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concime biologico

ScortichiniALLISTE. Due anni: questo il tempo minimo necessario per sapere se un concime biologico – l’idracido di rame e zinco – sia davvero efficace contro il patogeno da quarantena che infesta gli ulivi del Salento. Ne ha parlato in tre incontri nel Salento Marco Scortichini (foto), batteriologo romano e direttore dell’Unità di ricerca per la frutticoltura (Cra-Frc) di Caserta, che ha testato sul campo il prodotto brevettato in Israele e già impiegato con successo nel trattamento della rogna dell’ulivo e delle batteriosi del kiwi e del nocciolo.
«Si tratta di dati preliminari e non esistono ancora pubblicazioni scientifiche a riguardo», ha precisato Scortichini nei tre incontri moderati dall’agroecologo Gianluigi Cesari dell’Istituto agronomico mediterraneo (Iam) di Bari, che si sono tenuti a Leverano, Oria e, lo scorso 16 settembre, a Galatone. Ma i risultati sembrano piuttosto incoraggianti. Il batteriologo ha testato il corroborante fogliare su 55 alberi gravemente compromessi, presenti nelle zone di Veglie, Galatone e Galatina, con differenti modalità di somministrazione. Quelli dell’area vegliese hanno ricevuto il trattamento tramite iniezione e per via endovenosa: dopo aver praticato dei fori di lunghezza e inclinazione specifica sul tronco, i ricercatori hanno iniettato l’idracido direttamente nello xilema, dove si annida il batterio. Negli altri casi, invece, si è proceduto nebulizzando il prodotto.

Dopo pochi trattamenti, ripetuti a distanza di un mese, gli alberi presentavano una ripresa vegetativa e un blocco del complesso di disseccamento rapido, tipico dell’infezione da Xylella. Inoltre, si è notato che gli esemplari secolari reagivano in modo più efficace al concime. “La lavorazione del suolo e la manutenzione degli alberi giocano un ruolo importantissimo”, ha sottolineato Scortichini, ricordando che per far fronte all’emergenza Xylella non basta una cura. Occorre un lavoro sinergico, volto a salvaguardare lo stato di salute degli ulivi e a ridurre la presenza di cicaline che veicolano il batterio.
Tuttavia, in quella che si configura come “la prima sperimentazione al mondo su esemplari affetti da Xylella fastidiosa direttamente sul campo”, non sono mancati gli intoppi. Alcuni alberi della zona di Galatone, non trattati perché ritenuti sani all’inizio dei test, hanno manifestato segni della malattia, forse perché già infetti ma asintomatici. Scortichini conta di presentare a breve alla Regione Puglia un dossier con i primi risultati dei suoi test.

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