Home Tags Posts tagged with "Combattenti e reduci della guerra di liberazione"

Combattenti e reduci della guerra di liberazione

Gallipoli. Il 15 luglio del 1941 Fioravante Piteo, di Gallipoli, lo ricorderà fino alla fine dei suoi giorni. Quella data ha segnato l’inizio dei suoi guai. Dopo l’arruolamento nel 10° Reggimento di Artiglieria nell’Esercito italiano e un addestramento di alcuni mesi a Napoli, insieme a tantissimi altri commilitoni veniva trasferito a Castel Vetrano, in Sicilia, e per via aerea distaccato a Tripoli e subito mobilitato sul fronte nella zona di guerra. Pure lui, contadino trasformato in artigliere, addetto al caricamento dei cannoni. Ma il 4 novembre del 1942, nell’ultima battaglia, quella di Tobruk, Fioravante Piteo viene ferito e fatto prigioniero. Lo squarcio longitudinale spaventoso nella spalla sinistra non fa altro che fargli ritornare alla memoria quei giorni così lontani, ma così vicini nei suoi ricordi. E le gote gli si rigano di lacrime.

«Come faccio a non piangere dopo aver visto la morte in faccia?» dice al nipote Francesco, che lo ha eletto eroe della sua infanzia. Il reduce continua: «Eravamo intenti a caricare il cannone e, dopo averlo raffreddato, eravamo pronti a caricare quando ci piovve addosso una granata. Una carneficina! Qualcuno rimase a terra con la pancia squarciata e privo di vita. Io fui soccorso dal soldato Ernesto Surano di Melissano, al quale devo la vita». Trasferito all’ospedale da campo  di El Alamein lo stesso giorno viene fatto prigioniero dagli inglesi e condotto, dopo la guarigione, nel campo di concentramento. «In quel campo ritrovai Ernesto Surano. Durante la prigionia, che durò la bellezza di tre anni, riuscì a confezionarmi canottiere di lana».

Nei primi di ottobre del 1945 Piteo riesce ad evadere e s’imbarca da clandestino sulla nave “Crione” destinazione Taranto. Per sfuggire ai controlli degli inglesi è costretto a nascondersi insieme ad altri, nei serbatoi pieni d’acqua dove, dice “rischiammo di soffocare, perché ad un tratto ci chiusero l’unica apertura che faceva entrare l’aria”. L’11 ottobre del ‘45 arriva a Gallipoli e si scatena il passa parola “U fiju t’a Melia de le vacche è turnatu”. Nel 1965 gli venne conferita la croce al merito di Guerra. Fioravante, oggi che ha 91 anni, nel mostrare la ferita di quando ne aveva 21 e che gli limitò per sempre le facoltà lavorative, conclude amaro: «E’ mai possibile che un reduce di guerra ferito in questo modo riceva una pensione di 179 euro al mese?».

PER LE VIE Hanno partecipato in tanti alle diverse manifestazioni, grandi e piccoli. Nella foto la fi accolata per le vie della città.

Melissano. La cittadinanza melissanese, le associazioni, gli studenti e tutti gli strati sociali hanno attivamente partecipato alle “Giornate della Memoria”, organizzate a fine gennaio dall’Amministrazione comunale in ricordo delle vittime dell’Olocausto.

In particolar modo sono state le nuove generazioni ad aver contribuito in maniera decisiva alla buona riuscita della manifestazione. Grazie alla  collaborazione dell’Istituto comprensivo di via Felline, il 26 gennaio i ragazzi delle medie hanno visitato l’antichissimo ghetto ebraico di Lecce, esperienza vissuta con molta partecipazione, anche perché facilitata dalla preparazione e dalla competenza delle guide e dei docenti. Gli alunni delle elementari, invece, hanno assistito alla proiezione del film “Il bambino con il pigiama a righe”, storia di Bruno, figlio di un ufficiale nazista, che per caso scopre un campo di concentramento nella vicina fattoria. Lì fa amicizia con Shmuel, un bimbo ebraico, che gli sarà compagno di sventura sino alla fine.

Le attività sono proseguite il 27 presso il centro culturale “Q. Scozzi” con proiezioni di documentari, testimonianze e con l’esibizione degli alunni delle elementari che hanno presentato i loro elaborati nell’ambito del concorso “Per non dimenticare”. La cittadinanza è poi scesa in strada lunedì 30, sfidando la temperatura rigida. per una partecipata fiaccolata attraverso le vie del centro abitato.

A chiusura del programma, il musical “Eravamo solo numeri”, a cura della compagnia “Gli Artigiani dell’Arte” di Nardò. Melissano ha inteso così rendere onore alle vittime della Shoah e ai caduti in guerra, tra cui i suoi “figli” Espedito Colizzi, trucidato dai tedeschi presso S. Maria di Vallecannella (Cerignola) nel ’43 mentre era di ritorno verso il suo paese natìo, e Ferruccio Caputo, fucilato nello sterminio nazista delle Fosse Ardeatine, per rappresaglia alla strage partigiana di via Rasella a Roma (’44). Senza contare i dispersi, caduti sul campo e mai più ritrovati, ai quali, per barbaro destino, fu negato anche l’onore di una degna sepoltura.

                                          MM

Pasquale De Cataldis stringe la mano al Presidente Giorgio Napolitano

Matino. Si è svolto lo scorso 11 febbraio l’annuale convegno organizzato dall’Associazione combattenti e reduci della guerra di liberazione inquadrati nei reparti regolari delle forze armate (Ancfargl) della sezione di Matino, di cui è presidente Pasquale De Cataldis. Per l’occasione erano presenti numerose autorità civili e militari tra cui il sindaco di Matino, Giorgio Primiceri, il senatore Giorgio Costa, il presidente provinciale Antonio Gabellone e il generale Luigi Poli, presidente nazionale dell’associazione.

Tanti altri partecipanti, incluse le scuole di Ugento, Alliste e Matino, sono intervenuti per confrontarsi sul tema del convegno, “Soldati salentini, la memoria storica dell’impegno”, un viaggio lungo due secoli di storia dal 1799 ad oggi.

Dai vari interventi sono emersi  racconti e memorie di quei soldati che nel loro piccolo hanno partecipato a far grande la storia d’Italia. Come Agostino Reho, unico sopravvissuto alla strage del Monte Zuccaro, in Piemonte. Insieme ad altri otto compagni rientrava nel servizio segnalamento dell’aeronautica della Repubblica di Salò. Erano tutti disarmati, quando il 12 gennaio 1944 furono attaccati dai partigiani garibaldini: a causa di contrapposizioni insanabili ormai dopo l8 settembre, furono fucilati e gettati in una fossa comune, solo il giovane di Matino, ferito lievemente, riuscì a salvarsi facendosi scudo con i corpi dei compagni morti; poi riuscì a raggiungere il comando di Genova, dove raccontò della strage. All’epoca aveva solo 20 anni e solo dopo avrebbe compreso la complessità e la durezza della guerra fra italiani.

Le testimonianze sono rese ancor più suggestive dai documenti, come le lettere inviate dai soldati alle proprie famiglie «Carissimi genitori con molto piacere scrivo questa mia lettera, facendovi sapere il mio ottimo stato di salute, come pure sono rimasto contento sentire che voi tutti di famiglia godete di ottima salute»: sono le parole di Tommaso Provenzano di Parabita, datata 21 aprile 1942, in piena guerra. Suggestive le lettere e suggestive le immagini, come quella di Rosario Carangelo di Ruffano, ritratto in una foto del 1920 insieme a Gabriele d’Annunzio, suo comandante durante la campagna di riannessione di Fiume.

Così questa associazione  mantiene viva la memoria dei suoi padri e questo convegno, che coinvolge il Salento e non solo, diventa un’occasione per tramandare le loro gesta esempio alle nuove generazioni. Di racconti, foto e aneddoti dei propri cari ha voluto fare tesoro Assuntina Mega di Sannicola, che ha raccolto in “Ricordi d’Etiopia” la storia dello zio Luigi Mega, classe 1899, chiamato alle armi a 18 anni e poi partito come volontario in Etiopia nel 1937. Si legge di battaglie difficili, pensieri e paure, si legge anche di prigionie in quei lunghi cinque anni: «Le nostre speranze di libertà e di lavoro dignitoso morivano ogni giorno di più – racconta il signor Mega – fino a che non siamo stati trasferiti a Nehan per il rimpatrio […] il 13 dicembre 1946 di S.Lucia ero a Sannicola con i miei».

Maria A. Quintana

Voce al Direttore

by -
"Ma com'è possibile che un giorno sì e l'altro pure si sequestrano lidi abusivi? A volte gli stessi di qualche giorno prima?" La domanda,...