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castello otranto

mostra enrico muscetra a otranto 2015Fino al 30 settembre sarà possibile entrare in sintonia con “I Luoghi dell’assenza” (nella foto il manifesto della mostra) di Enrico Muscetra al Castello di Otranto. Fa uno strano effetto la parola “assenza” in un luogo (Otranto) e in un periodo (l’estate) in cui domina la”presenza”, in cui conta esserci. All’improvviso il visitatore dal turbinio di colori e bagliori fuori dalle mura si trova proiettato in una dimensione diversa, anticipata da due sculture, maestose e solenni, poste quasi a guardia. «Attenzione, da qui inizia il processo di sottrazione della materia», sembrano dichiarare ad alta voce i vuoti che sottolineano una materialità vissuta ma non accettata mai completamente e poi quasi rifiutata. Dal processo di sottrazione partono tutti i tentativi di una ricerca che punta diritta… al cuore. Ed eccoli i cuori pieni di colori, rossi , ma non solo, ecco i volti spettrali, senza vita. Perché tocca a chi guarda dargli vita. Si alternano nella stanza non troppo grande, ma densa di segnali e stimoli, volti di fantasmi senza lineamenti, cuori che “battono”. Sarebbe ingenuo caricare di messaggi il colore che è tanto più forte quanto più l’artista (originario di Alezio) vorrebbe farne a meno. Perché anche il colore, lungi dal sottolineare una “presenza”, tende in realtà ad essere un segno di quella assenza che in Muscetra ha provocato sin da giovane “smarrimenti” e “orrore”.

A iniziare da quella percepita per prima, quella del padre. I volti “assenti” nascono proprio dallo smarrimento e dalla consapevolezza dell’annientamento dei volti amati. Il prezzo dell’assenza è la solitudine. Il cuore è un riccio con gli aculei che proteggono e difendono, ma che tengono lontani gli altri, sicché la realtà è “l’impossibilità di essere se stessi e insieme gli altri”. Ma la ricerca dell’artista va ancora oltre. L’assenza e i vuoti sono universali, da decenni ormai la società occidentale vive l’assenza di punti di riferimento fondamentali per vivere. La rinuncia alla storia o meglio la mancanza di memoria della storia provoca vuoti paurosi.

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