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Bilancio comunale

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MELISSANO. Assestamenti al Bilancio di previsione 2013 e nuovi debiti fuori bilancio sono stati i due argomenti principali del Consiglio comunale del 30 novembre, discussi alla presenza del nuovo segretario Ivana Peluso e di un’esponente del “Consiglio baby”, accompagnata dalla preside del Comprensivo di Melissano Paola Apollonio e dalla professoressa Maria Sannino.

L’assemblea ha riconosciuto debiti fuori bilancio per un milione di euro circa. La voce più “pesante” riguarda le spese legali. Michele Parata, dall’opposizione, ha chiesto chiarimenti sui metodi d’assegnazione degli incarichi e sulla natura delle “esose” parcelle, che hanno portato ad una “situazione ormai insostenibile”.

Sostanzialmente concorde il sindaco Falconieri: «Questa è una storia – ha detto – che mi fa arrabbiare. Nel 2013 abbiamo stabilito dei limiti di parcella. Convocheremo i nostri legali che seguono i giudizi pendenti per analizzare la situazione e mettere un punto fermo, a pena di revoca dell’incarico». Per il 2013 (quarto anno di fila), si prospetta uno sforamento del Patto di stabilità di 518mila euro circa. La somma potrà essere “limata”, secondo la relazione del Revisore dei conti, sino a 177mila euro grazie “agli spazi finanziari concessi” dall’Ente. Le entrate del Comune si basano sulle somme incassate dai lotti Peep e dal pagamento degli oneri di urbanizzazione. Sarà fondamentale assicurare  lotta all’evasione tributaria, argomento sul quale, il Sindaco non ha nascosto qualche perplessità verso il lavoro degli uffici competenti, vista la percentuale irrisoria (5%) dei tributi incassati da accertamenti rispetto a quelli definitivi.

Per l’ex vicesindaco Valeria Marra, il dato “più sconvolgente e controverso”, riguarda la percentuale di accertamenti tributari di difficile incasso, pari a circa 232mila euro. Per Marra, il Piano di riequilibrio pluriennale del luglio scorso, “è viziato da evidenti irregolarità e violazioni di legge”.

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SECLÌ. Presieduto dal Sindaco di Seclì Luigi Negro, si è riunito il 29 novembre presso la sala consiliare del Castello D’Amato (foto) il Consiglio dell’Unione dei Comuni delle Serre Salentine per l’approvazione del Bilancio di previsione 2013. Oltre a Negro, presenti sindaco e consiglieri di Neviano, Tuglie e Collepasso. Per Aradeo, assenti i consiglieri di maggioranza e il sindaco Perulli, era presente soltanto il consigliere di minoranza Pasquale Chiriatti.

Il Consiglio ha dovuto prendere atto della riduzione del 70% delle assegnazioni ordinarie, passate da circa 70mila euro a 18mila. Per pareggiare le spese, non è rimasto altro che caricare 6.970 euro sui bilanci dei singoli Comuni. Per Daniele Ria, sindaco di Tuglie “se è intenzione dello Stato non mantenere le Unioni, bisogna trarne le conseguenze” mentre Giuseppe Stamerra, consigliere di Tuglie, ha invitato a riflettere “se vale la pena che l’Unione continui visto che i presupposti erano altri”.

Di positivo, il sindaco di Seclì Luigi Negro ha evidenziato la creazione della “stazione appaltante” che ha permesso di ottenere e gestire il finanziamento di 200mila euro per il progetto intercomunale di viabilità lenta.

consiglio comunale gallipoli (5)

GALLIPOLI. Nell’ultimo Consiglio comunale celebrato a palazzo Balsamo la maggioranza del sindaco Francesco Errico ha votato compatta il via libera al bilancio di previsione 2013, messo a punto dagli uffici su indicazione dell’assessore al ramo Antonella Greco, già nel mese di agosto.

L’approvazione del documento programmatico era però slittato di qualche mese a causa dell’incertezza della normativa a livello nazionale e per la necessità di approvare preventivamente il piano economico-finanziario e tariffario della Tares, anch’esso passato a maggioranza nella stessa seduta dell’assise comunale.
«Avevamo promesso una riduzione delle tasse, ma non è stato possibile – ammette l’assessore alle Finanze – abbiamo dovuto applicare la nuova Tares con i parametri che la legge ci impone. Eppure, con coscienza, posso dire che abbiamo fatto salti mortali per evitare aumenti ancora più pesanti che pure la legge ci imponeva».

A conti fatti, secondo quanto relazionato dal vicesindaco, relativamente alla Tares l’aumento medio per il Comune di Gallipoli è stato contenuto intorno al 11% circa, dato ricavabile dal confronto fra il gettito Tarsu previsto nel 2012 (pari a 5.581.329 euro) e quello previsto per la Tares 2013 (di 6.208.331,70 euro).

Per quanto riguarda le spese correnti, il loro ammontare è pari a 21.109.709,14 euro con una differenza in meno di oltre un milione rispetto all’anno precedente. Il contenimento della spesa e i sacrifici finanziari hanno consentito di rispettare il patto di stabilità. «Pur avendo a disposizione vari immobili, ma non avevamo la garanzia di riuscire a vendere tali beni patrimoniali – aggiunge l’assessore Greco – per non far  rischiare al Comune di sforare il patto di stabilità abbiamo preferito lasciar perdere per l’anno in corso».

Gli introiti della nuova imposta di soggiorno sono stati superiori alle previsioni (erano  intorno ai 300mila euro, “ma non possiamo dirci soddisfatti totalmente – ha spiegato l’assessore Greco – perché dobbiamo attrezzarci, ancor più di quanto fatto,  per combattere e contrastare seriamente i soliti furbi ed evasori che danneggiano seriamente l’economia e l’immagine della nostra città con una concorrenza sleale, oltre che illegale”.

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Gallipoli. La Corte dei conti vuole vederci chiaro e formula osservazioni sul bilancio comunale del 2010. Così il Comune di Gallipoli è stato chiamato a dare contezza dell’attività amministrativa e delle voci del rendiconto di quasi tre anni fa durante la gestione dell’ex sindaco Giuseppe Venneri. Nell’ambito dell’ordinanza del presidente della sezione regionale della Corte dei conti di Puglia  del febbraio scorso, erano state evidenziate alcune “criticità” sulle quali l’organo di controllo ha deciso di posare la sua lente d’ingrandimento e di chiedere le relative memorie illustrative all’attuale sindaco e all’Amministrazione comunale.

Palazzo Balsamo, foto di Emiliano Picciolo

La Corte dei conti ha chiesto delucidazioni circa le modalità e i criteri di applicazione dell’intero avanzo di amministrazione del 2009 e delle ragioni della “notevole” formazione di debiti fuori bilancio, così come la mancata approvazione del bilancio al 31 dicembre 2009 della società partecipata Ge.fa, relativa alla farmacia comunale. Altri rilievi più tecnici riguardavano la consistenza dei residui attivi e passivi dei servizi per conto terzi e un indebito incremento delle risorse decentrate per la contrattazione decentrata integrativa. Alle osservazioni della Corte dei conti l’Amministrazione comunale ha controdedotto  con l’attuale segretario generale Angelo Radogna (che non era in carica nel 2010). L’indirizzo politico della Giunta comunale è stato quello di disporre, in via cautelativa e per il tempo strettamente necessario a chiarire la posizione contabile del Comune, alcuni accorgimenti. In particolare sino al responso della corte dei Conti, sono state sospese (solo temporaneamente  e di concerto con i sindacati) la contrattazione decentrata integrativa già avviata per la definizione delle modalità di utilizzo delle risorse decentrate per l’anno 2012 e per l’anno 2013 e  il riconoscimento di stipendi o di contratti sotto controllo.

Casarano. Pochi giorni ancora e Casarano saprà molto del proprio futuro. Entro il 4 aprile la Corte dei conti dovrà, infatti, fornire il proprio parere sul Piano di riequilibrio varato dall’amministrazione Stefàno per evitare il dissesto.

Per la città (ed i suoi conti)non cambierebbe, poi, molto anche perchè le tariffe e le aliquote (dall’Imu alla Tarsu passando per l’addizionale Irpef) sono già al massimo. Nell’ipotesi di un dissesto ufficiale, però, a governare l’uscita dalle “secche” sarebbe (per cinque anni) una commissione esterna mentre con l’attuale fase di “dissesto guidato” si conserverebbe la matrice “politica” dell’attività amministrativa.

Ad alleggerire il peso del disavanzo (“buco o debito che sia dobbiamo sempre risanare 37 milioni di euro”, ha affermato Stefàno) contribuisce la riduzione a mezzo milione di euro (erano due) della sanzione per lo sforamento del Patto di stabilità nel 2010 ed i quasi cinque milioni di euro previsti dal Fondo di rotazione ministeriale per gli Enti in difficoltà che arriverebbero in caso di approvazione del Piano di riequilibrio.

Queste ultime sembrano le sole risorse utili per garantire (tra gli altri) i pagamenti degli stipendi ai netturbini che continuano a scioperare per il ritardo negli stipendi.

Intanto da una ricognizione dei mutui accesi nel corso degli anni dal Comune emerge un piccolo “tesoretto” di residui non utilizzati pari a circa 1,6 milioni di euro. «Si tratta di quanto avanzato con i ribassi d’asta nella realizzazione di opere pubbliche da 20 anni a questa parte. L’ultimo mutuo contratto risale al 2008, a dimostrazione – afferma il presidente del Consiglio comunale Antonio Memmi – che sino ad allora all’Ente veniva riconosciuta una capacità di indebitamento che poi ha perso.  Queste somme potranno essere utilizzate per fare altre opere pubbliche». Memmi segnala, inoltre, come per due mutui del 2006 (da 930mila euro per strade comunali e da 263mila per la pubblica illuminazione), “il Comune abbia pagato un terzo delle rate senza utilizzare il capitale mentre in altri casi sono state perse opportunità perchè non è stato chiesto il cofinanziamento regionale”. Tale ricostruzione è, però, contestata dalle minoranze per le quali i mutui attivati tra il 2005 ed il 2008 sarebbero stati destinati ed utiizzati. «Le somme residue consentono all’attuale Amministrazione di cofinanziare la ristrutturazione di palazzo D’Elia ed il recupero del basolato antistante», si legge in una nota.

La giunta Stèfano

Casarano. Il Bilancio arriva in Consiglio comunale “solo” lunedì 12 novembre (per la perdurante – e sospetta – assenza del parere del collegio dei Revisori dei conti) ma è da Bari che Casarano attende di conoscere il proprio destino.

Il giorno dopo, infatti, il sindaco Gianni Stefàno dovrà fornire alla Corte dei conti “adeguati chiarimenti” in merito al Bilancio del 2010. «La Corte ci ha già informato che alla data del 31 dicembre del 2010 il Comune di Casarano era un ente strutturalmente deficitario per l’errata compilazione del conto consuntivo», ha affermato Stefàno nel corso di un recente Consiglio comunale.

Si tinge, dunque, di tinte sempre più fosche il futuro per il Comune alle prese con un debito fuori bilancio “accertato” di circa due milioni di euro ed un buco da 35 milioni di euro (come più volte indicato dallo stesso primo cittadino) di indebitamento complessivo comprendente, cioè, anche i debiti già previsti in bilancio.

Per far fronte ad una situazione “fortemente critica” e provare a superare il pericoloso  precedente del Patto di stabilità sforato nel 2011 (con la gestione commissariale), l’amministrazione Stefàno ha spinto al 9,6 per mille l’Imu sulle seconde case riuscendo, però, a scongiurare (almeno per ora) l’aumento di un punto percentuale dell’Irpef (che avrebbe fruttato 140mila euro).

Le nuove aliquote sono state, però, accompagnate dalla polemica sui benefici concessi alle imprese costruttrici che (al contrario dei privati) potranno ridurre l’imposta del 50 per cento, per tre anni, sugli immobili invenduti. A tutto ciò occorre aggiungere anche le rate da pagare al Credito sportivo per i lavori di ristrutturazione dello stadio comunale.

«La Virtus Casarano non ha pagato le prime due rate per cui il Comune, che con la precedente Amministrazione De Masi si è reso garante, dovrà ora provvedere al pagamento», ha affermato Stefàno. Visto che l’importo complessivo è pari ad 1 milione e 350mila euro, per il Comune non resta che sperare nella vendita degli immobili.

Gallipoli. Eccolo pronto il bilancio con l’amaore in bocca, tra scelte obbligate e tagli pesanti e l’Amministrazione comunale, per non intaccare gli equilibri del patto di stabilità, ha dovuto rivedere anche le previsioni legate all’aumento delle tasse. Oltre ovviamente a puntare con decisione ai tagli delle spese.

La bozza è stata licenziata dalla Giunta del sindaco Errico ed è passata al vaglio della commissione prima del Consiglio di di fine mese. «Non c’era altra strada da percorrere –  spiega il vicesindaco e assessore alle Finanze, Antonella Greco – per non esporre l’ente al possibile sforamento del patto di stabilità abbiamo operato i tagli alle spese, fatto fronte alla consistenti riduzioni dei trasferimenti dello Stato, e aumentato a malincuore alcune aliquote per far fronte a costi e spese che per dieci dodicesimi del bilancio sono già state effettuate e quindi vanno coperte».

Antonella Greco

In queste condizioni dunque anche il Comune di Gallipoli ha dovuto fare di necessità una “dolorosa” virtù mettendo mano alle tasche dei cittadini. Ma cercando nel contempo di garantire agevolazioni e riduzioni per le famiglie più disagiate, mantenendo invariate le tariffe di scuolabus, mense scolastiche, parcheggi, servizi cimiteriali e museali, soggiorni per anziani.

In termini pratici c’è da rilevare che l’amministrazione Errico, pur rigettando nelle intenzioni l’eventualità segnalata dagli uffici per l’aumento del 40% della Tarsu, ha poi dovuto, in corso d’opera, attuare il ritocco “inevitabile” pari al 20%. Per quanto riguarda l’Imu, l’imposta municipale propria viene confermata l’aliquota standard del 4 per mille sulla prima casa (e del 2 per mille su alcuni fabbricati rurali), mentre  per le seconde case si passa dal 7,6 al 10,6 per mille. Confermato l’incremento dell’Irpef comunale dello 0,6 per cento e quindi passa dall’attuale 0,2 all’0,8 per cento. Sulle voci di entrata proprio quelle di natura tributaria previste nell’ordine dei 15 milioni e passa di euro rappresentano la vera boccata d’ossigeno per le casse comunali. Così come il gettito delle contravvenzioni che si attesta complessivamente sui 2milioni e 370 mila euro. Nelle previsioni contabili per l’anno in corso si è inserito solo un terreno di proprietà comunale tra i beni alienabili e quindi in vendita.

«Gli immobili comunali da mettere in vendita ci sarebbero pure – chiarisce l’assessore Greco – ma in un periodo di crisi e con il mercato fermo prevedere entrate in bilancio rivenienti dalla vendita entro la fine dell’anno di immobili che siamo sicuri non troveranno nessun acquirente, significherebbe poi portare il Comune fuori dal patto di stabilità con gravi conseguenze. Stiamo comunque lavorando per trovare nuove risorse».

 

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Gli uffici comunali di via Pavia

Gallipoli. I soldi ci sono ma non possono esseri versati a chi ha fornito un servizio o realizzato un’opera per il Comune. I tempi dei pagamenti si dilatano tanto che quei soldi sonanti si trasformano in debiti per le imprese e le società che per andare avanti, pagando dipendenti e fornitori, devono ricorrere ad un prestito bancario. Banche che, a loro volta e nonostante le iniezioni di capitali ricevute da Unione europea e Stato italiano, procedono sempre più con i piedi di piombo.

Il Comune di Gallipoli non sfugge a questa incredibile situazione che ha fatto lanciare pochi giorni fa all’Assindustria salentina l’ennesimo appello: «Se non ci pagate i lavori effettuati, le imprese chiudono».

Presso l’ufficio Ragioneria giacciono mandati di pagamento – si ribadisce, con soldi veri e reali – per una ventina di ditte e per un importo pari a circa 250mila euro. Ma da marzo-aprile scorso non si paga più nessuno e poiché i responsabili dei vari uffici lo sanno, non preparano neanche le carte per le liquidazioni (impossibili) delle somme. Per cui l’ammontare esatto dei denari bloccati non è quantificabile ma è di molto superiore al quarto di milione ufficiale. A trovarsi nei guai è soprattutto l’Ufficio tecnico con un arretrato nei pagamenti nei confronti di imprese intervenute per ripristinare o manutenere servizi essenziali come strade (80mila euro circa), illuminazione (altrettanto) e rete fognaria (20mila circa) da aprile in qua. Impiegati negligenti e svogliati?

Le ragioni sono altre e si chiamano “slittamento nell’approvazione dei bilanci” e, soprattutto, “Patto di stabilità”, il sistema di contenimento della spesa pubblica attivato dallo Stato centrale su indicazione dell’Unione europea. Il Patto è il tetto sotto il quale bisogna contenere le spese che – per la legge sui bilanci – devono essere pari alle entrate. «Per il 2012 Gallipoli deve scendere di 2 milioni 255mila euro; l’anno scorso era di un milione 300mila», spiegano dall’Ufficio Ragioneria. Se si sfonda quel tetto (come accaduto nel 2011 a Matino, Alliste, Casarano e Melissano e altri quattro della provincia) alla riduzione delle spese si aggiunge una pesante multa. In queste condizioni i Comuni boccheggiano, soprattutto sul versante degli investimenti, che invece tanto servirebbero per lasciare presto la maglia nera che il Salento indossa in fatto di disoccupazione e di previsione sul tema (altri 2mila posti di lavoro andati in fumo). E boccheggiano anche le imprese, costrette a fare fronte alle spese sostenute in un appalto  che il committente non riesce a liquidare. O resistono con i prestiti o chiudono. Nei giorni scorsi un imprenditore creditore si è recato disperato negli uffici di via Pavia: «Sto fallendo, aiutatemi», ha implorato.

Sono allo studio dei sistemi affinchè il taglio di spese  non diventi asfissia, superando il paradosso di soldi disponibili ma non spendibili e di investimenti possibili ma bloccati. Chissà però se la soluzione arriverà in tempo.

Vincenzo Romano ( a sinistra) con Furio Biagini durante le celebrazioni per la Giornata della Memoria 2012

Il Comune di Alezio approva anzitempo il bilancio 2012, il cui termine ultimo è fissato al 30 giugno. Arriva così con tre mesi di anticipo  il documento contabile e di programmazione che chiude a 6 milioni 624mila euro. Rispetto al 2011 il taglio dei trasferimenti dallo Stato s’incrementa di altri 70mila euro, raggiungendo così quota 885mila euro. Nonostante questa ulteriore riduzione “il Comune è riuscito a incrementare i servizi senza aumentare le tasse”, come ha sottolineato il sindaco Vincenzo Romano (foto). Il riferimento è al tempo pieno per alcune classi delle Elementari e lo scuolabus numero due.

È stato sottolineato inoltre, tra i cantieri in corso, il cambio della illuminazione (180 puntiluce) in alcune zone del paese a carico totale dell’Enel insieme al restauro dell’ex sede municipale ed alla riqualificazione della zona Peep.

Tra le previsioni figurano l’utilizzo di un vecchio finanziamento (2004) per la sistemazione dei canali per il deflusso delle acque piovane, l’ampliamento del cimitero (un milione di euro), i pannelli fotovoltaici su tre dei quattro plessi scolastici, la manutenzione di alcune stradine di campagna, l’ampliamento della rete fognaria bianca.

Il bilancio è stato approvato con i voti contrari del gruppo “Alezio che vogliamo”. «Anche quest’anno il Comune è stato tra i primi ad approvare il bilancio di previsione;  sono consapevole – afferma il consigliere Rocco Luchina – che occorrerà intervenire nel corso dell’anno per alcune variazioni data l’incertezza delle previsioni soprattutto in entrata. Mi riferisco in particolare alla previsione dell’Imu, per la quale  il Comune dovrà deliberare le nuove aliquote e detrazioni. Anticipo già da ora che la proposta del mio gruppo sarà, come in altre occasioni, quella di far pagare meno possibile i già tartassati cittadini aletini. Ho notato inoltre, con un po’ di soddisfazione, l’inversione di tendenza del sindaco Romano: dopo i primi due anni di un’attività esclusivamente orientata al risanamento delle casse comunali, negli ultimi due sono stati previsti maggiori investimenti e realizzazioni di opere pubbliche anche attraverso il ricorso all’indebitamento».

 NP

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Il Comune di Casarano

Casarano. L’attuale situazione di sofferenza finanziaria del Comune di Casarano è dovuta in gran parte al credito vantato dalla “Monteco”, ex gestore dei servizi ambientali. Un ex revisore dei conti di Palazzo dei Domenicani sostiene che «almeno il 90% dei debiti sono dovuti al contenzioso con la “Monteco”».

Tutto ha origine da una proroga del contratto e da serie di ordinanze sindacali per la prosecuzione del servizio. Tra il luglio 2003 e il dicembre 2005, l’allora sindaco di Casarano, Remigio Venuti, per evitare che la città si ritrovasse colma di rifiuti, firmò sei ordinanze consecutive per garantire il servizio di spazzatura. La storia documentale di questi anni ci dicono che Venuti non aveva scelta: fu costretto a firmare quelle proroghe in virtù di alcuni provvedimenti dell’allora commissario straordinario della Puglia per l’Emergenza ambientale. In sostanza, il commissario, a seguito dell’avvenuta costituzione dei consorzi Ato, ordinò ai Comuni di prorogare i contratti già scaduti o in scadenza nel 2003.

Il Comune di Casarano, quindi, si ritrovò tra capo e collo a prorogare il servizio in attesa che gli Ato andassero a regime. La “Monteco”, sin dalla fine del 2004, aveva chiesto al Comune l’adeguamento del contratto per il verificarsi di “continui aumenti sulle principali voci dei costi di gestione e maggiori oneri connessi all’affidamento coattivo del servizio” per il periodo gennaio 1998-luglio 2003. La questione arrivò inevitabilmente nelle aule della giustizia amministrativa per concludersi (meglio: sembrava concludersi) con un accordo tra le parti. Il Comune di Casarano, infatti, riconobbe il debito fuori bilancio di € 2.593.310,22 (inclusi Iva e interessi).

Il 3 settembre 2008, il Consiglio comunale, con voto a maggioranza, approvò anche il piano di rateizzazione triennale convenuto con il creditore: prima rata di € 1.171.885,15 con contrazione di un mutuo; la restante parte da pagare in due rate uguali con risorse dell’ente. Ma le cose andarono per un altro verso. Palazzo dei Domenicani non accese alcun mutuo e non pagò le prime due rate. La “Monteco”, nel timore di perdere quel “tesoretto”, ottenne dal Tar la nomina di un commissario ad acta per l’esecuzione dell’ordinanza di recupero del credito. Il commissario ad acta, con un provvedimento senza precedenti, il 19 agosto 2009 mise mano al bilancio del Comune e in breve aumentò le tariffe Tarsu del 56% per gli anni 2010 e 2011. L’Amministrazione De Masi annullò la delibera del commissario e riscrisse il bilancio pluriennale, ridimensionando l’aumento della tassa al 25%. Per i cittadini di Casarano non cambia nulla: il debito “Monteco” viene pagato direttamente in bolletta.

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Melissano, il Municipio

Melissano. Soldi che vanno e soldi che vengono. Quelli che potrebbero arrivare e quelli che mancano all’appello per il patto di stabilità 2010.

La Giunta comunale  ha autorizzato il legale Massimo Fasano ad attivare la procedura di recupero verso i responsabili sussidiari (ex-segretario comunale ed ex-revisori dei conti), in relazione all’ammanco nelle casse dell’ente procurato alla fine degli anni Novanta dall’allora contabile Salvatore Conte.

La decisione disposta nei giorni scorsi dall’esecutivo guidato dal sindaco Falconieri è successiva ad una comunicazione inoltrata dallo stesso Fasano al ragioniere comunale Daniele Scarlino, responsabile del procedimento. Nella lettera, l’avvocato riferisce che l’esito della procedura immobiliare nei confronti dell’ex-impiegato è negativo per il Comune poiché non riuscirà a coprire neppure le spese, allegando una bozza del piano di riparto e dell’atto di precetto con l’attualizzazione delle somme dovute.

Conte era stato condannato con sentenza della Corte dei Conti, al pagamento della somma di 743milioni 107.509 delle vecchie lire: l’atto di precetto rinotificato (e andato insoluto) il 18 novembre scorso ammonta ad € 618mila 582,16. Contro il ragioniere, è stato anche attivato un procedimento di esecuzione presso terzi per colpire una quota della sua pensione.

Vista la situazione, il legale ritiene possano quindi attivarsi le azioni nei confronti dei responsabili sussidiari, così come stabilito dalla Corte dei Conti sezione giurisdizionale d’appello (28 maggio 2003) ovvero l’ex-segretario comunale Alberto Maria Borredon (responsabile per il 16% pari a poco più di 70mila euro) e gli ex-componenti del collegio dei revisori dei conti, il presidente Luigi Manco (10,4% e circa 47mila euro) e gli altri due professionisti Francesco Stendardo e Antonio Palma (ciascuno per l’8,8% e una cifra poco al di sotto dei 40mila euro). Palma, tra l’altro, è attualmente revisore unico dell’ente. Esentata la Banca popolare pugliese che ha già raggiunto un accordo con l’ente e definito la propria posizione restituendo la somma di € 130mila.

Quelli che mancano sono indicati nel decreto ministeriale del 24 novembre 2011: 69mila euro in meno e Melissano per l’anno 2010 ha sforato il patto di stabilità. «Gli enti che hanno sforato il Patto – spiega Stefano Cortese di “Progetto Melissano” sono assoggettati al limite delle spese correnti, che non potranno superare il valore minimo dei corrispondenti impegni assunti nell’ultimo triennio».

Attilio Palma

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La sede del comune di Parabita

Parabita. Il Consiglio comunale, su proposta della Giunta guidata dal sindaco Alfredo Cacciapaglia, ha approvato l’aumento dell’addizionale comunale Irpef pari al valore massimo dell’ 0,8 per mille. Una decisione lungamente contestata dalle opposizioni di “Bene Comune” e “Parabita Domani” che hanno sottolineato come l’adeguamento della tassa rappresenti “l’ennesima stangata a carico della comunità parabitana”.

«La crisi economica e occupazionale – spiegano da “Bene Comune” – rende incomprensibile uno spropositato aumento delle tasse dei cittadini e parallelamente degli stipendi di sindaco ed assessori che hanno triplicato le indennità. Parabita ha bisogno di un progetto che abbia una visibilità di medio lungo termine. La “gestione alla giornata” di una città con tante potenzialità, equivale ad una sconfitta sociale,da addebitare a tutta la classe dirigente del nostro territorio, che sta consentendo tutto questo».

«Contestiamo fermamente la decisione della maggioranza di aumentare l’addizionale Irpef sui redditi – fa eco l’altro gruppo di minoranza di “Parabita Domani” – e chiediamo a sindaco, vicesindaco ed assessori di rinunciare all’aumento delle loro indennità che, nell’importo, coprono quasi completamente la somma che l’aumento dell’addizionale Irpef porterebbe alle casse comunali nel 2012. La nuova tassazione – concludono – è l’ultimo regalo ai cittadini, dopo le sanzioni Tarsu, Ici, i passi carrabili, l’occupazione di suolo pubblico. Tutto questo mentre chi chiede il sacrificio si è regalato già uno “stipendio” lauto che grava sui parabitani e svuota le casse comunali».

Pronta la replica del sindaco Cacciapaglia.

«Parabita ha bisogno di amministratori che facciano il loro dovere, per non favorire evasori e comportamenti che il Popolo italiano, mediante una sentenza emessa dalla magistratura, ha bollato come criminali. I soldi versati dai cittadini sono andati a coprire i disastri commessi dalle precedenti amministrazioni Quanto all’aumento dell’Irpef – conclude il sindaco – considerato i minori trasferimenti dello Stato ai Comuni è un passaggio obbligato che siamo costretti a praticare»

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Il nuovo Mercato coperto, potenziale fonte di entrate del Comune

Gallipoli. Sarà che la gestione degli amministratori (col sindaco Giuseppe Venneri allora ancora a capo di una coalzione di centrodestra) è stata particolarmente attenta e oculata; sarà che il famigerato “patto di stabilità” ha impedito tecnicamente di spendere quanto si sarebbe potuto; sarà stata la presenza di dirigenti di indiscussa preparazione (quale il dottor Isceri, che il presidente Gabellone ha voluto con sè in Provincia), fatto sta che in un mare di enti locali dissestati, sbilanciati e finanziariamente boccheggianti, il Comune di Gallipoli spicca per benessere.

Conti alla mano, i numeri comunali relativi ad entrate e uscite del 2010  brillano di un vivido color nero, facendo scoppiare d’invidia quanti col rosso convivono da tempo. La firma del rendiconto economico finanziario del commissario straordinario che regge attualmente le sorti di Palazzo Balsamo, certifica che si è registrato un avanzo di gestione pari a più di un 1 milione 700mila euro, esattamente    1.730.000. Lo testimoniano anche le firme del nuovo dirgente dei servizi finanziari, dottor Adriano Migali, e dei revisori dei conti, i controllori per antonomasia.

Va sottolineato che questo “attivo” del tutto eccezionale di questi tempi, si è registrato nonostante nel corso del 2010 si siano registrati pagamenti di debiti fuori bilancio – molto spesso collegati a vicende giudiziarie che si perdono negli anni – per un importo complessivo di un milione e mezzo.

Su questo capitolo influsice anche la camicia di forza che Gallipoli deve sopportare, dovendo conferire alla discarica di Poggiardo, secondo gli “ordini” indiscutibili dei vertici dell’Ato 2 di cui fa parte, invece della discarica di Ugento. Somme in più da sborsare, insomma, al pari di quelle “impreviste” (fino a quest’anno, col programma estivo straordinario costato 224mila euro) per superare i picchi di emergenza ambientale.

A compensare in buona misura gli esborsi extra ci pensano e ci hanno pensato nel 2010 le multe per violazioni al codice della strada: saranno pure pochi i vigili in servizio (molti di meno di quanti ne occorrerebbero), ma la loro attività si fa notare nella colonna entrate. Come  i soldi provenienti dai parcometri, del resto.

Dagli uffici di via Pavia fanno intendere adesso che anche il 2011 (amministrato sino a fine giugno da Venneri ed il suo gruppo con l’apporto del Pd) registrerà il segno finale +. Magari non con la stessa entità dell’anno precedente ma abbastanza rassicurante comunque.

Se poi si sbloccheranno alcune vicende, come il bando per assegnare in gestione il ristrutturato Mercato coperto di piazza Imbriani  o la vendita di alcuni beni comunali messi all’asta, i gallipolini almeno su di un punto potranno stare tranquilli: non ci sono ulteriori tasse in arrivo per loro, pericolo invece incombente sui cittadini di tanti altri paesi.

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L'ingresso all'asilo nido di Racale

Racale.  Via libera dal Consiglio Comunale ai riequilibri di bilancio ma con polemica tra maggioranza e opposizione a causa del disavanzo amministrativo in consuntivo di un milione e 600mila euro.

Il consigliere comunale d’opposizione Donato Metallo sostiene che “le previsioni esposte nel precedente Consiglio che vennero definite ‘terroristiche’ dal vice-sindaco si sono rivelate allo stato dei fatti veritiere: un buco enorme che si va a sommare a debiti fuori bilancio per centinaia di migliaia di euro, creditori non pagati, commissari ad acta, uno scenario di confusione e paralisi amministrativa abnorme”.

Secondo Metallo dopo “14 anni e mezzo di debiti e mala gestione, l’assessore Francesco Cimino si dice orgoglioso del piano di risanamento che verrà attuato negli ultimi sei mesi, piano di risanamento che passa tramite il taglio degli stipendi agli impiegati comunali, aumento delle tasse per i cittadini, aumento dei costi dei servizi come il pulmino scolastico da 23 a 40 euro, riduzione o eliminazione totale dei servizi come l’asilo nido comunale. Neanche un taglio ai costi della politica: rimangono in vigore la figura del governatore di Torre Suda e quello di capo staff- presidente di gabinetto del sindaco”.

«Il favoloso piano di risanamento proposto da “ministri” e autorevoli luminari – prosegue il consigliere – non ha saputo fare di meglio che procedere alla vendita degli immobili comunali. Da segnalare il tentativo di vendita della piscina comunale che, ancora ben lontana dall’essere terminata, in un periodo di forte crisi dovrebbe, secondo l’Amministrazione, trovare un acquirente pronto a sborsare ben due milioni di euro entro fine anno: il ridicolo».

Per il vicesindaco e consigliere provinciale Francesco Cimino, invece, i rilievi che il revisore dei conti “aveva sollevato in sede di approvazione di bilancio di previsione sono stati tutti rispettati a tal punto che il professionista ha espresso appieno parere favorevole, ha considerato attendibile e congrua la nostra proposta di variazione del bilancio”.

«Sono stati approvati il piano di alienazione degli immobili pubblici, è stata ridotta la spesa corrente, si è proceduto ad una serie di transazioni e sono state poste e basi per la copertura dei debiti fuori bilancio. Siamo entrati nel vivo del piano di risanamento – dice Cimino – e rimango perplesso quando Metallo continua ad affermare che sarebbe stato meglio il dissesto. Sarebbe stata, invece, una catastrofe e Racale non avrebbe più avuto possibilità di sviluppo mentre, nel giro di due anni, si tornerà alla normalità».

Sul fronte della vendita degli immobili, il bando sarà emanato sicuramente entro quest’anno. Per ora l’elenco dei beni da alienare è a disposizione degli eventuali acquirenti; alcuni di questi   avrebbero manifestato già il proprio interesse, in particolare per l’ex-struttura sportiva di Via Ospina.

Attilio Palma

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Casarano. L’anno scorso il Comune di Casarano ha speso più di quanto ha incassato con una differenza a debito di 2.635.170,79 euro. È il risultato del conto consuntivo del 2010 deliberato dal commissario straordinario Giovanni D’Onofrio e pubblicato all’Albo pretorio.

Il rendiconto è il verdetto ufficiale della sofferenza finanziaria di Palazzo dei Domenicani. Era meno nota, invece, quanto fosse  concreta la possibilità di un dissesto finanziario. Lo ha svelato la relazione dei revisori dei conti del Comune che ha, in sostanza, lanciato l’allarme sulla probabilità di un fallimento.

L’organo di revisione, infatti, nella sua consueta relazione annuale, rivela che la “situazione di deficitarietà strutturale” (così viene definito il dissesto in termini tecnici) è molto vicina. Il bilancio consuntivo del Comune di Casarano rispetta solo sei su dieci dei parametri di riscontro della situazione di deficitarietà strutturale. Basterebbe l’inosservanza di uno solo di questi parametri e il default sarebbe cosa fatta.

«L’Ente, dunque, non si discosta molto dalla situazione di deficitarietà strutturale – si legge nella relazione – mancando solo un parametro per essere considerato deficitario. Si invita, pertanto, l’Ente a monitorare i parametri di riferimento al fine di una migliore gestione ed in particolare quelli riferiti ai residui attivi e passivi».

Un quadro a tinte fosche che si è ancora di più intorbidato dopo l’ultima asta pubblica per la vendita degli immobili comunali, andata deserta. I due immobili – il mercato coperto di contrada “Botte” e l’ex Ufficio Sanitario di piazza San Giovanni – non sono stati venduti e sicuramente saranno rimessi all’asta molto presto con un prezzo più basso, ma la società di cartolarizzazione “Casarano Città Contemporanea”, ha chiesto da tempo la liberazione dei locali da parte degli occupanti.

Se l’ex Ufficio sanitario è occupato solo dall’”Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra”, il mercato coperto ospita tre attività commerciali. Gli occupanti hanno chiesto una proroga, ma la società che gestisce la vendita dei “gioielli di famiglia” non intende scendere a compromessi. Sulla vicenda è intervenuto il Pdl che ha chiesto al commissario di «mantenere fede a quanto già promesso agli operatori ovvero che, in caso di mancata vendita, avrebbero potuto continuare a lavorare tranquillamente».    

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Melissano. Prova a fare ordine nella crisi finanziaria del Comune la consigliera di “Progetto Melissano”, Matilde Surano. L’ex-sindaco Sergio Macrì, accusato dall’attuale sindaco di aver generato buona parte dei debiti, aveva proposto l’istituzione di un Giurì per stabilire chi avesse ragione e chi torto. Surano, che è stata assessore proprio nella giunta Macrì, lancia l’idea di una Commissione d’indagine.

Nella sua ricerca parte dal 1996 la consigliera, quando con la gestione del Commissario Sorino il bilancio comunale veniva chiuso con un avanzo di 671 milioni di vecchie lire. Ancora avanzo nel 1997 di ben 925.564.705 di lire. Da qui in poi, comincia “la gestione Falconieri e nel giro di due anni e mezzo chiude il Bilancio del 1999 con un disavanzo di 225.522.779 lire.

Nel 2000, disavanzo più che raddoppiato ovvero 480 milioni di lire circa ed un monte di debiti fuori bilancio per 326 milioni di lire circa”, continua il consigliere chiedendo spiegazioni direttamente al sindaco Falconieri, anche per quanto riguarda la realizzazione della “Fontana monumentale”.

Si arriva così al 16 maggio 2001 con l’avvento dell’era Macrì quando la carica amministrativa viene lasciata da Falconieri “senza l’approvazione del bilancio e con i conti in rosso”. Nei primi mesi dell’anno 2002, approfondendo l’esame dei bilanci passati, “l’assessore Antonella Tenuzzo accerta che nei bilanci 1997 e 1998, erano state inseriti in entrata, svariati milioni di lire, non riscossi, creando un duplice danno al bilancio: aumento del disavanzo ed aumento dei debiti”.

In sede di preparazione del bilancio di previsione 2002, avendo ormai accertato l’esistenza di questo rigonfiamento delle entrate comunali, l’allora vicesindaco Marco Marino, dell’area socialista (su diretta indicazione del Marino padre – esponente dei socialisti che sosteneva l’Amministrazione) chiedeva a viva voce di “eliminare tutti i residui attivi presenti in bilancio, ereditati dai bilanci precedenti e dichiarare immediatamente il dissesto finanziario dell’Ente addossando le colpe al responsabile di tutto a Falconieri.

Questa proposta venne portata personalmente a Roma dal sindaco Macrì e dall’assessore Tenuzzo, presso il Ministero degli Interni, dove, un funzionario riferiva che, pur in presenza di una situazione critica, le norme non prevedevano un secondo dissesto per quei Comuni che già in passato si erano trovati ad usufruire di tale condizione. Ed era il caso di Melissano”.

Surano si rivolge quindi all’attuale consigliere di maggioranza Luigi Marino: «Sappi che, quando il Sindaco Falconieri formula accuse sui presunti danni economici provocati dall’amministrazione Macrì, queste accuse riguardano anche l’allora vicesindaco Marco, tuo figlio, e riguardano anche te che per un certo periodo hai politicamente sostenuto quella maggioranza disastrosa”.

                                                             AP

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Melissano, il Municipio

Melissano. Verrebbe da dire, meglio tardi che mai. Sembra infatti avvicinarsi all’epilogo la vicenda degli ammanchi per 743 milioni delle vecchie lire nelle casse comunali risalente al 1997 (i fatti si riferivano dal 1992 al 1997) che ha già visto condannato in primo grado l’ex-ragioniere comunale Salvatore Conte con tre anni e mezzo di reclusione con lo sconto del rito abbreviato, oltre all’imprenditore di Casarano, Cosimo Cavalera (quattro anni di reclusione per peculato e concorso in falso), che avrebbe spartito con il contabile la somma di 200 milioni di lire attraverso otto mandati di pagamento fasulli.

Oltre a Conte, la Corte dei conti aveva, inoltre, condannato in via sussidiaria a rispondere in percentuali di responsabilità diverse coloro che avrebbero dovuto controllare tutte queste operazioni, ovvero la Banca popolare pugliese (36%) che gestisce la Tesoreria comunale, il Collegio dei revisori dei conti dell’epoca (10,4% al presidente M.L. e l’8,8% ai due componenti P.A. e S.A.) e il segretario comunale B.A.M. (16%).

Nel frattempo, la somma che il Comune avanza è lievitata quasi a 900mila euro, inclusi interessi e spese, di cui sono stati recuperati, finora, solo poco più di 123mila euro. Si tratta di somme che, in periodi di vacche magrissime per gli enti locali come questo, assumono l’importanza di una salutare boccata d’ossigeno.

La novità, ora, è rappresentata dall’offerta pervenuta al legale dell’ente, Massimo Fasano, dalla Banca popolare pugliese, di definire la pendenza senza attendere l’escussione totale dei beni del contabile, che comunque farà il suo corso, come invece avrebbe dovuto avvenire considerano che l’istituto di credito risulta responsabile solo in maniera, appunto, sussidiaria.

L’offerta dell’istituto di credito, quindi, ammonta a 130mila euro per coprire la porzione di responsabilità pari al 36% indicato dalla Corte dei conti sul montante stabilito.

Offerta che il Comune accetterà tirando un bel sospiro di sollievo, per certi versi insperata dopo così tanti anni.

Sarebbero anche in via di definizione gli accordi economici con gli ex-revisori dei conti e l’ex-segretario comunale.  Altre somme dovrebbero presto entrare in cassa.

Attilio Palma

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Il Comune di Racale

Racale. Tiene la maggioranza di centrodestra a Racale e supera il banco di prova rappresentato dall’approvazione del bilancio di previsione. La seduta dell’ultimo, atteso Consiglio comunale, dato da molti come l’epilogo del governo Basurto,  è durata circa tre ore con momenti di dibattito acceso.

Undici i voti favorevoli, si sono astenuti l’assessore Vito Mastrobisi (resa dei conti in maggioranza?) e il consigliere Maristella Gaetani mentre hanno votato contro, dai banchi dell’opposizione, Donato Metallo, Franco Manni e Quintino Ferrari. Erano assenti i consiglieri comunali Giordano Gaetani, Lucia Lannocca, Rosalba Pindinello, Stefano Minutello e Antonio Salsetti.

Aumenta la Tarsu nella misura dell’11%, vengono ridotte alcune agevolazioni a categorie di cittadini, restano invariate le altre tasse. Lo strumento contabile aveva ricevuto il parere positivo del revisore unico dei conti Tommaso Santantonio, presente in aula, ma “condizionato” dal recepimento di alcuni punti da parte dell’amministrazione comunale: per la maggioranza è stato fatto, per l’opposizione no.

«E’ un bilancio di fine mandato – spiega il sindaco Massimo Basurto – che evita il dissesto. Il bilancio aveva avuto il parere favorevole dal revisore dei conti ma con alcune prescrizioni che abbiamo rispettato. Abbiamo salvato alcuni interventi nel sociale proseguendo il risanamento che ci porterà nel 2013 a non avere più problemi». Soddisfatto anche il vicesindaco Francesco Cimino per due ragioni: «Ho deluso il consigliere Donato Metallo che ha dichiarato di volere il dissesto non conoscendone forse le gravi conseguenze per i cittadini e, in secondo luogo, perchè abbiamo avviato un serio piano di risanamento con il quale risolveremo le criticità finanziarie entro due anni».

Critico invece Metallo, esponente del Pd: «In due minuti hanno generato un debito di un milione e 300mila euro, 300mila dal disavanzo della previsionale e un milione e 600mila dal consuntivo. Il che vuol dire che entro settembre dovranno intervenire con la salvaguardia degli equilibri di bilancio. Il parere positivo del revisore era condizionato da quattro importanti punti che non sono stati rispettati dalla maggioranza. Hanno approvato, in pratica, il bilancio con il parere negativo del revisore». A margine, il movimento “Diversi per Passione” sentenzia: «Resta il fatto che, entro un mese il Comune deve trovare 1.300.000 euro da far rientrare nelle proprie casse». Via libera anche allo sblocco, in termine edificatori, di 21 ettari nella zona B5 della marina di Torre Suda grazie ai piani particolareggiati.

Attilio Palma

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La sede del Comune

Sannicola. Passa il Bilancio di previsione 2011 e lo scontro politico diviene infuocato.

Il 29 agosto il Consiglio comunale lo ha approvato con 11 voti a favore (la maggioranza) e quattro contrari (le minoranze).

L’attività finanziaria sarà all’insegna  del recupero dell’evasione dell’Ici  e della Tarsu da cui si conta di recuperare entrate  complessive di circa 190 euro.

L’assessore al bilancio Marco Bramato ha illustrato durantre il Consiglio comunale le linee guida di un bilancio di previsione con luci ed ombre: si conferma il rispetto del patto di stabilità ma anche il mancato introito delle somme rivenienti dall’affidamento del mattatoio comunale la cui ditta concessionaria continua a non pagare la retta dovuta nonostante le procedure legali  poste in essere dal Comune.

Il costo della  mensa scolastica subirà un aumento  da 1,29 euro al pasto a 2,30 euro con abbattimenti per il 2° e 3° figlio come pure la tassa sui i rifiuti solidi urbani (aumenterà 10%).

Giudizio negativo dall’opposizione di Centro destra secondo la quale le cifre si basano “su dati artefatti”.

In una nota il consigliere Mino Piccione, anche a nome dell’opposizione accusa l’Amministrazione di aver portato il Comune “su una pericolosissima china al di là  della quale non può esserci che il dissesto.” Lo stesso Piccione in consiglio non ha lesinato critiche trancianti  sulle previsione di entrate dell’Ici definita ad alto rischio  non risparmiando strali polemici sia sull’aumento  del 10% della tassa di smaltimento dei rifiuti solidi urbani sia sulla mancata chiarezza in materia di contabilizzazione delle previsioni dei trasferimenti statali. L’opposizione si dice insoddisfatta anche per il mancato con- tinuo pagamento dell’affitto per il mattatoio ma soprattutto  per il mancato rispetto del patto di stabilità.

«I pagamenti del titolo II – conclude Piccione – mi sembra siano pari a 688.000 euro e non 412.000».

Drastica la conclusione dell’interveto di Piccione: «Interesseremo di tale situazione la Procura della Corte dei conti di Bari la Direzione regionale di controllo della Corte dei conti di Bari, la Prefettura e la  Ragioneria Generale dello Stato».

L’assessore Bramato, conferma che sarà la lotta all’evasione soprattutto dell’Ici e della Tarsu  la struttura portante dell’attività amministrativa in un periodo in cui i trasferimenti dello stato al momento sono diminuiti di oltre 150mila euro. L’assessore assicura poi che il patto di stabilità è stato rispettato: «Nei 600mila euro in bilancio per pagamenti – precisa – 200mila  si riferiscono a lavori appaltati in passato e quindi da non conteggiare in bilancio:  da qui la corretta interpretazione dei 400mila euro cifra che ci permette di affermare che il patto è stato rispettato».

Dall’assessore una rassicurazione: «I circa 200mila euro di  Ici e  Tarsu non sono sovrastimati poiché vi sono in corso ancora accertamenti  dal 2006 ad oggi che la ditta concessionaria sta ultimando, accertamenti che daranno introiti certi». Anche l’assessore sembrerebbe avere le idee drastiche: «Il Governo centrale sta diminuendo i trasferimenti delegando alle Amministrazioni locali  il controllo  dell’evasione con la promessa che il 100% delle maggiori entrate resteranno nelle casse comunali. Questo stanno facendo i Comuni».

Luigi Scarpa

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Ammonta a più di 4 milioni e mezzo il valore dei beni che il Comune ha deciso di vendere e che ha inserito nel “Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari”. Questa è via Umberto I dove si trovano alcuni immobili da alienare.

Racale. Se bisogna fare cassa (e tanta)  le strade da percorrere sia di un ente pubblico sia di un privato non è che siano molte e indolori. Si tenta prima di tagliare le spese, ma quando nemmeno questo è sufficiente, allora si passa alla vendita dei gioielli di famiglia.

Succede così anche all’Amministrazione  comunale che in questi giorni ha varato una delibera di Giunta con cui individua gli immobili da vendere. Si tratta di beni che, come stabilisce la legge, non sono strumentali alle attività del Comune, cioè la loro alienazione non deve impedire l’esercizio delle funzioni istituzionali.

L’elenco dei beni approvato dalla Giunta, il “Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari”  deve poi passare al vaglio del Consiglio comunale per l’approvazione. Si tratta di un passaggio indispensabile perché il Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari costituisce un allegato obbligatorio per il bilancio di previsione annuale e pluriennale.

Nello specifico si tratta di:   4 fabbricati  in Via della Costanza   dal valore ognuno di 30mila euro;  alcuni immobili  e terreni  nel centro storico in via Immacolata dal valore complessivo di 800mila euro; un fabbricato in via Zara (320mila euro), l’asilo nido comunale in via Piave (839.800,00 euro); immobili in via Umberto I dal valore complessivo di 30mila euro; l’impianto sportivo di via Ospina dal valore di 210mila euro; l’impianto sportivo (piscina) di  via Milano dal valore di due milioni di euro; un terreno relitto stradale (45800 euro), 6 terreni di varie dimensioni, (i più consistenti sono un uliveto in località Masseria Ospina del valore di 30mila euro e un terreno incolto  in via Marinai d’Italia,  angolo via Padre Pio (37.275 euro); un uliveto  in via Caduti sul lavoro angolo Via Cagliari  (38.610 euro). Il valore di tutti i beni  da alienare ammonta a  4.508.805,00 euro. Somma vicina a quella del debito del Comune: due milioni e 400mila euro per debiti verso fornitori, un milione e 300mila per anticipazione di cassa presso la tesoreria comunale, un milione e 600mila  le somme dovute per vecchi espropri e parcelle a vari professionisti.

Il sindaco Massimo Basurto  ha più volte dichiarato di voler risanare il bilancio prima della fine del suo mandato nel 2012.

La scelta di vendere gli immobili rientra in questa strategia insieme ad una serie di provvedimenti di risparmio. È stato, tra l’altro, eliminato il “premio di produttività” ai dipendenti comunali.

Obiettivo prioritario è approvare il bilancio di previsione per evitare il dissesto del Comune. Per risolvere la situazione  il sindaco si è avvalso anche della consulenza del prof. Sandro Tramacere, docente universitario di Finanza locale.

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L’assessore Viviano Enrico Causo, che ha dato dimissioni irrevocabili

Racale. I dati del buco finanziario del Comune di Racale esplicitati dal sindaco Massimo Basurto, uniti alla considerazione che li ha in gran parte ereditati dalla precedente Amministrazione, ha provocato la reazione dell’assessore Viviano Enrico Causo dell’Udc, figlio dello scomparso ex-primo cittadino Errico Causo, sindaco per due mandati fino alle elezioni del 2007.

Reazione e dimissioni da assessore (Ambiente e Nuove tecnologie), immediate e irrevocabili. Causo giudica “non corretto” il quadro delineato da Basurto «sia nei numeri che nelle attribuzioni delle responsabilità sulla situazione economica dell’ente». Per Causo, infatti, risulterebbe «inconfutabile la massa debitoria del Comune di Racale in cui nel 2007 fu consegnata all’amministrazione Basurto dal sindaco Causo ma è anche vero che il paese aveva avuto a fronte di quel debito, un forte impulso di sviluppo sociale e strutturale.
L’ Amministrazione Basurto vinse le elezioni anche per le opere avviate dall amministrazione Causo, mio padre».

«Dal 2007 l’Amministrazione Basurto, di cui io faccio parte, per scelte legate alla politica del voto e perché costantemente in campagna elettorale, ha inciso poco sia nel risanamento che nello sviluppo della cittadina. Ci si è più volte confrontati solo numericamente – aggiunge l’ex assessore – tra i vari gruppi “fluttuanti”, legati agli obiettivi del momento. Più volte ci si è chiesto quale sarà il futuro candidato sindaco e attorno a questo si sono create coalizioni di convenienza. Qualsiasi iniziativa politica, o di altro genere si è dovuta confrontare con “diktat” espressi da consiglieri appartenenti delle volte a più fazioni contemporaneamente».

Poi Causo lancia una stoccata sullo stile: «L’attribuzioni di responsabilità a chi non è in grado di rispondere risulta inaccettabile in qualsiasi contesto ma nella fattispecie risulta anche di cattivo gusto se vengono date addirittura delle quantificazioni numeriche errate ma di convenienza».

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Risanamento di un tronco inquinato della rete fognaria nera alla Giudecca

Gallipoli. La caduta rovinosa dell’amministrazione Venneri sarà un danno o non provocherà alcunchè per la collettività gallipolina? Ovviamente la valutazione non è politica, ma il rischio che progetti, pratiche avviate e anche la pur minima programmazione per la città in piena estate possa ora impantanarsi, è reale. Lo spauracchio c’è, anche se l’approvazione in extremis del bilancio di previsione e del piano delle opere pubbliche ha fornito un’ancora di salvezza.

Perchè ora la provvisoria amministrazione del commissario straordinario Biagio De Girolamo (insediato da pochi giorni) passerà anche dall’attuazione della programmazione tracciata dal documento economico-finanziario. Anche uffici e dirigenti di Palazzo Balsamo potranno dare seguito alle opere in corso di realizzazione o di prossima realizzazione perchè già approvate.

Accade così che mentre non sarà dato seguito allo svolgimento del mercato bisettimanale estivo (con l’apertura della domenica pomeriggio) anche per alcune lamentele degli stessi operatori, entro i prossimi mesi si potrebbero aprire alcuni cantieri. Lo assicurano anche gli ex amministratori, presidente e vice presidente delle commissioni Urbanistica, Lavori Pubblici e Ambiente, rispettivamente Cosimo Giungato e Enzo Mariello: «Programmazione e opere pubbliche avviate andranno avanti. Anche senza di noi».

L’elenco è ampio e variegato, e su alcuni interventi si vedono già gli effetti: la sostituzione del tronco della fognatura nell’area della Giudecca propedeutico a sanare le problematiche per l’avvio dell’impianto di affinamento delle acque reflue del depuratore; la messa in sicurezza dell’incrocio d’ingresso del Peep 3 di via Zacà e le lingue di asfalto su lungomare Galilei e via XX settembre.

Nuova illuminazione in Corso Italia

Ancora: l’arrivo delle giostrine nel parco di via Firenze per il quale si apre un nuovo corso, e l’ammodernamento dell’impianto di illuminazione di Corso Capo di Leuca, Corso Italia, Via Kennedy, via Lecce e il lungomare Marconi. Ormai in adozione anche il piano di zonizzazione acustica licenziato dal Consiglio comunale e che ha già posto il freno agli orari della musica notturna per locali e stabilimenti dei litorali.

A breve sarà ultimato e riconsegnato l’ex Ceduc di lungomare Galilei. Andrà avanti fino ad attivazione l’installazione dell’impianto di videosorveglianza, il completamento delle aree parcheggio in dotazione all’area mercatale di via Alfieri, e sul litorale sud. Così come la riqualificazione della Baia verde, la nuova area Luna Park prospiciente il cimitero, il recupero già finanziato della torre del Lido San Giovanni.

Non più una rotatoria, ma la canalizzazione dell’incrocio e un impianto semaforico compariranno sulla ex statale per Alezio e via Berlinguer e ci sarà anche la chiusa del sovrappasso di via Casarano per realizzare un’area di sosta. Senza dimenticare l’iter per il restauro del Castello, il II° lotto del restauro delle mura e della zona Purità, e i Piani di rigenerazione urbana del centro storico e della zona “Cappuccini-Viale Europa”. Opere che ora attendono di vedere la luce.

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Scorcio del centro storico di Racale, la Chiesa Madre

Racale. Quando si parla di crisi finanziaria, è normale indicare cifre e soluzioni. A Racale ne sanno qualcosa. Il sindaco Massimo Basurto, unitamente alla sua maggioranza, sono costretti a convivere con una situazione al limite del dissesto praticamente dal loro insediamento.

Una situazione che ha ingessato scelte e programmi e che ha costretto gli amministratori comunali a pensare solo all’ordinario e a come rimettere in piedi le deficitarie casse dell’ente. I numeri? Con l’aiuto del sindaco, sono tre le macro aree del debito: due milioni e 400mila euro è la voce complessiva debiti verso fornitori; un milione 300mila euro è l’anticipazione di cassa presso la tesoreria comunale; un milione 600mila euro il totale delle somme dovute per vecchi espropri e parcelle di professionisti vari.

Totale dell’esposizione, più di cinque milioni di euro. Un debito insostenibile che, Basurto, sottolinea «ci siamo ritrovati già al 2007. Solo una piccolissima parte è nostra, ad esempio circa 200mila euro della voce esproprio e parcelle. Il resto, è retrodatato».

Ad onor del vero, buona parte dell’attuale maggioranza era presente nelle precedenti legislature guidata dal sindaco Enrico Causo, scomparso proprio nel 2007, quasi alla vigilia delle elezioni comunali alle quali comunque non avrebbe potuto ricandidarsi.

«Insieme al dirigente di Ragioneria, Sebastiano D’Argento, mi sono avvalso della consulenza di scienza del prof. Sandro Tramacere, Docente universitario di Finanza Locale. Le direttrici sono due: approvare il bilancio di previsione per evitare il dissesto dell’Ente e ripianare lo stato complessivo dell’Ente in un piano triennale. Le due direttrici, ovviamente, viaggiano congiuntamente, altrimenti sarebbe inutile ogni sforzo richiesto agli amministratori ed ai cittadini.

Preciso subito che il dissesto è da considerarsi semplicemente una sciagura». Basurto punta al risanamento o comunque ad instradare il percorso del risanamento prima della fine del suo mandato fissata per il 2012.
«Innanzitutto, la vendita degli immobili comunali. Considerando solo i più appetibili, dovremmo ricavare circa 3 milioni di euro.
Oltre alla riduzione dei costi della politica e la revisione di alcune agevolazioni, stiamo attuando, d’accordo con le organizzazioni sindacali, la diminuzione delle posizioni dirigenziali in Comune da 8 a 3. Questo comporterà un risparmio annuo di circa 130mila euro. Più una serie di provvedimenti di risparmio che serviranno a rientrare dal debito senza pesare sulle tasche dei cittadini già gravate dal difficile momento economico generale».

Attilio Palma

Voce al Direttore

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Ora che è passata la festa – giusta: logistica adeguata a compiti delicati e decisivi per il grado di vivibilità – possiamo tentare...