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compleanno

Tricase – Grandi celebrazioni per il 50mo compleanno dell’ospedale “Cardinale Panico” a Tricase. L’anniversario occuperà tre giornate con iniziative varie. Si comincia domani, 4 dicembre, alle 9,30 presso la Sala del Trono del Palazzo comunale di Tricase, per un convegno dal titolo “Gli ospedali no profit nell’evoluzione del sistema sanitario nazionale”. Aprirà i lavori la Superiora generale delle Suore Marcelline, suor Filomena Pedone; interverranno, tra gli altri, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, la presidente del Catholic Health Association Usa, suor Carol Keehan. Il 7 dicembre, con inizio alle 9,30, sempre nella Sala del Trono, si potranno ascoltare una serie di riflessioni e testimonianze sulla presenza dell’ospedale “card. G. Panico” a Tricase e nel Salento. Infine l’8 dicembre il cardinale Pietro Parolin sarà in visita all’ospedale, per benedire e inaugurare il nuovo blocco ospedaliero. La giornata si concluderà con una solenne concelebrazione eucaristica presieduta dal Segretario di Stato Vaticano, nella chiesa parrocchiale della Natività di Maria Vergine di Tricase.

nonna rosina con i parentiRACALE. Un secolo di vita, cento anni compiuti in ottobre e centesimo Natale appena vissuto: questi sono solo alcuni degli strabilianti numeri di nonna Rosina, una “giovane” racalina classe 1914. Adora il Natale, ne apprezza i valori e ama trascorrerlo in famiglia, “il bastone della sua vecchiaia”. Anche quello appena trascorso, è stato un 25 dicembre all’insegna dell’unione e della tradizione: la partecipazione alla messa, la realizzazione del presepe e dei dolci tipici, il pranzo con i figli, nipoti, pronipoti e parenti (foto) rappresentano per lei una gioia indescrivibile. D’altronde, il suo motto tipico per qualsiasi avvenimento è ”Campa ca viti”, e nonna Rosina, di avvenimenti ne ha vissuti tanti: dall’orrore delle due guerre mondiali alla straziante perdita di due dei quattro figli e del marito giovanissimo, inframmezzati comunque da eventi più lieti e festosi: dai numerosi corteggiamenti ricevuti da ragazza (sui muri le scrivevano “La più bella è Rosina”) al matrimonio con l’uomo della sua vita, e ovviamente la nascita e la crescita di figli, nipoti e pronipoti. La preghiera è la sua forza; ama la compagnia: ha partecipato per numerosi anni come personaggio al presepe vivente racalino, insegnando ai visitatori l’arte dello “ttaccare sciucamani”, ossia annodare le frange. Il segreto per vivere così a lungo? Semplice:«Mangiare tanta frutta, tanti dolci e bere dei bei bicchieroni di latte».

GALLIPOLI. Un regalo particolare per una persona fuori dall’ordinario. Alla signora Antonia Caiffa, l’abitante più longevo con i suoi 108 fra pochi mesi (aprile), è giunta la visita di una delegazione dell’associazione “Gallipoli Nostra”, composta dal presidente Elio Pindinelli, dal vice Francesco Francesco Fontò e dai consiglieri Lidia Liaci (i tre nella foto con la nonnina di Gallipoli) e Giorgio De Donno. Alla concittadina è stato consegnato  un cesto natalizio oltre all’augurio di ritrovarsi a festeggiare tutti insieme il prossimo Natale, quello 2015.

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PRESICCE. La casa inondata da fiori e da tutti coloro che hanno voluto esserle accanto e farle gli auguri. Lo scorso 12 novembre la signora Lucia Sbarro ha raggiunto i 100 anni e per lei i suoi familiari hanno organizzato una bella festa.
Una vita in semplicità spesa per la famiglia, per il figlio Antonio e la nuora Maria Rosaria e soprattutto per i tre nipoti, Andrea, Giuseppe e Alberto (da sinistra a destra nella foto).

