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Nardò – Il servizio di trasporto dei braccianti dal campo di accoglienza fino al posto di lavoro (su questo aspetto si registra la mancata indicazione dei campi coltivati da parte delle aziende); il servizio mensa: sarà su questi due problemi da risolvere la prossima riunione in Prefettura sul caporalato. Il servizio mensa in particolare era uno dei nei rilevato già in precedenza dal sindacato Flai Cgil che oggi rileva ancora: “Ai lavoratori è fatto divieto di consumare pasti all’interno delle stanze loro assegnate eppure manca un servizio mensa adeguato e ciò scoraggia i migranti a fermarsi nel villaggio”. Nella Foresteria montata a fine agosto 2017 sono attualmente ospitati 50 lavoratori contrattualizzati e 67 iscritti alle liste dei Centri per l’impiego su circa 300 posti letto.

Questo pomeriggio in Prefettura si è tenuto il “Tavolo permanente” previsto dal Protocollo di intesa in materia di lavoro stagionale in agricoltura nei territori di Nardò e dei Comuni vicini, sottoscritto il 28 luglio 2017. All’incontro hanno partecipato il prefetto Claudio Palomba, il sindaco di Nardò Giuseppe Mellone, rappresentanti di Regione, Provincia, Asl, Spesal, Inps, Protezione civile, Cir, Caritas, associazioni del Terzo settore, organizzazioni datoriali e sindacali.

“La macchina organizzativa, nonostante gli incontri succedutisi fin da febbraio, alla fine non ha sortito effetti tempestivi sul piano dei servizi. La campagna delle angurie – ha rimarcato la segretaria provincia della Cgil, Valentina Fragassi – è in pieno svolgimento e volge quasi al termine e noi siamo ancora qui a ragionare delle condizioni di accesso al villaggio di accoglienza. Fermo restando il grande impegno della Prefettura, che ringraziamo per l’attività di coordinamento del tavolo, spiace constatare come i problemi del 2018 siano sostanzialmente identici a quelli del 2017: ossia l’assenza dei servizi di mensa, trasporto e mercato del lavoro; esattamente ciò su cui prospera il caporalato. Registriamo migliori condizioni di accoglienza, ma anche una gestione contorta e regolamentata in maniera a noi formalmente ancora sconosciuta; siamo ancora a ragionare di servizi relativi a mercato del lavoro, trasporti e mensa. Con parti datoriali e istituzioni vogliamo rafforzare il percorso segnato dalla legge sul caporalato (la 199/2016): per questo tavoli come quello prefettizio devono servire a fare dei passi in avanti».

Con un suo camper il sindacato è in giro da settimane per cui, con la responsabile Monica Accogli, ha un punto di osservazione privilegiato: “Grazie ad “Ancora in campo” abbiamo potuto incontrare decine di migranti a cui l’accesso al campo (riservato ai lavoratori contrattualizzati o iscritti alle liste dei Centri per l’impiego, ndr) è precluso. Vivono a ridosso del villaggio o in giacigli di fortuna. E abbiamo visto imprenditori che hanno reclutato lavoratori proprio tra i migranti esterni al campo di accoglienza. Per questo motivo auspichiamo un maggiore intervento dell’Ispettorato del Lavoro e delle forze dell’ordine». Apertura e disponibilità sono emerse dal Comune e dalla Prefettura circa la mensa e l’assegnazione di uno spazio ad associazioni e sindacati. “Dissentiamo dal primo cittadino quando dice che il villaggio di accoglienza va chiuso al 31 agosto: spesso la campagna di raccolta prosegue ben oltre – sottolineano i sindacalisti – arrivando fino ai primi di dicembre. Abbiamo il dovere di garantire condizioni di vita dignitose ai braccianti finché questi saranno impegnati nella raccolta».

 

 

 

Nardò – Tra i campi di Boncuri e dell’Arneo, tra Nardò Sant’Isidoro e Copertino e poi fin nel Nord Salento, in territorio di Guagnano da qualche giorno “prestano” servizio i sindacalisti della Cgil, federazione dei lavoratori agricoli (Flai). A bordo di un camper – già visto da queste parti nell’estate scorsa – va avanti così il progetto di assistenza e controllo “Ancora in campo” contro il caporalato e tute le sue forme. L’obiettivo è stare vicini ai braccianti, in gran parte migranti, farsi vedere ed essere pronti ad incontrarli offrendo loro servizi, informazioni e anche piccoli aiuti come cappelli di paglia.

Calendario e orari per gli incontri Le attività sono previste nel mese di luglio e di agosto con questo caldnario: il lunedì ed il mercoledì dalle ore 6 alle ore 17 nelle campagne; il martedì ed il giovedì vicino al villaggio accoglienza di Boncuri dalle ore 18 alle ore 20.

Il villaggio è già pronto ma si dorme fuori, su giacigli di fortuna «Rispetto allo scorso anno nel mese di luglio la macchina dell’accoglienza è riuscita a preparare per tempo il villaggio di accoglienza, con moduli abitativi dignitosi. Il problema – dice la segretaria generale della Flai-Cgil Lecce, Monica Accogli – rispetto allo scorso anno, è legato alla gestione della struttura e al regolamento, a dire il vero avvolto nel mistero visto che nessuno ce lo ha fornito, che ne disciplina ingresso ed uso». Dal regolamento per l’accesso ignoto ai più scaturisce “una situazione grottesca: nonostante i numerosi incontri svolti in Prefettura a partire da febbraio, ci ritroviamo con il campo già pronto eppure coi migranti che continuano a dormire su giacigli di fortuna, per strada o nelle masserie alla periferia di Nardò”. Un evidente paradosso.

Lavoratori in diminuzione Sembra inoltre, a giudizio della Flai Cgil, che la tendenza registrata lo scorso anno, ossia di una generale diminuzione dei lavoratori nell’agro di Nardò, sia confermata: “I lavoratori – conclude Monica Accogli – infatti sembrano impegnati soprattutto nelle aree più distanti. Proveremo anche ad intensificare il confronto con le aziende agricole e le istituzioni locali per attivare effettivamente la Rete del Lavoro agricolo di Qualità e per una completa applicazione della Legge 199 del 2016 contro il caporalato».

Nardò – Un quadro ampio e dettagliato su oltre 12 mesi di lavoro tra i braccianti stagionali: è il report del Cir (Centro italiano rifugiati), stilato dagli avvocati Donatella Tanzariello e Mariastella Giannini, insieme alla psicoterapeuta Chiara Marangio e alla mediatrice linguistica Francesca Carrozzo, sulle attività svolte a Nardò tra il 2016 e il 2017 tra masseria Boncuri e le campagne dei dintorni. Un resoconto che punta i fari sulle azioni svolte a tutela dei braccianti (sostegno legale, psicologico e di inserimento socio-linguistico) e sulle numerose situazioni traumatiche e di disagio psicologico che caratterizzano chi vive in condizioni di sfruttamento o ha vissuto esperienze persecutorie nel Paese d’origine.
Dinamiche che vanno ad intrecciarsi con il fenomeno del caporalato, cui secondo le operatrici le istituzioni non hanno dato risposte adeguate: “Lo sforzo condotto nell’arco temporale considerato – scrivono la Tanzariello e le colleghe – se da un lato dà evidenza di soluzioni parziali e di interventi fattibili, dall’altro rileva tutta la fragilità dell’intervento istituzionale che, comunque, risente ancora di un approccio emergenziale”.
Passano in rassegna tutte le circostanze rilevate in questi mesi le attiviste, dal ritardo nell’arrivo delle strutture abitative, inaugurate nella seconda metà di agosto, alla “scomoda” sistemazione trovata ai migranti rimasti a Nardò dopo la chiusura della struttura – ad ottobre – collocati in un’abitazione di Santa Caterina. E ancora, le richieste inascoltate dai tavoli in Prefettura nei mesi precedenti al grande flusso estivo, dallo spostamento presso Boncuri del servizio “Liste di prenotazione in agricoltura” all’organizzazione di un servizio navetta. “Come pure rimaneva priva di risposta – sottolineano – la richiesta di stabilire una volta per tutte se la normativa imponesse o meno l’onere dell’accoglienza in capo ai datori di lavoro”.
Il Cir critica anche il quadro legislativo nazionale che rende difficoltosi i processi di inserimento e regolarizzazione, e punta il dito sulle grandi ditte della distribuzione commerciale, spesso indifferenti al contesto. A tal proposito, nei giorni scorsi, nell’ambito della prima udienza del processo per la morte di Abdullah Mohammed proprio nelle campagne dell’Arneo, la pm Paola Guglielmi ha tra l’altro rigettato la richiesta da parte di Mutti e Cirio di costituirsi parte civile nel procedimento. “Occorre sottolineare – concludono le operatrici – come le azioni di tutela sono state effettuate su base volontaria e gratuita e senza una delega concreta, strutturata e programmata: il volontariato non può essere e non deve essere una soluzione al fenomeno”. (Nella foto assemblea dei migranti a Boncuri)

NARDÒ. A Boncuri arrivano i primi moduli abitativi della Regione Puglia per i migranti africani e il Sindaco Giuseppe Mellone canta vittoria. «Oggi mettiamo la parola ‘fine’ – dichiara il primo cittadino – all’emergenza che in 25 anni nessuno ha mai affrontato e risolto. Questo è un contributo importantissimo all’azione tesa a stroncare il business dei ‘servizi’ imposti ai lavoratori migranti. Grazie all’attenzione del presidente Emiliano, al Prefetto e a tutti coloro che a vario titolo hanno contribuito a questo ribaltamento della situazione». Di tutt’altro avviso l’opposizione di centrosinistra, che in una conferenza stampa alla quale erano presenti i consiglieri comunali Lorenzo Siciliano e Daniele Piccione (Pd), Roberto My (Articolo1) e Carlo Falangone (Sinistra Italiana), torna sull’argomento caporalato. Per Siciliano “la posizione del Sindaco è incomprensibile. In passato si è scagliato contro la classe dirigente di allora perché il Comune non si costituì parte civile; oggi per reati contestati a un imprenditore neretino (parente di un assessore comunale, da qui il caso politico che ne è scaturito, ndr) non prende posizione”. Gestione del campo: “Checché ne dica il sindaco, diverse associazioni (Comitato italiano per i rifugiati, Diritti a Sud, Cgil) hanno denunciato disservizi e inadempienze. La questione più grave è che il campo sia di proprietà comunale e lì ci siano fenomeni di caporalato senza capire chi entra e chi esce da lì. Non che in passato non ci sia stato caporalato, ma Masseria Boncuri venne chiusa anni fa perché centro di reclutamento gestito da caporali. E ora è tornato ad esserlo». «È la seconda gestione targata Mellone, anche se l’anno scorso si era appena insediato – ricorda l’ex vicesindaco Carlo Falangone – ma in passato c’erano controlli maggiori, seppur senza far cessare il fenomeno del tutto. Ma qui è inquietante che i caporali prelevino i lavoratori dalla tendopoli comunale! Ed è grave che il sindaco non abbia rendicontato in Consiglio comunale!». Solleva un altro dubbio il consigliere Daniele Piccione: «I moduli abitativi per oltre trecento lavoratori sono arrivati solo oggi, a raccolta di angurie e pomodori ormai al termine. E se quei container servissero a far stazionare qui i lavoratori anche d’inverno?». «La questione importante non sono le dimissioni dell’assessore Sodero – rincara la dose Roberto My – ma il fallimento della gestione del campo da parte del Sindaco». Interviene anche Nardò Bene Comune: «Le dimissioni dell’assessore sarebbero forse un atto dovuto ma non richiesto. Le parentele non sono colpe, ma si configura un evidente conflitto di interesse tra l’Amministrazione comunale e la ditta indagata. Chiarito questo, ricordiamo che Mellone ha sempre lanciato accuse sulla base di parentele e amicizie».

NARDÒ. Tre giorni di osservazioni il 25, 26 e 27; controlli e pedinamenti con uomini in borghese e automezzi non riconoscibili e alla fine un bilancio positivo;  un giovane africano ed un imprenditore di Nardò sono stati denunciati per caporalato. Conde Ayouba, 21enne nato in Guinea, è stato arrestato in flagrante mentre trasportava, pur privo di patente, all’alba di oggi con un automezzo da cinque posti, ben dieci lavoratori stipati all’inverosimile, dei quali sette risultati in nero, cioè privi di contratto di lavoro. L’operazione è scattata in un terreno in agro di Sannicola; il conduttore del campo, il neretino L.D. di 55 anni, è rimasto a piede libero in attesa delle decisioni giudiziarie e dovrà pagare sanzioni per 48.168 euro. All’intervento programmato in località Boncuri – dove ci sono 22 tende inviate dal Governo e sette di fortuna con la presenza di circa 200 lavoratori agricoli migranti – hanno partecipato i carabinieri delle stazioni di Gallipoli e Nardò, i gruppi specializzati Nas e Nil (ispettorato lavoro) di Lecce

 

NARDÒ . C’è sempre e ancora discussione intorno al vecchio cancro del caporalato, intorno alle misure adottate e sul taglio emergenziale dell’attuale gestione. Si fa sentire, con una nota, la Flai Cgil: «Esaltare l’arrivo di altre tende per i braccianti stranieri nel campo “Arene- Serrazze”, o la presenza di docce dentro dei container, non è che una fine strategia per restituire a Nardò un’immagine, da tempo intaccata, di città dell’accoglienza», dicono i dirigenti leccesi Valentina Fragassi e Antonio Gagliardi, con riferimento ai provvedimenti dell’Amministrazione comunale. «L’ordinanza purtroppo non sconfigge lo sfruttamento lavorativo: durante i nostri sopralluoghi, infatti – continuano i due sindacalisti – abbiamo spesso individuato, tra le ore 13 e le ore 14 (anche di domenica), braccianti impegnati a raccogliere angurie e pomodori». All’attacco c’è anche la minoranza consiliare, con la segnalazione del consigliere Daniele Piccione sullo stato delle cose nella zona dell’ex falegnameria: «Cumuli di rifiuti smaltiti con il fuoco, degrado e una cinquantina di persone nel completo abbandono». Pro Comune invece l’on. Rocco Palese (foto): «Ora si ventila l’ipotesi dell’ennesima legge mentre, invece, i professionisti dell’antimafia ipotizzano infiltrazioni di organizzazioni criminali che, notoriamente, è assodato che abbiano potere di gestire e sfruttare questa povera gente.

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Il tavolo dei relatori al convegno della Caritas

Il tavolo dei relatori al convegno della Caritas

Nardò. Un bilancio dell’attività svolta fino ad ora e il punto sul lavoro da fare ancora. È stato questo il rapporto “Presidio” 2015, sullo sfruttamento lavorativo in agricoltura, intitolato “Nella terra di nessuno”. Il progetto Presidio è un’iniziativa avviata da una decina di caritas diocesane italiane (compresa quella di Nardò-Gallipoli), volta ad occuparsi dei problemi di sfruttamento del lavoro stagionale agricolo. L’aiuto dato ai braccianti consiste nel fornire soluzione ai bisogni minimi ma anche assistenza legale e sanitaria, con una presenza costante nei luoghi frequentati dai lavoratori.

A dirigere la presentazione del rapporto, martedì, Oliviero Forti, responsabile immigrazione Caritas. Il Sottosegretario al Lavoro Teresa Bellanova ha parlato del decreto legge in discussione nelle stanze romane: «Cercheremo di agire su fronti diversi. Il nostro obbiettivo è stringere un patto per la legalità con tutti quanti, dalla grande distribuzione fino alle aziende agricole. Abbiamo comunque già ottenuto disponibilità da parte delle forze dell’ordine per l’utilizzo di elicotteri che sorvolino le campagne, e credo bisognerà pensare di imporre la sospensione del lavoro quando in certi orari ci sono temperature troppo alte». Bellanova ha così concluso: «Le Regioni attivino adesso dei tavoli di confronto». Azioni, a quanto pare, già avviate in Puglia, per ora soprattutto nel Foggiano: lo ha fatto sapere il responsabile dell’ufficio per l’Immigrazione della Regione, Stefano Fumarulo: «Un problema che risolveremo è quello dei trasporti; stiamo già facendo un censimento dei beni confiscati e delle strutture pubbliche inutilizzate, per risolvere anche il problema abitativo». Strategia sposata anche dalle parole del magistrato Guglielmo Cataldi di Gallipoli: «Provvedere a questi bisogni significa lasciare meno spazio alle dinamiche illegali. In questo campo abbiamo a che fare con un problema di vera e propria omertà, e quindi la collaborazione di chi riesce ad avvicinarsi a queste realtà è fondamentale».

Intervenuti anche il prefetto Claudio Palomba, con una disamina degli interventi da mettere in atto attraverso il coordinamento delle forze del’ordine in campo; il sindaco Marcello Risi, in prima linea in questi anni, tra numerose difficoltà; il vescovo di Nardò-Gallipoli Fernando Filograna, don Gianpiero Fantastico (Caritas Nardò-Gallipoli), don Mimmo Francavilla (Caritas Puglia) e Gregorio Manieri, operatore di “Presidio” a Nardò.

Il pozzo nero deborda e allaga con i liquamiCONVEGNO ETICA caporalatoNardò. “Lavoro ed etica in agricoltura”: è il titolo dell’incontro tenutosi lo scorso 2 ottobre presso la Sala “Roma” in piazza Pio XI ed organizzato da Rotary club, Comune, associazione “Libera” e Caritas. Hanno partecipato il governatore pugliese Michele Emiliano, il sociologo dell’ateneo salentino Luigi Perrone, il segretario della Caritas Gregorio Manieri e gli avvocati Vincenzo Renna (ex assessore comunale alle politiche migratorie) e Giuseppe Cozza (legale di uno degli imprenditori coinvolti nel processo “Sabr”). A moderare l’incontro, seguito da un centinaio di spettatori tra i quali diversi consiglieri comunali e regionali, la giornalista Tiziana Colluto.
«Il caporalato – ha dichiarato il governatore Emiliano – è un reato che sul “mercato” va fortissimo. Ma se noi riuscissimo con la bacchetta magica ad interrompere questo fenomeno, avremmo un collasso. Non esiste un sistema “sostitutivo” del reato. Sappiamo anche che nulla in Italia è sovvenzionato come l’agricoltura. Altri settori ottengono finanziamenti a condizione di rispettare alcuni paletti, l’agricoltura li ottiene tout court. Nulla, ad esempio, vieterebbe di utilizzare i fondi europei del Psr (Programma per lo sviluppo rurale) per costruire una rete di trasporto pubblico che porti i lavoratori nei campi. E poi: certificare i prodotti che nascono in modo corretto e interrompere l’attività lavorativa quando le temperature sono troppo elevate». L’avvocato Giuseppe Cozza invece non vede caporalato: «A differenza del pomodoro, nella raccolta delle angurie – ha dichiarato – non può manifestarsi questo fenomeno, per via della tecnica di raccolta: vengono sempre le stesse squadre, anno dopo anno.
Non esistono caporali che gestiscano la raccolta di angurie». Intanto è di questi giorni la notizia che a Foggia la Procura della Repubblica ha istituito un pool di magistrati con competenze esclusive su caporalato e sfruttamento dell’immigrazione clandestina.

Mino De Santis, che ha lanciato su fb l’idea dell’iniziativa “Siamo uomini o caporali?”

Nardò. È il mobilitarsi concreto dell’opinione pubblica (e non solo), la spinta civile a smuovere le acque nell’ultimo capitolo della questione caporalato.
Un post su facebook del cantautore tugliese Mino De Santis datato 24 luglio (pochi giorni dopo la morte di Abdullah Mohammed nelle campagne di Porto Cesareo) ha infatti mobilitato diversi artisti, associazioni, collettivi, cittadini comuni e anche personaggi politici, che si stanno unendo per mettere in piedi una grande manifestazione dal nome “Schiavitù, schiavo io” (il 20 settembre in piazza Salandra) per dire no alle logiche di sfruttamento, nei campi pugliesi ma non solo. “Sarebbe bello organizzare una serata, tutti i musicisti di ogni genere, per dire insieme quanto schifo fanno il caporalato e ogni uomo che vive sulla fatica altrui, approfittando dello stato di bisogno di chi è meno fortunato, nero o bianco che sia”: questo l’invito di De Santis, cui è seguita la formazione del “gruppo” virtuale dal nome “Siamo uomini o caporali?”, con migliaia di adesioni da tutto il Salento. Ecco allora che il 20 settembre ci si prepara a tredici ore (lasso di tempo simbolico, pari alla giornata di lavoro di un bracciante) di arte, teatro, musica, dibattiti e ogni forma d’espressione. «L’evento – dicono gli organizzatori – offre l’opportunità di lanciare un messaggio positivo che sia “per” la dignità umana, “per” la salute, “per” i diritti dei lavoratori, “per” l’abbattimento di muri omertosi fatti di connivenza e opportunismo, di indifferenza o rassegnazione e, nello specifico, per sensibilizzare e indirizzare le scelte verso una produzione agricola a sfruttamento zero e un consumo etico». Si può aderire, a nome personale o di un gruppo, inviando un e-mail all’indirizzo noalcaporalato@yahoo.it.

Forse ha contribuito anche l’accensione di questo faro sul problema, a far aumentare i controlli degli organi preposti sul lavoro dei campi. La settimana scorsa la guardia di Finanza ha effettuato dei controlli in alcuni campi di aziende agricole che operano sul territorio di Nardò: su 25 braccianti stranieri identificati, sette sono risultati lavoratori irregolari. Identificati dagli agenti anche alcuni mezzi di trasporto presenti sul luogo, “al fine di approfondire le modalità di reclutamento della forza-lavoro”. Un chiaro segno di lotta al caporalato, di cui la Finanza parla esplicitamente, rendendo note le istruzioni arrivate dai piani alti delle istituzioni: “In linea con le direttive impartite dai vertici del corpo e dal prefetto – dicono i militari – è in corso un’intensificazione dell’attività di servizio nel settore dell’agricoltura”. Da sottolineare il dato riportato dagli stessi finanzieri sul lavoro irregolare, che sembra non toccare l’agricoltura, nonostante l’emergenza: «Nel settore del sommerso del lavoro, dall’inizio dell’anno è stato accertato complessivamente l’impiego di 79 lavoratori in nero e di 62 lavoratori irregolari, ripartiti prevalentemente nei settori del terziario, manifatturiero ed edilizio». Altro caso: in una azienda agricola barlettana, dieci su 11 lavoratori sono risultati illegali.

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Nunzia Baglivo emergencyNardò. Sandhu Gurte, 32 anni, indiano da anni domiciliato a Nardò, lo scorso 31 maggio è stato trovato cadavere nell’azienda agricola in cui lavorava. Forse un malore improvviso. Il dramma di Sandhu fa tornare alla mente i braccianti stranieri impiegati nelle campagne neretine per la raccolta delle angurie e le vicende degli ultimi anni: il caporalato, la ribellione dei migranti guidati da Yvan Sagnet, l’arrivo a Nardò del ministro Kyenge e la solidarietà del volontariato locale. E quel processo “Sabr” non ancora conclusosi, che vede imprenditori accusati di aver sfruttato i lavoratori e il Comune neretino che non si costituisce parte civile.
In questo periodo  tali vicende tornano a galla perché centinaia di cittadini africani (ma anche polacchi, rumeni e bulgari) giungono a Nardò con il “sogno” di raccogliere angurie. La città conta in tutto circa 50mila ettari di terreni coltivati. Non è, come qualcuno vorrebbe far credere, una lotta nella quale gli stranieri “ruberebbero” il lavoro agli italiani. Nei centri per l’impiego le liste di collocamento per l’agricoltura scarseggiano sempre più di nostri connazionali. Le angurie, senza la manodopera straniera, rischierebbero di non essere raccolte, accatastate nei tir e fatte partire per il mercato nazionale e internazionale.
Già, l’export. Altra nota dolente. Hanno cominciato Francia e Germania nel 2011, riducendo gli acquisti di angurie salentine e neretine. «Due milioni di quintali non raccolti e 50mila giornate di lavoro in fumo», denunciarono all’epoca i vertici di Coldiretti Puglia. Angurie greche vendute fino a dieci centesimi in meno rispetto a quelle italiane: la guerra cominciò così.

Nel 2013 la momentanea boccata d’ossigeno: la Regione Puglia eroga un milione di euro agli imprenditori agricoli neretini colpiti dalla crisi. Estate 2014: ancora esportazioni in declino, stasi del mercato e sempre più agguerriti mercati esteri. Per una lineare legge del mercato a pagare le conseguenze, insieme alle imprese, sono i braccianti. Così, oltre che lavorare in condizioni di degrado si rischia, in quel degrado, persino di rimanere disoccupati. Nell’attesa di trarre un bilancio della stagione 2015 la Regione Puglia, il Comune e l’Asl di Lecce rinnoveranno anche quest’anno una convenzione con i medici di Emergency (nella foto la responsabile locale Nunzia Baglivo), che saranno presenti nei campi con un ambulatorio mobile per garantire ai braccianti assistenza sanitaria gratuita e tempestiva.
Il Comune allestirà una tendopoli e la Caritas donerà pasti caldi e biciclette. Via XX Settembre, intanto, in questi giorni si popola di lavoratori africani. Tra le panchine di quel viale alberato attendono “padroni” e “caporali” per sentirsi dire: «Domattina lavori».
È quello il loro ufficio di collocamento.

Voce al Direttore

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Abbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo - non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore...