Home Tags Posts tagged with "condanna"

condanna

Gallipoli – Quei 14 grammi di cocaina non sottoposti ad analisi per calcolare il principio attivo ed a valutazione di quante dosi si sarebbero potute ricavare lo ha salvato dalla condanna per spaccio di sostanze stupefacenti; ma tre anni di carcere sono arrivati però alla fine di uno dei tre processi che riguardano Marco Barba, già affiliato alla sacra corona unita, poi “pentito”, quindi di nuovo in  campo – il suo, quello da malavitoso spietato già da giovanissimo – per questioni di droga, estorsione e omicidio. La pena inflottagli dal Tribunale di Lecce (i tre anni) riguardano il reato commesso da Barba quando fu fermato sulla superstrada Lecce-Brindisi dauna pattuglia di carabinieri. Per sfuggire ai controlli, il 45enne gallipolino tentò la fuga trascinando con la sua C3 il milite che stava cercando di fermarlo. Motivo di quella reazione? In quelle ore si parlò proprio della quantità di cocaina trovata a bordo, dov’erano anche la sua convivente e una delle due figlie (assolte anche loro dall’accusa di spaccio) ed un bambino di un anno. Barba non voleva essere colto con la droga nel bagagliaio dell’auto – camuffata tra i giocattoli del bambino – e tornare in galera. “Sono scappato – disse invece il diretto interessato – pensando che quei carabinieri erano killer travestiti che erano venuti per uccidermi”. I giudici non gli hanno creduto e lo hanno condannato per violenza e lesioni a pubblico ufficiale.

Appena agli inizi dell’anno nuovo Barba dovrà fare i conti con altri due episodi che saranno definitivamente chiariti in aula. Il primo riguarda il tentativo di estorsione ad un politico apartenente ad una famgilia di ristoratori della città, Sandro Quintana. A causa delle sue presunte minacce (tra cui una lettera con dei proiettili), il destinatario fu scortato con i familiari dai carabinieri a fine turno durante l’estate 2016. Barba faceva pressioni per poter fornire prodotti ittici da consumare nelle attività degli imprenditori, e per l’acquisto di un furgone frigorifero. Molto più pesante l’altro processo per cui i suoi avvocati hanno chiesto una perizia psichiatrica su cui si pronuncerà il giude per l’udneza preliminare il 19 gennaio prossimo. Si tratta dell’uccisione con conseguente tentativo di sciogliere il cadere nell’acido dell’ambulenate di nazionali marocchina Khalid Lagraidi di 41 anni, nella notte tra il 13 e il 14 gennaio scorsi. L’uomo era colpevole, agli occhi di Barba, di non aver pagato una partita di marijuana. Dopo pochi mesi la figlia maggiore, che era stata costretta a partecipare all’occultamento del corpo in un bidone mettalico, confessò tutto ai carabinieri. La sua testimonianza, nonostante i tentativi del padre di fargliela rimangiare, è tra i documenti del processo. Da notare che tutte e tre le vicende sono accadute col ritorno dell’uomo in città, dopo aver scontato 23 annie cinque mesi per un duplice omicidio commesso quando era ancora minorenne ma freddo killer per conto del suo clan.

Ugento – Quattro anni e mezzo di galera a Pasquale Preite, 64enne di Ugento, tre  anni a Ines Stamerra, 26 anni di Salve, e due anni a Giordana Dalila De Leone, 23 anni di Racale: è finito così il processo di primo grado a carico di questo gruppo che ha tentato con mezzi anche brutali di “convincere” il titolare di un lido di Torre San Giovanni, di pagare il “pizzo”, tentando di farsi consegnare l’incasso completo riveniente da ombrelloni e sdraio. La vicenda ha avuto inizio nella tarda primavera del 2015. le indagini sono subito scattate grazie alla denuncia dell’operatore turistico, titolare anche di un ristorante. I carabinieri di Ugento ed il pubblico ministero Stefania Mininni hanno condotto le indagini, raccogliendo elementi e testimonianze, comprese quelle dei familiari del malcapitato ma coraggioso imprenditore. Alle minacce, portate avanti in un episodio brandendo un’ascia e cercando di colpire la vittima designata, aveva partecipato con incitamenti e insulti la Stamerra; con la De Leone, aveva aggredito anche la moglie e il figlio del titolare dello stabilimento. Calci e pugni erano gli altri “mezzi” usati per convincere la preda a pagare (richieste frequenti di 500 euro a “visita”) per non avere guai maggiori. A fine luglio la decisione di non cedere. Dopo poco più di due anni la sentenza di colpevolezza del trio.

GALLIPOLI – Riesce dapprima a conquistare la fiducia dell’anziana che si offre di assistere per poi derubarla. Termina con una condanna a tre anni di reclusione il processo penale a carico di una galatonese (M.G.N. le sue iniziali) accusata di circonvenzione di incapace nei confronti di un’anziana di Gallipoli. La vicenda prende il via in seguito alla denuncia di una 67enne che dopo aver prestato il proprio consenso a farsi accudire dalla conoscente di Galatone, perché in stato di necessità, è stata poi costretta a denunciare la stessa. Malgrado le sue condizioni psicofisiche, infatti, l’anziana non ha potuto fare a meno di notare come da casa sua continuassero a sparire oggetti e suppellettili, sino alla stessa camera da letto. In un primo momento, in realtà, lo stesso sostituto procuratore aveva avanzato richiesta di archiviazione, ritenendo che quanto era stato “asportato” fosse stato regolarmente pagato. La dimostrazione, nel corso del processo, dell’esistenza degli estremi per riconoscere la “circonvenzione d’incapace” ha, però, mutato radicalmente il quadro accusatorio portando alla sentenza di condanna.

francesco mandoi galatoneNARDÒ. Accusato e condannato per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di droghe e, dopo dieci anni, vedersi cancellate due sentenze, entrambe con condanne a 6 anni e otto mesi non capita, per fortuna, tutti i giorni ma a Graziano Bosco, oggi 32enne ma all’epoca dei fatti poco più che 19enne, è capitato. Ci hanno pensato i giudici della Cassazione che hanno rinviato tutti i fascicoli dei due processi alla Corte d’Appello di Lecce per un nuovo dibattimento e una nuova sentenza.
Nonostante l’età e altre condizioni oggettive (diploma, servizio militare), al neretino vennero appioppate pesanti accuse, anche perchè risultava amico di uno dei boss coinvolti nell’operazione “Taurus” del 24 aprile 2004 tra Nardò e Galatone. Colpite 39 persone  che gestivano le estorsioni e il mercato della droga nella zona con minacce e attentati a componenti delle forze dell’ordine e a magistrati. Tra questi ultimi una bomba fu fatta esplodere davanti al domicilio galatonese dell’allora sostituto procuratore Francesco Mandoi (foto).

tribunale lecce

ARADEO. È di quattro anni e cinque mesi la condanna inflitta al 24enne di Aradeo A.G. per una storia che non parla soltanto di di furti e rapine ma anche di minacce ed estorsioni.

I fatti risalgono allo scorso aprile quando il giovane avrebbe sottratto ad un 49enne di Galatina una collana d’oro (d’ingente valore) con l’espediente di controllare se, per caso, non fosse proprio quella che gli era stata rubata. Di fatto la collana diventa il classico “cavallo di ritorno” con l’aradeino che, secondo le accuse mossegli in sede giudiziaria, inizia a minacciare il vero derubato avanzando continue richieste di denaro con frasi dal tenore poco equivoco e minacce anche telefoniche. Altro episodio quello compiuto a Galatina dove, dopo essersi introdotto nell’abitazione di un’anziana con la scusa di poter fare una telefonata, avrebbe poi portato via una borsa ed un bracciale d’oro strappato dal braccio della proprietaria di casa.

Sulle sue tracce si sono subito orientati i poliziotti del Commissariato di Galatina che lo hanno colto “in flagranza di reato” mentre era in piazza Aligheri, a Galatina, ovvero nel luogo concordato per telefono per lo scambio tra i soldi e la collana.

Il 24enne, nei giorni scorsi, ha patteggiato una pena (nella foto il tribunale di Lecce) di reclusione di quattro anni e cinque mesi: le accuse nei suoi confronti sono state di estorsione, tentata e consumata, rapina aggravata e furti con destrezza. Il suo legale ha  annunciato la presentazione di un’istanza per chiedere l’applicazione delle misure alternative alla carcerazione.

ostetricia

PARABITA. Assolto in sede penale, è stato condannato dal giudice civile il ginecologo ritenuto responsabile della morte, a due giorni dal parto cesareo, della bambina nata nell’agosto del 2005 all’ottavo mese di gravidanza al Policlinico di Bari (e non nell’ospedale di Galatina come indicato in primo momento). Alla coppia di genitori parabitani (al loro primo figlio) è stata riconosciuta, a titolo di danni non patrimoniali, la somma complessiva di 400mila euro, 259mila dei quali già risarciti dalla polizza assicurativa professionale del ginecologo.

Lo stesso medico dovrà ora corrispondere la differenza. In sede penale lo stesso dottore era stato dapprima condannato (sia in primo chè in secondo grado) per omicidio colposo, salvo poi vedere la condanna cancellata in Cassazione.

Voce al Direttore

by -
Abbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo - non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore...