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L’ulivo malato scoperto in un’area di servizio della costa ostunese; è stato abbattuto insieme ad altre dieci piante

IN EVIDENZA. I commissari dell’Unione europea torneranno in Puglia a metà del prossimo mese per l’ennesimo sopralluogo nella terra  attaccata dalla Xylella fastidiosa. Se, come testimonia un funzionario regionale recentemente ascoltato in audizione a Bruxelles, l’Ue sembra un po’ rinfrancata dalle iniziative messe in campo (prima fra tutte l’annunciata – da febbraio – task force di tecnici agricoli per la mappatura delle zone colpite), ugualmente intende seguire la questione che sta suscitando preoccupazioni in Europa ma anche oltre questi confini. Ma le indicazioni recenti hanno rialzato bruscamente il livello di allarme. L’ultimo focolaio è stato rinvenuto a 45 km a nord di Oria, sempre nel Brindisino ma a Rosamarina di Ostuni, in un’area di servizio, in cui erano stati effettuati dei controlli agli ulivi della zona appena un anno fa senza esito alcuno. La pianta è risultata adesso positiva al contagio ed è destinata all’abbattimento come eventuali altre pinate – infette e non – nel raggio dei cento metri. La sentenza della Corte di giustizia europea di settembre non lascia alcun margine: quei magistrati, cui si erano rivolte alcune imprese salentine, hanno valutato proporzionate e giustificate le decisioni prese dalla Commissione di Bruxelles, tanto che subito dopo l’Italia è stata nuovamente messa in mora: occorre procedere con le indicazioni finalizzate a contenere il batterio, che adesso è a trenta km dal confine con la provincia di Bari. Il caldo, tornano a spiegare gli esperti, favorisce l’insetto vettore che infatti e purtroppo risulta vivo e vegeto,. Da qui l’esigenza, mai tramontata ma anche mai portata fino in fondo in maniera sistematica e capillare, delle buone pratiche in modo da togliere alla sputacchina l’habitat favorevole composto da zone incolte ed erbacce che “allevano” in primavera le larve dell’insetto.

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ulivi-malati-sp-gallipoli-sud-matino-li-sauli-7-(1)Sono queste in arrivo due settimane importanti per una battaglia in cui il verbo vincere, per adesso e chissà fino a quando, è vietato. La difesa degli uliveti dall’attacco di un batterio da quarantena per ora declina solo i termini prevenzione e contenimento del contagio. Sono state tre ore piuttosto proficue quelle di domenica pomeriggio al “Tiziano” di Lecce, in una iniziativa bipartisan con europarlamentari di diversi orientamenti ma uniti intorno all’esigenza di fare pressing a Strasburgo e Bruxelles, dove ci sono i palazzi che contano dell’Unione europea.

Quasi tre ore di relazioni di ricercatori di ogni parte della Puglia e, in ultimo, del parlamentare europeo Paolo De Castro (Pd, la sua collega di Forza Italia Lara Comi, per motivi di collegamenti aerei, ha potuto fare solo un saluto e prendere l’impegno ad agire insieme), in cui ciascuno ha potuto documentare il lavoro svolto, le tappe percorse dall’autunno 2013, le verifiche e gli adeguamenti via via compiuti fino alla fase attuale. Delicatissima, in cui si registra – tra diversi ritardi ormai alle spalle – un passo in anticipo: le classiche operazioni di sfalcio ed aratura, previste in tempi normali per maggio e in molti casi in questi anni trascurate, stanno prendendo corpo già in queste ore.

Cento trattori per cento paesi. L’iniziativa “Buone pratiche day” di giovedì prossimo, 16 aprile, sta raccogliendo consensi verbali e adesioni concrete. Promossa dal comitato “Voce del’ulivo”, Legambiente, Aprol Lecce e Consorzio Dop Terra d’Otranto, non solo risponde in qualche modo all’appello del ministro dell’Agricoltura Martina durante la sua visita a Bari e Lecce della settimana scorsa, ma ha ricevuto adesioni dai Comuni (Nardò, Alliste, Taurisano, Ugento, Parabita, Casarano, Cutrofiano, Ruffano, Acquarica del Capo, Presicce, Trepuzzi, Melissano, Lequile, Specchia, Collepasso, Alessano, Copertino, Monteroni…), dal vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, da imprese agricole di Ugento e Spongano che operano per grandi marche e che hanno messo a disposizione i loro automezzi; da Confagricoltura, Puglia e Lecce, Legacoop. “Auspichiamo che la lettera del Ministro – rilevano gli animatori del comitato di Racale – sia arrivata anche ad altre confederazioni agricole…”. Tutti al lavoro per questo territorio senza bandiere ma anche tutti a fare quanto già previsto e fissato – le pratiche agricole per una buona conduzione dei campi – anche perché il Comitato vigila: “Continueremo a segnalare agli organi competenti – è l’ammonimento – i possessori di terreni che a nostro avviso non stanno rispettando il contratto di condizionabilità previsto per l’accesso ai contributi della Politica agricola europea, così come continueremo a segnalare gli Enti che continuiamo ad ignorare l’ordinanza del commissario”.

Il piano ha mosso i primi passi. Questa mattina come previsto guardie forestali, carabinieri e ispettori fitosanitari sono giunti a Erchie (Brindisi) per cercare di spegnere uno degli ultimi focolai individuati, abbattendo 22 alberi e tenendo d’occhio un’altra sessantina di ulivi. C’è chi ha provato a opporre resistenza, convinto che ci siano altre strade oltre l’eradicazione, ma l’intervento è stato avviato. Dopo di Erchie, gli operatori si recheranno a Veglie, nella fascia di eradicazione secondo il piano del commissario per l’emergenza, Giuseppe Silletti, che anche in una riunione con i Sindaci brindisini ha ripetuto che verranno toccate solo le piante infette. Successivamente gli occhi andranno a frugare a Nardò, Leverano, Porto Cesareo, Campi, Carmiano, Squinzano, Trepuzzi, Surbo e Lecce. Queste operazioni andranno terminate entro maggio.

Da maggio si vola e non va bene. L’insetto vettore (“A differenza di quanto accade con la Xylella e gli insetti vettori, qui abbiamo la fortuna di averne solo uno”, ha evidenziato il prof. Francesco Porcelli, Dipartimento di Scienze del suolo, delle piante e degli alimenti, Università di Bari) comincia ad abbandonare le erbe infestanti alla base degli alberi in maggio e comincia a volare di albero in albero: è diventato adulto, cosa che accade a cominciare dalla terza settimana di maggio. Bisogna quindi agire al più presto in queste settimane e coglierlo nella sua gioventù piuttosto stanziale, dopo che le uova si sono schiuse nella seconda settimana di marzo.

Nessun centro di quarantena: entra chi vuole… Sta prendendo quota un argomento che, accompagnato al dato chel a Xylella non l’ha “prodotta” il Salento, può dare forza alle ragioni italiane nelle Istituzioni Ue. L’Europa ha porte aperte alle piante di ogni genere e specie; i controlli sono al minimo e forse al di sotto. Ne ha riparlato ancora il professore Savino (Facolta di Agraria, Università di Bari), come aveva già fatto in un convegno a Taurisano lo scorso novembre: “S’importano piante da Paesi in cui non esiste un servizio fitosanitario. Anche il Cile, per non parlare dell’Australia o degli Usa, ha un centro per batteri da quarantena, l’Europa no”. Il grave problema è stato rilanciato sia dall’on. De Castro che dal presidente di Coldiretti Lecce, Gianni Cantele. Dato allarmante fornito dal Cnr di Bari: da ottobre ad oggi 12 partite di caffè sbarcate nel porto olandese di Rotterdam sono risultate infette da Xylella; provenivano da Costa Rica e Honduras.

Studiosi, esperti, opinionisti e polemiche. Chi è che fa confusione in un contesto così delicato e complesso? Lo scontro che agita settori dell’opinione pubblica – tra chi dà credito alla scienza ed agli esperti e chi li ritiene non all’altezza e persino pericolosi – è penetrato anche dentro al “Tiziano”. Il presidente di Copagri Lece, Fabio Ingrosso, ha rivisto criticamente il piano Silletti, dando via libera solo alla lotta alla sputacchina, viaggiatrice pericolosa, e stoppando un po’ tutto il resto: I provvedimenti non sono più in linea con le nuove acquisizioni – ha detto – e con la rapida evoluzione della epidemia. Dobbiamo adesso fare ricerca in campo aperto, con tutte le Università, il Cnr, l’Ossevratorio fitosanitario e ricercatori volontari”, prefigurando una specie di ripartenza nel campo delle indagini scientifiche. Il dottor Donato Boscia, Centro nazionale delle ricerche di Bari, da agosto 2013 sulle tracce della malattia insieme ad altri sudiosi, accreditato a livelli internazionali per le sue qualità, insomma uno dei maggiori protagonisti nella questione spinosa e per ciò tra i più esposti alle critiche ed agli attacchi all’arma bianca, non se l’è tenuta. “Ridurre le competenze degli studiosi e dei ricercatori ad opinioni e pareri qualsiasi, questo è che crea confusione, presidente Ingrosso”, ha detto visibilmente amareggiato.

La ricerca che fa sperare. Tra le varie iniziative ormai in corso, eccone un’altra di un certo rilievo.  Con il progetto promosso dalla Regione, assessorato alle Attività produttive, il cluster tecnologico innovativo composto da esperti delle tre università puhgliese e di tutti i centri di ricerca della regione, punta a raggiungere due obiettivi. Dice il professore Giuseppe Ciccarella, dell’Istituto di nanoscienze-Cnr dell’Unisalento: il primo è arrivare a poter effettuare delle diagnosi precoci molto rapide, nel giro di 20-30 minuti; il secondo è elaborare nano farmaci in grado di evitare il blocco dei vasi xilematici, attraverso cui arriva l’acqua dalle radici alle foglie”.

L’agenda di aprile. Mercoledì 15 aprile su iniziativa del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, si terrà a Bruxelles presso il Parlamento europeo un incontro sull’emergenza Xylella fastidiosa, cui prenderà parte anche l’Ambasciatore Stefano Sannino, rappresentante permanente d’Italia presso l’Ue. Invitati alla riunione tutti gli europarlamentari italiani, principali attori nella difesa, in sede europea, degli interessi della Puglia e, più in generale, dell’intera Italia. Le Istituzioni europee giocano, infatti, un ruolo chiave nell’affrontare e nel gestire l’emergenza Xylella fastidiosa. “Occorre un’azione forte e credibile per contrastare e gestire l’emergenza Xylella e siamo ben consapevoli che potremo ottenere risultati concreti solo con il contributo di tutti”, l’appello di Vendola. L’incontro servirà  a discutere dell’attuale situazione in Puglia e ad approfondire le attività in corso a livello europeo, le pesanti ripercussioni che agricoltori e vivaisti stanno subendo in Puglia e la necessità che si individuino, a livello europeo, strumenti utili a indennizzare chi patisce le conseguenze più gravi di questo fenomeno. Il 17 aprile l’Efsa, l’agenzia europea per la sicurezza alimentare con sede a Parma, varerà la sua relazione sull’intera vicenda. Dal 27 al 20 aprile la Commissione europea riesaminerà il dossier per procedere poi a ulteriori decisioni. Arriva anche il commissario europeo. È stato infine fissato per il 24 maggio prossimo l’arrivo nel Salento di Vytenis Andriukaitis, il commissario europeo per la Salute dei consumatori.

ulivi malati sp gallipoli sud-matino li sauli (9)GALLIPOLI. È tornata d’attualità (non poteva essere altrimenti) la grossa questione della malattia che ha stroncato gli uliveti di questa parte del Salento e colpito a macchia di leopardo altre zone compreso il Nord Leccese. L’Efsa, l’ente europeo per la sicurezza alimentare, ha pubblicato il 30 dicembre una voluminosa relazione – ben 262 pagine – sul batterio in genere e sui rischi per le piante che vivono in Europa; naturalmente vi si parla anche della sub specie della Xylella individuato nel sud della Puglia. Il 6 gennaio scorso la Commissione europea, che aveva commissionato lo studio nel novembre 2013 al comitato per la salute delle piante dell’Efsa, ne ha reso noto in sintesi il succo, riservandosi di valutare se prendere ulteriori decisioni in merito nella prossima riunione del 19 e 20 gennaio. Viene comunque giudicato “alto” il rischio che la Xylella attacchi con gli insetti vettori altre specie oltre l’ulivo.

Intanto si fa sempre più evidente il ritardo della Regione Puglia sulla vicenda. Il decreto ministeriale di fine ottobre stabiliva il monitoraggio e la definizione di tre zone (quella infetta, la zona cuscinetto e quella tampone) entro 15 giorni dalla pubblicazione del decreto avvenuta il 28 ottobre. Ad oggi non vi è nessun atto che ufficializzi la situazione e possa quindi dare il via alle azioni di contrasto previste già nelle deliberazioni regionali e negli atti ministeriali e che l’Europa aspetta.

convegno sulla xylella in corsicaSarà ormai una psicosi, che prende soprattutto chi si è trovato a constatare di persona il velocissimo diffondersi del contagio nell’area jonica inizialmente, oppure la voglia di dare in qualche modo il proprio contributo in una questione “mai vista prima”, come dicono i contadini, fatto sta che ci si guarda intorno temendo di scorgere i segni di un altro attacco. Le ultime segnalazioni, peraltro visibili a occhio nudo dalla superstrada Lecce-Brindisi, riguardano piante situate intorno a San Pietro Vernotico, subito dopo quindi il confine della provincia di Lecce, fino a Cerano e a Brindisi; un altro focolaio si è registrato in territorio di Nardò, in contrada Pizzo di Quarta-Corano. Ancora più preoccupante la segnalazione a “Piazzasalento” di un ferroviere, da anni impegnato sulla tratta Lecce-Bari, che dice di aver visto tracce della malattia addirittura tra Monopoli e Polignano a mare (nella cartina la provincia di Lecce).

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