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L’ecotassa, per quelle comunità che non avessero raggiunto le soglie minime indicate nella raccolta differenziata dei rifiuti prodotti in casa, era fissata a partire dal 2012; adesso dovrebbe scattare dal prossimo anno, il 2019. Da allora ad oggi un impianto in provincia di Lecce a cui conferire gli scarti umidi (i resti di pranzi, per esempio) ancora non c’è. L’ultimo tentativo fatto dalla Regione addirittura con un avviso pubblico rivolto ai Comuni eventualmente disponibilità ad ospitarne uno, ha dato esito negativo, con due Comuni disponibili poi ritiratisi uno dopo l’altro (Nardò e Soleto). Intanto, in questa matassa sempre più voluminosa come conviene a più d’uno, la frazione umida che c’è, esiste, è produzione quotidiana, da qualche parte finisce.

Dove è finito finora il rifiuto senza casa Finisce, ad esempio, nell’impianto per lo scarto secco non riciclabile di Poggiardo, che infatti va in tilt spesso, dimostrando il suo affanno con miasmi insopportabili in paese e dintorni. E’ fuori legge questa prassi assai diffusa, viola una autorizzazione specifica del’Aia, ma che cosa si può fare? Bloccare i camion carichi di percolato, come minaccia il Sindaco di Poggiardo? Rifiutare quei cassoni pieni di rifiuti non ammessi da parte della società che gestisce lo stabilimento? E l’umido dove lo porto? Nel bacino Lecce 2 solo tre Comuni hanno dichiarato che il problema lo hanno risolto come da legge.

Bari dice che i ritardi sono dei Comuni, che i Sindaci dovrebbero fare “qualche corso di formazione in materia” (il commissario Grandaliano dell’Ager ne è convinto), che questa classificazione dei rifiuti solidi urbani è sancita dall’Unione europea da parecchio tempo. Quindi, cosa aspettano a mettersi in regole? Da Lecce da più di un primo cittadino l’accusa viene ribaltata: è vero, è dei Comuni il ruolo principale in tema di rifiuti, ma quando si decide la Regione a chiudere il ciclo dal produttore al divoratore, di cui si parla da quasi una ventina di anni? In altre parole, l’umido dove lo porto?

Proprio in queste ore il commissario Grandaliano è in attesa dei dati chiesti e richiesti ai Municipi circa una stima, su base settimanale, del tanto ingombrante (e pesante) rifiuto vegetal-alimentare. “Se mi fate conoscere i vostri fabbisogni, vi indicherò dove potere smaltirli”. Di impianti nel Brindisino e nel Tarantino ce ne sono.  Da quando funzionano, si cita la provincia di Brindisi tra le virtuose: tutti quei Comuni sono ormai sopra la media esentasse del 65%. Siamo alla possibile svolta? Forse, non ancora. Lo dicono le molte sedie vuote nell’assemblea fatta a Poggiardo il 25 settembre. E lo dicono alcuni Sindaci: vogliono chiarezza giustamente; soprattutto vogliono sapere quanto costa e chi paga il trasporto nel Tarantino (ipotesi più probabile). “Nessun Comune può fare una stima attendibile – incalzano – a meno che non abbia avviato già la raccolta dell’umido. Tantomeno possiamo suddividerlo per codici, come richiesto. Saranno dati inattendibili”. Altro “no” alla revisione dei contratti in essere, con l’inserimento di questo nuovo servizio: aumentano i costi e così non si fa.

Le norme dopo i costi presunti E come la mettiamo con le norme che regolano questa tristissima materia che tanto da fare dà a magistrati e carabinieri? “Ma se si toglie l’umido dagli autocompattatori, non si riduce quella di bolletta? Il materiale conferito non peserà di meno? Quindi si pagherà di meno… ad ogni modo qui a Poggiardo non possiamo farci carico più di queste gravi disfunzioni”, cercano di argomentare a Poggiardo, confortati da qualche altro Comune. Si incentivi il ristoro per chi ospiterà l’impianto (anaerobico o aerobico? altro capitolo dolente), con sgravi sulla Tari e altre agevolazioni: si renda conveniente insomma questa “grana” frutto di inesauribili rimbalzi.

