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canile tuglieTUGLIE. Il canile consortile di Parabita (foto), ultimato nel 1999, è sempre in stato di abbandono ed i consiglieri comunali di minoranza Antonio Vincenti (“Rifondazione comunista”) e Giuseppe Pisanello (“Per Tuglie nuova”), chiedono al sindaco Daniele Ria informazioni in merito.

La struttura, costata 310 milioni di vecchie lire con un ulteriore intervento da 80mila euro nel 2003, è sita in agro di Parabita ma Tuglie è il comune capofila del progetto che coinvolge anche Sannicola, Alezio e Parabita. Lo scorso marzo, inoltre, il Comune ha richiesto un contributo di 67mila euro, tramite un bando regionale, per realizzare ed effettuare vari interventi tra cui la sistemazione e il recupero dell’impianto idrico, dell’impianto elettrico e la realizzazione di un pozzo artesiano.

A settembre, il gruppo consiliare di minoranza si è recato nella struttura rilevando un totale stato di abbandono e di degrado. A ciò si aggiunge non solo la consapevolezza dei fondi pubblici spesi senza che, alla fine, la struttura sia mai stata utilizzata, ma anche “l’aumento dell’abbandono dei cani e la relativa trascuratezza sanitaria, tanto che alcune cucciolate sono state abbandonate e trovate in stato di decomposizione, altre invece si sono salvate grazie all’intervento di cittadini sensibili”.

Alla luce di ciò i consiglieri chiedono di sapere, come si legge nell’interpellanza, “quale strategia sia stata attuata per evitare che l’ennesimo finanziamento diventi un altro sperpero di denaro pubblico e soprattutto l’ennesimo disservizio nonostante le risorse già utilizzate”.

il Rifugio di Alliste e Felline

il Rifugio di Alliste e Felline

ALLISTE. Un bilancio di fine estate è d’obbligo, e purtroppo non è positivo quello che riguarda l’abbandono di cani: con una nota ufficiale del 20 agosto, la Prefettura di Lecce ha chiamato tutti i Comuni della provincia a rendere conto delle criticità emerse; l’1 settembre il telefono amico di Aidaa (Associazione italiana difesa animali e ambiente) ha consegnato la maglia nera alla Puglia, prima per numero di segnalazioni giunte a riguardo.

Commenta così Luisella Guerrieri, responsabile comunale randagismo e tutela animale: «Purtroppo, non è un fenomeno estivo ma costante. D’estate ci sono solo più occhi che guardano». Se la situazione è estesa nel tempo, allora è più grave: «Alla base c’è – spiega la Guerrieri – che non vengono fatte le sterilizzazioni, per due motivi: mancano canili sanitari pubblici nel sud Salento, il nostro Rifugio è l’unico; il servizio accalappiacani dell’Asl è inidoneo e perciò i Comuni dovrebbero usare mezzi propri per accompagnare i cani a effettuare la sterilizzazione negli unici due ambulatori del sud Salento».

Dalla mancata sterilizzazione consegue che i Comuni spendono di più per il randagismo: «Eppure i provvedimenti della commissione regionale randagismo ci sono, ma i Comuni non li applicano: ce n’è uno che obbliga alla sterilizzazione dei cani dei pastori, che sono tanti; un altro assicura, per i Comuni dotati di una struttura sanitaria pubblica, prestazioni mediche gratuite a cura dell’Asl».

L’altra causa degli abbandoni sono le adozioni poco responsabili: «Nel nostro caso, ad esempio – riferisce la Guerrieri – un cane non più voluto dalla famiglia adottiva viene ad occupare un posto che potrebbe essere più opportunamente destinato ad accogliere uno di quei cani che il nostro Comune mantiene presso il canile di Taviano».

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Casarano. Dalla guardia ecozoofila Oipa, Maria Rosaria Scorrano, una denuncia contro il servizio veterinario dell’Asl.

A motivare la protesta da parte della volontaria, quanto è accaduto nei giorni scorsi, quando, nonostante le segnalazioni inoltrate agli uffici competenti, un cane evidentemente ammalato, con la bava alla bocca e la febbre altissima, è stato lasciato per cinque ore sotto una pioggia torrenziale.

Alla fine, sono state le stesse guardie zoofile a dover intervenire, portando l’animale da un veterinario. La forte gastroenterite, però, non ha lasciato scampo all’animale, dell’età di 8-9 mesi, che è morto dopo una giornata di agonia.

«Con rabbia – dichiara la Scorrano – voglio denunciare l’inefficienza del servizio veterinario Asl, ma anche l’inerzia di chi è responsabile per legge dei cani vaganti del territorio, e cioè del sindaco o chi ne fa le veci: non si può rimanere indifferenti e immobili di fronte ad una grave omissione di atti di ufficio come in questo caso. Bisogna intervenire comunque, per poi rivalersi nei confronti dell’Asl che è venuta meno ad un suo dovere, senza dare nessuna spiegazione».                               

AN

Tuglie. «L’amministrazione comunale ci aiuti ad arginare il fenomeno del randagismo». Il grido d’allarme giunge da parte di tre i volontari da tempo impegnati nell’accudire, personalmente ed a titolo gratuito, gli animali abbandonati.

Da soli, però, Pina Cataldi, Rosanna Sanches e Giuseppe Felline, quest’ultimo associato del gruppo “Antea Onlus”, dicono di non riuscire più ad assolvere questo compito. Per questo chiedono aiuto alle istituzioni e più direttamente al sindaco di Tuglie Daniele Ria.

Attualmente i tre curano una cinquantina di animali, ma chiedono un sostegno economico per la microchippatura dei cuccioli e per la sterilizzazione delle femmine. Domandano,  inoltre, che venga concessa loro la possibilità di utilizzare il canile consortile, ultimato da tredici anni circa, ma mai utilizzato.

«A quanto pare, questa struttura – afferma Giuseppe Felline – è stata posta in vendita, per 135mila euro, dai comuni di Alezio, Parabita, Sannicola e Tuglie ma a noi non sembra giusto perché in quella sede potrebbero essere accolti i tantissimi animali che stiamo curando a nostre spese».

In loro soccorso anche l’aiuto che giunge da Facebook. «Ogni settimana vado a Milano – afferma ancora Felline – per portare i cuccioli che riesco a far adottare dopo aver pubblicato le foto in rete mentre sul sito web del Comune di Tuglie c’è scritto che l’ente si preoccupa di arginare il fenomeno del randagismo ignorando, però, l’esistenza di un canile che potrebbe essere utilizzato»

Da parte sua il sindaco Ria si dice pronto ad accogliere le istanze dei tre volontari «a patto che lo si faccia in maniera ufficiale e nei modi consentiti dalla legge. Non si può dare in gestione una struttura consortile, e quindi anche di proprietà del comune, a semplici cittadini senza espletare gare d’appalto o adottare  provvedimenti specifici. Comunque – conclude Ria – sono disponibile a parlare con loro per analizzare e debellare il problema del randagismo nel nostro paese».

Federica Sabato

Taviano è alle prese con il problema del randagismo. In questi giorni, tutti possono notare, in giro per le strade, gruppi o singoli randagi aggirarsi in cerca di un riparo, di cibo o di acqua e, purtroppo, in tanti sono quelli che anziché aiutare queste creature, le scacciano o peggio ancora tentano di sopprimerle in ogni modo.

M.C. è un volontario dell’ Antea Onlus,  e nel corso degli anni ha assistito a tanti maltrattamenti dei cani: «La pratica più atroce ancora troppo radicata – dice – è quella dell’avvelenamento». Questa assurda è disumana violenza verso gli animali d’affezione oltre ad essere un grave reato punito dalla legge anche con la reclusione, è soprattutto causa di sofferenze atroci e prolungate per chi incappa.

«Mi occupo di diversi randagi tra Taviano e Mancaversa – continua – e negli ultimi mesi la pratica degli avvelenamenti è divenuta una vera e propria piaga, anche se silenziosa. Sono diversi i ritrovamenti che io stesso ho denunciato presso gli organi competenti e purtroppo tanti sono i cani e i gatti che hanno perso la vita. Il primo ritrovamento di esche avvelenate risale al 2009 e da allora lo spargimento di sostanze velenose per eliminare i randagi è continuato pericolosamente, costituendo un rischio sia per la salute degli stessi animali, sia per la salute dei cittadini».

Alcuni casi di avvelenamento si sono avuti nei pressi di una scuola materna dove il transito di adulti e, particolarmente bambini è continuo. Alto è il rischio che questi ultimi possano venire a contatto con sostanze pericolose. «Mi auguro – dice il volontario Antea – che al più presto i tavianesi possano prendere a cuore anche questo problema, affinché il nostro paese possa essere da esempio anche per gli altri».

Un fatto è certo al di là dei casi di avvelenamento segnalati: il randagismo sembra in  aumento in questi ultimi mesi e, a volte, diventa motivo di preoccupazione. Non sono rare, infatti le lotte tra cani che spaventano per la possibile aggressività.

                                        CAP

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Il Rifugio per cani di Alliste, costruito in località Cupa. E’ un esempio di come si possa contrastare il fenomeno del randagismo investendo soprattutto sulla prevenzione. Da sottolineare anche il valore sociale ed educativo soprattutto per i più piccoli

Alliste. Una cittadina a misura di…cane.

È un esempio per tutti la politica di prevenzione del randagismo attuata dal Comune di Alliste fin dall’ottobre 2009 e che si esplica mediante il controllo veterinario del territorio, la sterilizzazione a tappeto dei randagi e soprattutto il nuovo Rifugio per animali sorto in località Cupa.

Per portare avanti compiutamente la propria opera, il Comune si avvale di un’équipe di esperti: alla società cooperativa sociale “studio Renna”, con sede in Alliste, ha affidato il supporto alla gestione del programma prevenzione randagismo, comprensivo del controllo dei cani presenti sul territorio, il supporto al programma di sterilizzazione delle cagne vaganti, il supporto alla campagna di adozioni.

E la dottoressa Roberta Peschiulli di Taviano, già collaboratrice del Comune per interventi sanitari sui cani randagi, è stata incaricata del controllo sanitario dei cani vaganti sul territorio, comprensivo di servizi e fornitura farmaci. Nel mese di settembre, per tali prestazioni, è stata impegnata la cifra di 2.640,00 euro, ed ora andranno avanti per l’intera durata di ottobre.

Gli altri esperti, di cui il Comune di Alliste si avvale, sono quelli che svolgono la loro attività all’interno del Rifugio per animali, in contrada Santa Potenza a Felline: da Luisella Guerrieri, responsabile comunale randagismo e tutela animale, agli operatori Laudino Renna, Ivana Stamerra, Miriam Conte, Sara Patera e Gianluca Legittimo.

«Non è un canile il Rifugio – tiene a sottolineare la Guerrieri – perché non è un luogo “senza via d’uscita” per i nostri cuccioli, da cui conseguirebbe l’esborso, da parte del Comune, di somme destinate ad incrementarsi sempre più». E i fatti le danno ragione.

«Ben 120 cani sono stati adottati, in circa due anni, all’interno del Rifugio – continua la Guerrieri – in seguito ad un opportuno percorso di accompagnamento che consiste in un colloquio con la veterinaria, l’inserimento di un microchip e l’assistenza per il primo periodo». Il Rifugio è inteso, infatti, come luogo di sosta temporaneo, in cui gli animali vengono curati, nutriti e socializzati.

Il Rifugio è anche un esempio di struttura socialmente utile: sono tante le scolaresche e le famiglie che vengono a far visita a quei cuccioli che qui convergono dai paesi limitrofi. Un centro di formazione a 360 gradi, dunque, di cui beneficiano naturalmente non solo gli animali ma anche i numerosi visitatori, tanti bambini in modo particolare.                                                             

RR

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UNICO DEL LECCESE Mostra fotografi - ca dei cani ospitati nel Rifugio, un modello di canile che ha aderito alla giornata nazionale a porte aperte. Numerosi i visitatori, soprattutto i bambini che hanno interagito con gli ospiti a quattro zampe e in molti hanno fatto richiesta di adozione. Il Rifugio è nato nel 2009 per prevenire il problema del randagismo. In due anni sono stati adottati 120 cani

Alliste. Non è certamente una “vita da cani” quella condotta all’interno del Rifugio di Alliste e Felline, dagli ospiti a quattro zampe protagonisti, domenica 11 settembre, di una giornata nazionale a porte aperte.

La manifestazione “Skills. Cultura e creatività in canile” ha avuto lo scopo, infatti, di trasmettere una nuova idea di canile: non un luogo dove i cani vengono “deportati”, senza via d’uscita e senza interazioni col mondo esterno, ma un centro di formazione a 360 gradi di cui beneficiano non solo gli animali ma anche i visitatori.

Unica rappresentante in provincia di Lecce, la struttura allistina ha interpretato a suo modo l’importante messaggio sotteso all’iniziativa che ha percorso l’Italia da nord a sud. Lo ha fatto con una mostra fotografica dei cuccioli adottati e degli ospiti del Rifugio, cui è seguita una breve dimostrazione di quale debba essere il primo e più corretto approccio con gli amici a quattro zampe.

Sorriso, Nuvola, Paco: sono solo alcuni nomi degli animali in foto… e non. Sbucavano fuori, infatti, non appena qualcuno apriva la porta delle loro “casette”. Eccoli, allora, salterellare qua e là con una vivacità incontenibile, sintomatica di un altrettanto irrefrenabile bisogno d’affetto. Lo si leggeva anche nei loro occhioni dolci, mentre erano in braccio ai visitatori, accorsi numerosi all’evento. Tante, infatti, le famiglie che domenica si sono aggirate all’interno della struttura, in contrada Santa Potenza a Felline, con sguardi curiosi e soprattutto sorpresi.

Lo stupore nasceva dal costatare l’esistenza, sul territorio allistino, non solo di una struttura idonea, ma anche di volontari e operatori capaci, come Laudino Renna e Ivana Stamerra, che si prendono amorevole cura degli ospiti a quattro zampe.

E lo fanno dal 2009, anno in cui è sorta la struttura, inserita all’interno di una politica di prevenzione del randagismo perseguita dal Comune di Alliste sotto la guida della responsabile di settore, l’ingegnere Luisella Guerrieri. In due anni sono stati adottati ben 120 cani. E tante  richieste sono arrivate domenica, da parte dei genitori di quei bambini che per l’occasione avevano inventato un nuovo gioco, l’“acchiappacane”: non volevano  assolutamente andare via senza poter portare con sé uno dei nuovi e senz’altro fedeli amici…a quattro zampe.

Roberta Rahinò

Voce al Direttore

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