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Nardò – Illuminazione votiva, estromessa la ditta e il canone si “sgonfia”. È stata scritta la parola fine al braccio di ferro giudiziario tra l’impresa “Borgia”, che dal 1991 gestiva l’illuminazione del cimitero, e il Comune di Nardò. Quest’ultimo nei giorni scorsi ha avuto la meglio nei tribunali e la conduzione delle lampade votive è ora in mano alla società “Ariete srl”. La novità più rilevante di questa sostituzione riguarda il canone annuo del “lumino”, che dal 2019 sarà di 13 euro iva inclusa contro i 23.31 pagati finora. Il nuovo costo rimane naturalmente comprensivo degli altri servizi collegati: controllo funzionalità e sicurezza degli impianti, call center per l’utenza e assistenza alla sottoscrizione dei contratti. L’allaccio/distacco ammonterà invece a cinque euro. Modalità di pagamento e scadenze: i versamenti per il 2019 si effettuano entro il 31 ottobre 2018 con bonifico. “Chi ha già pagato il canone alla ditta Borgia per gli anni successivi al 2018 – fanno sapere dal Comune – dovrà presentare la ricevuta di pagamento all’Ufficio Tributi (primo piano dell’ex tribunale)”.

La querelle giudiziaria ha inizio a settembre 2017, quando Palazzo Personè procede alla revoca della convenzione e alla risoluzione del contratto dopo aver riscontrato carenze di manutenzione degli impianti. La ditta non ci sta e fa ricorso al Tar. Pochi giorni fa il Tribunale ha ritenuto legittima e giustificata la mossa del Comune e del suo legale, l’avvocato Paolo Gaballo. In particolare, il giudice amministrativo ha accertato gli inadempimenti “così come contestati dal Comune”, condannando la ditta al pagamento delle spese legali.

Il “caro-lumini” è stato un argomento molto presente due anni fa nella campagna elettorale dall’attuale sindaco Giuseppe Mellone e del suo movimento, Andare Oltre. «Il nostro obiettivo – ha dichiarato soddisfatto il primo cittadino – è sempre stato quello di dare ai cittadini un servizio efficiente, considerati i molteplici inadempimenti del vecchio gestore certificati anche dal giudice amministrativo. Voltiamo pagina dopo 27 anni con un servizio finalmente sicuro e all’altezza, contenti di poter chiedere ai cittadini costi molto diversi dal passato, cioè quasi la metà di quanto pagato sinora». Stessa linea di Gianluca Fedele (nella foto con Mellone), capogruppo in Consiglio comunale di Andare Oltre e delegato ai servizi cimiteriali: «Le imprese costruttrici – ricorda – potranno avvalersi di ditte diverse per l’allestimento elettrico di colombari e cappelle, crolla poi l’obbligo di predisporre una lampada per ogni loculo anche quando non se ne avverte la necessità e si potrà persino prevedere l’utilizzo di altre fonti energetiche, sinora negate. Con la ditta Borgia – rivela poi l’esponente di maggioranza – dopo il nostro insediamento vari sono stati i tentativi di trattativa, anche privata, per raggiungere un accordo ma dalla barricata opposta vi è stata una totale e decisa blindatura. Tale irragionevolezza ci ha condotti verso un clima che si è via via gelato”.

 

Gallipoli – L’ultimo triennio 2015-’16-’17 ha registrato per il porto di Gallipoli un calo costante dei movimenti per operazioni commerciali. Si tratta di un dato opposto a quello che invece proprio fino agli inizi del 2015 aveva segnato un rifiorire delle attività. Le navi che si alternano sul molo foraneo caricano in prevalenza cemento proveniente dalla ditta Colacem di Galatina, come confermano dagli uffici della Capitaneria; questa attività è però legata ai periodi di benessere e ricostruzione di paesi e città del Mediterraneo feriti dalla guerra. Dalle 62 navi nell’anno 2015 si è passati dunque alle 30 nel 2016 e alle 13 soltanto nel corso del 2017. Il 2018 sembra registrare un lieve aumento considerato che nel primo bimestre sono transitate otto navi per un carico totale di cemento alla rinfusa di 41.790 tonnellate. Un traffico monotematico dunque, al quale sporadicamente nel 2015 si è aggiunto quello dei tubi di grande portata destinati alle condotte dell’Acquedotto pugliese.

Commerci sempre più esigui, ma intanto ci vivono circa 50 famiglie Questi numeri, secondo alcuni, non giustificano il mantenimento della natura commerciale dello scalo gallipolino ma occorre anche evidenziare che “ci sono almeno una cinquantina di famiglie che vivono grazie a questi se pur esigui commerci”, come fanno notare in Capitaneria e negli uffici doganali. Se si volesse comunque pensare a riconvertire totalmente il bacino portuale, occorrerebbero dei lavori di adeguamento di notevole importanza: una nave da crociera di linea di medie dimensioni, ad esempio, occupa l’intero braccio e richiede uno spazio di manovra ora insufficiente; soprattutto si dovrebbe dotare l’intera area di infrastrutture, servizi e una rete di collegamenti ad oggi inesistenti.

Minerva: “Affiancare al traffico commerciale quello crocieristico” Alla navigazione per operazioni commerciali tuttavia negli ultimi anni si è accostato un esiguo turismo croceristico con quattro scali nei mesi estivi del 2015 e 2016 di piccole navi da crociera; nessuno scalo invece nel 2017. “Per quest’anno – afferma il Sindaco – ci sono già cinque navi da crociera che sicuramente faranno scalo a Gallipoli”. Una notizia confermata dall’agenzia marittima De Luca e dalla Capitaneria; il numero potrebbe anche aumentare. Non si tratta però di crociere di linea, precisano dall’agenzia, ma di navi private che possono trasportare da 150 a circa 400 passeggeri , come la già nota “Seabourn Spirit”, che seguono itinerari studiati ad hoc dai tour operator specializzati per soddisfare un determinato target di lusso che sceglie i porti di interesse. Sono per lo più turisti americani e nord europei. Parallelamente a questo inoltre l’Amministrazione comunale sta lavorando per cercare di chiudere una intesa con alcune grandi compagnie con navi di media grandezza per entrare nel circuito delle crociere di linea. “Una riconversione totale del porto non è semplice – dice ancora Minerva – anche perché c’è una larga fascia di cittadinanza sfavorevole. Bisogna trovare delle soluzioni intermedie per incrementare sia il traffico commerciale che quello turistico e far coesistere entrambe le funzioni”.

Nardò – L’ultima nomina con un decreto riguardante il capo del suo Gabinetto da parte del Sindaco Giuseppe Mellone, non passa inosservata alle opposizioni consiliari. “Pensava forse che non ci saremmo accorti, perché in campagna elettorale. Noi come i neretini siamo sempre vigili ed attenti alle nefandezze compiute dal Sindaco più incoerente e camaleontico che la storia di questa Città ricordi”, scrivono i consiglieri comunali Lorenzo Siciliano, Daniele Piccione, Roberto My, Carlo Falangone e Giancarlo Marinaci. “Ecco il regalino alla cittadinanza targato Pippi Mellone. Un decreto a sua firma per ampliare il suo staff da quattro a cinque componenti- affermano i cinque consiglieri – non bastavano un addetto stampa, una vigilessa che si occupasse della sua segreteria, un portavoce dalla dubbia utilità che in questi mesi è balzato agli onori della cronaca per figuracce, un addetto stampa ed un addetto ai bandi comunitari. Ora è il turno del “capo di gabinetto””. Naturalmente anche Siciliano e colleghi rimarcano quella che ritengono una grossolana contraddizione (come fatto ieri già da Lucio Tarricone, presidente del Centro studi Salento nuovo): “E’ la quinta figura a disposizione del Sindaco pro tempore che prometteva taglio dei costi ed azzeramento dei privilegi e che oggi si è circondato da una schiera di “collaboratori”. E sarebbero stati sei, gli uomini del costosissimo staff – proseguono gli oppositori –  se l’opposizione non avesse prontamente assunto una netta posizione nei confronti della nomina di Angelo Calabretti (settantenne galatinese, già a processo per turbativa d’asta nell’ambito di un’inchiesta dell’antimafia)”. Ma al di là  degli orientamenti mutati, ai consiglieri di minoranza interessa anche un altro aspetto: “Lieviteranno, dunque, anche i costi a carico dei neretini. Già alle stelle, considerati i 200.000 euro in cinque anni sul groppone dei contribuenti per pagare uno staff che ieri rappresentava un esempio di spreco di denaro pubblico (l’accusa che muoveva Mellone al suo predecessore Marcello Risi, ndr) mentre oggi pare essere indispensabile e necessitato di un costante ampliamento”.

 

istituto magistrale casarano  (4)

Ci siamo, come ogni anno nelle prime settimane di settembre inizia la liturgia in preparazione del nuovo anno scolastico. Se i dirigenti e i docenti sono alle prese con le prime necessarie formalità (collegi, programmazione, piano dell’offerta formativa,  ecc) le famiglie si affannano, ancora nel sole estivo, a preparare tutto il corredo scolastico per i figli, a iniziare dalla scuola dell’infanzia fino alle superiori.

Lunghe code nelle librerie, mugugni per il costo dei libri,  zaini, astucci, penne colorate per i più piccoli. C’è chi ha nostalgia del tempo in cui la scuola iniziava i primi giorni di ottobre, quando il clima diventa decisamente più fresco e c’è chi al contrario apprezza l’inizio delle lezioni a settembre per godere di qualche giorno in più di vacanza a Carnevale e a Pasqua. La popolazione scolastica aumenta nei licei linguistici e nei professionali nell’illusione di un approccio più facile al mondo del lavoro; apparentemente stazionaria la situazione del liceo classico (il suo lento declino è iniziato da un po’ di anni) perché i ragazzi pensano (né ci si dà da fare per far cambiare loro idea) che latino e greco, la cultura classica siano fuori luogo in un mondo 3.0. E allora le classi di ingresso al ginnasio si contano in tutta la provincia sulle dita delle mani: 1 a Gallipoli, 2 a Maglie, 2 a Galatina, 2 a Casarano, 1 al Virgilio di Lecce, 1 a Copertino, 2 a Tricase, 2 a Nardò, nessuna a Martano. Liceo classico in caduta libera, quindi, tranne che nel Palmieri a Lecce.

Il carrozzone, comunque inzia ad andare, tra la gioia dei ragazzi che si ritrovano dopo la pausa estiva (nei primi giorni sono davvero felici di tornare a scuola, ma dopo poco tempo questa gioia è destinata a scemare e a scomparire)  e  la preoccupata consapevolezza degli educatori, genitori e docenti, alle prese con il mestiere più difficile. Senza contare, poi, i problemi più generali che riguardano lo stato delle strutture scolastiche che preoccupano giustamente gli amministratori. Sono pochi gli istituti che  possono contare sull’agibilità, molti hanno bisogno di continua manutenzione.

E intanto è aumentata la spesa per i libri di testo: da una indagine effettuata dall’Ossevatorio nazionale della Federconsumatori la spesa per il corredo di ogni studente aumenterà del 2,4% rispetto a quella dello scorso anno, da 488 euro a 499,50. Anche gli abbonamenti dei mezzi pubblici sono aumentati in Puglia del 6%. Costi in più per un sistema di istruzione che secondo un’indagine Ipsos, commissionata da “Save the children” il 90% dei genitori italiani considera in decadenza (il 33% in Puglia per il depauperamento di strutture e dei servizi).

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Una buona fetta dell'impegnativa torta chiamata turismi (balneare, religioso, culturale, giovanile, ambientale, crocieristico...) è stata riservata l'altra sera a Gallipoli, durante un'assemblea plenaria, al...