorni fa i carabinieri di Gallipoli hanno trovato in una zona periferica nel corso di una perlustrazione nelle campagne e nei casolari una pistola clandestina, cioè non censita, di produzione spagnola con tre colpi già esplosi. Si tratta di una calibro 22, in buono stato di conservazione, lubrificata e perfettamente funzionante. Anche questo un segnale preoccupante.

Tuglie.  È stato ascoltato, il 27 settembre scorso, il pescatore gallipolino Gaetano Bianco, che ha confermato nell’aula di Corte d’Assise di essere l’assassino dell’operaio  di Galatina,  Sergio Tundo, ucciso perchè lo aveva provocato.

L’uomo ha raccontato cosa accadde quel 5 maggio di due anni fa, a Tuglie, in via Ugo Foscolo, sotto l’abitazione della sua ex, rispondendo alle domande del pubblico ministero Alberto Santacatterina e a quelle del presidente della Corte d’Assise, Roberto Tanisi. Bianco ha esposto la sua versione dei fatti:  ha estratto il coltello solo per intimidire l’operaio galatinese, amico del figlio della sua ex fidanzata.

Tundo si era fatto avanti quella sera  per difendere la donna dagli atti persecutori del gallipolino. La 44enne di Tuglie  nei giorni precedenti l’omicidio, aveva denunciato ai carabinieri della stazione di Sannicola di aver subito più volte un furto di capi di biancheria intima da parte del suo ex compagno.

La relazione tra i due era terminata da tre anni circa, ma lui non si era rassegnato al fatto che la donna non lo volesse più e la tormentava con chiamate, messaggi, visite improvvise; la seguiva e le rubava perfino la biancheria intima, come successe anche quel 5 maggio.

Quel giorno, appunto, Bianco approfittando dell’assenza della donna, si sarebbe  introdotto nell’abitazione, per  rubarle la biancheria. Al rientro la signora si è accorta del furto. Subito ha intuito che l’autore dovesse essere stato l’ex convivente, ha pensato così di chiamarlo al telefono e  di chiedergli la restituzione della refurtiva.

E’ stato fissato un incontro all’una di notte, a Tuglie, all’esterno di quella stessa abitazione; un incontro che forse sarebbe dovuto essere anche chiarificatore. Probabilmente perché intimidita e soprattutto perché stanca di una vicenda che durava da fin troppo tempo, la donna ha chiesto l’aiuto del figlio, all’epoca dei fatti 22enne, operaio, perché lo convincesse a lasciarla in pace. Il ragazzo accettò l’invito di sua madre e partecipò all’incontro insieme ad un amico, Sergio Tundo, più grande di lui di vent’anni.

Quando Bianco è arrivato sul posto s’è trovato  davanti anche i due giovani. Tra lui e i due scattò un diverbio e poi una colluttazione in cui l’operaio galatinese morì, colpito da due coltellate, una delle quali dritta al cuore. Dopo l’omicidio, il gallipolino rientrò nella sua abitazione dalla quale i carabinieri lo prelevarono a notte fonda.

Nella prossima udienza prevista per il 3 novembre, il presidente Roberto Tanisi, il giudice togato Francesca Mariano e i giudici popolari stabiliranno l’attendibilità del racconto di Bianco del 27 settembre scorso. A novembre sarà attesa anche la sentenza.

FS

Taviano. Di fuori sembrava una delle tante paninoteche che, specie d’estate, costellano il litorale affollato di ospiti, in buona parte giovani: esposto c’era infatti tutto il necessario per preparare buoni panini a base di wurstel o altri tipi di insaccati, un buon numero di casse di birra e tutto il necessario per clienti tranquilli e rilassati.

Ma quel furgone, oltre a questo tipo di servizio con panini, forniva anche un altro tipo di companatico, non proprio da esporre in vetrina. E infatti non c’era lì, sotto gli occhi di tutti, nè poteva esserci.

Questo tipo di “companatico” era occultato in un rassicurante vaso di Nutella, allettante, allegro, colorato e innocuo agli occhi dei più. E là dentro – e in un sacco di carta per il trasporto di pane – i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Casarano e della stazione di Racale – hanno trovato quasi mezzo chilo di marijuana, esattamente 440 grammi, più dieci di hashish e poco più di due grammi di cocaina, oltre a 690 euro.

Come ci siano arrivati ad avere prima certi sospetti e poi la certezza che qualcosa di quel furgone paninoteca, poco fuori Mancaversa in direzione di Gallipoli, non andava per il verso giusto, i carabinieri lo hanno raccontato, una volta concluse le operazioni che hanno portato in carcere tre giovani: Carlo Olimpio, nato a Gallipoli, 25 anni, il titolare, che si è addossata poi ogni responsabilità sulla proprietà della droga; il suo concittadino Alessandro Santacroce, 23enne, e il tricasino Marco Previtero, 18 anni, tutti e tre residenti a Taviano, passati dal carcere agli arresti domiciliari dopo le dichiarazioni di Olimpio.

In precedenti operazioni di controllo del territorio di qualche settimana fa, i carabinieri avevano fermato alcuni giovani che, alla spicciolata, si erano forniti di quella paninoteca ed avevano raccolto più di un indizio evidentemente che rafforzava i loro sospetti. Così una sera, prima dell’inizio dell’attività di vendita, sono entrati in azione cogliendo sul fatto i tre.  Invece della Nutella c’era un consistente quantitativo di sostanza stupefacente, la cui presenza di certo non si poteva giustificare come un errore della fabbrica fornitrice nè in altro modo se non per fini di spaccio. L’estate fantasiosa ma pericolosa dei tre giovani è così finita anzitempo e nel peggiore dei modi.

Il carcere di Borgo San Nicola a Lecce

Casarano. Crescono i rapporti tra i paesi visini e Casarano, ma purtroppo non si tratta di relazioni virtuose. Dopo l’estorsore di Parabita, il 43enne Biagio Toma, noto già alle forze dell’ordine, prelevato dai carabinieri proprio mentre intascava denaro in uno studio di Casarano, ecco una matinese in azione.

Nei giorni scorsi una giovane donna, S.N. di 27 anni di Matino, ha cercato di fare il “colpo” della giornata ai danni di una pensionata.

Tutto si è svolto nel primo pomeriggio in pieno centro cittadino. La giovane si è avvicinata alla 71enne mentre quest’ultima era in procinto di salire nella sua auto. A prima vista, sembrava una persona alla ricerca effettiva di informazioni, ma considerati gli sguardi insistiti all’interno dell’abitacolo della vettura, l’obiettivo evidentemente doveva essere altro. Infatti mentre ancora l’anziana forniva la risposta richiesta, la donna matinese le ha strappato dalle mani la borsa ed è scappata via.

La fortuna (e la sfortuna per la ladra) ha voluto che poco distante vi fosse una pattuglia dei carabinieri intenta a svolgere i normali servizi di prevenzione. I militi, non appena rinvenuta la segnalazione, si sono messi in movimento.

Le ricerche hanno quasi subito portato a rintracciare la 27enne, che nel frattempo si era però disfatta della borsa contenente 20 euro, documenti, il telefonino ed altri oggetti personali.
Poco dopo è stata rinvenuta anche la borsa e tutto è tornato alla legittima proprietaria.
Con l’accusa di “furto con strappo” la donna è stata arrestata dai carabinieri di Casarano (stazione e Compagnia) e portata nel carcere di Lecce.

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