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Consiglio di Stato

Gallipoli – Il lido Samsara ha chiuso i battenti. Sono saltati quindi anche gli ultimi due beach party in programma per sabato e domenica prossimi, 15 e 16 settembre. Erano stati pensati per salutare, in tutto relax, l’estate 2018 che invece verrà ricordata con una certa amarezza almeno sul versante jonico dalla società di David Cicchella e Rocco Greco. Sul versante adriatico invece hanno registrato un grande successo anche i due closing party del Samsara Beach di Riccione, che si sono tenuti sabato 8 e domenica 9 settembre (il weekend della Moto GP). Lo staff era pronto a mettersi in moto per il fine settimana per un arrivederci in grande stile.

Sembra la sottolineatura più vistosa tra due attività uguali fra loto: il Samsara di Riccione ha addirittura gli stessi orari in cui si balla in spiaggia (16-20) di Gallipoli. Stesse norme e diverse interpretazioni? Esigenza di leggi più chiare e univoche? La discussione su come non si sia potuto fare molto per salvare un’azienda di spicco del territorio è in pieno svolgimento tra Confindustria (Giuseppe Coppola), Federbalneatori (Mauro Della Valle), Cna Balneatori (Giuseppe Mancarella) e Silb (associazione locali da ballo, il cui presidente nazionale, Maurizio Pasca di Nardò, ha voluto lo steso mettersi a disposizione).

Intanto la società Sabbia d’oro srl, amministratore rocco Greco, ha deciso – anticipando di qualche ora un nuovo ordine del Comune di sgomberare quei circa 1.100 metri quadri di arenile in località Baia verde, ha proceduto a mettere il lucchetto. Col pronunciamento del Consiglio di Stato diventa efficace in tutti i suoi aspetti l’ordinanza emanata nel novembre scorso da via Pavia che metteva la parola fine ad una attività irregolare e non autorizzata, secondo i magistrati che se ne sono occupati a Lecce (il Tar) e a Roma (Consiglio di Stato).

Anche un eventuale ricorso in Cassazione, qualora venisse presentato, non avrebbe certo il potere di sospendere nuovamente l’ordinanza comunale basatra su di una ispezione del luglio di un anno fa dagli agenti della Capitaneria di porto di Gallipoli. La decadenza della concessione riguarda ovviamente tutti gli aspetti dell’attività svolta finora, da quelli commerciali a quelli dei servizi balneari. “Così come era giusto sospendere quel provvedimento fino alla sentenza di Roma, come concordato tra le parti – rilevano dal Comune – adesso è altrettanto scontato procedere”.

Per la cronaca, secondo il programma preparato da tempo, nel prossimo nel week end erano previsti molti degli artisti da consolle di casa al Samsara: Botteghi, Bellemani, Chicco, Eugenio Colombo, Jody Cecchetto, Danilo Seclì, Marco Santoro, Marco Giorgino, Cristina Oliveira DJ, Max Baccano, Fabio Marzo, Luigi Abaterusso, Carlo Sazio, Gabriele Blandini e Luca Bovino. Niente da fare. Arrivederci non si sa a quando e come. (nella foto il manifesto che annunciava la festa di fine stagione al Samsara di Riccione e Gallipoli).

Gallipoli – Il lido più famoso di Gallipoli, il Samsara, deve sgomberare. La Sezione Quinta del Consiglio di Stato di Roma, che aveva esaminato la vertenza trattenendola per la decisione nella riunione del 7 giugno scorso, l’ha pubblicata ieri, confermando così le motivazioni che già il Tar di Lecce aveva messo a base del diniego circa il ricorso avanzato dalla società Sabbia d’oro srl.

La massima magistratura amministrativa ha ripreso e fatte proprie le valutazioni dei giudici del Tribunale amministrativo regionale sezione di Lecce. “Il punto centrale – si legge in un passaggio della sentenza lunga sette pagine – ai fini della decisione è rappresentato dal dato sostanziale e funzionale che, secondo quanto accertato dagli operatori della locale Capitaneria di porto, fosse in concreto impossibile utilizzare o anche semplicemente individuare le attrezzature finalizzate alla balneazione e le dotazioni di sicurezza”. In altri, termini, è riconosciuto un sostanziale snaturamento della originaria concessione per stabilimento balneare; da qui la decadenza della concessione per occupare quei 1.089 metri quadri in località Baia verde.

La sentenza da eseguire Il Collegio giudicante “ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa”. Le spese legali sono state compensate: tutti i soggetti costituiti in giudizio, dal Comune a Federbalneari Salento, alla società Sabbia d’oro, pagheranno i propri avvocati (il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti è stato rappresentato dall’Avvocatura generale dello Stato).

I magistrati romani hanno demolito punto per punto le eccezioni sollevate dai legali della società gallipolina, fatte sia nei confronti delle modalità con cui gli agenti della Capitaneria di porto hanno girato il video nell’ispezione del luglio 2017, sia nei confronti del Comune per non aver rispettato nelle procedure “principi di gradualità e proporzionalità che devono necessariamente presiedere all’adozione di provvedimenti di decadenza sanzionatoria”. Non hanno inciso nella decisione, si precisa, le emissioni sonore in quelle quattro ore di attività che il Consiglio di Stato ha definito da “discoteca a cielo aperto” non assimilabile ad attività accessoria”.

La prima reazione “Il Samsara è un modello straordinario di turismo giovanile che ha portato tanti benefici in tutto il Salento. È mancata una normativa di riferimento estremamente chiara – è il commento di Giuseppe Coppola, presidente della sezione turismo di Confindustria Lecce – a cui attenersi. Una normativa che detti le regole sul demanio, dal momento che quella in vigore risulta obsoleta a causa dell’evoluzione del turismo a livello europeo. Occorre dunque accelerare il percorso legislativo per poter fronteggiare in maniera più incisiva le esigenze rappresentate da una fetta di turismo, quello giovanile, di cui l’Italia, la Puglia e il Salento non possono più fare a meno”.
“La proposta di Confindustria – rileva Coppola – è sempre stata quella di definire con chiarezza come poter utilizzare da parte dell’impresa il famoso 40% della concessione demaniale da destinare ad attività complementare. Che non è detto debba essere necessariamente legato alla somministrazione di musica. Perché esistono in altre realtà, e sono richiestissimi, anche altri tipi di offerte negli stabilimenti balneari che vanno dal benessere e quindi la possibilità di dotare gli stabilimenti balneari di vasche idromassaggio ed ogni altra innovativa attrezzatura, alla richiesta di pacchetti sportivi e quindi la possibilità di posizionamento di attrezzature per lo sport e l’attività fisica.
Tenendo sempre ben presente che non è il turista che sceglie il territorio, ma è il territorio che sceglie il segmento di turismo a cui rivolgersi in funzione dell’offerta proposta. Il turismo giovanile rappresenta una risorsa, ma deve viaggiare all’interno di regole ben precise. Indispensabili ad accrescere la reputazione di quella che in gergo viene definita destinazione turistica”.

Per le conclusioni Coppola richiama il dato, pubblicato giorni fa da piazzasalento.it sull’ammontare dei rifiuti raccolti: “L’estate 2018 è ormai alle battute finali ed i dati, quelli rappresentati dagli indicatori che fanno emergere il sommerso, dicono che a Gallipoli la produzione dei rifiuti del mese di agosto 2018 è stata di 10.000 kg. superiore a quella dell’agosto 2017. La crisi, dunque, c’è stata solo nella mente di chi ha sperato che ci fosse”.

 

Otranto – Nuova sentenza dei giudizi amministrativi su di un principio conteso e contrastato periodicamente: una volta espresso il parere di compatibilità dell’opera con il vincolo paesaggistico da parte della Soprintendenza, la stessa non può escludere tale compatibilità solo per alcuni periodi dell’anno. A meno che non espliciti eventuali ragioni specifiche di tutela ambientale durante le diverse stagioni. Si è pronunciato in tale senso il Consiglio di Stato (ordinanza numero 3691 del 2018), che si è espresso sul caso del lido “Spiaggia Azzurra” che si trova in località Laghi Alimini di Otranto. La magistratura romana ha quindi confermando quanto già stabilito in primo grado dal Tribunale amministrativo regionale (Tar) di Lecce con una sentenza dell’anno scorso.

In prima istanza, i giudici di Lecce avevano dato ragione alla proprietà circa il mantenimento per tutto l’anno dello stabilimento, affermando che le valutazioni operate dalle Amministrazioni, “pur a fronte della mancata alterazione della struttura, avevano illogicamente prospettato un pregiudizio al contesto paesistico durante il solo periodo invernale, e non anche durante quello estivo”. La tesi dei difensori degli imprenditori idruntini è stata sostenuta davanti al Consiglio di Stato dagli avvocati leccesi Pietro e Antonio Quinto. Il lido in questione  può restare al suo posto per tutto l’anno solare “anche perché il manufatto è sempre stato reputato pienamente compatibile con il vincolo paesaggistico insistente sulla zona costiera”, sottolineano i legali.

“Il Consiglio di Stato – evidenzia l’avvocato Pietro Quinto – dando seguito a un orientamento oramai consolidato, ha espresso il convincimento che l’Amministrazione debba chiarire i profili di incompatibilità, opposti a quelli che hanno consentito la realizzazione ed il mantenimento per la stagione balneare che, per ragioni intrinseche, comporta una maggiore rilevanza in termini di impatto paesaggistico in ragione dei numerosi fruitori dello stesso bene tutelato. Non solo. Si è altresì evidenziato che la Soprintendenza deve esprimere, fin dall’autorizzazione paesaggistica, in maniera precisa, i motivi che potrebbero ostacolare il mantenimento di una struttura balneare per l’intero anno solare, specificando eventuali esigenze di tutela ambientale differenti a seconda dei diversi periodi. In casi come questo – concludono i legali – la motivazione deve essere resa in maniera quanto più esaustiva e completa possibile”.

 

Gallipoli – Quella concessione demaniale non andava rinnovata; illegittimo è stato il prolungamento pluriennale delle autorizzazioni (l’ultima era stato fino al 2020): dopo il Consiglio di Stato con i pronunciamenti del 3 agosto dell’anno scorso, è di oggi la sentenza del Tribunale amministrativo regionale (Tar) di Lecce con cui si respinge il ricorso della “Bleu Salento”, società di Lecce, che gestiva la banchina nell’ultimo tratto del lungomare Marconi. La concessione a privati n. 56 del 2009 non esiste più, insomma. Per la verità, l’annullamento della concessione era stato firmato il 5 settembre 2017 dal dirigente responsabile  del settore Gestione del territorio e reti infrastrutturali, ingegnere Giuseppe Cataldi; tempo per lo sgombero: due mesi. Poi era scattato quest’ultimo tentativo legale davanti al Tar. Come si ricorderà, sul rilascio e sulle  proroghe della concessione demaniale da parte del Comune, sin dal 2011 si era aperto un contenzioso con una società concorrente, la Darsena Santa Caterina.

Ad intervenire subito sulla vicenda politico-giudiziaria è il capogruppo di “Gallipoli Futura”, Flavio Fasano che, per la cronaca, sta seguendo col consigliere Giuseppe Cataldi, la vicenda legata alla portualità gallipolina da tempo. Con un ricorso al Tar, il gruppo di opposizione si era visto respingere il 9 marzo 2017 la richiesta di bloccare la decisione della Giunta di individuare un progettista per l’adozione di un piano regolatore portuale; secondo la tesi dei ricorrenti, tale decisione era di competenza del Consiglio comunale. Il 21 gennaio di quest’anno i due consiglieri aveva presentato una interrogazione al Sindaco Stefano Minerva con cui si chiedeva cosa intendesse fare l’Amministrazione comunale di quell’area portuale dopo l’annullamento della concessione e come intendesse procedere “per una generale programmazione della portualità turistica, mercantile e peschereccia”. Fasano e Cataldi chiedevano anche cosa il Comune intendesse fare per “la salvaguardia delle unità lavorative impegnate nella struttura”. “Ora il Sindaco non ha più alibi – afferma Fasano su Facebook – a lasciare la gestione della darsena al soggetto privato che illegalmente continua a detenerla”. “Nel mentre il Sindaco si affretta a dare il “consenso” alla costruzione di un altro porto provato (Porto Gaio, società di Nardò) – si sostiene dall’opposizione – rinuncia a gestire la darsena che il Consiglio di Stato fin dallo scorso mese di agosto ha sentenziato appartenere al Comune. Cosa aspetta a dire quali sono le sue reali intenzioni?”.

“Procederemo subito allo sgombero, ovviamente – afferma Minerva per tutta risposta – abbiamo in corso un chiarimento sulle caratteristiche  dei punti d’imbarco e dei punto d’ormeggio con la Regione; una volta chiariti questi aspetti, decideremo il futuro della darsena”. Circa la  questione generale della portualità a Gallipoli, il Sindaco a piazzasalento conferma: “Non abbiamo ancora nominato il tecnico che l’ufficio competente aveva avuto l’indirizzo di individuare, ma restiamo fermi sui nostri programmi così come annunciati pubblicamente: è necessario il piano regolatore portuale”.

 

Salvatore Albano

Porto Cesareo – Il depuratore s’ha da fare. Anche se i primi passi risalgono all’ormai lontano 1979, la validità dell’opera non è in discussione. Lo ha deciso il Consiglio di Stato con una sentenza del 28 marzo scorso che ha ribalto quanto stabilito dal Tribunale amministrativo regionale (Tar) di Lecce circa la realizzazione dell’impianto in località “Masseria Bellanova”, al servizio del paese. L’opera resta valida, necessaria necessaria e in regola, compresa la sua localizzazione, che tante proteste e resistenze aveva generato da parte di quanti in quella zona avevano costruito la propria abitazione ed anche attività commerciali, e turistiche.

Un procedimento lungo quasi 40 anni I giudici di Palazzo dei Marescialli hanno ricostruito il lunghissimo percorso compiuto da questa progettazione, comprese varianti urbanistiche e continui stop e lunghe pause intermedie tra un processo (ricorsi al Tar nel ’94 r nel 2010) e l’altro. “La verifica sulla idoneità dell’opera nel sito prescelto e della sua funzionalizzazione, anche attraverso i necessari aggiornamenti strutturali, – hanno sottolineato i giudici amministrativi – si è articolata in vari e successivi momenti temporali”. Si richiamano quindi la deliberazione della Giunta regionale del 26 marzo 1990 con cui si approvò in via definitiva la variante urbanistica attraverso una puntuale ricognizione della localizzazione dell’intervento che legittimava la specifica scelta in termini urbanistici, conforme all’allora in vigore piano regolatore generale. L’opera, che prevede una fascia verde tutto intorno, era già allora definita improcrastinabile, visto il carattere turistico di Porto Cesareo. Nel 1993 la Giunta comunale di Porto Cesareo approvò il progetto di completamento dell’impianto.

Il Sindaco: “Tutti i cittadini saranno tutelati con controlli costanti” A rendere ancora più urgente l’impianto depurativo, aggiornato e migliorato, era poi intervenuta poi l’Unione europea che aveva avviato una procedura d’infrazione da carico della Regione Puglia proprio in tema di depuratori. Era il 2012. Il Comune aveva resistito ai numerosi ricorsi fino al’esito di questi giorni: i ricorsi ultimi non solo sono irricevibili “per una obiettiva tardività rispetto alle scelte urbanistiche risalenti nel tempo” ma anche le censure di merito sono state ritenute infondate. Ora l’Amministrazione comunale canta vittoria sia sotto il profilo amministrativo che giudiziario, nel mentre che vanno verso l’ultimazione i lavori per la rete fognaria e quelli per il collegamento col depuratore di Nardò e lo scarico di Torre Inserraglio. Il sindaco Salvatore Albano (foto), che rimarca “come a breve il territorio avrà una rete fognaria funzionante ed efficiente, dichiara: “Sono soddisfatto dei risultati raggiunti. Capisco le perplessità e le paure dei residenti in località “Il Poggio”, ma si tratta di un’opera molto importante per l’intero territorio e lo sviluppo turistico del nostro paese. Vigileremo dunque, affinché nessun cittadino si senta di serie B, affinché vi siano controllo e manutenzione continui sul depuratore che, per le sue caratteristiche, avrà un impatto ambientale minimo”.

 

 

 

 

 

Gallipoli –  Il Samsara, uno dei lidi più famosi d’Italia, riprenderà le normali attività fino al 7 giugno, data in cui ci sarà la pronuncia definitiva del Consiglio di Stato relativa alla revoca della concessione demaniale a seguito di controlli della Capitaneria di porto e dei conseguenti provvedimenti del Comune. E’ di questa mattina infatti il provvedimento con il quale il Comune di Gallipoli, con la firma del segretario generale Giancarlo Ria (in sostituzione del responsabile del Demanio, assente per malattia) ha preso atto e dato esecuzione a quanto emerso nell’udienza del Consiglio di Stato del 1 marzo scorso, che aveva sospeso l’ordinanza di smantellamento del “Samsara” e il rispristino dei luoghi dando 60 giorni di tempo per adempiere a questo obbligo.

Nel provvedimento odierno infatti si legge che “gli effetti della determinazione dirigenziale n. 2090 del 23 febbraio 2017 di decadenza della concessione demaniale marittima n. 36/2009 ed atto di proroga in base alla legge 203 del 2014 (con le connesse autorizzazioni susseguitesi negli anni) in capo alla Società Sabbia d’oro s.r.l. sono congelati fino al 07.06.2018”. Nel provvedimento comunale si legge inoltre che “sino alla suddetta data è consentito l’uso demaniale del bene nel rispetto della finalità per la quale è stata rilasciata la concessione ed in particolare dell’Ordinanza balneare emanata dalla Regione Puglia in data 12.07.2017 approvata con atto dirigenziale n. 290 del 15.05.2017”.  

La “Sabbia d’oro” dunque, dopo circa un mese di fermo, potrà ricominciare ad attuare i suoi programmi ed esercitare l’attività per la quale la concessione è stata rilasciata “nei limiti previsti dalla normativa in materia”. Proprio ieri mattina, una cinquantina di dipendenti della nota struttura balneare si erano recati in Comune per sollecitare il provvedimento provvisorio che poi è stato rilasciato oggi. “Tutto ciò che chiediamo è di poter riaprire per Pasqua fino al 7 giugno (come concessoci tra l’altro dal Verbale del Consiglio di Stato) per poter lavorare”, avevano affermato gli addetti al “Samsara” in un sit in in via Pavia ed avevano chiesto al Sindaco Stefano Minerva, durante un breve incontro. Alla fine così è stato, anche se la situazione per il futuro resta ancora tutta da definire. 

party in spiaggia samsara gallipoliGallipoli – In attesa del giudizio di merito la cui udienza è fissata per il prossimo 7 giugno il Samsara può riaprire. E’ quanto emerso dal pronunciamento di questa mattina a Roma, sede del Consiglio di Stato, il massimo grado della giustizia amministrativa; tale decisione sospende di fatto l’ordinanza di smantellamento e ripristino dei luoghi emessa dal Comune dopo la contestazione di uso improprio della Capitaneria. Su sollecitazione del Presidente della V sezione del Consiglio di Stato infatti il Comune si è impegnato, con dichiarazione a verbale di udienza, a non dare esecuzione alla determina comunale di decadenza (entro i termini stabiliti di 60 giorni) fino alla conclusione del giudizio di merito. Caduta momentaneamente l’ingiunzione di smantellamento immediato e in attesa del giudizio finale, dunque le attività possono riprendere nel pieno rispetto delle regole. ”Questo giudizio – commenta uno dei due soci, David Cicchella – ci apre ad una forte speranza che tutto andrà per il verso giusto. Confidavamo e confidiamo ancora nella giustizia italiana. Aspettiamo fiduciosi il giudizio di merito. Visto che ci è stato consentito riprenderemo nel frattempo la nostra attività rispettando come sempre abbiamo fatto le regole imposte”.

Come si ricorderà, la vicenda ha preso l’avvio da un sopralluogo nel luglio scorso operato dagli agenti della Guardia costiera di Gallipoli. Quella ispezione si era conclusa con un verbale di contestazione (prevalente attività di discoteca rispetto a quella balneare, come da concessione) negli orari pomeridiani (ore 16-20) autorizzati dal Comune; in quella occasione era stata elevata anche una multa di 1.032 euro.  Il provvedimento comunale è scattato il 24 novembre scorso e doveva essere eseguito entro 60 giorni da quella data. Poi l’avvio della inevitabile battaglia legale che finora ha lasciato in piedi uno dei lidi più famosi d’Italia.

Il commento del Sindaco Minerva e dell’assessore Piccinno “Accogliamo la sentenza positivamente – commenta il Sindaco Stefano Minerva. Siamo fiduciosi  nella giustizia amministrativa e speriamo che l’esito finale del giudizio di merito non mortifichi gli sforzi e gli investimenti dell’imprenditoria gallipolina”. Nelle more dei pronunciamenti finali l’Aamministrazione  lavorerà per stabilire delle regole a tutela del territorio e del settore turistico balneare e dell’intrattenimento. “Sottolineo ancora una volta – precisa l’assessore EmanuelePiccinno – che il nostro è stato un atto dovuto; siamo soddisfatti di questa decisione e vicini ai nostri imprenditori, abbiamo a cuore le sorti dell’intero comparto che ruota intorno al turismo giovanile. Ci stiamo già attivando per avviare un percorso di regolamentazione , convocheremo a brevissimo un tavolo tecnico del turismo intorno al quale , con la Regione, presidente Emiliano , assessore Capone e dirigente del settore turismo e demanio e con la Capitaneria: ci siederemo con i  nostri imprenditori per ascoltare problematiche e istanze, proporre soluzioni  e definire regole trasparenti e precise per tutti”. 

Gallipoli – Ci siamo. Domani 1 marzo il Consiglio di Stato si pronuncerà definitivamente sul destino del “Samsara”, prossimo e anche futuro. E’ fissata per domattina infatti la riunione del collegio giudicante di Palazzo Spada a Roma, in cui i magistrati esamineranno il ricorso presentato dai legali della società “Sabbia d’oro” contro la decisione del Comune di revoca della concessione demaniale e rimozione delle strutture balneari, decisione confermata anche dal Tar di Lecce a cui in prima istanza si erano rivolti i soci David Cicchella (foto) e Rocco Greco.

In quel lido – è la tesi finora prevalente basata su sopralluoghi della Capitaneria di porto nel luglio scorso con annessi verbali e multa da 1.032 euro – le attività prevalenti nel pomeriggio erano diverse da quelle alla base della concessione. In altre parole, dalle 16 alle 20 (orario autorizzato dal Comune) più che di stabilimento balneare l’attività prevalente sarebbe stata da discoteca con conseguenti danni ambientali. Il provvedimento comunale è scattato il 24 novembre scorso e doveva essere eseguito entro 60 giorni da quella data. Che sono trascorsi ma che non hanno avuto effetti concreti, stante la vertenza giudiziaria in corso. Nel frattempo si sono susseguite conferenze stampa (“Niente di anomalo in questa stagione rispetto alle precedenti: come mai allora questo provvedimento?” la domanda dei titolari della notissima struttura, foto), prese di posizione di Cna balneatori e Federbalneari, la circolare della Regione Puglia che consente simili attività se però restano accessorie rispetto a quella dei servizi da spiaggia.

Occhi a Roma anche dai titolari dello “Zen”, colpito per la stessa presunta violazione. In attesa della sentenza non ci sono sono Greco e Cicchella ma anche le realtà collegate al movimento turistico che il “Samsara” sprigiona, da quelle ricettive a quelle dei trasporti e della ristorazione. Senza dimenticare che un altro lido della litoranea  sud – lo Zen – ha seguito la stessa sorte del “Samsara” per lo stesso presunto reato, con revoca scattata il 9 febbraio di quest’anno. Più discoteca che spiaggia l’accusa rivolta alla società “Simant”, una srl di Casarano con amministratrice unica Brunella Rausa. Comunque vadano a finire le vicende al momento aperte, è certo che la stagione 2018 verrà sarà ricordata come quella più turbolenta a causa di un groviglio burocratico-legale che reclama ormai in tempi brevi una risistemazione complessiva per sgomberare il campo da forzature interpretative, violazioni presunte ed abusi conclamati.

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