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L’ospedale di Casarano

CASARANO – Una riorganizzazione “affrettata” per la quale sarebbe stato più opportuno attendere l’esito del ricorso al Tar presentato dal Comune. Questa la posizione del Comitato civico “Pro Ferrari” il giorno dopo l’ufficializzazione, da parte della Asl, della chiusura del reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale cittadino, destinato a diventare un semplice ambulatorio. Se da un versante si ipotizzano nuovi ricorsi e mobilitazioni, dall’altro si attende che al “sacrificio” del punto nascita faccia seguito la rimodulazione del Piano di riordino che preveda  l’ospedale di Casarano quale struttura di Primo livello (e non di base come previsto in un primo momento) con i reparti suddivisi con il “Sacro Cuore” di Gallipoli. Occorre, in sostanza, mettere “nero su bianco” gli accordi e le rassicurazioni (finora verbali) “strappate” nei mesi scorsi a Bari presso il Dipartimento Salute della Regione. Di certo c’è che da domenica 24 settembre non si potrà più nascere al “Ferrari” con l’eccezione sino al 30 per le urgenze.
Della chiusura di Ostetricia al “Ferrari” ne hanno parlato questa mattina, ovviamente in modo ironico, anche Marco Presta e Antonello Dose  nella trasmissione radiofonica “Il ruggito del coniglio” su Radio 2 riprendendo l’appello di una partoriente apparso su un giornale locale.
Clicca sul riquadro in basso per ascoltare (minuto 27:30)

Casarano. Punto nascita e Chirurgia pediatrica chiusi dal primo settembre. Questa la perentoria scadenza stabilita da una nota del Dipartimento regionale salute e in virtù della quale la Asl di Lecce è chiamata a chiudere i due reparti entro il mese di agosto. Si dà corso, così, ad alcune delle disposizioni previste dal piano di riordino ospedaliero che ridisegna completamente la geografia sanitaria salentina.

La sensazione è che il depotenziamento del “Ferrari” a ospedale di base sia già in corso, anche perché all’impegno del presidente Michele Emiliano e del direttore del Dipartimento salute Giancarlo Ruscitti, in merito alla realizzazione di un polo ospedaliero unico di primo livello tra Casarano e Gallipoli, non è seguito alcun atto concreto in questa direzione, almeno finora. Il piano prevede la chiusura dei reparti di Ostetricia e ginecologia di Casarano, Galatina e Copertino. Una volta attuato il piano, le partorienti dovranno recarsi negli ospedali di Scorrano o Gallipoli, entrambi ampliati di 32 posti letto a testa, oppure al “Vito Fazzi” di Lecce che continuerà a disporre dei suoi 50 posti letto. In base ai dati raccolti dal Comitato percorso nascite del Ministero della salute, nel 2015, gli ospedali a rischio, in quanto non raggiungevano la soglia dei 500 parti annui, erano Gallipoli con 337 parti, Scorrano con 412 e Casarano con 429 parti. Nel quadro del piano di riordino, alla fine, ad essere penalizzato però sarà il “Ferrari”, quello tra i tre con i risultati migliori. Diversa sorte spetterà a Chirurgia pediatrica, che confluirà al “Fazzi”», dove è prevista l’istituzione di un polo pediatrico.

Va ricordato infine che per ottobre è stata fissata la discussione del ricorso al Tar presentato dal Comune di Casarano contro il piano di riordino. Una analoga opposizione a cura di un Comune del Barese nei giorni scorsi è stata respinta dal Tar di Bari.

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Ospedale di Casarano

Ospedale di Casarano

emenuele legittimo - casaranoCASARANO. «Prendiamo atto di quanto deliberato dalla Giunta regionale fermo restando che spetterà al prossimo Consiglio entrare nel merito del nuovo Piano visto che in questa delibera non c’è programmazione e non viene detto quali reparti andranno a trovarsi e dove. Di certo vigileremo, come abbiamo sempre fato, perchè vengano rispettate le prerogative dei cittadini e dei pazienti senza battaglie puramente campanilistiche ma badando al servizio sanitario reso. Ogni decisione dovrà, però, essere condivisa e basarsi su dati oggettivi, quelli, ad esempio, già riconosciuti nella bozza frutto della Commissione regionale». È Emanuele Legittimo (a sinistra nella foto), presidente del “Comitato pro-Ferrari”  a commentare la decisione della Giunta che accorpa gli ospedali di Casarano e Gallipoli.

«La mia impressione è, però, che possa trattarsi solo di un atto pre-elettorale», continua Legittimo. La “bozza” richiamata dall’avvocato è quella che attribuiva a Casarano il Polo pediatrico, con annesse Ostetricia, Ginecologia e Chirurgia pediatrica, ed a Gallipoli quello Ortopedico. «In quell’atto – continua Legittimo – si recepivano, in parte, le battaglie del nostro Comitato. Resta fermo che le decisioni possono anche essere accettate se giustificate da dati oggettivi, come più volte abbiamo dimostrato».

Sul versante gallipolino, la prudenza non è da meno. «Daremo le nostre valutazioni quando si entrerà più nel merito – mette le mani avanti Giacinto Scigliuzzo (a destra nella foto), presidente del “Comitato pro-Sacro Cuore” – certo non ne dobbiamo fare una questione di campanilismo ma puntare su un grande e importante obiettivo: garantire a questo comprensorio e alle popolazioni che vi risiedono servizi e cure migliori, sempre più avanzate, magari integrando al mwglio le risorse dei due nosocomi, da quelle professionali a quelle strutturali». Se l’unificazione sotto un unico comando si facesse oggi, il “Sacro Cuore” agevolerebbe – a sua insaputa – le operazioni: già oggi tra i due poli c’è un solo direttore amministrativo e, dal primo aprile, ci sarà un solo direttore sanitario (va in pensione il dottor Bruno Falzea di Nardò).

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ospedale - nuova segnaletica esterna - casarano  (2)CASARANO. Preannunciati a “Piazzasalento” sul numero scorso, in occasione della virtuosa sinergia Ferrari-Sacro Cuore sul fronte dell’Oncologia, la Lega italiana per la lotta ai tumori, sezione provinciale con sede a Casarano, ha diffuso i dati del male. Tra conferme drammatiche, se non tragiche, e novità certamente non incoraggianti, se si eccettua che si sopravvive più a lungo: per i cancri ai polmoni, per esempio, la sopravvivenza è passata dal 10 al 14% per gli uomini e dal 12 al 18% per le donne; questo tra i primi anni Novanta e il 2010.

Per il resto siamo “campioni” come provincia di Lecce da studiare bene, evidentemente. Primi in assoluto con un 3,1% in più rispetto alla media nazionale nel 2011; in altri termini, 252 decessi in più. Stessa storia se si considera il contesto pugliese; anzi, si peggiora. Qui il dislivello di Lecce e provincia rispetto a Bari e provincia è di ben 5 punti percentuali, esattamente il 5,1. Un disastro, a cui la “specialità” dei tumori con neoplasie aggiunge un’altra scena fosca.

Quello che la Lilt chiama tecnicamente “primato storico” è eclatante nella sua crescita (neppure le donne, colpite marginalmente, ne sono più al riparo) quanto inspiegabile non avendo gli evidenti e massicci apparati industriale del Nord Italia. Vent’anni fa erano state 29.500 le persone morte in Italia per questa causa, di cui 25mila uomini; nel Sud i casi furono solo 1.500 (1.350 uomini). Ma già allora la provincia di Lecce era in lieve controtendenza. Vent’anni dopo le donne decedute per questo tipo di tumore sono state 90 (erano 30) e gli uomini 429 (erano 338).

Sono fermi ad anni più lontani (il 2006 al posto del 2011) ma le tendenze purtroppo sono confermate dai dati ufficiali diffusi dall’Asl di Lecce. Il cancro ai polmoni nel periodo 2003-06 è aumentato ulteriomente rispetto ad un livello già alto, passando dai 3.854 casi a 4.104; l’incidenza sale dal 19,7 al 20,1. Pochi decimali, ma dietro ci sono grandi dolori.

Ospedale di Casarano foto nuova 2CASARANO. Mentre ci si continua ad interrogare sul futuro degli ospedali di Casarano e Gallipoli, chi sembra avere le idee molto chiare è il direttore generale della Asl Valdo Mellone. La proposta che il direttore Mellone ha formulato nel corso del Consiglio comunale monotematico svoltosi nei giorni scorsi a Casarano supera le contrapposizioni campanilistiche ed ipotizza l’accorpamento dei due nosocomi in un ospedale all’avanguardia, unico ma diviso in due plessi. È la stessa tesi ripresa e rilanciata nell’ottobre 2012 da “Piazzasalento”.

Altre adesioni sono giunte in proposito dal consigliere provinciale e comunale Gabriele Caputo e dalla Cisl. «Invito tutti – ha detto Mellone durante i lavori dell’assise – ad avere un’idea meno claustrofobica dell’ospedale di Casarano, che non è una fortezza assediata da difendere dagli aggressori, come testimonia il fatto che il “Ferrari” (foto) ha in ballo 20 milioni di investimento. Del resto, se la Regione avesse partorito l’idea di depotenziare il presidio, lo saprei. Ma così non è». Al contrario, tanto l’ospedale di Casarano quanto quello di Gallipoli dovrebbero specializzarsi e rappresentare dei veri e propri poli di eccellenza per alcune branche. Il “Ferrari” ad esempio dovrebbe conservare il reparto di Ostetricia e Ginecologia. In tal modo supererebbe i 750 parti annui che attualmente vengono eseguiti tra Casarano e Gallipoli.

Un’Ostetricia con questi numeri dovrà essere supportata da una Pediatria e una Chirurgia pediatrica adeguate alle esigenze di tutta la zona jonica. Al “Sacro Cuore” invece spetterebbe il progetto, già annunciato, di un polo ortopedico traumatologico specializzato in infortunistica stradale e sul lavoro. Naturalmente, come ha subito dopo ribadito l’assessore regionale Elena Gentile, tocca alla Giunta pugliese decidere in merito, toccando eventualmente anche uno degli attuali punti nascita tra Galatina e Copertino in favore della fascia jonica. Assolutamente trasversale la presenza all’Assise monotematica (svoltasi nell’auditorium comunale) di esponenti politici locali e regionali. Presenti, oltre a numerosi Sindaci, i vertici del “Ferrari”, il presidente regionale di Cittadinanzattiva-Tdm Anna Maria De Filippi, il presidente del comitato civico “Pro Ferrari” Emanuele Legittimo e i rappresentanti delle sigle sindacali e di varie associazioni.

«Con la delibera approvata all’unanimità – sottolinea il sindaco Gianni Stefàno – chiediamo alla Regione un chiarimento sul futuro del “Ferrari”. Siamo disponibili anche a fare dei sacrifici, purché ci venga spiegato il motivo». «Esprimo soddisfazione – commenta Emanuele Legittimo – per aver visto accogliere dal Consiglio comunale le proposte del comitato. Le nostre rivendicazioni, che hanno ragioni oggettive, non sono di campanile, come dimostra il fatto che la nostra battaglia sia stata condivisa dai sindaci del comprensorio».

Voce al Direttore

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