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Casarano. Un inseguimento, due arresti e un poliziotto ferito. Questo il bilancio dall’operazione condotta nei giorni scorsi dal Commissariato di Taurisano che ha portato all’arresto di tre uomini.

Accanto all’incesurato pizzaiolo 43enne di Taurisano C.M. (foto al centro), che nel tentativo di fuggire all’alt dei poliziotti ha investito un agente, c’è anche il boss Tommaso Montedoro (a sinistra), 37enne di Casarano già in carcere per sei anni dopo l’arresto del 2006 ma libero dallo scorso giugno (per decorrenza dei termini di carcerazione) in seguito alla sentenza con la quale la Corte di Cassazione aveva deciso che il processo a suo carico (con relativa condanna all’ergastolo per tre omicidi) era da rifare. L’uomo è accusato, in concorso con il brindisino Vito Di Emidio, della morte di Fernando D’Aquino e Barbara Toma (a Casarano) e del macellaio Rosario De Salve (a Matino) consumati nell’arco di una settimana, nel marzo del 1998, nell’ambito di una rapida ridefinizione degli ambiti di potere della malavita locale.

Gli agenti erano probabilmente da tempo sulle tracce dell’uomo, un nome di rilievo della criminalità salentina, non credendo che l’inaspettata libertà concessagli gli avesse fatto cambiare stile di vita. Infatti, dopo un lungo pedinamento, i poliziotti  hanno visto il pizzaiolo di Taurisano prendere un involucro “sospetto” dal tronco di un ulivo. A rifornire l’uomo sarebbe stato il 35enne R.S. (foto a destra), sempre di Taurisano) che si è costituito pochi giorni dopo: è ora accusato di aver collaborato con Montedoro. Sorprende, comunque, il ruolo giocato dal 43enne pizzaiolo, arrestato con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti (per 152 grammi di cocaina suddivisa in due dosi) che dovrà, però, rispondere anche di “tentato omicidio e resistenza a pubblico ufficiale” per aver investito con la propria auto, una Mercedes Classe A, il poliziotto di Casarano Giovanni Danese,  che ha provato a sbarrargli la strada.

L’agente è stato travolto sulla Casarano-Taurisano, la strada dov’era stato organizzato il posto di blocco, ma se l’è cavata con un forte shock ed una ferita al capo che ha richiesto 15 punti di sutura presso l’ospedale “Ferrari” di Casarano.

Tutto da chiarire, nella circostanza, il ruolo avuto dall’ex ergastolano che venne arrestato già una prima volta, dopo un anno e tre mesi di latitanza, dopo un altrettanto pericoloso speronamento con un’auto civetta dei carabinieri: in quella circostanza i militari appurarono che la sua Volkswagen Golf (con all’interno due chilogrammi di cocaina)aveva i sedili rinforzati con lastre d’acciaio. Anche per lui l’accusa è ora di detenzione, in concorso, ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Per i suoi trascorsi il processo ricomincia il prossimo 11 luglio.

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