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Un ficheto salentino in feudo di Carpignano

Un ficheto salentino in feudo di Carpignano

TAURISANO. Promuovere la coltura biologica, ecosostenibile e ecocompatibile dei piccoli frutti tipici del Salento. È l’obiettivo di “SalentoBio”, l’iniziativa promossa da Copagri, Confederazione italiana agricoltori, Confagricoltura e Agrinsieme in collaborazione con Regione Puglia e Ministero delle politiche agricole e forestali. Il progetto è stato presentato il 18 marzo scorso a Taurisano, durante un incontro organizzato dall’assessorato alle Attività produttive. La campagna adesioni è aperta: si cercano proprietari di terreni pronti a mettersi in gioco.
Dopo i saluti dell’assessore Luca Rosafio, hanno preso la parola il vivaista Piero Tunno di Taviano, tra i promotori del progetto, e il referente di Copagri Giuseppe Scorrano. L’idea di fondo di “SalentoBio”, così come è stato illustrato durante il convegno, è quella di creare un marchio per commercializzare specie selezionate di piccoli frutti originari del Salento e del bacino del Mediterraneo. La produzione dovrà ovviamente avvenire secondo determinate regole: i frutti dovranno essere coltivati su terra rossa del Salento, secondo gli standard delle culture biologiche e con metodi ecosostenibili e ecocompatibili adatti alla coltivazione nei parchi naturali.

“SalentoBio” è ora alla ricerca di proprietari di terreni che vogliano entrare a far parte della cooperativa. La soglia di accesso è di un ettaro di terra rossa, da mettere a disposizione affinché gli esperti possano studiare la combinazione di colture più adatta. La cooperativa offrirà la possibilità di commercializzare i prodotti certificati a marchio e garantirà assistenza agronomica, fitosanitaria e amministrativa e centri di raccolta vicini al luogo di produzione. Ovviamente fornirà gli arbusti pronti per essere piantati e il monitoraggio costante del mercato. Raggiunti 500 ettari, le adesioni alla cooperativa saranno sospese.
Ma quali sono i frutti che “SalentoBio” si prefigge di coltivare, e per i quali vuole ottenere il marchio di qualità? Nell’elenco figurano tre specie di melograno, venticinque di fico, sei di fichi d’india, due di corbezzoli, tre di giuggiole. Tutte le informazioni sul progetto si possono ottenere chiamando il numero 0833911450.

pantaleo-piccinno-presidente-di-coldiretti«Una sperimentazione a cielo aperto nell’area infetta per tentare di fare ciò che nessuno ha fatto fino ad oggi. Noi ci proviamo, vogliamo sperimentare azioni concrete con prodotti fitosostenibili che sono stati provati su altre specie vegetali e che le hanno salvate»: firmato Fabio Ingrosso, presidente di Copagri Lecce e presidente vicario dell’associazione in Puglia. È l’annuncio che i produttori agricoli, con Op “Apulia” e l’Università, daranno vita “ad una nuovo piano di interventi contro il batterio killer”, stanchi di attese che si prolungano. «Il commissario Silletti deve essere messo in condizione – scrive ancora Ingrosso – di sostenere nuove forme di azione, visto che l’inazione del recente passato ha prodotto il nulla di fatto».

Anche la Coldiretti (che aveva lanciato l’allarme, poi rientrato, di una Domenica delle Palme senza i simbolici ramoscelli di ulivo) sta per varare un progetto sperimentale con il coinvolgimento delle Università di Foggia e Lecce, come annunciato dal presidente Pantaleo Piccinno (foto, originario di Alezio); nella “zona infetta” verranno effettuati interventi in un’area di 50 ettari a sud di Gallipoli.

ulivi malati strada alezio-taviano (2)GALLIPOLI. “Una sperimentazione a cielo aperto nell’area infetta per tentare di fare ciò che nessuno ha fatto fino ad oggi. Noi ci proviamo, vogliamo sperimentare azioni concrete con prodotti fitosostenibili che sono stati provati su altre specie vegetali e che le hanno salvate”: firmato Fabio Ingrosso, presidente di Copagri Lecce e presidente vicario dell’associazione in Puglia. È l’annuncio che i produttori agricoli, con Op “Apulia” e l’Università, daranno vita “ad una nuovo piano di interventi contro il batterio killer”, stanchi di attese che si prolungano. “Il commissario Silletti deve essere messo in condizione – scrive ancora Ingrosso – di sostenere nuove forme di azione, visto che l’inazione del recente passato ha prodotto il nulla di fatto. Non solo, ma proprio quell’inazione è la principale causa del propagarsi del batterio fuori dal Salento con casi acclarati anche in altre province limitrofe”. Com’è noto, esami di laboratorio hanno accertato la presenza del batterio in agro di Oria (Brindisi).

Da sinistra Donato Boscia (Cnr Bari), Rosario Centonze (Ordine agronomi) e Fabio Ingrosso, vicepresidente regionale Copagri

Da sinistra Donato Boscia (Cnr Bari), Rosario Centonze (Ordine agronomi) e Fabio Ingrosso, vicepresidente regionale Copagri

Tra riunioni che rinviano, procedimenti abbozzati che procedono a piccoli passi, comitati scientifici che devono ancora insediarsi, si va profilando una prima linea d’azione concreta in sede di Osservatorio fitosanitario regionale, Università di Bari e Centro nazionale delle ricerche, sede pugliese. Se per fronteggiare efficacemente la Xilella fastidiosa occorrerà il tempo necessario ai ricercatori affinchè trovino magari l’antitodo giusto, perchè non agire da subito sulle cicaline o sputacchine, gli insetti che propagano il morbo a dismisura? I dati diffusi dal Cnr Bari – da ultimo nel convegno  informativo organizzato da Copagri e Cisl a Parabita – dicono tutto. Durante gli accertamenti di marzo aprile scorsi la percentuale di ulivi contaminati dalla Xylella risultava essere il 20%; a maggio -giugno il 60, a luglio l’80 e ad agosto (zona Sauli) il 100%.
Inoltre, questi insetti da ottobre a marzo stanno sul terreno e tra le erbe uscite con le piogge; sarebbe quindi assai utile avviare una campagna a tappeto per sterminare i tassisti della Xylella. Insomma, una campagna simile a quella che si è condotto contro la mosca olearia in altri tempi.

«Stiamo cercando di convincere Roma e Bari che questo deve essere il primo impegno. Adesso è l’unica indicazione operativa possibile e razionale», ha detto il dottor Donato Boscia, del Cnr di Bari e componente del comitato scientifico voluto dalla Regione per studiare le mosse di un futuro – si spera – molto prossimo. Con questa indicazione tecnico-scientifica d’accordo anche gli agronomi col presidente Rosario Centonze e Copagri di Fabio Ingrosso.
«La Xylella è da quarantena e perciò ci possono imporre interventi obbligatori – ha ricordato Centonze – come l’eradicazione di piante (ma vedere gli alberi secchi del resto è un brutto spettacolo) e trattamenti antiparassitari, ma la Xylella sta dentro e questi agiscono all’esterno…». Concorda Ingrosso: «La lotta, con sostanze lecite e autorizzate, si può fare ai vettori, non alla Xylella. I fondi vadano alla ricerca in primo luogo e poi ai produttori per i trattamenti da effettuare sui terreni coltivati a ulivo».

Voce al Direttore

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Abbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo - non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore...