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Nardò – Conferimento della Cittadinanza onoraria domani, venerdì 21 settembre, a Cataldo Motta (foto), fino a poco tempo fa a capo della Direzione distrettuale antimafia di Lecce. Il Comune di Nardò ha organizzato la cerimonia in onore del magistrato simbolo della lotta alla mafia nel Salento con una riunione straordinaria del Consiglio comunale prevista per le 17. Alle 18,30 il programma prevede all’interno della villa comunale (il giardino botanico annesso al castello) un incontro per ripercorrere a più voci il lungo percorso personale e professionale del dottor Motta.

Il programma della cerimonia Sono previsti gli interventi del Sindaco Giuseppe Mellone, il procuratore aggiunto presso la Procura di Lecce Elsa Valeria Mignone, il procuratore aggiunto presso la Direzione distrettuale antimafia della Procura di Lecce Guglielmo Cataldi, gli assessori della Regione Puglia Loredana Capone e Salvatore Ruggeri, altri magistrati e rappresentanti delle istituzioni locali e delle forze dell’ordine.

Cataldo Motta è entrato in magistratura nel 1971 e ha sempre svolto funzioni di pubblico ministero, prima quale sostituto procuratore presso la Procura di Piacenza e poi dal 1974 a Lecce, dove è stato dal 2000 procuratore aggiunto e dal 2008 procuratore. Ha diretto la Direzione distrettuale antimafia (della quale è stato componente fin dalla sua istituzione) per poi andare in pensione dal 31 dicembre scorso. Il magistrato è stato il primo, alla fine degli anni Ottanta, a identificare l’associazione criminale di tipo mafioso denominata Sacra corona unita, avviando un procedimento penale a carico di oltre trecento persone e sostenendo l’accusa nel maxiprocesso concluso con la condanna di quasi tutti gli imputati e il riconoscimento del carattere mafioso della Scu. Ha avviato e diretto le indagini per gli omicidi commessi nell’ambito della cosiddetta “Quarta mafia” in provincia di Lecce negli anni tra il 1987 e il 1992 e ha partecipato poi ai relativi processi. Ha svolto indagini per omicidi di carattere mafioso anche nelle province di Taranto e Brindisi e ha diretto le indagini, particolarmente complesse, sul grave attentato stragista commesso a Brindisi il 19 maggio 2012 alla Scuola “Morvillo Falcone”. Ha al suo attivo anche le indagini sui rapporti tra criminalità organizzata dell’Est europeo e quella italiana nei settori del traffico di esseri umani, della tratta delle donne da avviare alla prostituzione e dei traffici di armi e stupefacenti.

Un magistrato che ha fatto scuola Il dottor Motta, da cui discendono professionalmente numerosi magistrati inquirenti che si vanno distinguendo per rigore ed efficacia, oggi tiene seminari universitari in procedura penale, incontri nei licei e in altre scuole, corsi di formazione e aggiornamento professionale, cicli di conversazioni agli uditori giudiziari in tirocinio ed è relatore in convegni e conferenze internazionali sui temi relativi alla criminalità organizzata. Ha firmato alcune pubblicazioni sul caporalato e lo sfruttamento sul lavoro e saggi sul rapporto tra mafia e donne e sui collaboratori di giustizia. Motta fa parte del Comitato scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, è stato consulente della Commissione Parlamentare Antimafia ed è stato relatore al Parlamento europeo a Strasburgo sul rischio di infiltrazione della criminalità organizzata negli Stati dell’Unione.

Il commento del Sindaco “Cataldo Motta – dice il Sindaco – ha speso la sua vita e il suo lungo percorso professionale nel contrasto alla criminalità organizzata su questo territorio, rappresentando il baluardo contro la Sacra corona unita, la cui insofferenza ha fatto di lui un giudice perennemente blindato. La città di Renata Fonte, la prima donna vittima di mafia nel Salento, non può non legarsi per sempre alla figura di un uomo simbolo come lui”. “C’è il lungo filo della legalità – aggiunge il presidente del Consiglio comunale Andrea Giuranna – che tiene uniti Nardò e Cataldo Motta, il principale artefice della lotta dello Stato alla mafia nel Salento. La nostra città, come ogni altra città di questa provincia, non può non riconoscere a quest’uomo l’egregio lavoro svolto in tutti questi anni a tutela della sicurezza, dell’ordine pubblico e della bontà del tessuto sociale”.

 

Sannicola – La lezione di legalità salta ma le polemiche restano. Accade a Sannicola dove è stato “forzatamente” annullato l’incontro nel ricordo di Aldo Moro in occasione della Giornata in memoria delle vittime del terrorismo, programmato nella mattinata di mercoledì 9 marzo presso il centro culturale di via Oberban dall’assessorato alla Cultura e alla Pubblica istruzione e dalla Pro loco di Lido Conchiglie. Gli organizzatori fanno riferimento a “sopraggiunti ed improvvisi motivi personali” e a ” motivi di opportunità” manifestati dai due ospiti, ovvero il Procuratore della Repubblica Cataldo Motta e don Raffaele Bruno dell’associazione Libera. Tali problemi, tra l’altro, sarebbero stati resi noti “a 12 ore dall’evento”. Troppe “coincidenze” per non pensare a “frizioni pre-elettorali” anche alla luce della prevista presenza dell’assessore Marzio Molle (che comunque non è tra i candidati).

La posizione della Pro loco Su quanto accaduto si registra un intervento “chiarificatore” della Pro loco. «L’assessorato, insieme alla nostra Pro Loco, già da marzo scorso tentava di organizzare un’incontro sulla legalità tra gli studenti dell’Istituto comprensivo di Sannicola ed il Procuratore Cataldo Motta, incontro ripetutamente rinviato a causa di importanti impegni istituzionali del dr. Motta comunicati, tramite lettere ed e-mail, all’Istituto scolastico ed al Comune di Sannicola».La data finale del 9 maggio è stata, dunque,  indicata dallo stesso Motta “anche in virtù della  Giornata in memoria delle vittime del terrorismo”. «Menti perverse – conclude la Pro loco – anteponendo gli interessi politici agli interessi dei giovani studenti e della comunità sannicolese, con subdole illazioni e meschini interventi presso gli ospiti e presso l’associazione Libera, hanno fatto si che “per sopraggiunti ed improvvisi motivi personali” e “per motivi di opportunità” i due ospiti, a 12 ore dall’evento, declinassero l’invito rendendo di fatto impossibile l’importante incontro».

Sannicola – “A lezione di legalità” nel ricordo di Aldo Moro. Mercoledì 9 maggio, in occasione della Giornata in memoria delle vittime del terrorismo, l’assessorato alla Cultura e alla Pubblica istruzione del Comune di Sannicola e la  Pro loco di Lido Conchiglie organizzano un incontro con gli studenti e ragazzi del locale Istituto Comprensivo. L’incontro, moderato dal componente della locale Pro loco Patrizio Romano e aperto alla cittadinanza, si terrà alle ore 9 presso il centro culturale di via Oberdan, alla presenza del Procuratore della Repubblica Cataldo Motta, di don Raffaele Bruno quale componente dell’associazione Libera e del professor Franco Ventura che dedicherà una sua poesia a Moro. Dell’assessore Marzio Molle e della dirigente scolastica Sabrina Stifanelli i saluti.

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cataldo motta procuratore della repubblicaPARABITA. Una lezione e un regalo particolare particolare per gli studenti dell’Istituto comprensivo di Parabita che martedì 9 maggio incontreranno l’ex procuratore antimafia Cataldo Motta (foto). L’appuntamento è alle ore 18.30 presso il teatro comunale “Carducci”. “Costituzione e legalità” il tema dell’incontro al termine del quale il magistrato appena andato in pensione regalerà ai ragazzi una copia della Carta fondamentale della Repubblica.

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IN EVIDENZA. Una sventagliata di Kalashnikov sveglia Casarano dal torpore e dalle illusioni. La mafia non uccide “solo d’estate” (come ricorda il simpatico Pif) ma anche in pieno autunno, nell’area di parcheggio della cittadella commerciale e nell’ora di punta dello shopping serale. Fosse avvenuto notte tempo, magari in un casolare abbandonato di periferia, l’assassinio di Augustino Potenza (foto), più volte condannato (anche all’ergastolo) e poi assolto (nel 2014, dalla Corte d’Appello di Taranto), non avrebbe di certo avuto lo stesso clamore. Si sarebbe forse parlato di un semplice “regolamento di conti”, che invece ora coinvolge l’intera comunità cittadina e non solo. Perché un omicidio tanto eclatante, compiuto da “professionisti”(come fatto capire subito dagli inquirenti giunti al gran completo in via Vanoni), non nasce per caso, non è frutto di un alterco del momento, ma è programmato ed eseguito “scientificamente” e, soprattutto, rompe quella “pax mafiosa” che negli ultimi aveva steso una sottile patina di “normalità” sugli accadimenti locali. Il riferimento è a quanto affermato dal procuratore Cataldo Motta (foto), dal 1992 alla guida della Direzione distrettuale antimafia.

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Le intercettazioni ambientali effettuate nel corso dell'operazione "Clean game"

Le intercettazioni ambientali effettuate nel corso dell’operazione “Clean game”

Con metodi intimidatori erano stati in grado di imporre un “monopolio illegale” nel settore della produzione e della distribuzione di apparecchi da gioco. E’ stata smantellata nelle prime ore di questa mattina dai Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Lecce una vera e propria associazione mafiosa che operava nel gioco illecito. 27 le ordinanze di custodia cautelare eseguite dai militari nei confronti dei componenti di due gruppi criminali. Il primo, riconducibile alla famiglia De Lorenzis, è un noto gruppo imprenditoriale di Racale (LE) operante nel settore del noleggio dei videogiochi, che, avvalendosi sistematicamente dei metodi mafiosi di alcuni affiliati storicamente vicini ai noti clan dei Troisi di Casarano e dei Padovano di Gallipoli, aveva creato nella provincia di Lecce un vero e proprio “cartello”, imponendo a numerosissimi esercenti della zona il noleggio di tali dispositivi dalle aziende del gruppo, impedendo nel contempo ad aziende concorrenti di accedere a quel mercato.

Un altro gruppo minoritario, sempre operante a Racale e collegato al primo anche da vincoli familiari, si occupava invece dell’alterazione e della vendita delle schede di gioco riproducenti giochi d’azzardo, come il poker o le slot machine, ed alla distribuzione dei cosiddetti “totem”. Nel provvedimento restrittivo  emesso dal Giudice delle Indagini preliminari del Tribunale di Lecce, Antonia Martalò, su richiesta dei sostituti procuratori della Repubblica Carmen Ruggiero, Giuseppe Capoccia e dello stesso Procuratore della Repubblica Cataldo Motta,  è stata disposta la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di 19 persone e quella degli arresti domiciliari per le restanti 8. I provvedimenti sono stati eseguiti a Milano, Modena, Rimini, Crotone, Lecce, Alliste, Tricase, Racale, Copertino, Taviano, Carmiano, Gallipoli, Monteroni, Melissano e Mesagne in provincia di Brindisi.

Le accuse sono di associazione per delinquere di tipo mafioso, truffa ai danni dello Stato, frode informatica, esercizio di giochi d’azzardo ed esercizio abusivo di giochi e scommesse aggravati dal metodo mafioso, illecita concorrenza con minaccia e violenza, trasferimento fraudolento di valori e corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio.

Oltre alle ordinanze di custodia cautelare, ai sensi della normativa antimafia, le Fiamme Gialle hanno provveduto al sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, di un patrimonio di oltre 12 milioni di euro, composto da 69 fabbricati, 25 terreni, tre auto, dieci società di capitali, due ditte individuali, saldi attivi di conti correnti accesi presso quindici istituti di credito e 270 apparecchi illeciti che si trovavano presso esercizi commerciali della provincia di Lecce e in varie regioni del territorio nazionale.

L’operazione odierna, denominata “Clean game”, costituisce l’epilogo di una lunga indagine, avviata nel 2010 a seguito di specifici controlli che hanno interessato diversi esercizi pubblici. Dalle verifiche dei militari emerse allora la manomissione di alcuni videopoker e l’alterazione fraudolenta dei software di taluni dispositivi leciti, noti come “new slot”. La manomissione degli apparecchi avrebbe in questo modo permesso controllare a distanza i cicli delle giocate e di trasmettere ai Monopoli di Stato solo parzialmente i dati concernenti le giocate, con conseguente sottrazione di parte di esse all’imposizione tributaria.

Le indagini delle Fiamme Gialle hanno inoltre dimostrato come tali condotte non si limitassero al gioco d’azzardo ma sconfinassero anche nell’esercizio abusivo dell’attività finanziaria. Una volta concessi dei prestiti ai gestori dei locali commerciali, veniva preteso l’immediato rientro dei capitali, con la minaccia di incassare i titoli in garanzia qualora non venissero installati presso i loro esercizi i videogiochi.

Sebastiano Bagnato, anni 59; Pino Luigi De Florio, anni 49; Silvano De Leone, anni 52;  Pasquale Gennaro De Lorenzis, anni 42;  Pietro Antonio Ilario De Lorenzis, 49;  Salvatore De Lorenzis, detto “Stuppata” anni 47; Saverio De Lorenzis, anni 39; Alessandro Fuso, anni 37; Daniele Gatto, anni 51;  Aldo Gravili, anni 29; Quintino Gravili, anni 47; Antonio Mancino, anni 47; Pietro Marino,  anni 42;  Alessandro Mauramati, anni 34; Dario Panico, anni 44; Lucio Riotti, anni 49; Emanuele Rizzo, anni 28;  Salvatore Tarantino, anni 43; Rocco Aurelio Vincenti, anni 43. Sono, invece, destinatari  degli arresti domiciliari: Chetta Massimiliano, anni 46; De Lorenzis Marco, anni 37; De Lorenzis Salvatore, detto “Ciolo” anni 44; De Lorenzis Stefano, anni 41; Ferrari Lorenzo, anni 41; Magno Salvatore, anni 61; Rizzo Donatello, anni 42; Tunno Giovanni, anni 51.

 

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