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centrale a biogas sequestro del 25.7.2013 galatone  (2)

GALATONE. Tempismo incredibile. Proprio nel giorno in cui la “Renewable Energy Srl”, società appaltatrice dei lavori per la discussa centrale a biogas in contrada “Rose”, aveva previsto un incontro-dibattito con la cittadinanza, sono scattati i sigilli preventivi all’impianto.

Il sostituto procuratore Elsa Valeria Mignone, con un decreto controfirmato dal procuratore  Cataldo Motta, ha infatti disposto il sequestro d’urgenza, operato dagli uomini della Guardia Forestale la mattina del 25 luglio. Risultano indagati i proprietari dell’azienda (Michele Giliberti e Giorgio Gemma) e il progettista dell’impianto, Giuseppe Giliberti.

Le ipotesi di reato che pendono sulle loro teste sono quelle di gestione illecita di rifiuti, getto pericoloso di cose, violazione della normativa edilizia e ambientale. I responsabili della costruzione della centrale avrebbero dovuto richiedere l’Autorizzazione unica regionale al posto di quelle utilizzate (la Denuncia di inizio attività e la Procedura abilitativa semplificata), in quanto il materiale utilizzato per le prime attività dell’impianto, proveniente da quello analogo di Surbo, è considerato un rifiuto (tecnicamente, digestato liquido, un fango ritenuto un rifiuto).

Ma non solo: sono contestati anche i reati di falso e truffa, dato che l’allaccio alla rete Enel  sarebbe stato eseguito il 15 aprile, a lavori non ancora terminati, per ricevere, secondo la dottoressa Mignone, il finanziamento che sarebbe spettato a chi avesse concluso i lavori prima del 30 aprile. Inoltre, con l’energia elettrica la centrale da 854 kwe avrebbe dovuto produrre anche calore da utilizzare nelle serre, di cui però non c’è traccia alcuna; ma per questo aspetto avrebbe usufruito di procedure agevolate. Infine le emissioni nell’atmosfera, non solo prive di autorizzazione ma altamente insopportabili per l’odore nauseabondo e capaci di creare malesseri nei vicini; l’impianto è in zona industriale di Galatone, a 2,5 km dall’abitato e a 2 km da Nardò.

Crocifisso Aloisi, responsabile del comitato “No Biogas” commenta: «È la dimostrazione che le nostre preoccupazioni erano fondate. Se finora ci snobbavano, oggi l’azione della magistratura ci dà ragione. Ci sarebbero violazioni urbanistiche ed edilizie: il Sindaco e la Giunta dovevano vigilare».

Il sindaco Livio Nisi, dal canto suo, si dice tranquillo: «Noi abbiamo sempre agito correttamente, abbiamo sempre richiesto i controlli, e li avremmo richiesti anche a centrale in funzione. Abbiamo anche denunciato agli organi competenti quando qualcosa non andava. Condividiamo infatti che sotto certi punti di vista non si è agito come previsto».

L’incontro pubblico è comunque avvenuto: oltre a Giuseppe Giliberti, che ha illustrato com’è avvenuta la riconversione dell’azienda agricola Cascioni, acquistata dalla Renewable Energy, e le ripercussioni positive sul territorio, sono intervenuti Luigi De Bellis (docente dell’Università di Lecce), Renata Rogo (agronoma) e l’ingegner Stefano Mauro, che hanno avuto un confronto, a tratti molto concitato, con i cittadini.

I lavori per la centrale a biogas in contrada Rose

Galatone. Continua a far discutere la centrale a biogas di contrada “Le Rose”. Dopo l’interrogazione presentata dal senatore del Psi Riccardo Nencini, sono ora i parlamentari del “Movimento 5 Stelle” ad aver inoltrato al ministero dell’Ambiente “quelle stesse domande già poste alle Amministrazioni comunali di Galatone e Nardò ma rimaste senza risposta”.

Si chiedono, tra l’altro, informazioni circa l’iter procedimentale seguito e garanzie sulle analisi del terreno e dell’acqua in falda, nonchè “se risulti essere stato esaminato l’effetto delle dispersioni di varia natura prodotte dalla centrale”. Si tratta di quegli odori “nauseabondi” già segnalati dai residenti della contrada posta al confine con il territorio neretino ed evidenziate, da ultimo, anche dai referenti locali di “Assoimprese”. «Se ci sono delle autorizzazioni ci chiediamo come siano state date considerando che la zona in questione è abitata da non pochi nuclei familiari e frequentata da tanti lavoratori», si legge in una nota, a firma dell’associazione di categoria, nella quale  si segnalano “malesseri provocati dalle sgradevoli esalazioni che derivano, probabilmente, da materiali vegetali in decomposizone”. Proteste anche dai grillini di Galatone (con uno striscione si sono appellati al patrono San Sebastiano) e dall’associazione “Verde, ambiente e società”.

I gruppi e le associazioni contarie alla centrale sono in continua mobilitazione ed hanno in programma per domenica 16 giugno, alle 10, una manifestazione di protesta.

Galatone. Giunge all’attenzione del Ministro dell’Ambiente la tormentata questione relativa alla centrale a biogas in costruzione in contrada “Le Rose”, nella zona industriale tra Nardò e Galatone. Il senatore del Psi Riccardo Nencini, ha presentato nei giorni scorsi un’interrogazione a risposta scritta esponendo i timori di alcuni cittadini e i dati riguardanti l’ambiente e le colture, chiedendo al ministro di “verificare il rispetto di tutte le normative vigenti”.

«Di interrogazione ne arriverà un’altra del Movimento 5 stelle, speriamo non scritta in modo da avere una risposta immediata. Intanto – afferma Sonia Rizzello di M5s, attivista del “Comitato contro la centrale”- ringraziamo il senatore Nencini. Non credano gli amministratori che ci siamo scordati della vicenda, noi continuiamo a protestare».

Intanto giorni fa, il sindaco Livio Nisi si è recato sul posto, insieme al tecnico comunale Luca Migliaccio, perché sollecitato dalle chiamate di alcuni operai della zona preoccupati per i cattivi odori. «Abbiamo segnalato – afferma Nisi – l’accaduto alla Forestale, che ha fatto i suoi accertamenti. Controllo la situazione e l’andamento dei lavori ogni giorno, anche perché ho un’azienda a 200 metri di distanza. Abbiamo anche imposto alla ditta di chiedere alla Provincia, prima della fine dei lavori, i pareri per quanto riguarda l’emissione dei fumi e dei rumori. Bisogna assumersi delle responsabilità, non basta protestare. È una situazione delicata».

Probabile, come preannunciato dallo stesso Nisi, un nuovo incontro pubblico sul tema.

AG

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I lavori per la centrale a biogas in contrada Rose

Galatone. Non si placano le polemiche intorno alla centrale a biogas in contrada Rose.

Il comitato di cittadini, costituito allo scopo di bloccare la realizzazione dell’impianto, si muove in diverse direzioni per raggiungere il proprio obiettivo.

In tre giorni, sono state raccolte 523 firme (anche grazie all’impegno nella vicina Nardò) a corredo di un esposto presentato, tra gli altri, anche alla Provincia ed alla Procura di Lecce, che tramite il Corpo forestale ha acquisito la documentazione relativa al progetto. Secondo la petizione, il progetto “è volontariamente ambiguo, in quanto alcuni dettagli essenziali non vengono precisati”. Stando alle loro istanze, esistono dubbi sul metodo di irrigazione, sulle quantità di liquami da utilizzare, e sul destino dello stabilimento una volta che gli incentivi statali (tra vent’anni) non saranno più erogati.

Le diverse proteste inscenate sul sito e l’attività dei cittadini, hanno portato alla formazione di una Commissione di controllo interna al Consiglio comunale, presieduta da Cosimo Casilli, che ha fatto nominare dalla Giunta di Nisi cinque tecnici (senza oneri per le casse comunali) preposti al monitoraggio dei lavori. Avranno il compito di verificare la correttezza della procedura adottata, di acquisire una relazione sui potenziali rischi ambientali e di chiedere quali strumenti di ulteriore controlo può mettere in atto l’Amministrazione comunale.

Gli esperti sono il tecnico agronomo Cristian Casilli, l’ecologo Giuseppe Salvatore Presicce, l’avvocato Paolo Gaballo e gli ingegneri Antonio De Giorgi e Claudio Calasso.

In merito alla notizia diffusasi nelle scorse settimane circa il blocco della centrale, si registra, intanto, l’intervento dello stesso sindaco Livio Nisi.

«Ad essere stata bloccata è solo una variante del progetto a causa di una procedura sbagliata», ha affermato Nisi spiegando come si tratti di una “formalità”, relativa, tra l’altro, “ad una variante non sostanziale all’impianto”. Il Primo cittadino torna, intanto, ancora una volta ad annunciare un incontro pubblico sul tema, con la presenza della stessa “Renewable energy srl”, la società appaltatrice dei lavori.

Ma il comitato contro la centrale non demorde e ha posto l’attenzione sull’effetto cumulativo “devastante sull’ambiente e la salute” che deriverebbe dall’eventuale approvazione di altre richieste di costruzioni di centrali seppur al di sotto del megawatt di potenza come quella di contrada Rose. Il comitato chiede di conoscere quale sia l’impatto sui terreni agricoli e sull’approvvigionamento di acqua dalla falda, sull’emissione di odori e inquinanti e la conformità al piano energetico provinciale.

Alessio Giaffreda

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Il cantiere in contrada Rose per la “contestata” centrale a biomasse

Galatone. Acceso scambio di opinioni in città intorno alla realizzazione della centrale a biomasse (da 890 Kw) in contrada Rose. Il progetto, avviato con la giunta Miceli e proseguito con l’attuale esecutivo,  ha trovato l’opposizione di molte associazioni e privati cittadini che, nelle scorse settimane,  hanno protestato  presso il sito dove sono in corso i lavori per la centrale.

Legambiente, “Italia Nostra”, M5S di Galatone e Nardò (città molto vicina alla centrale), il consigliere Giovanni Tundo, Sel e “Insieme per Galatone” hanno dato vita alla protesta, che ha portato a discutere il tema anche in Consiglio comunale.

«La prevista alimentazione a mais potrebbe creare problemi non essendo questa una coltivazione tipica delle nostre terre – afferma Alessandro Stifanelli di Sel – oltre ai problemi con l’inquinamento conseguente ai concimi utilizzati. Ci si dovrebbe, invece, concentrare su altri tipi di energia, da quella eolica a quella fotovoltaica».

Dello stesso parere il consigliere comunale di “Insieme per Galatone”, Biagio Gatto: «Il progetto presentato è lacunoso e speculativo. Ci sono punti da chiarire anche sulla fase gestionale, oltre che sulla natura delle sostanze da utilizzare. Proporremo un pull di tecnici per aiutare nel controllo».

Il sindaco Nisi, dal canto suo, si è detto favorevole alle centrali a biomasse, “purchè della portata di 1 Mw”, come nel nostro caso. «Ho sempre espresso questo parere anche in campagna elettorale. Arpa e Asl hanno dato tra l’altro parere positivo». Così, il primo cittadino, che poi apre al confronto: «Organizzeremo degli incontri per discutere il tema e dar voce ai diversi punti di vista» ha annunciato.

Alessio Giaffreda

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Racale. Anche la commissione locale per il paesaggio dell’Unione jonica salentina ha pronunciato il suo «no» alla centrale a biogas che la «Sansenergy srl» vorrebbe impiantare a Racale, in località Paduli. Nei giorni scorsi i componenti della commissione – Silvia Ciurlia, Daniele Cosimo Lia, Marco Pisanello, Stefano Cortese e Giovanni Tramutola – hanno ribadito il parere negativo già pronunciato a settembre nel cosiddetto «preavviso di diniego», successivamente al quale i progettisti hanno presentato alcune controdeduzioni. Nei prossimi giorni dovrebbero conoscersi i motivi per i quali la commissione non ha ritenuto valide le osservazioni presentate dall’azienda ed ha deciso di confermare il diniego.Si allunga, quindi, l’elenco di coloro per i quali la centrale «non s’ha da fare»: prima il comitato di cittadini, poi gli esponenti dell’opposizione, per arrivare alla maggioranza, all’autorità di bacino e ai sindaci dei paesi vicini e, infine, all’intero consiglio comunale (convocato su richiesta della minoranza). Resta ora da capire come e quando la Provincia si pronuncerà in merito alla valutazione di impatto ambientale.

PT

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Racale. Centrale a biogas a Racale? Se n’è discusso il 2 agosto scorso nella sala consiliare, in un dibattito pubblico promosso dall’Amministrazione comunale. Oltre al sindaco Donato Metallo e all’ing. Roberto Zocchi a nome di “SansEnergy Racale” – azienda proprietaria dell’impianto, controllata da “Asja Ambiente Italia spa” – sono intervenuti il dott. Giuseppe Serravezza, oncologo, Sebastiano Venneri di Legambiente e l’ing. Antonio De Giorgi, Energy Manager. Zocchi ha disegnato le caratteristiche della centrale (potenza elettrica di 999 kw) che dovrebbe sorgere su un’area di tre ettari in località Paduli, sulla Provinciale per Ugento, impiegando sei tra operai e professionisti. Si produrranno energia elettrica e termica (pari a 8 gw l’anno) dal biogas (metano e Co2) derivato dalla digestione anaerobica di scarti agro-industriali, come sansa, acque di vegetazione residue dalla molitura delle olive, siero di latte e triticale (ibrido grano-segale). Dal processo si otterrà anche il “digestato” che, opportunamente trattato, diverrà concime. Presenti, tra gli altri, i consiglieri Lorenzo Ria e Francesco Cimino e i sindaci di Alliste e Ugento, Antonio Ermenegildo Renna e Massimo Lecci. Nessuna rappresentanza istituzionale da Melissano.

«Non è tempo di strumentalizzazioni ma di ascolto – ha esordito Metallo, dipingendo la riunione come “un grande momento di democrazia tra cittadini”. «Proposta accettabile ma occorre approfondire la questione della localizzazione» è stato il parere di De Giorgi, che ha richiamato l’esigenza di un serio piano energetico regionale. Netto il “no” di Serravezza perché “la Puglia esporta gran parte della sua energia, perché è sbagliato distruggere le colture, perché gli scarti sono risorse per i contadini e perché l’impatto ambientale deve anche riguardare ciò che mangiamo, beviamo e respiriamo”. Quindi, una secca stilettata al Salento  “che ha perso ogni dignità, diventando la puttana d’Italia”. Secondo Venneri, la centrale “è una delle alternative al carbone” ma “occorrono garanzie e controlli dall’azienda”. Renna ha invitato Metallo a una “programmazione comune del territorio”, definendola “come l’ultima occasione buona”. Quindi, spazio agli interventi esterni. Francesco Cimino, da consigliere provinciale, ha detto di aver allertato gli Uffici competenti per gli approfondimenti del caso. Hanno preso parola Andrea Napoli, Marcello Secli di Italia Nostra (“scandaloso distruggere colture”), Viviano Causo del comitato per il “no”, Mario D’Aquino di Legambiente, l’imprenditore oleario Francesco Montagna, Bruno Peluso e Massimiliano Nenni e il giornalista romano Paolo Emiliani che ha comprato casa a Racale e non vorrebbe pentirsene. Fino al 18 agosto prossimo ci sarà tempo per opporre formali eccezioni, ma c’è già chi pronuncia la parola “referendum”.

Marco Montagna

Voce al Direttore

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Ora che è passata la festa – giusta: logistica adeguata a compiti delicati e decisivi per il grado di vivibilità – possiamo tentare...