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xylellaPRESICCE. «Una produzione di olive diminuita del 50% ed un reddito per gli olivicoltori ridotto quasi a zero»: questo lo scenario drammatico causato dalla Xylella nel Salento e delineato da Roberto Moncalvo, presidente nazionale di Coldiretti, in occasione della sua recente visita a Presicce. Anche i terreni una volta olivetati hanno visto ridursi drasticamente il proprio valore di mercato, addirittura del 50%. Ma gli agricoltori salentini non si rassegnano a vedere distrutto il patrimonio incalcolabile rappresentato dai milioni di ulivi secolari e proprio tramite Coldiretti continuano ad esercitare le loro pressioni sull’Unione Europea affinchè venga abolita la norma che proibisce il reimpianto delle piante condannate a morte dal batterio della Xylella. Questa linea ha l’appoggio del commissario europeo all’Alimentazione, ma non ha ricevuto ancora il via libera dell’Ue. Nel frattempo vanno registrati i dati confortanti registrati di recente in merito ad una sperimentazione messa in essere proprio da Coldiretti su 12 ettari di uliveto individuati tra Presicce, Ugento e Castrignano del Capo.

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RACALE. Controllati 58.071 ettari di uliveti, dei quali 45.706 nella zona cuscinetto tra il Leccese e l’Alto Brindisino; altre ispezioni e prelievi di campini nella zona di contenimento; pochissime le piante risultate infette ed estirpate senza toccare quelle nel raggio dei cento metri; prosecuzione del lavoro iniziato il 29 agosto di 172 agenti fitosanitari, che finirà presumibilmente a fine gennaio prossimo; con loro agiscono anche dipendenti dell’Arif (Agenzia regionale irrigazione e forestazione), laboratori privati e personale regionale. L’intero operazione di monitoraggio costerà un milione 800mila euro. Sarà stata questa mole di lavoro concreto a far avere una impressione positiva al tre ispettori mandati dall’Ue per verificare la situazione e vedere, soprattutto, cosa sta facendo l’Italia contro il flagello Xylella, sottospecie paua. Queste almeno le impressioni in Regionem considerato che il responso ufficiale si avrà fra una decina di giorni. I tre tecnici hanno girato per le campagne di Gallipoli, Taviano e Racale, la zona-culla del’epidemia, a quanto è dato sapere ad oggi; tra i vivai di Otranto e nel Brindisino. Hanno visitato anche il campo sperimentale che si sta svolgendo a Bari a cura dell’Efsa (ente europepo per l’alimentazione) e dal Cnr (Centro nazionale delle ricerche).

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xylella_160329ALLISTE. Ricerca dei migliori modi per contenere l’aggressione del batterio da quarantena Xylella e dei suoi insetti vettori: si parte. Nei giorni scorsi la Regione Puglia ha pubblicato gli elenchi delle società ammesse ai bandi per complessivi 2 milioni di euro. I bandi con codice A e B sono riservati a ricerche, sperimentazioni e trasferimento delle innovazioni in prodotti utili allo studio della Xylella; il bando C è per proposte progettuali di carattere dimostrativo e di applicazione pratica delle conoscenza con progetti pilota. Le attività scientifiche devono durare massimo 36 mesi. Ventinove i concorrenti per il codice A, con un milione di dotazione; ammessi in cinque: “Redoxy del Dipartimento di Scienze del suolo, della pianta e degli aliemnti dell’Università di Bari; “Antidote” del Centro euromediterraneo cambiamenti climatici di Lecce; “Xylmap” dei Servizi informazione territoriale Sit di Noci (Bari); “Fata” del Crea Pav di Roma; “Ciso” del Cnr di Portici (Napoli).

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La larva di sputacchina

La larva di sputacchina

E’ arrivato puntuale l’ultimo campo di battaglia contro la Xylella, batterio da quarantena; l’ha disegnato il Comitato per la salute delle piante del’Unione europea a fine aprile. Ed è un campo di battaglia ancora più vasto e, per certi versi, più cruento. Non siamo più agli espianti di massa degli ulivi e delle altre specie a rischio contagio da questa particolare specie di Xylella in tutta l’area monitorata, come prescrivevano le Decisioni di esecuzione della Commissione europea del 13 febbraio e del 23 luglio 2014, ma alcuni elementi sono apparsi da subito scarsamente motivati.
In particolare nella fascia gialla a nord di Lecce, quella gialla nella mappa qui sopra, larga 20 km tra le province di Lecce, Brindisi e Taranto, è stabilito l’abbattimento di tutti gli ulivi malati e il costante controllo delle piante potenzialmente ospiti entro i 100 metri circostanti. A sud di questa zona, nella gran parte della provincia leccese “dove l’eradicazione non è più possibile”, come si legge nella nota del Comitato Ue, vanno rimosse le piante colpite dal morbo in un arco di 200 metri dai vivai e da piante di particolare valore culturale, scientifico, sociale.

Nella zona di sorveglianza (celeste nel grafico), per una fascia di 30 km in gran parte nel Brindisino, controlli continui per scongiurare l’insediamento di nuove infezioni. Per il focolaio di Oria (Brindisi), dove finora sono stati sradicati sette ulivi in due giorni di forti contestazioni, vanno rasi al suolo tutti gli ulivi infetti ed anche tutte le piante possibili ospiti (13 specie contemplate) in un raggio di 100 metri dalla pianta colpita. «Il batterio è un organismo di quarantena – si spiega nella nota europea ufficiale del 29 aprile – dannoso per gli laberi di ulivo e potenzialmente dannoso per un’ampia gamma di piante importanti per l’agricoltura europea, come la vite e gli agrumi». Anche se non è affatto dimostrato che questa variante della Xylella possa attaccare vite, l’Ue blocca però la commercializzazione delle “barbatelle”, punto criticabile segnalato da più parti.

Aver poi riclassificato il Salento come “area di insediamento” in qualche modo scarica il problema – creato altrove a causa dei carenti controlli sull’ingresso in Europa di piante ornamentali – sul governo italiano. Che intanto ha stanziato altri 11 milioni prelevati dal fondo di solidarietà nazionale a favore degli olivicoltori danneggiati (entro il 15 prossimo – si ricorda a proposito – vanno presentate ai rispettivi Comuni fatture di spese sostenute, preventivi e altri documenti inerenti interventi effettuati) ed ha aperto la strada alla dichiarazione dello stato di calamità naturale.
Da qui si riparte mentre la preoccupazione cresce. L’ultimo allarme è suonato a Sanremo (Liguria) e in Lombardia (zona Milano, Lodi, Monza): sotto stretta osservazione piante di caffè provenienti dal Centro America.

«E’ necessaria un’azione immediata di potatura, trinciatura, sarchiatura e aratura dei terreni olivetati della zona infetta da Xylella fastidiosa nella zona salentina per evitare il diffondersi del vettore, ovvero dell’insetto sputacchina, causa della propagazione del fitopatogeno»: a dodici giorni dalla nomina (12 febbraio) e a nove dal primo sopralluogo nella zona più colpita (15 febbraio), il commissario di Protezione civile e comandante della Forestale in Puglia, Giuseppe Silletti, lancia la prima indicazione operativa, proprio mentre a Lecce sfilano olivicoltori, produttori di olio e trattori.
«Tra poco più di un mese – spiega Silletti – ci sarà la schiusa delle uova: i giovani insetti, ancora stanziali, sono soliti vivere sulle erbacce presenti ai piedi degli olivi: buone pratiche colturali adeguate, interventi periodici, come la potatura, tesi all’arieggiamento delle piante e miglioramento dello stato vegetativo, possono ridurre in maniera imponente tali vettori, senza alcun impatto ambientale».

Un messaggio soft mentre crescono le preoccupazioni per quel che dovrebbe accadere da maggio ad agosto quando le sputacchine risaliranno per il caldo sugli alberi e lì dovrebbero essere raggiunte da una intensa nube di fitofarmacia, in particolare dall’Imidacloprid ritenuto assai pericoloso dalla stessa Ue che pure spinge sempre più decisamente a stringere d’assedio il contagio prima che si propaghi altrove. Sono Paesi come Spagna, Portogallo e Francia a sollecitare un’azione energica newi confronti dell’Italia che, nonostante due decisioni (febbraio e luglio 2014) ancora non avrebbe fatto nulla.

Così sembra da fuori, tanto che nel consulto fissato per oggi e domani (26 e 27)  c’è chi pensa che potrebbe scattare un procedimento di infrazione nei confronti del governo italiano. Toccherà anche al dottor Silletti convincere i commissari europei del contrario. Ma a Bruxelles ci sarebbe un altro nodo da sciogliere, evidenziato dal deputato Giuseppe L’Abbate: lo stato di calamità proclamato dal Consiglio dei ministri il 10 febbraio scorso, passo necessario per poi procedere alla nomina del commissario, non ha convinto in pieno. Secondo la Commissione Ue, nella richiesta inoltrata per avere l’autorizzazione “non è stata totalmente esplicitata l’immediata debellazione del batterio”. Un cavillo superabile? Si spera. E si aspetta il piano del commissario che dovrebbe arrivare a giorni, come assicurato nel primo incontro con i giornalisti in località “Li Sauli” tra Gallipoli e Taviano, accompagnato dal dottor Donato Boscia (Cnr Bari). «Voglio parlare con tutti, dobbiamo agire insieme, non c’è altra scelta», ha assicurato Silletti. C’è da giurare che saranno in molti a mettersi in lista d’attesa.

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– 13 giugno 2013: “Lebbra degli ulivi, ormai è allarme”; nel sommario “l’esperto: Utili trattamenti a base di rame nel periodo tra febbraio e aprile”. Era il numero 12 di “Piazzasalento” ed era la prima volta che si parlava di quella strana malattia degli ulivi.
– agosto 2013: il dottor Donato Boscia, responsabile dell’Unità operativa del Cnr di Bari dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante, con parenti a Taviano, nota da vicino la sin golare condizione degli alberi nelle campagne tra Taviano e Gallipoli (Sauli, Rao, Bailé); da un rappresentante di una associazione di coltivatori si sente dire: «è lebbra».
– inizi settembre: viene interessato l’Osservatorio fitosanitario della Regione; il dottor Antonio Guario che lo guida, effettua un sopralluogo con tecnici e ricercatori.
– fine settembre: il professore Giovanni Martelli (Accademia dei Georgofili di Firenze e Facoltà di Agraria di Bari) avanza l’ipotesi Xylella, il batterio che ha fatto strage di piante dalla California (vite) al Brasile (aranci): è la svolta.
– 13 ottobre: dai laboratori degli enti coinvolti esce la prima diagnosi di conferma inviata alla Regione. Il dossier da Bari va a Roma.
– 21 ottobre: il fascicolo arriva a Bruxelles. Da Parigi si fa vivo l’Eppo, l’ente europeo per la protezione delle piante, che ha il compito di allertare i Paesi Ue in caso di pericoli. A fine ottobre l’allarme è mondiale: sul sito di Eppo ci sono le foto degli ulivi sotto attacco con relative relazioni scientifiche.
– 16 novembre: mentre a livello locale si organizzano le prime riunioni con i contadini assai preoccupati (a Racale in particolare), nel territorio di Alezio arriva il professore Rodrigo Almeida (College oh Natural Resources, Università di Berkeley, Usa) su invito dei colleghi che operano in Puglia sul caso ulivi malati.
– dicembre: di Xyella fastidiosa si parla a Valencia (Spagna) dove nasce un consorzio con 15 istituzioni scientifiche (12 europee, una italiana, due statunitensi) per un progetto di ricerca da finanziare col programma Ue “Horizon 2020”.
– 13 febbraio 2014: prima Decisione di esecuzione della Commissione Ue.
– fine marzo: s’inviano ai commissari europei, che un mese fa hanno svolto una ispezione nel Salento (ne faranno altre), la relazione finale con annessa mappatura della situazione: circa 16mila campioni analizzati. Ad aprile l’incontro a Bruxelles tra Regione, Ministero e organi di controllo fitosanitario nazionali e regionali.
– aprile: dal Centro nazionale delle ricerche, sede di Bari, Maria Saponari viene inviata in Brasile, nel cuore di un’altra infezione da Xylella; importanti vengono definiti i riscontri ottenuti. L’infezione si affaccia tra Lecce, Surbo, Trepuzzi.
– 23 luglio: seconda Decisione di esecuzione della Commissione Ue.
– 28 agosto: il Ministero Politiche agricole emana un piano per la gestione dell’emergenza in sette punti. Il Comitato scientifico appena nominato si riunirà il 15 settembre.
– 21-24 ottobre: a Gallipoli Simposio scientifico internazionale sull’epidemia di Xylella negli uliveti salentini; 200 partecipanti da 18 Paesi.
– novembre: su susseguono convegni su convegni; cresce lo smarrimento degli olivicoltori che si sentono senza indicazioni. Le loro associazioni protestano e invocano un commissario straordinario con pieni poteri.
– 10 febbraio 2015: viene dichiatato dal Governo lo stato di calamità.
– 12 febbraio: il comandante del Corpo forestale della Puglia viene nominato commissario.

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