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corte d’appello

Parabita – Non c’era alcun obbligo di sospendere dei procedimenti relativi a pagamenti nel frattempo risolti con gli enti creditori, per cui non possono essere condannati per tentato peculato: è questo il lieto fine di una vicenda giudiziaria iniziata negli anni 2009-10. Protagonisti involontari due funzionari di Equitalia, il  leccese Mauro Garrisi di 68 anni, responsabile del settore produzione, e Luigi Marzano di 75 di Parabita, amministratore delegato. Sono stati i giudici di secondo grado ad assolvere gli accusati da tre cittadini che avevano conti in sospeso per una contravvenzione al Codice della strada (lievitata fino a 2.984 euro), per una cartella dei rifiuti solidi urbani (6.600 euro) e per il mancato pagamento dell’Irpef (8.895 euro). L’inchiesta era stata portata avanti dal pubblico ministero della Procura della Repubblica di Lecce, Stefania Mininni, e dai carabinieri del Nucleo investigativo. Con l’assoluzione, sono decadute anche le pene accessorie, tra cui l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, lo scioglimento del rapporto di lavoro (misura in realtà inefficace in quanto gli accusati erano stati nel frattempo regolarmente pensionati).

Finisce così, con un verdetto completamente ribaltato rispetto al giudizio in Assise. I giudici di Corte d’Appello hanno stabilito addirittura che “il fatto non sussiste” ma ci sono voluti 17 anni per giungere a questa conclusione. Che potrebbe, in teoria, non finire qui: la Procura generale dovrà valutare documenti e conclusioni ed entro novanta giorni dalla seconda sentenza, impugnare le assoluzioni.

PzzSlnt_32_01.inddCASARANO. È da rifare il processo a carico di Tommaso Montedoro (foto) condannato, nel luglio del 2014, a 30 anni di reclusione dalla Corte d’Appello di Taranto per l’omicidio del macellaio di Matino Rosario De Salve. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione annullando, con rinvio, la sentenza. Il processo dovrà ora ripetersi per la terza volta dopo i precedenti rinvii. Ritornano, dunque, alla luce pure i cinque omicidi compiuti tra il 1998 ed il 2000 quando, sotto i colpi della mala, finirono i coniugi Fernando D’Aquino e Barbara Toma e poi Cosimo e Fabrizio Toma oltre a De Salve. Per tali efferati fatti di sangue vennero condannati in cinque, tra i quali il 37enne Montedoro che prese pure l’ergastolo (così come Augustino Potenza) poi annullato. Gli omicidi sono sempre stati attribuiti al clan che faceva capo al boss brindisino Vito Di Emidio del quale Montedoro (oggi ai domiciliari per i 14 anni di pena comminati dopo l’operazione “Tam Tam”) era ritenuto un luogotenente.

Violenza-bambini genericaSANNICOLA. Il patrigno lo picchiava e minacciava di morte mentre la madre assisteva, senza far nulla. Questo quanto accertato anche dalla recente sentenza con la quale la Corte d’Appello di Lecce ha confermato le condanne a carico di una coppia di conviventi di Sannicola: per violazione degli obblighi di assistenza familiare e maltrattamenti in famiglia, alla madre sono stati inflitti tre anni di reclusione ed al suo compagno nove. Vittima degli episodi un bambino di appena cinque anni che, tra il 2006 e il 2007, subì violenze (fisiche e morali) dalla coppia di Sannicola (oggi 36 anni la madre, 34 il compagno), già condannata in primo grado (i legali dei due hanno, comunque, preannunciato il ricorso in Cassazione). La coppia venne pure arrestata nel febbraio del 2007 in seguito all’indagine condotta dai carabinieri che portò alla luce episodi a dir poco raccapriccianti. Il piccolo fu addirittura ricoverato in ospedale dove gli venne indicato un periodo di cura di 40 giorni in seguito alle ustioni provocate dall’acqua bollente. Queste, e altre, erano le sevizie alle quali veniva sottoposto, come accertarono poi le indagini. Alle minacce verbali seguirono, infatti, vere e proprie torture con schiaffi, calci e morsi: le minacce diventavano più cattive e insistenti quando l’uomo chiedeva al bambino se la madre si incontrasse con altri. La recente sentenza (le motivazioni verranno rese note tra due mesi), oltre a confermare la sospensione della potestà genitoriale nei confronti della donna, prevede un risarcimento in favore del minore da corrispondere al suo curatore speciale.

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Abbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo - non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore...