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NARDÒ. Sindaco in cravatta granata come i colori del Nardò, citazioni di Muhammad Alì, “invasione” di neoconsiglieri under 40 con mamme e papà emozionati tra il pubblico e minacce di ricorsi al Tar. In pieno solleone d’agosto si è tenuto stamattina il primo consiglio comunale dell’era Mellone, complice un’errata convocazione dell’assise una settimana fa, che ha fatto slittare tutto di qualche giorno. Dopo le operazioni di rito (convalida degli eletti e surroga dei consiglieri dimissionari che hanno preso posto in giunta e relativa nomina dei nuovi “innesti”), si è proceduto al passaggio più atteso: l’elezione del presidente del consiglio. I rumors volevano che tale carica andasse ad un uomo di Antonio Vaglio o allo stesso Vaglio, in virtù di un appoggio (mai ufficializzato) che al ballottaggio il veterinario neretino avrebbe dato a Mellone. Invece la maggioranza spiazza tutti ed elegge Ettore Tollemeto, giovane consigliere comunale di Andare Oltre. Sono 17 i voti per l’ingegnere 32enne, che nel discorso di insediamento vola alto: «A Muhammad Alì – ha dichiarato all’aula – ad Harvard venne chiesto di recitare una poesia, pronunciò due sole parole: “me, we” – “io, noi”. Ecco, se dovessi sintetizzare questo momento lo farei parafrasando Alì e dicendo: “noivoi”, ma senza pausa, senza nessuno spazio fra queste parole, senza nessuna distanza». Ma lo spazio per la poesia dura un attimo. Il consigliere comunale di minoranza Carlo Falangone (La Puglia in più) torna alla prosa e minaccia ricorso al Tar. Motivo del contendere, l’elezione dei due vicepresidenti del consiglio comunale, uno dei quali dev’essere di minoranza. Per Falangone ad una delle due votazioni deve partecipare la sola minoranza e sventola sentenze e precedenti che lo dimostrerebbero. Il neopresidente Tollemeto invece richiama il regolamento comunale e tira dritto, facendo votare maggioranza e opposizione. Risultato: i due vicepresidenti eletti sono il consigliere di maggioranza Andrea Giuranna (vicario, con 12 voti) e il “vagliano” Giancarlo Marinaci (7 voti), quest’ultimo forse ritenuto dal centrosinistra “non troppo” di minoranza. Rimangono così a bocca asciutta Pd e affini che non riescono ad eleggere vicepresidente Paolo Maccagnano (5 voti). A Palazzo di città tornano così ad agitarsi gli spettri dell’accordo Vaglio-Mellone al ballottaggio di due mesi fa.

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