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Castello di Ugento

Castello-di-Ugento-5-marzo-2015---2-(2)UGENTO. «Convenzione-capestro». Così il consigliere di opposizione Angelo Minenna definisce l’accordo sottoscritto tra il Comune e i proprietari del castello (foto). «La fruizione – scrive Minenna al Ministero e alla Soprintendenza – sembra essere riservata esclusivamente alle visite guidate», per le quali si fa riferimento ad accordi da sottoscrivere non oltre trenta giorni prima dall’accesso. Dubbi anche sugli aspetti legati alla proprietà dell’immobile: «Non viene menzionato alcun diritto di prelazione da parte del Comune e si dice anche che al termine del periodo di efficacia del contratto o nell’ipotesi di inadempimento della parte pubblica, la parte privata acquisirà a titolo gratuito tutte le opere effettuate anche con il concorso del Comune. Questa misura – continua – comporta l’esposizione del Comune senza garanzie alla volontà del privato».

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Castello UgentoUGENTO. “Né abuso né sequestro sul Castello di Ugento”. A rettificare la notizia diffusa ieri dai carabinieri in merito ad alcune “modifiche non autorizzate” sull’immobile risalente al XII secolo, dichiarato di particolare storico-culturale, sono intervenuti Massimo Fasanella d’Amore, proprietario del Castello, l’architetto Rosa Carafa, della Direzione dei lavori di restauro dell’immobile, e lo stesso Comune di Ugento. Il sequestro probatorio disposto in seguito alle indagini condotte dai carabinieri del Nucleo tutela del patrimonio culturale di Bari insieme ai militari della Compagnia di Casarano avrebbe, dunque, riguardato un’abitazione privata sita nelle vicinanze del Castello, tra via d’Amore e via Porta Paradiso, e non lo stesso Castello. L’intervento in questione riguarda la realizzazione di un locale adibito a centrale termica che avrebbe apportato delle modifiche al prospetto frontale e laterale del Castello tanto da far scattare il sequestro delle opere. «Si tratta di un fermo dei lavori che nulla ha a che fare con i progetti di restauro che nello specifico interessano il castello di Ugento e di conseguenza nessuna responsabilità è stata imputata alla società che sta eseguendo i lavori di restauro dell’immobile, né ai privati comproprietari del Castello, né tantomeno al Comune che, se i fatti verranno confermati, si configurano invece come parti lese della vicenda», si legge in una nota di Palazzo di Città. Stesse precisazioni anche da parte di Fasanella d’Amore e dell’architetto Rosa Carafa i quali specificano come anche le aree limitrofe al Castello sono vincolate ai sensi del decreto ministeriale del 22 agosto 1994 e come tali sottoposte alle limitazioni prescrizioni dettate dalla Soprintendenza alle belle arti e al paesaggio. I sigilli in questione sono scattati in seguito alle indagini condotte dai carabinieri del Nucleo tutela del patrimonio culturale di Bari insieme ai militari della Compagnia di Casarano nell’ambito di un’azione finalizzata a contrastare il fenomeno della realizzazione di opere illecite su edifici di interesse storico culturale.

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