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Nardò – Sconcezze e scorrettezze, voltagabbana, impreparati, vittime di abbagli, dilettanti allo sbaraglio: lo scontro politico sulle casse del Comune non accenna a calare di tono, pur trattandosi di numeri e di norme gli uni e le altre difficili da evadere. Peraltro tra poche settimane e comunque entro il 30 novembre il Consiglio sarà chiamato a verificare l’assestamento del bilancio e, se del caso, apportare i correttivi necessari affinché alla fine i conti tornino, che è poi l’auspicio di fondo del dirigente del settore finanziario che, con una lettera riservata ad amministratori e suoi colleghi, ha tirato il freno a mano di spese e fatture non avendo l’Ente incassato quanto previsto. In attesa della “madre delle verifiche”, cioè dell’assestamento fissato per legge, c’è chi mischia le carte volutamente o meno svicolando tra termini tecnici che rimandano a situazioni differenti, come bilancio, cassa, spese correnti, spese in conto capitale eccetera.

“Siamo al Gran Premio delle mistificazioni, vince chi la dice più grossa. Sulla (inesistente) questione delle casse di Palazzo – scrive il consigliere Cesare dell’Angelo Custode, candidato nel 2016 con l’ex Sindaco Risi, poi passato nelle file della maggioranza e nel gruppo “Fronte democratico” di Emiliano – è in corso una deprimente gara a chi tira fuori la frottola più clamorosa, aperta naturalmente a chi fa finta che esista un problema per la tenuta finanziaria del Comune di Nardò. Nonostante la persona più qualificata a esprimersi su questa materia, l’assessore alle Finanze Gianpiero Lupo, abbia chiarito, dati alla mano, che l’ente non ha problemi di cassa, che non esiste alcun pericolo e che gli investimenti programmati verranno tutti portati a compimento, esattamente come previsto, c’è chi continua a sollazzarsi al sole del possibile dissesto”.

“Se così stanno le cose, come le vogliono raccontare loro, abbiano il dovere ed il coraggio da amministratori attenti di smentire quanto scritto dal dirigente – attacca il capogruppo pd Daniele Piccione – e pagare con regolarità tutti i creditori delle diverse ditte fornitrici di beni e servizi che vantano nei confronti del Comune dei consistenti debiti realizzati nel corso di questi 18 soli mesi di amministrazione per effetto di spese incontrollate  e scriteriate fatte dai diversi assessori succedutisi e consiglieri delegati”. La sfida prosegue così: “Vista la solidità di cassa dell’Ente, va bloccata la svendita della farmacia comunale, un gioiello di famiglia per il Comune, avendo maturato dei bilanci in positivo negli ultimi due anni, anche per smentire tutti coloro che ritengono la vendita della farmacia necessaria per coprire gli urgenti buchi di bilancio”. Riprende la parola anche Rino Dell’Anna, già sindaco e parlamentare, pizzicato da Dell’Angelo Custode perché da deputato del centrodestra è passato al Pd ed ora ad Alternativa popolare: “Con la superficialità e la scarsa avvedutezza riposta nello svolgimento delle proprie funzioni – scrive tra l’altro dell’Anna – assessori e consiglieri comunali di maggioranza hanno dimostrato di non aver assolutamente contezza di quanto, nel governare una Città, sia importante gestire in maniera oculata le spese e preoccuparsi di assicurare le entrate certe previste nel bilancio. Il Sindaco Mellone alla luce di quanto si sta verificando metta da parte la sua spregiudicata ambizione di pubblicità, si rimbocchi le maniche e se ne è capace tiri fuori Nardò dalla grave crisi finanziaria in cui l’ha cacciata”.

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Nardò – “In cassa oggi ci sono circa 4 milioni di euro. L’ennesimo schiaffo ai Padoa Schioppa di casa nostra, agli studenti ripetenti perfino alla scuola serale, agli untori che parlano senza sapere, a tutti quelli che andavano in giro dire che le casse erano vuote. Sono finiti i tempi dei buchi nei bilanci e quelli dei piccoli Topo Gigio di casa nostra. Oggi la Corte dei conti incombe su di loro… ma a condannarli, prima di tutti, sono stati i cittadini elettori”: con questa presa di posizione il Sindaco Giuseppe Mellone è intervenuto per la prima volta sullo stato di salute delle casse comunali. Ma la questione sembra tutt’altro che chiusa.

Il dirigente: “Potrebbe essere fortemente compromesso il bilancio”. Come si ricorderà, è stata una lettera “interna” di fine ottobre del dirigente del settore finanziario, Gabriele Falco, diretta a Sindaco, assessori, agli altri dirigenti comunali e al segretario generale, a dar fuoco alle polveri. Riscontrati dal dirigente alcuni mancati incassi, il funzionario ha doverosamente stretto i cordoni della borsa, bloccando eventuali nuove spese e spingendosi a differire i pagamenti di quelle già sostenute il più in là possibile, fino a non accettare neanche le fatture dei creditori. Motivazione ufficiale addotta dal dirigente: “Potrebbero essere fortemente compromessi gli equilibri di bilancio” del Comune, s’intende.

Dalle censure alla richiesta di risposte scritte. Dalle proteste e le censure giunte da più parti sul finire della settimana scorsa circa spese ben superiori alle entrate che sarebbero alla base della missiva riservata, si passa adesso all’ambito istituzionale. A presentare una interrogazione urgente “a risposta scritta” è il consigliere Giancarlo Marinaci, vicepresidente del Consiglio comunale. “Il dirigente Falco – richiama l’interrogante – sempre con la nota in questione ha invitato i dirigenti di tutte le Aree funzionali a limitare ‘qualunque nuovo impegno di spesa’ e ‘tutte le liquidazioni posticipando il più possibile la data del mandato e, per quanto possibile, prevederlo nel prossimo esercizio’, nonché a non accettare le ‘fatture (se riferite a lavori pubblici, smaltimento rifiuti, raccolta rifiuti, ecc) perché la sola accettazione implica la possibilità di chiedere la certificazione (che incide dal punto di vista temporale sui flussi di cassa)’, rammentando ‘a tal proposito che il mancato rilascio dei termini della richiesta di certificazione fa scattare la nomina di un commissario ad acta”. Data questa premessa. Sindaco ed assessore Gianpiero Lupo sono chiamati a fornire “tutte le fatture pendenti in data odierna e non liquidate, i relativi creditori e le somme vantate dagli stessi con specifico riferimento agli anni 2016 e 2017; tutti i mancati incassi accertati alla data odierna (6 novembre, ndr) previsti come certi ed esigibili nei bilanci di previsione 2016 e 2017; a chi siano ascrivibili le eventuali responsabilità per i mancati controlli sulle entrate/uscite” dei due bilanci di cui deve rispondere la Giunta Mellone. Marinaci chiede anche di sapere, sempre per iscritto, “le conseguenze che tale situazione potrebbe produrre sulla stabilità economica dell’Ente”.

Oltre la tecnica contabile, alcuni corni del dilemma. La materia è tecnica e quindi ostica per i comuni cittadini. Ma mentre è obbligatorio per il funzionario preposto fermare eventuali altre nuove spese del Comune per via delle entrate previste e non verificatesi, è dubbio che si possano stoppare fatture presentate in Comune per il pagamento di servizi, materiali o lavori già effettuati, col conseguente auspicato effetto di “spostarli” sull’esercizio finanziario del nuovo anno; quelle somme graverebbero sempre sui conti del 2017 e quindi sui suoi equilibri. La “voce” di bilancio che maggiormente ha impensierito il dottor Falco è relativa agli incassi da pratiche edilizie: la somma incassata l’anno scorso era stata di 1 milione 900mila euro; quest’anno si è fermi ad 1 milione, come ha dichiarato a “Quotidiano” l’assessore Gianpiero Lupo, che ha garantito sulla solidità del bilancio di Palazzo Personé. Da qui gli spostamenti di personale negli uffici che si occupano di oneri finanziaria e di condoni. Lo sforzo – che è passato attraverso la chiusura per alcune ore di uffici al pubblico proprio per agevolare questa iniezione di forza lavoro altrove – dovrebbe produrre il miracolo con un rush straordinario. Resterebbe il fatto che i soldi per oneri di urbanizzazione possono essere spesi dal Comune man mano che entrano in cassa. Il blocco dei pagamenti contenuto nell’invito del dirigente, farebbe pensare diversamente.

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Nardò – Le casse comunali sono in condizioni precarie ma rischiano di restare del tutto a secco se non si rimandano più in là – a gennaio 2018, cioè – tutti i possibili pagamenti in agenda. Questo il senso di una comunicazione interna a firma del dirigente del Servizio economico finanziario Gabriele Falco, chiamato dall’Amministrazione Mellone dal Comune di Francavilla a rinforzo della “squadra” già esistente. Il dottor Falco ha impartito indicazioni precise dal chiaro significato: non si paghino per ora fornitori di servizi (si pensi a quelli dei rifiuti) o fatture per lavori pubblici o per altri tipi di prestazioni.

Parola d’ordine: rinviare i pagamenti, far entrare soldi da concessioni e sanatorie. L’affanno momentaneo (mancano due mesi al nuovo anno e quindi al nuovo esercizio finanziario) è dovuto non solo a qualche spesa di troppo o imprevista ma soprattutto a incassi inferiori a quanto previsto in materia, per esempio, di recupero di evasione fiscale o di concessioni edilizie con relativo pagamento degli oneri di urbanizzazione: non è infatti un caso che lo stesso dirigente abbia “invitato” gli altri uffici a dare una mano nel completamento delle pratiche di nuove costruzioni e di sanatorie. Per le uscite invece si faccia di tutto per posticipare i mandati di pagamento e si rinvii persino l’accettazione di fatture che possono mettere in moto a breve movimenti di cassa; eventuali pagamenti non coperti da disponibilità saranno rispediti al mittente a firma del dottor Falco che nella nota, inoltrata col protocollo riservato agli atti interni e data fine ottobre, avrebbe scritto che l’attuale stallo sarebbe frutto della situazione finanziaria piuttosto precaria risalente alla precedente Amministrazione (Sindaco Marcello Risi).

“Spese legali, contenziosi, spettacoli ed ora eccoci qui”. La notizia ha comunque dato la stura ad una serie di valutazioni, per lo più fortemente critiche nei confronti della Giunta di Giuseppe Melone e della sua maggioranza.  C’è chi ricorda i pareri negativi apposti ai recenti documenti di programmazione finanziaria dai revisori dei conti, con conseguente duro scontro tra amministratori e professionisti  e il coinvolgimento del prefetto di Lecce. Giancarlo Marinaci, consigliere comunale già di maggioranza ed ora all’opposizione e vicepresidente del Consiglio comunale, scrive fra l’altro: “La situazione ha dell’incredibile e mette a nudo una gestione delle risorse tutt’altro che oculata. Le esorbitanti spese legali collegate agli innumerevoli contenziosi, gli stanziamenti cospicui destinati ad eventi e spettacoli che spesso non lasciano traccia, gli innumerevoli affidamenti diretti hanno finito per impoverire le casse comunali. Non ultimo il costosissimo abbattimento in toto e, per certi versi, condito da una irragionevole urgenza dell’ex Palazzo di città”.

“Si può non accettare le fatture? Lo dica la Corte dei conti”. Per Marinaci “il rischio oggi è quello di tagliare servizi indispensabili o addirittura, come nel caso della farmacia comunale, di dover vendere un servizio di chiara utilità cittadina solo per far cassa”. Quest’ultimo riferimento lo si ritrova in altro commenti come quello di Rino Dell’Anna di ieri e del consigliere pd Lorenzo Siciliano. Il quale oggi rincara la dose: “Il superdirigente voluto da Mellone invita l’apparato amministrativo del Comune – riporto testualmente – alla ‘non accettazione delle fatture se riferite a lavori pubblici, smaltimento rifiuti, raccolta rifiuti ecc, perché la sola accettazione implica la possibilità di chiedere la certificazione’. Ovviamente stiamo provvedendo ad informare di questa opaca vicenda la Procura della Corte dei conti e la Procura della Repubblica, alle quali i signori di Palazzo forniranno spiegazioni delle loro azioni”.

“Avevano annunciato risparmi, invece…”.  Aspetti di dubbia legalità sollevano anche i consiglieri comunali Carlo Falangone e Roberto My e Alessandra Boccardo e Rino Giuri di Articolo 1 – Mdp: “Non c’è limite all’indecenza! Il dirigente Gabriele Falco, preposto da Mellone ai più importanti settori dell’attività comunale, ha avanzato richiesta a suoi colleghi dirigenti comunali, affinché non accettino fatture relative a opere e servizi già forniti al Comune nel 2017. Ci chiediamo: come potrebbero attenersi i dirigenti a queste disposizioni? Rispedirebbero le fatture ai fornitori o farebbero finta di non averle viste? Entrambi i comportamenti non presenterebbero aspetti di illegalità?”. Nell’annunciare la richiesta di convocazione urgente della commissione consiliare Bilancio e Patrimonio, si respinge poi la “valutazione politica” fatta dal dirigente: “La precedente Amministrazione aveva risanato economicamente e contabilmente il Comune ed aveva evitato con sacrifici il dissesto, che a tutti appariva inevitabile alla fine della gestione commissariale (maggio 2011). Mellone e i suoi hanno operato un ingente spreco di risorse, anche in quei settori di spesa per i quali essi avevano annunciato, con manifesti giganti, grandiosi risparmi. Invece ecco maggiori canoni, manifestazioni costose, incarichi a professionisti esterni, ecc. ecc.”.

“Vendono una farmacia che produce utili. Dopo aver svuotato le casse”. Chiamato in causa indirettamente e dai giornalisti per una replica, Risi giudica la condizione attuale del Comune “molto simile a quella dell’anno 2010, che costrinse la mia Amministrazione comunale, eletta nel giugno 2011, ad iniziative di portata straordinaria per salvare la città di Nardò dal dissesto. E’ incredibile: sono bastati pochi mesi a Mellone per svuotare le casse del Comune con spese di chiara natura clientelare, sprechi per concerti e feste di piazza e assunzioni di personale che fin qui non ha dato grandi risultati a fronte dei costi mensili a carico del Comune”. Poi l’ex primo cittadino si sofferma sull’annunciata vendita della quota comunale della farmacia comunale: “E’ una scelleratezza che si ritorcerà contro di loro. La farmacia comunale fu costituita nel 2009 con un investimento del Comune di appena 25.500 euro.
Oggi la metà pubblica vale 800mila euro; vuol dire che in appena otto anni il suo valore è cresciuto di 32 volte: altro che ‘postificio’, come blatera l’attuale Sindaco. Si è trattato di un investimento senza precedenti, con creazione di posti di lavoro e introduzione di nuovi servizi. Il presidente dei revisori della farmacia comunale, il dott. Salvatore Pellegrino, mi riferisce che il fatturato dell’ultimo esercizio è di 700mila euro. Svenderla per pagare i concerti di agosto o gli stipendi degli amici del sindaco assunti senza concorso mi sembra un atto del tutto inaccettabile”.

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