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Consiglio di Stato

Salvatore Albano

Porto Cesareo – Il depuratore s’ha da fare. Anche se i primi passi risalgono all’ormai lontano 1979, la validità dell’opera non è in discussione. Lo ha deciso il Consiglio di Stato con una sentenza del 28 marzo scorso che ha ribalto quanto stabilito dal Tribunale amministrativo regionale (Tar) di Lecce circa la realizzazione dell’impianto in località “Masseria Bellanova”, al servizio del paese. L’opera resta valida, necessaria necessaria e in regola, compresa la sua localizzazione, che tante proteste e resistenze aveva generato da parte di quanti in quella zona avevano costruito la propria abitazione ed anche attività commerciali, e turistiche.

Un procedimento lungo quasi 40 anni I giudici di Palazzo dei Marescialli hanno ricostruito il lunghissimo percorso compiuto da questa progettazione, comprese varianti urbanistiche e continui stop e lunghe pause intermedie tra un processo (ricorsi al Tar nel ’94 r nel 2010) e l’altro. “La verifica sulla idoneità dell’opera nel sito prescelto e della sua funzionalizzazione, anche attraverso i necessari aggiornamenti strutturali, – hanno sottolineato i giudici amministrativi – si è articolata in vari e successivi momenti temporali”. Si richiamano quindi la deliberazione della Giunta regionale del 26 marzo 1990 con cui si approvò in via definitiva la variante urbanistica attraverso una puntuale ricognizione della localizzazione dell’intervento che legittimava la specifica scelta in termini urbanistici, conforme all’allora in vigore piano regolatore generale. L’opera, che prevede una fascia verde tutto intorno, era già allora definita improcrastinabile, visto il carattere turistico di Porto Cesareo. Nel 1993 la Giunta comunale di Porto Cesareo approvò il progetto di completamento dell’impianto.

Il Sindaco: “Tutti i cittadini saranno tutelati con controlli costanti” A rendere ancora più urgente l’impianto depurativo, aggiornato e migliorato, era poi intervenuta poi l’Unione europea che aveva avviato una procedura d’infrazione da carico della Regione Puglia proprio in tema di depuratori. Era il 2012. Il Comune aveva resistito ai numerosi ricorsi fino al’esito di questi giorni: i ricorsi ultimi non solo sono irricevibili “per una obiettiva tardività rispetto alle scelte urbanistiche risalenti nel tempo” ma anche le censure di merito sono state ritenute infondate. Ora l’Amministrazione comunale canta vittoria sia sotto il profilo amministrativo che giudiziario, nel mentre che vanno verso l’ultimazione i lavori per la rete fognaria e quelli per il collegamento col depuratore di Nardò e lo scarico di Torre Inserraglio. Il sindaco Salvatore Albano (foto), che rimarca “come a breve il territorio avrà una rete fognaria funzionante ed efficiente, dichiara: “Sono soddisfatto dei risultati raggiunti. Capisco le perplessità e le paure dei residenti in località “Il Poggio”, ma si tratta di un’opera molto importante per l’intero territorio e lo sviluppo turistico del nostro paese. Vigileremo dunque, affinché nessun cittadino si senta di serie B, affinché vi siano controllo e manutenzione continui sul depuratore che, per le sue caratteristiche, avrà un impatto ambientale minimo”.

 

 

 

 

 

Gallipoli –  Il Samsara, uno dei lidi più famosi d’Italia, riprenderà le normali attività fino al 7 giugno, data in cui ci sarà la pronuncia definitiva del Consiglio di Stato relativa alla revoca della concessione demaniale a seguito di controlli della Capitaneria di porto e dei conseguenti provvedimenti del Comune. E’ di questa mattina infatti il provvedimento con il quale il Comune di Gallipoli, con la firma del segretario generale Giancarlo Ria (in sostituzione del responsabile del Demanio, assente per malattia) ha preso atto e dato esecuzione a quanto emerso nell’udienza del Consiglio di Stato del 1 marzo scorso, che aveva sospeso l’ordinanza di smantellamento del “Samsara” e il rispristino dei luoghi dando 60 giorni di tempo per adempiere a questo obbligo.

Nel provvedimento odierno infatti si legge che “gli effetti della determinazione dirigenziale n. 2090 del 23 febbraio 2017 di decadenza della concessione demaniale marittima n. 36/2009 ed atto di proroga in base alla legge 203 del 2014 (con le connesse autorizzazioni susseguitesi negli anni) in capo alla Società Sabbia d’oro s.r.l. sono congelati fino al 07.06.2018”. Nel provvedimento comunale si legge inoltre che “sino alla suddetta data è consentito l’uso demaniale del bene nel rispetto della finalità per la quale è stata rilasciata la concessione ed in particolare dell’Ordinanza balneare emanata dalla Regione Puglia in data 12.07.2017 approvata con atto dirigenziale n. 290 del 15.05.2017”.  

La “Sabbia d’oro” dunque, dopo circa un mese di fermo, potrà ricominciare ad attuare i suoi programmi ed esercitare l’attività per la quale la concessione è stata rilasciata “nei limiti previsti dalla normativa in materia”. Proprio ieri mattina, una cinquantina di dipendenti della nota struttura balneare si erano recati in Comune per sollecitare il provvedimento provvisorio che poi è stato rilasciato oggi. “Tutto ciò che chiediamo è di poter riaprire per Pasqua fino al 7 giugno (come concessoci tra l’altro dal Verbale del Consiglio di Stato) per poter lavorare”, avevano affermato gli addetti al “Samsara” in un sit in in via Pavia ed avevano chiesto al Sindaco Stefano Minerva, durante un breve incontro. Alla fine così è stato, anche se la situazione per il futuro resta ancora tutta da definire. 

party in spiaggia samsara gallipoliGallipoli – In attesa del giudizio di merito la cui udienza è fissata per il prossimo 7 giugno il Samsara può riaprire. E’ quanto emerso dal pronunciamento di questa mattina a Roma, sede del Consiglio di Stato, il massimo grado della giustizia amministrativa; tale decisione sospende di fatto l’ordinanza di smantellamento e ripristino dei luoghi emessa dal Comune dopo la contestazione di uso improprio della Capitaneria. Su sollecitazione del Presidente della V sezione del Consiglio di Stato infatti il Comune si è impegnato, con dichiarazione a verbale di udienza, a non dare esecuzione alla determina comunale di decadenza (entro i termini stabiliti di 60 giorni) fino alla conclusione del giudizio di merito. Caduta momentaneamente l’ingiunzione di smantellamento immediato e in attesa del giudizio finale, dunque le attività possono riprendere nel pieno rispetto delle regole. ”Questo giudizio – commenta uno dei due soci, David Cicchella – ci apre ad una forte speranza che tutto andrà per il verso giusto. Confidavamo e confidiamo ancora nella giustizia italiana. Aspettiamo fiduciosi il giudizio di merito. Visto che ci è stato consentito riprenderemo nel frattempo la nostra attività rispettando come sempre abbiamo fatto le regole imposte”.

Come si ricorderà, la vicenda ha preso l’avvio da un sopralluogo nel luglio scorso operato dagli agenti della Guardia costiera di Gallipoli. Quella ispezione si era conclusa con un verbale di contestazione (prevalente attività di discoteca rispetto a quella balneare, come da concessione) negli orari pomeridiani (ore 16-20) autorizzati dal Comune; in quella occasione era stata elevata anche una multa di 1.032 euro.  Il provvedimento comunale è scattato il 24 novembre scorso e doveva essere eseguito entro 60 giorni da quella data. Poi l’avvio della inevitabile battaglia legale che finora ha lasciato in piedi uno dei lidi più famosi d’Italia.

Il commento del Sindaco Minerva e dell’assessore Piccinno “Accogliamo la sentenza positivamente – commenta il Sindaco Stefano Minerva. Siamo fiduciosi  nella giustizia amministrativa e speriamo che l’esito finale del giudizio di merito non mortifichi gli sforzi e gli investimenti dell’imprenditoria gallipolina”. Nelle more dei pronunciamenti finali l’Aamministrazione  lavorerà per stabilire delle regole a tutela del territorio e del settore turistico balneare e dell’intrattenimento. “Sottolineo ancora una volta – precisa l’assessore EmanuelePiccinno – che il nostro è stato un atto dovuto; siamo soddisfatti di questa decisione e vicini ai nostri imprenditori, abbiamo a cuore le sorti dell’intero comparto che ruota intorno al turismo giovanile. Ci stiamo già attivando per avviare un percorso di regolamentazione , convocheremo a brevissimo un tavolo tecnico del turismo intorno al quale , con la Regione, presidente Emiliano , assessore Capone e dirigente del settore turismo e demanio e con la Capitaneria: ci siederemo con i  nostri imprenditori per ascoltare problematiche e istanze, proporre soluzioni  e definire regole trasparenti e precise per tutti”. 

Gallipoli – Ci siamo. Domani 1 marzo il Consiglio di Stato si pronuncerà definitivamente sul destino del “Samsara”, prossimo e anche futuro. E’ fissata per domattina infatti la riunione del collegio giudicante di Palazzo Spada a Roma, in cui i magistrati esamineranno il ricorso presentato dai legali della società “Sabbia d’oro” contro la decisione del Comune di revoca della concessione demaniale e rimozione delle strutture balneari, decisione confermata anche dal Tar di Lecce a cui in prima istanza si erano rivolti i soci David Cicchella (foto) e Rocco Greco.

In quel lido – è la tesi finora prevalente basata su sopralluoghi della Capitaneria di porto nel luglio scorso con annessi verbali e multa da 1.032 euro – le attività prevalenti nel pomeriggio erano diverse da quelle alla base della concessione. In altre parole, dalle 16 alle 20 (orario autorizzato dal Comune) più che di stabilimento balneare l’attività prevalente sarebbe stata da discoteca con conseguenti danni ambientali. Il provvedimento comunale è scattato il 24 novembre scorso e doveva essere eseguito entro 60 giorni da quella data. Che sono trascorsi ma che non hanno avuto effetti concreti, stante la vertenza giudiziaria in corso. Nel frattempo si sono susseguite conferenze stampa (“Niente di anomalo in questa stagione rispetto alle precedenti: come mai allora questo provvedimento?” la domanda dei titolari della notissima struttura, foto), prese di posizione di Cna balneatori e Federbalneari, la circolare della Regione Puglia che consente simili attività se però restano accessorie rispetto a quella dei servizi da spiaggia.

Occhi a Roma anche dai titolari dello “Zen”, colpito per la stessa presunta violazione. In attesa della sentenza non ci sono sono Greco e Cicchella ma anche le realtà collegate al movimento turistico che il “Samsara” sprigiona, da quelle ricettive a quelle dei trasporti e della ristorazione. Senza dimenticare che un altro lido della litoranea  sud – lo Zen – ha seguito la stessa sorte del “Samsara” per lo stesso presunto reato, con revoca scattata il 9 febbraio di quest’anno. Più discoteca che spiaggia l’accusa rivolta alla società “Simant”, una srl di Casarano con amministratrice unica Brunella Rausa. Comunque vadano a finire le vicende al momento aperte, è certo che la stagione 2018 verrà sarà ricordata come quella più turbolenta a causa di un groviglio burocratico-legale che reclama ormai in tempi brevi una risistemazione complessiva per sgomberare il campo da forzature interpretative, violazioni presunte ed abusi conclamati.

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Abbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo - non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore...