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Le proteste dell'estate 2013 davanti all'azienda (foto Pjrò) e, in basso, l'ingresso all'area industriale sulla strada provinciale per Maglie

Le proteste dell’estate 2013 davanti all’azienda (foto Pejrò) e, in basso, l’ingresso all’area industriale sulla strada provinciale per Maglie


CASARANO. Entro un mese il Tribunale di Lecce deciderà sulle sorti della Filanto. Il giudice sarà chiamato a esprimersi in merito alla omologazione o meno della richiesta di concordato preventivo avanzata dalle aziende del cluster.
Per l’ex colosso delle calzature è l’ultima chance per scongiurare il fallimento. Già nei mesi scorsi, infatti, il concordato era stato respinto a causa della mancata concessione, da parte del ministero, delle cinque mensilità arretrate di cassa integrazione per 370 lavoratori del gruppo. Ciò aveva fatto venir meno le garanzie offerte dal cluster, con la conseguente bocciatura del concordato. Per risolvere la questione nel modo più indolore possibile, il presidente Antonio Filograna Sergio ha messo mano al patrimonio del gruppo, facendosi carico del trattamento di fine rapporto, della copertura contributiva e del versamento di 2mila euro a testa per i lavoratori in attesa di cinque mensilità arretrate di cassa integrazione. Complessivamente, sul tavolo sono stati messi circa tre milioni di euro. Il 97 per cento dei circa 450 lavoratori del gruppo ha sottoscritto l’accordo transattivo proposto dal cluster. Questo è certamente un punto a favore del gruppo Filanto nella delicata partita giocata dinanzi al Tribunale per ottenere il concordato preventivo.
Si tratta, in ogni caso, dell’ultimo capitolo del cluster. Entro novembre, infatti, partirà la richiesta di mobilità volontaria per i lavoratori.

Resterà in piedi solo la “Leo shoes”, che dovrebbe continuare ad assorbire manodopera anche in futuro, sia pure in quantità modestissime rispetto ai numeri che la Filanto registrò nei tempi d’oro. E mentre la produttività della zona industriale di Casarano continua a soffrire, la Giunta comunale ha dato il via libera al progetto esecutivo per il completamento delle opere di urbanizzazione nell’area di ampliamento della zona Pip (Piano insediamento produttivo). L’intervento, per complessivi 213mila euro, si è reso necessario a causa delle criticità emerse nel corso dei lavori di ampliamento. Nel luglio del 2012, Regione e Comune hanno sottoscritto il disciplinare per la realizzazione dell’intervento infrastrutturale nella zona Pip, per un investimento di 880mila euro a valere sul Programma operativo Fesr 2007-2013, attraverso il quale saranno realizzate tutte le opere necessarie a rendere funzionale la zona (strade, rete elettrica, telefonica, idrica, fognatura nera e bianca). Al momento, i lavori, condotti dall’ati Diemme-Sercom, aggiudicataria dell’appalto con un ribasso del 18,81 per cento, al prezzo di 552 mila euro, sono ad uno stato di avanzamento di circa il 65 per cento. Gli ulteriori 213mila euro serviranno per garantire lo smaltimento delle acque meteoriche ricadenti sui nuovi tronchi in costruzione e per la costruzione di un muro di sostegno necessario a contenere il dislivello stradale.

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foto da www.portadimare.it

foto da www.portadimare.it

CASARANO. I cassintegrati della Filanto nelle parole di monsignor Fernando Filograna. Il nuovo vescovo della diocesi di Nardò-Gallipoli ha rivolto, infatti, già nel suo discorso di insediamento il proprio pensiero verso i temi sociali e la mancanza di lavoro citando espressamente i lavoratori del gruppo Filanto alle prese con una difficile vertenza. “I poveri non disturbano ma salvano, mettendo alla prova chi è chiamato in loro aiuto”, ha affermato il vescovo in riferimento alle nuove sacche di povertà. Intanto proprio i cassintegrati del “cluster Filanto” hanno preso d’assalto la sede della Cgil per firmare l’accordo transattivo con l’azienda: per loro (gli interessati sono 469) mille euro “una tantum” e 400 euro mensili a partire dal 23 dicembre per ogni mensilità arretrata aspettando la Cassaintegrazione.

DOPO IL SEQUESTRO SI TORNA A LAVORARE Attività ripresa in seguito al pagamento degli 800mila euro pari al presunto ricavo illegittimo. In basso la sede della Adelchi a Tricase dove 219 lavoratori senza Cassa integrazione sono in mobilità con la prospettiva del licenziamento collettivo

Casarano. “Iris sud” senza sigilli, operai della Leo Shoes in sciopero per il ritardo degli stipendi e cassaintegrati sempre senza risorse.

Questo il quadro del settore calzaturiero all’indomani del blitz della Guardia di finanza che ha riscontrato irregolarità nei contributi e negli sgravi fiscali e previdenziali per le aziende del gruppo Filanto (con un profitto illecito pari ad oltre 10 milioni di euro) e della stessa “Iris sud”, l’azienda sorta nel 2010 grazie all’arrivo degli imprenditori della Riviera del Brenta. In questo caso il presunto profitto ammonterebbe intorno agli 800mila euro, cifra “garantita” da un assegno di pari importo versato dagli imprenditori sul Fondo unico della giustizia. In questo modo è stato possibile togliere i sigilli dai macchinari e riprendere la normale attività cercando di rispettare i tempi di consegna degli ordinativi che, pur in tempo di crisi, non mancano.

Contro il provvedimento di sequestro, intanto, non ha ancora presentato ricorso al Tribunale del riesame la Filanto i cui legali stanno ancora studiando la situazione.

Nella scorsa settimana da registrare anche lo sciopero di un’ora dei 114 dipendenti della Leo Shoes, azienda sorta sulle ceneri del gruppo Filanto che opera conto terzi e che ha assorbito operai in uscita da Zodiano e Tecnosuole: attendono ancora la tredicesima del 2011, altre indennità del 2012 e gli stipendi di febbraio e di marzo.

Infine, mentre dalla Regione  arriva la conferma che per il 2013 i fondi per far fronte alla crescente esigenza di Cassa integrazione in deroga non saranno sufficienti, per 219 operai dell’Adelchi (le aziende sono Knk srl, Gsc Plats srl e Magna Grecia srl, quest’ultima con sede a Casarano) ora c’è la conferma della mobilità perchè, dopo due anni di Cig nell’ultimo triennio, non sono previsti altri ammortizzatori sociali in deroga. La prospettiva è quella del licenziamento collettivo per cessazione di attività.

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Casarano. Sono tre le aziende della zona, tra le 24 dell’intera provincia, alle quali la Regione Puglia ha comunicato nelle scorse settimane la mancata ammissione alla Cassa integrazione in deroga per il 2012. Si tratta della Tessiltech di Casarano (per 40 dipendenti e sei mesi), della Tranceria Licci di Melissano (quattro dipendenti per sette mesi) e della Fimac di Matino (otto dipendenti per due mesi).

I provvedimenti appena adottati vanno ad aggiungersi  all’impossibilità, già comunicata dall’Inps (nella foto una protesta davanti alla sede di via Agnesi), nel liquidare la “cassa” già autorizzata per le mensilità di novembre e dicembre 2012 per altre aziende. In questo caso ad essere interessati sono 350 lavoratori (anche della “Labor” di Casarano e della “Romano srl” di Matino.

Nei giorni scorsi la stessa Labor (società del gruppo Filanto) ha sottoscritto, con i sindacati, l’accordo per la richiesta di Cig straordinaria per procedura concorsuale. La società è in concordato preventivo per provare a soddisfare i creditori.

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Casarano. La perdita del lavoro è sempre un dramma, soprattutto quando ciò avviene in età adulta. Eppure, qualcuno riesce a trasformare questo evento estremamente negativo in una nuova opportunità di crescita facendo leva sulla voglia di rimettersi in gioco.

È quello che ha fatto Antonio De Donatis, cassintegrato, che ha deciso di rimettersi a studiare grazie ai corsi serali per il conseguimento del diploma di ragioniere che l’Istituto tecnico economico «De Viti de Marco” tiene sin dal 1997.

«Sono rientrato sui banchi di scuola  determinato a completare un ciclo di studi interrotto da ragazzo e ho potuto così realizzare un sogno, acquisendo più sicurezza in me stesso e nelle mie capacità, grazie ad un team di docenti molto preparati e competenti. Non è stato facile, ho trascurato la vita sociale, ma ne è valsa la pena; anche perché ho avuto la fortuna di fare nuove amicizie e di confrontarmi su problematiche di attualità con gli altri studenti della classe», afferma  il 45enne che lo scorso anno ha ricevuto un encomio dalla scuola per gli ottimi voti ottenuti in tutte le discipline.

Non molto diversa la storia di Simone Pellegrino. «Ho fatto tanti sacrifici per riuscire a frequentare i corsi. Non avendo avuto da ragazzo l’opportunità di diplomarmi per motivi di salute avevo sempre desiderato di riprendere a studiare – afferma Pellegrino – ed ecco che mi viene offerta una chance dalla scuola serale. Sono felice e soddisfatto di quello che ho ottenuto, sia da un punto di vista umano, sia da un punto di vista formativo; ancora adesso quando guardo la pergamena del mio diploma non mi sembra vero, mi sento orgoglioso e soddisfatto di me stesso».

Del resto, come sottolineano Osvaldo Sabato e Lucia Siciliano, i docenti dell’Istituto d’istruzione superiore diretto dal professor Bruno Contini, alcuni tra gli obiettivi di questo tipo di percorso formativo sono proprio “il potenziamento di sé e l’ampliamento dei propri orizzonti culturali, per diventare cittadini attivi e consapevoli e per poter vivere una vita piena e felice”.

Le iscrizioni sono aperte tutto l’anno ed i corsi avranno inizio nel mese di marzo.

Alberto Nutricati

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Casarano. «La storia della Filanto si è chiusa oggi perchè non c’è alcuna possibilità di attività produttive e di ricollocazione dei lavoratori». A sancire il capolinea di quello che verrà ricordato come il più grande gruppo industriale del Salento (con 3.500 addetti negli anni d’oro), e tra i più importanti d’Italia, è stato il consulente che cura il concordato preventivo del Gruppo, il professor Antonio Russo, al termine del recente incontro in Provincia quando è stato siglato l’accordo per la cassa integrazione straordinaria, per un altro anno, per 368 (ormai ex) lavoratori.

Dopo nulla più: solo le procedure di licenziamento. Con il concordato preventivo, il Gruppo oggi presieduto da Antonio Sergio Filograna liquida, infatti, Filanto spa (per 110 operai), Zodiaco (132) e Tecnosuole (126) mentre simile sorte dovrebbe spettare a Labor (in 112 sperano ancora nell’eventuale proroga della Cig in deroga per evitare il licenziamento così come i 20 della Prosalca) e Italiana pellami (per 20 operai c’è in vista il concordato preventivo). Resterebbe in vita solo la Leo Shoes capace, in due anni, di assorbire 103 unità alle quali potranno, forse, aggiungersi non più di altri 20 operai della Filanto spa per provare a sopravvivere con il “contoterzismo di qualità”, strategia che finora non ha, però, pagato.

Si chiude ufficialmente un’epoca che in molti hanno considerato “in archivio” già da tempo: «L’azienda non può più produrre», affermò senza mezzi termini, lo scorso autunno, Luigi Prete, il responsabile (di Taurisano) del settore “Risorse umane” della Filanto in uno dei tanti “tavoli tecnici” tenuti in Provincia per provare a rendere meno dolorosa la pillola per cassintegrati e fuoriusciti dal settore, ovvero gli stessi che hanno protestato nei giorni scorsi a Lecce occupando prima la sede dell’Inps e poi la stazione ferroviaria. “Il lavoro è un miraggio”, hanno scritto sui loro striscioni consapevoli di una lotta che punta ormai più ad ottenere la cassa integrazione arretrata (i pagamenti sono fermi  allo scorso novembre) che la conferma di quello che ormai non c’è più: ovvero il posto in fabbrica.

Per la cassa (“l’ultima” anche per Adelchi dove rischiano in 678) non c’è più la copertura finanziaria: lo dicono Inps, Regione e Ministero. Se per la cosiddetta “Ministeriale” i fondi dovrebbero coprire tutto il 2013 (con altri sei mesi di possibile proroga prima della mobilità), per la cassa integrazione straordinaria si naviga a vista.

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La sede della Filanto

Casarano. La cassa integrazione c’è ma non si vede. I tanti lavoratori del settore tessile – abbigliamento – calzaturiero ormai fuori dal ciclo produttivo attendono, da alcuni mesi, il pagamento delle ultime indennità mentre dalla Regione giunge la notizia di una possibile proroga soltanto sino al mese di gennaio 2013 per la cassa integrazione in deroga.

Consapevoli delle risorse  sempre più limitate da parte di Stato e Regione, le aziende si sono subito adeguate ricorrendo sempre più spesso alle procedure di mobilità, l’anticamera dei licenziamenti.

Resta dunque l’attesa per capire se potrà essere effettivo l’accordo siglato negli ultimi giorni del 2012 tra il gruppo Filanto ed i sindacati per un altro anno di cassa integrazione straordinaria per procedura concorsuale (che dal 2016 verrà comunque abolita): sono interessati 114 lavoratori di Filanto spa, 132 di Zodiaco srl e 132 di Tecnosuole srl, considerate le tre società “storiche” del cosiddetto “cluster”, ovvero l’arcipelago di aziende medio-piccole sorte  dopo la disgregazione dell’azeinda madre proprio al fine di reintegrarne igli operai.

Intanto per i 22 lavoratori della “Italiana pellami”, sempre dello stesso gruppo Filanto, è stata avviata la procedura di mobilità dopo che l’accordo di collaborazione commerciale   con una società inglese (seguito a quello con un gruppo di cinesi)è sfumato proprio quando sembrava in dirittura d’arrivo.

Di certo la Regione ha già fatto sapere che per il 2013 non potranno essere garantiti i fondi per tutti gli ammortizzatori sociali richiesti. Lo sanno le aziende ed ormai anche gli operai. La riprova di ciò è nella proroga concessa, per ora, soltanto sino al 31 gennaio.

Tra i criteri selettivi potrà esserci anche quello che esclude dai benefici tutte quelle aziende che hanno beneficiato per almeno 24 mesi nell’ultimo triennio della cig in deroga.  La relativa clausola è stata, al momento, solo congelata (e non cancellata come avrebbero voluto i sindacati): a rimanere a bocca asciutta sarebbero tante aziende e molti lavoratori per i quali il futuro sarebbe segnato.

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Casarano. Tra cassa integrazione (straordinaria o in deroga) e mobilità, il destino degli operai del gruppo Filanto pare segnato. «L’azienda non può più produrre», ha affermato – senza mezzi termini – Luigi Prete, il responsabile (di Taurisano) del settore “Risorse umane” del gruppo nel recente tavolo tecnico svoltosi in Provincia dove l’ex colosso del calzaturiero ha ufficializzato la richiesta di concordato preventivo per il ripianamento del debito.

Dovrà seguire (entro il 18 dicembre) la presentazione del nuovo piano finanziario che, se accolto, porterebbe la cassa integrazione “straordinaria ministeriale” per gli 80 operai attualmente con la cassa “in deroga”. L’alternativa sarà la mobilità, preludio del licenziamento. Filanto punta, dunque, a restare attiva nel Salento, per la sola commercializzazione, con una nuova società che potrà assorbire un numero assai limitato degli attuali 644 dipendenti (dei quali ben 471 in cassa integrazione ed appena 175 al lavoro).

Incertezza anche per i lavoratori di Adelchi: qui l’azienda si è detta disposta a revocare la mobilità per 791 operai solo in caso di proroga della cassa. Intanto gli operai lamentano il 2vistoso ritardo” con il quale vengono corrisposte le indennità già maturate. La situazione è al limite e non si escludono gesti eclatanti come quello che nel 2009 vide alcuni operai occupare la fabbrica ed il tetto del Comune di Tricase.

A Matino, intanto, la Romano ha chiesto un altro anno di cassa per 180 operai (su 350) ipotizzando un rilancio nel 2014. «Non abbiamo delocalizzato ma solo perso fornitori: speriamo nel rilancio», hanno fatto sapere i responsabili dell’azienda detentrice del marchio Meltin’Pot.

I lavoratori (nella foto) hanno seguito da vicino, e in centinaia, gli incontri a Lecce, in Provincia e in Prefettura. Vogliono chiarezza (anche da parte dei sindacati) sul loro futuro. E la solidarietà, intanto, corre pure su Facebook. «Noi della “5 Elle” vi avevamo avvisati da tempo che avreste fatto la nostra stessa fine ma non avete aderito mai agli  scioperi nostri o della De Rocco. Però restiamo solidali con voi: combattete perché la colpa non è vostra ma dei datori di lavoro. Auguri e forza», ha scritto sul social network Michele Fracasso.

Voce al Direttore

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