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contrada Li Monaci

GALLIPOLI.Potrebbe essere del marocchino Kalid Lagrai il corpo ritrovato, nella tarda sera di lunedì scorso a Gallipoli, all’interno di un bidone in un boschetto in contrada Li Monaci, non lontano dallo stadio. La scomparsa dell’uomo, un ambulante di 41 anni residente a Lecce, risale allo scorso 23 giugno. Frequenti i suoi contatti con gli ambienti gallipolini così come frequenti, secondo gli inquirenti, sarebbero state le telefonate intercorse con una delle figlie dell’ex pentito Marco Barba. Questa la pista che più di altre viene seguita dagli investigatori che, sin dalle prime ore dopo il ritrovamento del corpo, hanno setacciato il territorio alla ricerca di conferme circa le indicazioni contenute nella telefonata di lunedì sera (di una donna è stata la segnalazione al 112). Posti di blocco sono stati predisposti, sino a ieri sera, non solo a Gallipoli ma anche nei centri vicini come Tuglie e Parabita. La stessa figlia di Barba è stata condotta in caserma per essere ascoltata. Più che certa appare l’ipotesi che possa trattarsi di un caso di “lupara bianca” secondo lo stile della Sacra corona unita. Restano da capire le motivazioni alla base dell’esecuzione: ovvero se possano essere stati motivi passionali o legati allo spaccio della droga a muovere l’assassino. Il cadavere è stato ritrovato cementificato all’interno di un bidone da combustibile (con all’interno anche una corda) in un’area di campagna tra via Gandhi, il cimitero ed un supermercato, non lontano dallo stadio e dall’accesso alla superstrada per Leuca. Non è escluso che chi lo abbia portato sin li intendesse far perdere per sempre ogni traccia dell’uomo scomparso, risultato poi di difficile identificazione e di corporatura magra e altezza media. Risposte precise di attendono dall’autopsia e dell’esame del Dna. Di certo, l’inchiesta sulla scomparsa del marocchino è già passata dalla Procura ordinaria alla Direzione distrettuale antimafia.

 

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