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real-galatone-dono-sedia-a-rotelleGALATONE. Un defibrillatore alla città ed una sedia a rotelle da trasporto al centro diurno-casa di riposo per anziani (foto). Sono questi i doni che l’associazione sportiva Real Galatone, letteralmente in campo da cinque mesi e presieduta da Antonio Calò, ha inteso fare di recente pure con l’aiuto di amici e tifosi. Il 14 febbraio, nell’edificio che in via Giovanni XXIII ospita la casa di riposo, si son dati appuntamento dirigenti, tecnici e calciatori della squadra per la cerimonia di consegna della sedia a rotella da trasporto alla cooperativa sociale onlus “Casa Accoglienza”, dunque al personale e agli ospiti della struttura, grati e commossi per il gesto di sensibilità ed attenzione.

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ospizio1PRESICCE. Tra le tante “cattedrali nel deserto” che si trovano nel Salento la “casa di riposo” di Presicce è sicuramente tra le più vistose per la quantità di territorio rubato al bene collettivo e mai utilizzato. La struttura, che è ben visibile dalla superstrada Leuca-Gallipoli, è in totale stato di abbandono da sempre. Sta di fatto che ben 24mila metri quadri di territorio sono stati bruciati per questo mausoleo mai attivato.
«Effettivamente quando venne ideato il progetto rappresentava un’opera che sarebbe stata all’avanguardia per come era stata concepita – ha dichiarato l’architetto Corrado Cazzato, che all’epoca della realizzazione dell’opera fu direttore dei lavori. Praticamente venne concepita una struttura per anziani che avrebbe dovuto servire un’utenza pluriprovinciale. Per questo venne ubicata in una zona strategica, a pochissima distanza dalla superstrada e ben inserita nel tessuto urbano della zona 167. Non una struttura ghettizzante, dunque, ma integrata nel tessuto sociale del paese. Tra le altre cose era stata prevista una porzione di terreno da dividere in piccoli lotti per consentire agli anziani ancora efficienti di curarsi un orticello personale. Purtroppo quando l’opera venne realizzata lo Stato aveva di fatto reso impossibile avviare la struttura perché da allora ai comuni venne preclusa la possibilità di procedere ad assunzioni di personale e così la struttura è rimasta inutilizzata».

casa di riposoACQUARICA DEL CAPO. La Casa di riposo di Acquarica ha chiuso i battenti. Dopo 33 anni di alterne vicende, la struttura residenziale per anziani il 31 dicembre scorso ha cessato l’attività. Per gli undici operatori che vi lavoravano si è aperta così una pagina buia che non lascia intravedere nessuno spiraglio alla disoccupazione. Si chiude una storia che in alcune fasi era assurta alle pagine della cronaca nazionale, sia per come era nata che per come si era evoluta. Una vicenda caratterizzata da contraddizioni stridenti fino alla fine, considerato che la chiusura è coincisa con i lavori di ristrutturazione dell’immobile, per un ammontare di circa 300mila euro, parte finanziati con fondi regionali e parte con fondi comunali. La cooperativa che la gestiva da 15 anni ha chiuso dopo un controllo dell’Asl che aveva verificato su una ventina di ospiti circa la metà non autosufficienti. Siccome l’immobile non era stato ancora completamente adeguato per ospitare questo tipo di utenti, gli anziani non autosufficienti sono stati trasferiti presso un’altra struttura. Con i rimanenti dieci ospiti non era possibile coprire le spese di gestione per cui la dirigenza della cooperativa ha deciso di chiudere.

La Casa di riposo era nata nel 1982 per iniziativa dell’Amministrazione comunale dell’epoca, che aveva utilizzato per l’occasione un immobile di proprietà del Comune proveniente da un lascito di Epifanio Coletta, un noto filantropo del luogo al quale risulta intestata anche una strada. La donazione, costituita da denaro e da numerosi beni immobili, terreni per numerose decine di ettari e masserie, doveva servire secondo la volontà del benefattore a garantire una dote alle giovani in età di matrimonio la cui famiglia versava in estrema povertà e, nello stesso tempo, a realizzare un “mendicicomio”, ossia una struttura che garantisse ai mendicanti un pasto caldo e un posto dove dormire. Reinterpretando in chiave moderna la volontà del benefattore, l’Amministrazione comunale attivò una casa di riposo che ospitò da subito una sessantina di anziani, passati ad oltre 80 nell’arco di poco tempo. Le rette pagate però non erano sufficienti a coprire le spese della struttura e così il personale dipendente venne collocato in mobilità presso altri enti pubblici e la gestione passò in mano a privati, negli ultimi 15 anni a una cooperativa di cittadini acquaricesi. Ora la chiusura della cooperativa e della struttura. Ma mentre gli anziani ospiti hanno trovato sistemazione presso altre strutture della zona, gli undici operatori che vi lavoravano dal primo gennaio di quest’ anno sono andati ad ingrossare l’esercito dei disoccupati.

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