La soluzione tacita Nel dibattito infinito, ecco spuntare un’altra ipotesi. “La Regione convochi i 97 Comuni leccesi e decida il sito, così la facciamo finita”, sembra essere l’ultima innocente richiesta degli Enti locali, che tanto spesso rivendicano autonomia e che adesso improvvisamente delegano, con l’occhio attento all’oggi e ai costi. Ecco la svolta auspicata e taciuta: se si prendesse questa strada il problema davvero si risolverebbe. Tra ricorsi, proteste e prima pietra passano altri 20 anni. Magari, chi lo sa, di umido non si parlerà magari più.

Maglie – Cinque sentenze, tutte emesse nella mattinata di oggi dal Tar Lecce stabiliscono la piena validità del contratto d’appalto e delle clausole di adeguamento tariffario, per cui i 97 Comuni della provincia di Lecce devono pagare gli arretrati, come richiesto dalla società Progetto Ambiente, per un totale di circa 30 milioni di euro. E “senza alcuna possibilità di dilazione, anzi con la possibilità che questa somma possa ulteriormente lievitare”, come si legge in una nota dello studio legale Quinto che ha difeso gli interessi della società. I giudici amministrativi di Lecce hanno respinto tutti i ricorsi proposti dai Comuni ed ha invece trasferito per competenza al Tar del Lazio il ricorso proposto dal gestore per ottenere un ulteriore incremento della tariffa.

Sempre dall’accidentato terreno della raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani arriva sugli Enti locali quest’altra tegola, in questo caso dall’impianto pubblico di produzione di Cdr. La tariffa era stata fissata dall’Ager (agenzia regionale del settore) a giugno dello scorso anno all’esito di un lungo contenzioso tra i Comuni ed il gestore, che aveva visto prevalere quest’ultimo in tutte le sedi, ed era stata contestata sotto vari profili dalle amministrazioni locali che puntavano, da un lato, a ridurre la tariffa per il futuro, dall’altro, a ridimensionare l’arretrato per gli anni dal 2010 al 2017, in cui era stata versata una tariffa inferiore al dovuto.

In condizioni più tranquille si trovano, secondo i legali citati, quei 20 Comuni dell’Aro / di Maglie che, prima della decisione del Tar, hanno raggiunto un’intesa con il gestore ottenendo una rateizzazione quinquennale dell’arretrato ed un consistente sconto sugli interessi. Si tratta di Maglie, Andrano, Botrugno, Castro, Cutrofiano, Diso, Giuggianello, Giurdignano, Minervino, Muro, Nociglia, Ortelle, Otranto, Poggiardo, Sanarica, Santa Cesarea, San Cassiano, Scorrano, Spongano, Surano, Supersano e Uggiano La Chiesa. 

Gallipoli – Il Comune perde una ghiotta occasione per investire in cultura col progetto “Community library” della Regione: “Non ha presentato alcun progetto, non ha presentato alcuna richiesta di finanziamento”, ha accusato il gruppo locale di “Andare Oltre”, nato poco tempo fa con referente Matteo Spada. Replica l’assessore Emanuele Piccinno, di nuovo tirato in causa: “Il bando prevede più tranche, abbiamo preferito optare per il secondo bando”. Carnevale a parte, è questo lo scontro politico più attuale in città.

A dare il via alla polemica è stata una nota del movimento in cui si richiamano i cospicui finanziamenti ottenuti da altri centri salentini come Galatina (2 milioni di euro), Nardò (950mila), Sanarica (1 milione 650mila), Neviano (1 milione 938mila), Seclì (943mila), Squinzano (1 milione 650mila). “Come si può parlare di crescita e di progresso di una città se bandi come questi, stanziati con l’obiettivo di garantire la valorizzazione, la fruizione ed il restauro dei beni culturali, vengono ignorati?”, è stato l’atto di accusa di AO, movimento civico locale nato a Nardò. “Come si può garantire assistenza ai giovani e agli imprenditori (Sportello Eolo) se non si riesce neanche a partecipare ad un bando?”, s’incalza l’Amministrazione comunale, con nutrito seguito di reazioni nella rete sociale. “Qualcosa non sta funzionando come dovrebbe e questo a spese della città. Una città che ha bisogno di risorse e finanze per potersi evolvere e che si permette il lusso di mettersi al riparo dalla pioggia di finanziamenti che, invece, rappresentano per i territori che li richiedono, linfa vitale. Sarebbe stato sicuramente un passo avanti (mancato clamorosamente) – si conclude – che la città che intende candidarsi a Città della Cultura non avrebbe dovuto assolutamente perdere”.

“Si apprende dai media un’accusa infondata e per nulla veritiera mossa dal gruppo gallipolino di ‘Andare Oltre’. Una critica che giunge senza alcuna firma specifica, da un gruppo politico che pare dunque non avere un portavoce o un capogruppo, così come sembra non avere le idee ben chiare in merito alla faccenda Community library””, ribatte l’assessore Piccinno. Dal Palazzo di città “s’intende precisare che non vi è stato alcun atteggiamento di indifferenza o di indolenza da parte dell’Amministrazione o degli Uffici comunali”. La criticata non partecipazione al bando sulle librerie innovative in Puglia “prevede più tranche con diversi focus e ambiti specifici d’azione: nel caso della nostra città, si è preferito optare per il secondo bando sui laboratori di comunità che rientra così nelle strategie di intervento previste dall’Amministrazione”. “Come si evince – chiude la polemica l’assessore – Gallipoli è spesso beneficiaria di finanziamenti regionali ed europei: ciò dimostra che l’impegno sia presente, concreto e costante al di là delle sollecitazioni sterili di un gruppo politico che, purtroppo, non ritiene opportuno informarsi adeguatamente”.

Dei cento milioni destinati a questo progetto regionale, quasi 32 milioni sono finiti in Comuni della provincia di Lecce. In graduatoria per il Centro-Sud Salento figurano anche Andrano, Cursi, Poggiardo, Porto Cesareo, Racale, Sannicola, Santa Cesarea terme, Taurisano, Taviano, Tiggiano, Tricase, Ugento. 

Michele Emiliano

Bari – Appello della Regione ai Comuni interessati all’istruttoria delle richiestre di risarcimento per i danni causati dal batterio Xylella: “Fate presto, siete in ritardo”. Lo ha firmato l’assessore alle Risorse agroalimentari: “Non tutti i Comuni interessati hanno terminato la procedura di inserimento dei dati delle istanze presentate dagli agricoltori colpiti da Xylella fastidiosa, al fine di quantificare il danno e consentire agli stessi di accedere finalmente ai risarcimenti previsti dal decreto legislativo 102 del 2004. E’ per questo motivo – prosegue Di Gioia – che ho ritenuto opportuno scrivere al presidente Anci Puglia, Domenico Vitto, sì da sollecitare le amministrazioni comunali nel portare a termine le richieste”. SEmpre dalla Regione si apprende che “dai dati raccolti da portale telematico, messo a punto da Innovapuglia, su 1.627 istanze protocollate e relativi fascicoli aziendali validati, risultano oggi 807 le domande, ricadenti in 72 Comuni salentini, per le quali non è possibile ancora determinare il danno”. Il motivo che blocca le procedure sta in “diverse anomalie cui è necessario provvedano con rapidità le Amministrazioni comunali”. “Sono certo – conclude -, nella piena responsabilità e collaborazione dei Comuni, cui per legge è affidata la chiusura di tale procedura, si possa in tempi strettissimi risolvere e superare tali disfunzioni, che purtroppo gravano ogni giorno di più sugli agricoltori e le loro attività produttive. E, al contempo, allungano l’attesa di quanti hanno, invece, già terminato la propria richiesta”.

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