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Nardò – “Quella che ricorderete era definita “la merda di Porto Cesareo”, contro il cui collegamento alla rete fognaria neretina si scagliavano gli attuali personaggi che guidano in maniera disastrosa la nostra Città, oggi viene accolta nel silenzio e nel benestare di un pezzo di classe politica incapace ed incoerente. “Schiereremo i carri armati”, dicevano. Ce n’è a sufficienza per chiedere “dimissioni subito”. I cantieri ben visibile sulla Provinciale per Avetrana e su via Vincenzo Monti e nell’area del deputatore di Porto Cesareo, contrada Bellanova, tornano prepotentemente alla ribalta d è scontro. A non farsi scappare l’occasione è il Pd neretino, Salvatore Falconieri, i consiglieri comunali Daniele Siciliano e Lorenzo Piccione. Dai banchi di una severa opposizione, come duro è del resto il confronto politico-amministrativo in città dal voto del giugno 2016.

Richiamando alla memoria non solo le crude “parole d’ordine” di poco tempo fa ed  anche la raccolta di firme condotta in particolare dal gruppo dell’attuale Sindaco, Giuseppe Mellone, si intendono sottolineare bugie e tradimenti. “Tradita è la volontà dei 3.500 cittadini che firmarono la richiesta di referendum popolare per dire “no alla fogna di Porto Cesareo nel mare di Nardò” e per cancellare lo scarico a mare, cosa che gli inquilini di Palazzo hanno deciso di mantenere nel medesimo punto in cui è presente oggi. Sotto costa! Tradita la fiducia di quel neretino su quattro che credeva che l’attuale Sindaco potesse davvero rappresentare il cambiamento. Traditi – si prosegue – anche gli ambientalisti che pensavano si trattasse di un progetto virtuoso e rispettoso dell’ambiente, mentre l’opposizione si sgolava a rammentare come fosse, invece, una montagna di fumo che mai avrebbe permesso il riutilizzo integrale dei reflui in agricoltura alla luce della enorme portata di utenza”.

Le condotte che si stanno realizzando servono a portare gli scarichi depurati dal vecchio impianto di Porto Cesareo, sottoposto a consistenti lavori di ammodernamento ed anche ad un procedimento giudiziario in corso, al depuratore di Nardò e da qui destinati ad utilizzi irrigui, secondo un progetto preliminare dell’Acquedotto pugliese di concerto con la Regione, che prevede lo scarico a mare, sempre a Torre Inserraglio nei periodi in cui le acque risultassero in eccedenza rispetto al fabbisogno indicato. Sulla parola d’ordine “niente più scarichi in mare” il Sindaco neretino e il presidente del governo regionale, Michele Emiliano, si sono sempre dichiarati convinti assertori. Il valore del lavori in corso è di circa 6 milioni e mezzo e “normalizzerà” la rete fognaria cesarina anch’essa in avanzata costruzione. La condotta è lunga nove km.

Nardò. La costruzione della condotta sottomarina di Nardò bloccata dal nuovo presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano; nel corso del sit-in di protesta che si è svolto a Nardò il 3 luglio scorso (nelle foto), il neopresidente ha inviato, a sorpresa, un suo messaggio ad alcune centinaia di cittadini e ambientalisti “No Tub” neritini, riuniti ai piedi di Palazzo Personè, ai quali si era unito anche un nutrito gruppo di attivisti del comitato “No scarico a Mare” di Manduria, Avetrana ed Erchie. Insieme per dire “no” alla condotta fognaria nel mare di Portoselvaggio, come previsto dal progetto dell’Acquedotto Pugliese.
Il presidente Emiliano, per voce del blogger Roberto De Pace di “Agorà Notizia.it” (promotore del sit-in insieme ad Agostino Indennitate, portavoce dei “No Tub”) ha riferito che “il suo orientamento per Nardò è identico a quello indicato per Manduria: bloccare la costruzione della condotta in attesa del nuovo Piano di tutela delle Acque”. Inoltre il presidente ha riferito che si occuperà anche della questione del Torrente Asso, dove attualmente scaricano 28 centri del Leccese e che si riversa in falda dalla “Vora delle Colucce” nel territorio di Nardò.
Una brusca frenata, dunque, al progetto della contestata condotta sottomarina di 1.100 metri di lunghezza che dovrebbe spingere i reflui fognari provenienti dai depuratori di Porto Cesareo e Nardò ad una profondità di 35 metri: pochi, secondo alcuni esperti, per raggiungere il cosiddetto “termoclino”, la barriera naturale, creata dalla combinazione di temperatura e pressione, che si trova a circa 50 metri di profondità; questa soglia renderebbe inerti i reflui ed escluderebbe l’ipotesi di un ritorno sotto costa degli scarichi.

Nel corso della manifestazione, inoltre, i comitati hanno ribadito la proposta alternativa,  su cui Emiliano sarebbe d’accordo, circa un riutilizzo dei reflui per usi agricoli. Obiettivo raggiungibile optando per la soluzione che preveda la realizzazione di un impianto di fitodepurazione, sugli esempi di Fasano e Melendugno.
Qualche giorno prima della manifestazione, comunque, il sindaco Marcello Risi – che è intervenuto alla manifestazione di protesta, ribadendo i motivi che lo hanno spinto a dire, alla fine, “si” alla condotta – prendendo atto del nuovo orientamento della Regione, aveva sospeso il percorso di approvazione del Protocollo d’intesa.  Quel documento, per completezza,  approvato nell’ultima seduta della Giunta Vendola mette sul piatto della bilancia investimenti per circa 9 milioni di euro per la realizzazione della rete fognante in tutte le marine di Nardò, anche sotto il pericolo incombente e da scongiurare di un commissariamento ministeriale che avrebbe comportato la realizzazione della condotta senza  alcuna modifica del progetto originario. Dal canto suo Risi ha di conseguenza bloccato il nutrito calendario di incontri con i cittadini le cui date arrivavano a tutto settembre.

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