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Nardò – È finito poche ore fa il montaggio delle tende da 6-8 persone inviate dal Ministero dell’Interno per attrezzare il campo per i braccianti chiamati dalle aziende agricole locali a raccogliere prodotti di stazione nell’Arneo. In tutto si contano venti tende  mentre nei container di Regione e Coldiretti sono ubicati i servizi primari. A 200 metri dal campo, che può ospitare all’incirca 150 persone, ci sono però altri rifugi nell’area che era dell’ex falegnameria. I braccianti, in gran parte migranti, sono adesso circa 200 ma altri potrebbero arrivare nei prossimi giorni (il “ramadan”. Il periodo dei digiuni e delle preghiere per i musulmani è finito da poco).

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MudNardò. “Nella terra di nessuno – lo sfruttamento lavorativo in agricoltura”: questo il titolo di un convegno-bilancio sui lavoranti nei campi del’Arneo e altrove, spesso sottoposti a brutale sfruttamento ed emarginazione. Lo promuove la Chiesa locale che  della lotta allo “sfruttamento lavorativo in agricoltura” ne ha fatto una missione aggiuntiva a quella canoniche. Organizzato dalla Caritas Diocesana di Nardò-Gallipoli, con il patrocinio di Regione Puglia, Provincia di Lecce e Comune di Nardò, nel pomeriggio di martedì 19 verrà presentato, nell’area mercatale di via Gallipoli a Nardò, il rapporto sul “Progetto presidio”, finanziato dalla Conferenza episcopale italiana e dalla Caritas.

E’ da alcuni anni ormai che la Caritas diocesana  segue in prima fila attraverso il  monitoraggio del“progetto presidio” (sono dieci tra Puglia, Sicilia, Basilicata, Calabria e Liguria), le dolorose problematiche dei lavoratori stagionali (per lo più immigrati), dando anche assistenza logistica, igienicosanitaria, alimentare e dall’estate scorsa anche di locomozione (progetto “A ruota libera” con distribuzione di biciclette donate da cittadini).

Come si ricorderà, la scorsa stagione lavorativa è stata contrassegnata da sofferenze in alcuni casi rese fatali dalle alte temperature e dal lavoro in ore proibitive, con decessi a ardò, in altre località della Puglia, in Piemonte.

Nutrito il programma della serata. Dopo i saluti del vescovo, monsignor Fernando Filograna, al quale va riconosciuto il merito di aver dato nuovo slancio alle iniziative umanitarie; dei direttori della Caritas diocesana e regionale, rispettivamente don Giampiero Fantastico e don Mimmo Francavilla; del sindaco di Nardò, Marcello Risi, seguiranno gli interventi di Oliviero Forti, responsabile immigrazione di Caritas italiana; dell’on. Teresa Bellanova,  Sottosegretario al Lavoro e alle Politiche sociali; del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano; del sostituto procuratore antimafia nel distretto di Lecce, Guglielmo Cataldi; del prefetto Claudio Palomba. Concluderà i lavori Gregorio Manieri,  responsabile   del “Progetto presidio”.

marcello risi sindaco nardo (3)Nardò. Cara: Centro accoglienza richiedenti asilo. Si tratta di strutture attrezzate per l’erogazione di servizi a chi fugge da situazioni politiche difficili nei propri Paesi d’origine. Se ne parla in questi giorni a Nardò, nel tornado di polemiche e precisazioni intorno al tema dell’immigrazione e dello sfruttamento dei campi. Tutto parte da un post del sindaco Marcello Risi (foto), in risposta a chi chiede cosa sarà della masseria Boncuri: «Da più parti mi vengono chieste informazioni sull’attuale destinazione della Masseria Boncuri, luogo del famoso sciopero dei lavoratori extracomunitari contro lo sfruttamento. E’ in fase di ristrutturazione nell’ambito di un progetto finanziato dal Ministero dell’Interno. Darà ospitalità a sedici richiedenti asilo e sarà sede di servizi per i lavoratori migranti. La politica dell’accoglienza si pratica con i fatti».

Attraverso un comunicato stampa arriva la nota di Pippi Mellone, consigliere comunale di “Andare Oltre”, che rilancia una presa di posizione di Yvan Sagnet, sindacalista Cgil che guidò la rivolta del 2011: «Il Comune di Nardò – dice Mellone – non ha saputo/ voluto opporsi in maniera adeguata alla condizione dei lavoratori, tanto che Yvan Sagnet ha bacchettato la nostra città per aver speso, solo quest’anno, quasi 300mila euro per dare una pessima accoglienza ad ottanta migranti. Tantissimi soldi, soprattutto se confrontati con le poche decine di migliaia di euro che spendeva fino a qualche tempo fa e che offrivano una dignitosa accoglienza ad oltre il doppio dei lavoratori. Parlare di Cara – conclude Molle – significa portare a Nardò un ulteriore problema di gestione e di costi».

Mino De Santis, che ha lanciato su fb l’idea dell’iniziativa “Siamo uomini o caporali?”

Nardò. È il mobilitarsi concreto dell’opinione pubblica (e non solo), la spinta civile a smuovere le acque nell’ultimo capitolo della questione caporalato.
Un post su facebook del cantautore tugliese Mino De Santis datato 24 luglio (pochi giorni dopo la morte di Abdullah Mohammed nelle campagne di Porto Cesareo) ha infatti mobilitato diversi artisti, associazioni, collettivi, cittadini comuni e anche personaggi politici, che si stanno unendo per mettere in piedi una grande manifestazione dal nome “Schiavitù, schiavo io” (il 20 settembre in piazza Salandra) per dire no alle logiche di sfruttamento, nei campi pugliesi ma non solo. “Sarebbe bello organizzare una serata, tutti i musicisti di ogni genere, per dire insieme quanto schifo fanno il caporalato e ogni uomo che vive sulla fatica altrui, approfittando dello stato di bisogno di chi è meno fortunato, nero o bianco che sia”: questo l’invito di De Santis, cui è seguita la formazione del “gruppo” virtuale dal nome “Siamo uomini o caporali?”, con migliaia di adesioni da tutto il Salento. Ecco allora che il 20 settembre ci si prepara a tredici ore (lasso di tempo simbolico, pari alla giornata di lavoro di un bracciante) di arte, teatro, musica, dibattiti e ogni forma d’espressione. «L’evento – dicono gli organizzatori – offre l’opportunità di lanciare un messaggio positivo che sia “per” la dignità umana, “per” la salute, “per” i diritti dei lavoratori, “per” l’abbattimento di muri omertosi fatti di connivenza e opportunismo, di indifferenza o rassegnazione e, nello specifico, per sensibilizzare e indirizzare le scelte verso una produzione agricola a sfruttamento zero e un consumo etico». Si può aderire, a nome personale o di un gruppo, inviando un e-mail all’indirizzo noalcaporalato@yahoo.it.

Forse ha contribuito anche l’accensione di questo faro sul problema, a far aumentare i controlli degli organi preposti sul lavoro dei campi. La settimana scorsa la guardia di Finanza ha effettuato dei controlli in alcuni campi di aziende agricole che operano sul territorio di Nardò: su 25 braccianti stranieri identificati, sette sono risultati lavoratori irregolari. Identificati dagli agenti anche alcuni mezzi di trasporto presenti sul luogo, “al fine di approfondire le modalità di reclutamento della forza-lavoro”. Un chiaro segno di lotta al caporalato, di cui la Finanza parla esplicitamente, rendendo note le istruzioni arrivate dai piani alti delle istituzioni: “In linea con le direttive impartite dai vertici del corpo e dal prefetto – dicono i militari – è in corso un’intensificazione dell’attività di servizio nel settore dell’agricoltura”. Da sottolineare il dato riportato dagli stessi finanzieri sul lavoro irregolare, che sembra non toccare l’agricoltura, nonostante l’emergenza: «Nel settore del sommerso del lavoro, dall’inizio dell’anno è stato accertato complessivamente l’impiego di 79 lavoratori in nero e di 62 lavoratori irregolari, ripartiti prevalentemente nei settori del terziario, manifatturiero ed edilizio». Altro caso: in una azienda agricola barlettana, dieci su 11 lavoratori sono risultati illegali.

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