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GALLIPOLI. Il Tar del Lazio e alcune decine di aziende agricole del settore olivicolo che a quel Tribunale si erano rivolte, hanno avuto la risposta richiesta: la Corte di giustizia europea riconosce il diritto dell’Unione europea di poter obbligare gli Stati membri a rimuovere le piante infette o potenzialmente infettabili dal batterio da quarantena “Xylella fastidiosa”. L’eradicazione degli ulivi malati e di quelli senza sintomi ma che si trovano nel raggio di cento metri, si definisce misura “proporzionata all’obiettivo di protezione fitosanitaria”. Seppur drastica, è “giustificata dal principale di precauzione”. La Decisione della Ue cui si fa riferimento è quella del maggio dell’anno scorso pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione il 21. L’Osservatorio fitosanitario pugliese – dopo il sequestro disposto dalla Procura della Repubblica di Lecce, le ordinanze del Tar Lazio e del Consiglio di Stato e in attesa di questa sentenza della suprema Corte europea – aveva sospeso le disposizioni di estirpazione delle piante malate. Cosa succederà adesso? Tra i primi interventi si registra quello di Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportelo dei diritti” di Lecce, che spera in un “intervento immediato del Governo affinché si eviti il compimento di uno scempio preannunciato che potrebbe deturpare irrimediabilmente il nostro territorio”. Il consigliere regionale Cristian Casili (M5S), vicepresidente della commissione Ambiente,  afferma: “L’Europa, che è prima responsabile del disastro Xylella non avendo adempiuto correttamente al controllo sullo scambio merci internazionale, oggi si appella al “principio di precauzione” per ricorrere nuovamente alle eradicazioni. Allo stato attuale le eradicazioni non risolveranno nulla e causeranno solo una desertificazione del territorio di cui Emiliano sarà chiamato a rispondere. L’unica strada è quella della ricerca e dello studio multidisciplinare”. I ricercatori, dal canto loro, anche i più ottimisti, circa la “compatibilità”del batterio con alcune specie olivicole, parlano di studi e verifiche lunghe almeno un anno.

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