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confisca beni

guardia-finanza6GALLIPOLI. Dal sequestro alla confisca: passano allo Stato tutti i beni dei riconosciuti capiclan della Sacra corona unita, versante jonico. L’esproprio, poichè di questo si tratta, è stato notificato a Pompeo Rosario Padovano, 43enne, in carcere; agli eredi del defunto Salvatore Padovano, l’induscusso boss classe ’60 e fatto uccidere dal fratello Rosario nel 2008; a due loro stretti e fidatissimi collaboratori, Giorgio Pianoforte e Cosimo Cavalera, rispettivamente di 51 e 38 anni.

È questa la fine (salvo ricorsi delle persone colpite dal provvedimento) di due operazioni: la “Città bella” e la “Galatea”, su cui molto hanno lavorato i finanzieri del Gico (Gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata) e i carabinieri del Ros (Raggruppamento operativo speciale).
Passano dunque in mano pubblica sette fabbricati, quattro terreni, due società di capitali e due cooperative; sei autocarri, tre motocicli, un’autovettura; nove rapporti bancari e una polizza vita; denaro in contanti per 265.050 euro. In precedenza, esattamente nel dicembre del 2012, era stato applicato il sequestro anticipato sui beni per un valore complessivo di 3 milioni. Poi nel gennaio successivo altro sequestro di 155mila euro e di un deposito bancario di 110mila euro.

Il 24 gennaio 2013 il Tribunale aveva convalidato entrambi i provvedimenti.
Sorveglianza speciale per tre anni nel Comune di residenza inoltre è stata inflitta a Cosimo Cavalera, ritenuto un appartenente al clan.
La confisca non è prevista dal vigente Codice di procedura penale per gli eredi delle persone colpite, in questo caso i familiari di Salvatore Padovano, detto “Nino Bomba”. Essa è stata resa possibile dall’entrata in vigore dal Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione che, all’articolo 18, prvedono espressamente di applicare simile misura anche nei riguardi degli eredi “entro il termine di cinque anni dal decesso”.

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