Il segreto della sua lunga vita è proprio l’affetto dato e ricevuto dai suoi cari. Ha sempre vissuto con loro, li ha visti crescere ed è legatissima, i tre nipoti ricambiano con la stessa intensità e la coccolano in continuazione. Andrea in particolare la vizia un po’ di più: quando torna a casa (lavora a Genova) le compra sempre cozze e gamberoni, i suoi piatti preferiti.

L’appuntamento per tutti era alle 18, si è svolta prima la celebrazione della messa officiata da don Francesco, poi c’è stato l’intervento degli amministratori, l’assessore Marisa Stivala e il sindaco Riccardo Monsellato, che hanno regalato a nonna Lucia una pergamena e dei fiori. Poi è stata imbandita una bella tavola al centro della stanza e si è aperta ufficialmente la festa con tanto di torta e spumante per tutti. Lucia, molto emozionata, nel suo completo blu, ha regalato sorrisi e baci.

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DSC02074GALLIPOLI. Cento anni di potere, Cento anni di forza, cento anni guardando sempre avanti senza lasciarsi abbattere mai. È questo il ragguardevole traguardo raggiunto nei giorni scorsi dalla gallipolina Lucia Maggio, che ha festeggiato un secolo circondata dall’affetto di numerosi nipoti, amici e familiari. Racconta di aver vissuto una vita di alti e bassi, ma sempre lottando. Ad indicare la sua forza e il suo potere, una torta di compleanno fatta su misura per lei, con tanto di scettro e corona per festeggiare i suoi 100 anni.
«La mia vita è stata tranquilla e felice per tutta l’infanzia e parte dell’adolescenza – racconta la signora Maggio, chiamata affettuosamente da tutti nonna Lucia – poi a 16 anni son rimasta orfana di entrambi i genitori e da quel momento ho dovuto iniziare a rimboccarmi le maniche. Ho avuto un momento bellissimo a 18 anni, a quell’età mi sposai ed ebbi i miei primi 2 figli. Poi però solo 3 anni dopo, a 21 anni, rimasi vedova, e ho dovuto portare avanti la famiglia da sola».
Nata il 13 ottobre 1914, la signora Lucia iniziò a lavorare a soli 9 anni in una fabbrica di tabacco a Gallipoli “ma all’epoca era normale, quelli erano altri tempi” racconta con una lucidità, una socievolezza e una memoria di ferro, come se tutti questi anni passati e i momenti brutti non avessero scalfito per niente la sua forza d’animo. « Rimasi in quella fabbrica per ben 46 anni, fino ai 55 anni; a 43 anni mi risposai ed ebbi altri 5 figli dal secondo marito. Purtroppo però, a 71 anni rimasi nuovamente vedova e persi 3 dei miei figli. Ero sola, toccava a me occuparmi degli altri 4. Fu allora che iniziai a lavorare al Comune e vi rimasi per 13 anni, fino a 84 anni».
Sorprendente la vita di nonna Lucia, che svela che il segreto per riuscire nella vita è darsi sempre da fare e lavorare sempre. Nessun altro segreto? «Mangiare tanta frutta, verdura e pesce, evitando fumo e alcolici che fanno male – conclude la signora Lucia – e adesso, in futuro, ho solo voglia di stare tranquilla e godermi la mia famiglia».

PARABITA. Coltura Prete, Maria Consolata Garzia e Vincenzo Cocola, sono i tre nuovi centenari che settembre ha aggiunto nella lista dei più longevi del paese. Insieme a loro Anna Leganza che il 31 luglio di anni ne ha compiuti 105. Coltura e Maria Consolata, tra l’altro, sono nate nello stesso giorno del 1913, cioè l’11 settembre. Di origini contadine, dopo aver frequentato la prima elementare, Coltura Prete si dedica al lavoro in campagna. Già in adolescenza diventa consorella della confraternita dell’Immacolata e a 33 anni sposa Rocco, dal quale avrà l’unica figlia, Antonia. Oggi nonna “Tuta”, mangia di tutto e trascorre alcune  ore della giornata lavorando il fuso, con il quale ha realizzato dei piccoli “capolavori” come coperte, sciarpette e scarpe da notte. Anche  Maria Consolata Garzia ha origini contadine ed ha lavorato per venti anni presso le fabbriche di tabacco. Sposata all’età di 24 anni, diventa madre di Antonia, Anna Maria e Gigi.

Dal 1969 è iscritta presso l’ordine Terziario domenicano della Basilica della Coltura,  rimanendo, fino a non pochi anni fa, al servizio della comunità domenicana.  Appassionata della buona  cucina mediterranea, trascorre le ore della giornata dedicandosi alla recita del rosario. Vincenzo Cocola (per tutti “Zinzinu”) è nato, invece, il 24 settembre e già dai 19 anni inizia a praticare la caccia,  accanto al lavoro da fabbro acquisito dal padre Giuseppe. Lucido e vigile, oggi è uno dei soci attivi della sezione cittadina del  “Circolo caccia, tiro e pesca 1946” della quale è anche socio fondatore. Mangia poco e tutto, e viste le sue buone condizioni di salute attende solo che gli venga rinnovato il porto d’armi, risultando tra i cacciatori più longevi d’ Italia. In lui, resta ancora vivo il ricordo di “ mesciu”   Raffaele Piccinno e di Nino Surano, i  suoi due compagni d’avventura amanti della caccia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

50ENNI nel 2013 a tuglie

TUGLIE. In trentasette si sono incontrati lo scorso 20 luglio per festeggiare il loro cinquantesimo anno di vita insieme. L’idea di radunare uomini e donne nati nel 1963 è stata di Claudia Nocera e in trentasei hanno risposto al suo invito. «L’intenzione di trovare tutti i miei coetanei è dello scorso anno e – afferma Claudia –  dopo averne parlato con mio marito, ho coinvolto l’amico Maurizio Romano che, dal primo momento, mi è stato vicino nell’organizzazione. Per cercare di contattare tutti gli amici nati nel ’63 ho dovuto chiedere aiuto anche a Mino Rizzo, Fernando Calò e Giglia Mottura che si sono resi disponibili a rintracciare i loro compagni di classe tramite le foto scolastiche dell’epoca. Tutti gli invitati sono stati meravigliati dell’iniziativa, ma contenti ed hanno aderito subito, sperando di rivedere gli amici di un tempo».

L’impegno profuso da Claudia e i suoi amici è culminato sabato 20 luglio quando, si sono ritrovati dopo tanti anni dinanzi alla scuola elementare dell’epoca in largo Fiera ed hanno scattato una foto ricordo. Subito dopo, la festa si è spostata presso i Giardini Raimondi di Sannicola per una serata all’insegna del ricordo e del divertimento. «Ognuno ha portato con sé la propria storia e il proprio vissuto quotidiano – continua Claudia Nocera – e commossi abbiamo ascoltato la composizione di Giuseppe Stefanelli che ci ha fatto rivivere i ragazzini che eravamo. Tutti eravamo molto contenti di aver ristabilito un contatto che speriamo venga alimentato in futuro».

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Alliste. È una donna “d’altri tempi” Maria Barlabà (foto), la vecchietta di Alliste che il 29 ottobre ha festeggiato il suo centoduesimo compleanno. E non lo è certo per la sua età secolare, al contrario perché in controcorrente rispetto alle sue coetanee “superstiti”.

Chiunque “osi” immaginarsela come la tipica nonnina che racconta per ore, in quel dialetto arcaico e quasi incomprensibile, aneddoti e vicissitudini ai propri nipoti, beh, dovrà desistere dal farlo.

Innanzitutto lei le ore le trascorre a cucire, leggere libri di preghiera e recitare rosari. E quando non è impegnata nell’ascolto di prediche religiose, alla radio o in Chiesa, le prediche non manca di farle lei: spaziano da un argomento all’altro i rimproveri che Maria riserva ai suoi due figli, Rita e Giuseppe, e ai suoi 6 nipoti e 8 pronipoti. Zero i rischi di non comprenderla…e di poter fare, dunque, l’“orecchio da mercante”: l’ultracentenaria parla un italiano perfetto.

Niente di più verosimile. Basta conoscere la sua storia: maestra in una fabbrica di tabacco ad Alliste, educata dalle suore fino a trent’anni.

È il “curriculum” a giustificare, perciò, il suo moralismo e rigore. Nel rapporto col cibo: nessun eccesso e pasti consumati sempre agli stessi orari (e forse proprio questo è anche uno dei segreti della sua longevità).

Nel rapporto col marito, morto vent’anni fa e conosciuto proprio all’interno di quella fabbrica di tabacco dove lei, allora residente a Casarano, lavorava. Si sposa a trent’anni, “troppo tardi” per quei tempi, e non è la moglie dimessa che vive all’ombra del marito.

Ha sempre messo tutti in riga e continua farlo. Ha sempre fatto “la festa” a tutti, ma questa volta sono stati gli altri a festeggiarla alla grande.

E non è mancato il classico taglio della torta: nessuna difficoltà per Maria che, da oltre un secolo, è abituata ad avere il coltello dalla parte del manico.

                                                                RR

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Il sindaco Romano, Raffaele, Roberto e Massimiliano Mercuri con la festeggiata, che deve anche rispondere agli auguri telefonici

Alezio. L’unica concessione al peso del tempo è quando dice alla pronipote che telefona da Roma: «Quando vai a Onano (provincia di Viterbo, ndr) salutami tutte le mie amiche». Ma quante avranno avuto la sua fortuna di soffiare su 105 candeline, stavolta simbolicamente racchiuse in una, sulla immancabile torta?

Ma come si fa? Come la nonna di Parabita, Anna Leganza di anni 103, pure Francesca Giuliani  risponde seria: stare in pace con tutti, fare e volere bene, la ricetta di una nonna che  tre anni fa ha saputo superare persino un femore rotto, unica parentesi in cui ha avuto a che fare da vicino con medici e medicinali.

Niente farmaci, nè caffè o vino; attenzione al proprio mondo, drammaticamente più piccolo da quando ha perso la figliola Assuntina, nella casa in via Garibaldi vive da 42 anni; prima c’era anche il marito. E’ rimasta col genero Raffaele Mercuri, già dirigente delle Poste e amministratore comunale, i due nipoti Massimiliano e Roberto. Tre uomini e una donna che ancora si dà da fare nelle faccende domestiche, ma col fondamentale aiuto di una affettuosa assistente: niente più tagliatelle fatte finchè ha potuto, ma asciugare padelle e pelare patate sì. Il suo cruccio è “pesare” il meno possibile in una situazione simile; forse è per questo che non si lamenta mai di niente.

Risponde a tono a tutti, al sindaco che le ha portato dei fiori e una targa ricordo, ai parenti che la festeggiano; poi quando arriva anche don Tancredi Falcone, amato e dinamico parroco oggi 92enne, il quadretto d’insieme   intenerisce oltremisura. Un altro parroco, don Giorgio Prete, ogni tanto le porta gruppi di ragazzini che si preparano alla Prima comunione: lei ci parla, ringrazia Dio e augura loro ogni bene.

Come augura a tutti di poter festeggiare traguardi così alti, magari nelle sue eccezionali condizioni; ogni tanto un po’ di ferro e basta. E poca tv, giusto quella di Padre Pio: «Tutte quelle altre chiacchiere non mi piacciono». Del resto, la sua famiglia d’origine è molto religiosa: il fratello è stato un francescano; poi ricorda due suore e un monsignore “rettore del seminario di Montefiascone”.

Accarezza i mazzetti di fiori e pensa serenamente a colei che manca, in questo frangente e sempre: «Questi li portate ad Assuntina poi», dice. Arriva un’altra telefonata; lei s’informa, ringrazia, saluta. Mentre pensa che c’è da cucinare adesso, in questa domenica di ottobre; c’è da preparare per gli uomini di casa, che hanno solo lei.

Voce al Direttore

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Abbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo - non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore...