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Alfredo Cacciapaglia

Parabita – Nuovo colpo di scena al Comune di Parabita che torna ad essere commissariato. Questa mattina il Consiglio di Stato ha accolto la richiesta di sospensiva con la quale la Prefettura di Lecce ed il Ministero dell’Interno chiedevano fosse sospesa (prima ancora di essere annullata) la sentenza del Tar Lazio che aveva riabilitato l’Amministrazione parabitana sciolta per “infiltrazioni malavitose”. Un nuovo ribaltamento di fronti che, con effetto immediato, riporta alla guida del Comune i commissari straordinari che non saranno necessariamente gli stessi insediatisi dopo il primo scioglimento.

A fine settembre la decisione definitiva Dopo lo scioglimento del Consiglio per infiltrazioni mafiose del febbraio 2017, e il reintegro dell’Amministrazione di Alfredo Cacciapaglia il 22 marzo scorso, per effetto della sentenza del Tar Lazio, i giudici del Consiglio di Stato hanno deciso oggi che a Parabita deve restare commissariata. Un dispositivo per alcuni versi sorprendente, visto che si tratta di un “provvedimento – ponte”, chiamato a traghettare Parabita verso la data del 27 settembre, giorno in cui la terza sezione del Consiglio di Stato ha fissato l’udienza di merito e, dunque, un pronunciamento finalmente definitivo sulla questione. Insieme alla sospensiva, poi, Palazzo Spada ha accolto anche la liceità dello stesso appello, secondo gli amministratori comunali giunto “fuori tempo massimo”. Per definizione, la concessione della sospensiva in un ricorso amministrativo non rappresenta un’automatica sentenza di accoglimento del ricorso stesso ma, di certo, in questo caso la situazione si ingarbuglia non poco.

Quella Pec mai letta e l'”errore scusabile” – «Solo con la sentenza di merito – commenta intanto l’avvocato Pietro Quinto, insieme a Luciano Ancora il legale degli amministratori estromessi – potranno essere sciolti i nodi interpretativi posti dalla vicenda, alquanto problematica, dello scioglimento del Consiglio comunale di Parabita». Accogliendo la sospensiva, intanto, il Consiglio di Stato si è già pronunciata circa la “liceità” del ricorso stesso, presentato quando la sentenza del Tar Lazio era data come passata in giudicato, quindi “fuori tempo massimo” per i legali di Cacciapaglia. L’accertata tardività dell’impugnazione, infatti, è stata ritenuta superabile in sede cautelare attraverso la concessione “dell’errore scusabile”. L’Avvocatura dello Stato, infatti, ha spiegato ai giudici, esibendo perizia tecnica, che la sentenza del Tar depositata il 4 aprile non è stata letta per problemi tecnici legati alla pec, la posta elettronica certificata. «Discuteremo nella udienza di merito se questa tesi –continua Quinto- sia fondata o meno sotto il profilo fattuale e giuridico. Ciò anche per la rilevanza che assumerebbe un siffatto principio, se confermato in sede di merito, in quanto valevole in linea generale per tutti gli uffici legali e per tutti gli avvocati ai fini della certezza delle risultanze della notifica a mezzo Pec. L’ordinanza del Consiglio di Stato – conclude il legale – ha però omesso di dare conto della circostanza, documentata con l’esibizione del verbale del 28 marzo 2018, che la sentenza del Tar del Lazio era stata puntualmente eseguita e che l’Amministrazione Cacciapaglia si era regolarmente insediata in sostituzione degli Amministratori straordinari; in termini di tutela cautelare, appare atipica la rimozione di una situazione amministrativa definita, nei mesi di luglio ed agosto, in attesa della decisione di merito fissata per settembre che dovrà farsi carico di rispondere a tutte le complesse questioni giuridiche che interessano la vicenda del Comune di Parabita».

Alfredo Cacciapaglia

Parabita – Asilo comunale o oratorio parrocchiale? Si infiamma a Parabita il dibattito sulle sorti dell’edificio di via Ferruccio, sede dello storico asilo delle suore ”Pisanello”. I commissari prefettizi avevano destinato l’immobile alla parrocchia S. Anna per farne un oratorio, accogliendo la richiesta del parroco don Gianni Cataldo, con un contratto di comodato d’uso (decennale) e l’impegno di realizzare attività educative rivolte a bambini, adolescenti e giovani della parrocchia e della città. Il sindaco Alfredo Cacciapaglia, appena rientrato alla guida della città dopo il periodo di commissariamento, ha invece annullato quella delibera, disponendo il trasferimento in quell’edificio dell’asilo comunale di via Berta. Decisione, questa, risalente al 2016, quand’erano ancora in corso i lavori di efficientamento dell’immobile di via Ferruccio, per il quale la comunità parabitana ha speso 1 milione e 600 mila euro. «L’asilo di via Berta – ha spiegato il sindaco – solo nell’ultimo inverno è costato 7mila euro per l’acquisto del gasolio dell’impianto di riscaldamento». Una spesa che ora il Comune intende abbattere trasferendo l’asilo da via Berta a via Ferruccio, immobile dotato di impianto geotermico e fotovoltaico per la produzione della corrente elettrica.

Ipotesi mensa Nell’ex Pisanello, inoltre, potrebbe trovare posto il centro di cottura della mensa scolastica cittadina, ovviando alla “migrazione” dei pasti, oggi preparati altrove e poi portati nelle scuole parabitane per essere consumati dai bambini. È lo stesso Sindaco, però, a suggerire una soluzione che vada incontro alle esigenze di tutti. «Ho inviato una nota alla Diocesi Nardò-Gallipoli e alla parrocchia che mette a loro disposizione l’intero piano superiore dell’immobile, da adibire a centro di aggregazione. Per il resto – spiega Cacciapaglia – ci siamo mossi a tutela della salute e del conforto migliore possibile da dare ai piccoli e dell’utilizzo ragionevole delle risorse pubbliche il cui spreco è stato più volte censurato dalla magistratura contabile».

Parabita – L’operazione era stata chiamata dai carabinieri “Coltura”, due anni fa, con 22 persone coinvolte compreso il vicesindaco Giuseppe Provenzano. Oggi, nel giorno clou della festa della Madonna della Coltura, piove di nuovo sul bagnato. Il ricorso dell’Avvocatura dello stato contro il Tribunale amministrativo del Lazio – che ha reintegrato Sindaco, Giunta e Consiglio comunale rimuovendo l’accusa di infiltrazioni mafiose – c’è. La notizia è trapelata ieri nella tarda mattinata, quando a Lecce si discuteva, proprio a seguito dell’azzeramento del Consiglio comunale, l’eventuale incandidabilità per 5 anni di Alfredo Cacciapaglia, del suo ormai ex vicesindaco Provenzano e dell’assessore Biagio Coi.

Il giallo dei termini scaduti, anzi no Per il legale degli amministratori non c’era più nulla da discutere, una volta rimesso al suo posto il Consiglio incriminato di “non belligeranza” con la criminalità, essendo scaduti – almeno così riteneva l’avv. Pietro Quinto – i termini per il ricorso dell’Avvocatura dello Stato di Roma. Invece, evidentemente, le cose non stanno così e la vicenda drammatica non può dunque dirsi conclusa. Bisognerà attendere ancora un secondo grado di giudizio sulla intrigata vicenda, in cui gli investigatori dei vari livelli si erano detti soprattutto preoccupati dal “consenso sociale” che il gruppo criminale locale era in grado di suscitare rispondendo piuttosto prontamente ad esigenze di case, lavoro, favori spiccioli e piccoli problemi quotidiani.

Il Sindaco si dice tranquillo “Sono tranquillo”, ripete ai giornalisti Cacciapaglia, il quale dal momento del proscioglimento da parte del Tar Lazio del 28 febbraio scorso, aveva inanellato una serie di mosse tutte al grido di “la mafia non esiste” e “inizia la rivincita”. “Non cambia nulla – ribadisce in queste ore pervase dai grandi festeggiamenti per la patrona – sono sereno”. E intanto spera che davvero i termini entro cui fare ricorso contro il suo ritorno al Comune siano davvero scaduti e il suo esperto legale trovi l’appiglio giusto per dimostrarlo. “Aspetterò gli eventi con tranquillità”, insiste, lui che caratterialmente è portato a reazioni immediate e piuttosto animate. Chissà quanto gli sarà costato il silenzio tra lo scioglimento del Consiglio scattato il 17 febbraio 2017 e il giudizio positivo dei giudici amministrativi del marzo scorso

Le mosse di rivincita dopo il reinsediamento Lo dimostrano le iniziative prese da metà aprile ad oggi, tra comizi di strabordante sollievo ed annunci di abbandono non immediato ma dato per certo (foto); seguiti da altri annunci di segno del tutto opposto, non appena filtrata la buona nuova dell’Avvocatura dello Stato silente davanti al colpo di spugna del Tar. Fino all’idea di chiedere i danni per quel marchio infamante apposto “alla città e all’Amministrazione comunale” all’indirizzo del Ministero dell’Interno, dopo aver assegnato uno zero in pagella ai tre commissari che hanno retto il Comune per un anno circa. “Rimarrò fino al 2020, data di scadenza naturale del mio secondo mandato”, ha concluso nei giorni scorsi in conferenza stampa appositamente convocata. Poco dopo le dimissioni pilotate dell’assessore Sonia Cataldo, che rientrata in Giunta con decreto del Sindaco, ha lasciato il posto in Consiglio al primo dei non eletti. Mossa che per alcuni ha avuto il sapore – a conferma dei precedenti – di uno che sta prefigurando anche il dopo-Cacciapaglia.

“Ora Parabita ha due Sindaci” ha titolato ieri piazzasalento, con riferimento all’elezione di Lorenzo da parte dei suoi piccoli compagni di scuola, dopo che anche l’altro, quello dei grandi, era ritornato da poco nella sua carica, ben carico. Al momento e improvvisamente però, Lorenzo è l’unico che può stare davvero tranquillo con addosso la fascia tricolore.

Parabita – Si è chiusa positivamente per il Comune di Parabita, con la decisione del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, Carlo Cazzella, la vicenda legata all’affidamento dei lavori di manutenzione dell’ex Convento dei Domenicani e della scuola d’infanzia “G. Pisanello”. Il geometra Sebastiano Nicoletti, dirigente dell’Ufficio tecnico comunale,  accusato di falso e abuso d’ufficio, è stato infatti assolto “perchè il fatto non sussiste”. Stessa sorte anche per gli altri membri della commissione per l’affidamento dell’incarico di progettazione esecutiva e direzione dei lavori riguardante gli interventi sui due immobili comunali.

La reazione del sindaco Cacciapaglia «Si pone così fine ad un incubo durato circa tre anni per uno dei gli uomini del Comune di Parabita che è noto per la sua intransigenza e la sua onestà. La squallida iniziativa politico-giudiziaria posta in essere ai suoi danni da soggetti inqualificabili – afferma soddisfatto il sindaco Alfredo Cacciapaglia –  ha finalmente avuto termine con il sigillo della legittimità da parte della magistratura, alla quale ancora una volta abbiamo sottoposto la valutazione e la correttezza degli atti da noi compiuti. Spero finisca qui una lunga stagione di veleni e che finalmente la città ritorni ad operare in clima di serenità lasciando da parte i rancori personali per ricominciare un percorso che abbia come fine ultimo il bene comune».

I ricorsi amministrativi La vicenda penale appena chiusa ha un antefatto di natura politica ed amministrativa. Gli atti del procedimento di gara furono impugnati davanti al Tribunale amministrativo dall’architetto Daniele Cataldo, in rappresentanza del raggruppamento che rivendicava l’aggiudicazione dei lavori evidenziando l’errata formulazione del bando, che non prevedeva espressamente la figura dell’architetto. Il Comune di Parabita si costituì con l’avvocato Pietro Quinto rilevando, invece, la piena legittimità degli atti e in tal senso il Tar di Lecce rigettò il ricorso. In sede di appello il Consiglio di Stato dichiarò poi improcedibile il ricorso perché i ricorrenti non risultavano in possesso dei requisiti previsti dal bando. Nel frattempo la gara venne aggiudicata alla ditta D’Apollonio ed i lavori sono poi stati eseguiti e completati.

Parabita – Risarcimento dei danni d’immagine ed una pioggia di azioni legali verso i responsabili dell’”ingiuria” che ha macchiato l’onore di Parabita. Comincia da qui il Cacciapaglia – ter: intanto le dimissioni annunciate in piazza alla fine non ci saranno. Il mandato dell’Amministrazione proseguirà fino alla sua scadenza naturale, nel 2020. «Lo Stato, decidendo di non impugnare la sentenza del Tar Lazio che ha smontato tutte le accuse della Prefettura di Lecce e del Ministero dell’Interno, ha sancito definitivamente la correttezza del nostro operato», ha chiarito il Primo cittadino nel corso di una conferenza stampa convocata per fare il punto sulla situazione politico-amministrativa della città.

Il sindaco Alfredo Cacciapaglia «Un segnale importante, che mi sprona a rimanere e continuare ad amministrare questo paese, cosa che fino ad oggi mi è stata impedita»: per Cacciapaglia è la fine di un incubo durato più di un anno. «Un’onta che ha travolto a pié pari città e amministratori, gettati in pasto all’infamante marchio di una mafiosità che invece – l’hanno detto a chiare lettere i giudici amministrativi – non esiste». La sentenza del Tar che ha cancellato lo scioglimento del Comune “per mafia” è diventata definitiva mercoledì scorso, quando sono scaduti i termini entro i quali l’Avvocatura dello Stato avrebbe potuto impugnare quanto deciso dai giudici amministrativi del Lazio. «Il passaggio in giudicato della sentenza non potrà cancellare la sofferenza patita dal sottoscritto, dagli altri amministratori e dalle nostre famiglie. I danni che abbiamo patito, noi e tutta la città, sono impagabili. Ma – ha affermato il Sindaco – chi a più livelli ha delle responsabilità in questa vicenda sarà ora chiamato a risponderne». Per questo il Comune di Parabita chiederà al Ministero dell’Interno il risarcimento dei danni d’immagine e di “mancate chance” seguiti allo scioglimento per infiltrazioni mafiose. E la rivincita è appena iniziata.

Parabita – Nessun ricorso al Consiglio di Stato da parte dell’Avvocatura dello Stato e per Parabita la questione dello scioglimento del Comune per presunte infiltrazioni malavitose può considerarsi ormai una pagina archiviata. «Non essendo stato proposto il ricorso d’appello dell’Avvocatura generale, deve ritenersi definitiva la sentenza del Tar Lazio che ha annullato il decreto di scioglimento del Consiglio comunale di Parabita per presunte infiltrazioni mafiose, reintegrando la piena legittimità e funzionalità dell’Amministrazione Cacciapaglia», rileva l’avvocato Pietro Quinto, insieme all’avvocato Luciano Ancora difensore degli amministratori comunali di Parabita.

Le motivazioni «Non mi sorprende la mancata proposizione dell’appello – dichiara l’avvocato Quinto – atteso che la sentenza del Tar Lazio è ampiamente motivata ed i principi di diritto in essa affermati costituiscono un precedente giurisprudenziale di fondamentale importanza per orientare le scelte, nella specifica materia, del Ministero dell’Interno e della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Una volta documentato il passaggio in giudicato della sentenza del Tar vi saranno conseguenze dirette per tutti i Comuni del nostro territorio e dell’intera Regione. Assumono una valenza giuridica di particolare pregnanza i criteri che devono essere rispettati dall’autorità statale per decretare lo scioglimento di un Consiglio comunale: non è sufficiente un contesto ambientale e territoriale che registri la presenza di organizzazioni malavitose e neppure che all’interno dell’Ente locale vi sia qualche amministratore o dipendente che possa essere collegato ad ambienti malavitosi. Neppure è determinante l’accertamento di atti illegittimi, fisiologici nella vita di qualsivoglia amministrazione. Occorre la dimostrazione che gli amministratori (al plurale) dell’Ente siano in qualche modo assoggettati al condizionamento esterno dell’organizzazione malavitosa».

Torna il Consiglio comunale Venerdì 18 maggio, alle 12.30, è stato convocato intanto convocato un Consiglio comunale straordinario (il primo dal reinsediamento della Giunta Cacciapaglia): è prevista la surroga dell’assessore Sonia Cataldo appena dimessa da consigliere ma riconfermata in Giunta con le stesse deleghe precedenti (e la carica di vicesindaco): in maggioranza  approda in tal modo Gerardo Carrisi.

Parabita – Novità all’interno dell’Amministrazione comunale di Parabita: il vicesindaco e assessore alla cultura Sonia Cataldo ha firmato e protocollato le dimissioni da consigliere comunale, rimettendo le deleghe nelle mani del sindaco Alfredo Cacciapaglia. Una mossa, questa, che pare anticipare i tempi rispetto alle dimissioni della sua Giunta, preannunciate dallo stesso Sindaco nel corso del suo comizio dopo il reinsediamento. Nessun allontanamento e nessuno screzio in squadra, però. «Mi dimetto solo dall’incarico istituzionale – spiegato Sonia Cataldo – ma continuerò a lavorare dietro le quinte, insieme a questa maggioranza, per portare a termine gli obiettivi che ci siamo prefissati. In questo modo potrò concentrarmi ancor più di prima nell’azione amministrativa». A sorpresa, però, il suo congedo potrebbe essere più breve del previsto. L’opzione più probabile è che il Sindaco le riassegni le stesse deleghe alla cultura e al marketing territoriale, compresa anche la carica di vicesindaco, in qualità di assessore esterno alla Giunta. Eventualità confermata da ambo i lati come uno degli scenari possibili che potrebbero delinearsi già nelle prossime ore. Nel frattempo, venerdì 18 maggio, alle 12.30, è stato convocato un Consiglio comunale straordinario (il primo dal reinsediamento della Giunta seguito alla sentenza del Tar Lazio) per la surroga di Sonia Cataldo che permetterà l’approdo in maggioranza di Gerardo Carrisi.

Parabita – Più immediata ancora delle dimissioni – annunciate ma non decise nei tempi e nei modi – la prima conseguenza del comizio tenuto dal sindaco Alfredo Cacciapaglia, è stata l’insurrezione di tutte le forze politiche cittadine. Netta e trasversale la condanna di un discorso definito “aberrante e delirante”, “frutto di un clima esasperato”, “tornato indietro di 30 anni”.

La replica di Cacciatore – «Un leone ferito ed agonizzante si è chiesto “chi siamo noi per giudicare?”  facendo proprie le parole di Papa Francesco per difendersi dalle critiche che gli sono piovute addosso», commenta Alberto Cacciatore, consigliere d’opposizione e segretario Udc, l’unico ad essere stato citato, con nome e cognome, dal sindaco nel suo discorso pubblico di giovedì 12 aprile. «Parole disattese subito dopo, quando è stato lo stesso Sindaco a criticare pesantemente tutti i suoi nemici. E così un cittadino è stato chiamato “panzone”, i giornalisti “porta e ‘nduci”, i commissari fatti passare per incapaci e le mogli dei suoi oppositori per delle “poco di buono”. Non c’è da restare scandalizzati se Parabita sprofonda sempre di più nelle tenebre, questo è l’uomo che ha governato questa città per sette anni, un uomo che non accetta la sconfitta politica e che ancora pensa che per amministrare una comunità serva un consenso come il suo, ignorando che i tempi sono cambiati, che le battaglie per la democrazia viaggiano spedite e che alla fine ripagano perché consentono di andare avanti, a guardare in faccia i tuoi figli con orgoglio ed a camminare a testa alta. Sono onorato di essere stato citato da Cacciapaglia, perché questo dimostra il buon lavoro fatto in tutti questi anni, un lavoro spesso ignorato e non compreso, ma che oggi proprio per la sconfitta di Cacciapaglia mi rende giustizia e mi gratifica», ha specificato Cacciatore.
Udc, Forza Italia e Psi «Con l’avvento dei commissari, la collettività ha vissuto un anno e due mesi di giustizia sociale. L’Amministrazione Cacciapaglia, invece – aggiungono le segreterie di Udc, Forza Italia e Psi – si è posta ai margini della vita sociale collettiva». «Esprimiamo – aggiunge Daniele Cataldo (Forza Italia) – la nostra solidarietà e vicinanza ai rappresentanti delle istituzioni, Prefetto e Commissari straordinari, a don Angelo Corvo, alle redazioni giornalistiche, all’Istituto comprensivo di Parabita, all’associazione Libera di Casarano, all’associazione “Piazza delle idee” e a tutti i cittadini della nostra comunità che hanno manifestato liberamente contro la mafia. Un amministratore pubblico deve accettare le critiche per il suo operato e le proposte per il bene dell’intera comunità in una dialettica non offensiva verso la persona e le istituzioni che rappresenta».

Adriano Merico «Sbaglia Cacciapaglia a dire di aver salvato il paese dal marchio della mafiosità. Il provvedimento del Ministero – continua il consigliere Adriano Merico, ex Pd oggi in “Liberi e uguali” – non diceva che la città di Parabita era mafiosa: sosteneva che c’erano dei collegamenti tra la mafia e la sua Amministrazione. Che la gente di Parabita fosse onesta si sapeva già, lui non ha salvato nulla se non se stesso».
Rifondazione Comunista Critiche anche dall’estrema sinistra e dal neo segretario Carlo De Marco. «L’intervento del sindaco di ieri sera non ha nulla di politico, si è trattato solo di una serie di critiche ed attacchi personali nei confronti di avversari politici, giornalisti, cittadini (gravemente definiti “omertosi”). Sarebbe stato opportuno seguire le nostre richieste di dimissioni prima del decreto di scioglimento del ministero per evitare tutto ciò che ne è derivato».

Il sindaco Alfredo Cacciapaglia

Parabita – Forse getterà davvero la spugna di qui a poco e comunque prima della fine regolare fissata nel 2020, segnato da una vicenda “che ha dell’inverosimile” e da un clima pesante fatto di lettere anonime e di “raccomandazioni” fintamente benevole. Intanto, però, di sicuro c’è che in Comune – dov’è stato reintegrato insieme al Consiglio comunale per infiltrazioni criminali smontate dal Tribunale amministrativo del Lazio – Alfredo Cacciapaglia fa il Sindaco a tempo pieno, tra delibere dei tre commissari revocate (tra cui quella che regolamentava gli incarichi legali), spostamenti di personale, provvedimenti operativi (come quello riguardante i parcheggi per i dipendenti comunali, il front office del parco), in un clima che i più definiscono piuttosto teso e su cui potrebbe incidere – nel bene e nel male – anche la decisione del Ministero dell’Interno, d’intesa con la Prefettura di Lecce, di ricorrere al Consiglio di Stato contro la cancellazione del “tutti a casa” operato dal Tar laziale.

“Abbiamo tolto dal paese il marchio della mafiosità” “Sui tempi e sui modi stiamo discutendo fra noi, ma non saremo ancora qui per molto”: alla fine di un comizio durato quasi due ore in una piazza Umberto I gremita lungo i bordi, Cacciapaglia ha annunciato le dimissioni ed ha investito formalmente gli uomini e le donne della sua Giunta ad andare avanti, a “recuperare i rapporti tra du voi innanzitutto” e ad essere sicuri che “la gente vi premierà perché avete tolto dal paese, col ricorso fatto, il marchio della mafiosità”. Li ha chiamati spesso per nome – Biagio, Tiziano, Sonia… – gli amministratori che non lo hanno lasciato solo e che anzi hanno partecipato convinti alla battaglia giudiziaria contro un “provvedimento che la città non meritava”. Con un avvertimento l’ha voluto lanciare, pubblicamente, ai suoi amici e alleati, che continueranno a lavorare “con uguaglianza ed onestà come fatto finora”. Anzi ha affidato loro un “metodo infallibile” per poter vincere ancora alle elezioni: stare dall’altra parte da quella in cui sta Alberto Cacciatore. E’ l’unico politico citato per nome e cognome dal Sindaco: “Uno che vuole insegnare trasparenza e correttezza a noi! Uno che ho cacciato a calci nel sedere e che ogni giorno scrive e dà lezioni”, dice Cacciapaglia di colui che dal 2010 al 2012 è stato suo vicesindaco in quota Udc e che fa apparire quasi come il registra di battaglie e attacchi che hanno rovinato politicamente i suoi stessi alleati e lacerato il paese che ora va pacificato.

Zero in pagella ai commissari nominati da Roma Ad Andrea Contadori, Gerardo Quaranta e aSebastiano Giangrande, funzionari prefettizi nominati dal governo devono essere fischiate le orecchie non poco ieri sera, a sentire l’elenco delle presunte mancanze addebitate loro dall’Amministrazione tornata in carica: il parco nell’abbandono, erbacce e buche per le strade, un asilo ultimato e rimasto chiuso (per problemi di allacci fognari ed elettrici, ndr), una Provinciale cosiddetta killer – la 361 –  senza ancora soluzioni. “Perché nessuno ha più protestato? Questa per me è omertà”, ha rimarcato Cacciapaglia. Nessun riconoscimento di merito ai commissari straordinari che pure avevano cercato di rimpolpare gli organici a livelli apicali (Ufficio tecnico, Affari generali, e Legale-Finanziario) senza ricevere soddisfazione dalla Prefettura. Frecciatine sono state lanciate anche a coloro che nelle Istituzioni “dovrebbero difenderci e non lo hanno fatto” e ringraziamenti alle forze dell’ordine “che comunque vanno sempre ringraziate”. Lui esce di scena, ha detto, non si ricandiderà, con un appello ai suoi: “Avete un patrimonio per aver salvato l’onore della città: non lasciatelo ad altri”.

 

 

 

 

Parabita – In attesa di sviluppi in casa Aro/9,  Parabita prova a far ripartire la gara per l’affidamento dei servizi di igiene urbana. Il sindaco Cacciapaglia, appena re-insediatosi, ha ripreso in mano le redini della procedura sollecitando l’Autorità nazionale anti-corruzione ad esprimersi sulla possibilità di conferire rifiuti organici in impianti diversi da quelli indicati in sede di gara. Gli impianti individuati dalle ditte che hanno presentato le offerte, allegando dichiarazione di disponibilità degli stessi, si sono dichiarati successivamente indisponibili a ricevere il rifiuto umido, “per raggiunti limiti di portata”. All’Anac viene dunque chiesto se è possibile conferire i rifiuti in impianti diversi da quelli indicati in sede di gara. Risposta che Parabita attende da otto mesi. «È sorprendente constatare – scrive oggi Cacciapaglia – come un anno di gestione commissariale, che proprio sul settore rifiuti avrebbe dovuto focalizzare la propria attenzione, non sia riuscita a concludere la gara. Ho dovuto scrivere io esortando il presidente dell’Autorità anticorruzione, informando al contempo Prefetto e commissario dell’Ager, a dare urgente riscontro alla richiesta di parere, al fine di poter concludere la procedura di gara, nelle more della quale, il sottoscritto, si vedrebbe costretto ad adottare ulteriori provvedimenti di proroga del servizio in essere». Proroghe, precisa ancora Cacciapaglia, adottate anche dalla gestione commissariale. «Delle due l’una: o il mio agire sull’argomento è stato corretto ed allora non si comprende come possa essere stato censurato nella relazione prefettizia che proponeva lo scioglimento del Comune, oppure, anche quella commissariale, è stata una “gestione anomala”, per riprendere una definizione della suddetta relazione».

La gara dell’Aro 9 A che punto è, invece, la procedura congiunta dell’Aro 9? L’ultimo passaggio è stato una seduta pubblica nell’aula consiliare di Casarano, lo scorso 23 marzo, nel corso della quale è stata valutata la documentazione amministrativa prodotta dalle  otto società partecipanti al bando da oltre 56milioni di euro (durata 9 anni) che riguarda i comuni di Casarano (capofila), Matino, Miggiano, Montesano Salentino, Parabita, Ruffano, Specchia. A giorni si conosceranno le ditte ammesse alla fase successiva quando sarà la commissione giudicatrice a valutare le offerte tecniche.

Parabita  – Torna al suo posto, quello di sindaco di Parabita, l’avvocato Alfredo Cacciapaglia. L’Amministrazione riabilitata dal Tar del Lazio, che ha accolto il ricorso avverso lo scioglimento per infiltrazioni mafiose disposto lo scorso anno dal Governo, si è già insediata in Comune. Nessun passaggio di consegne e nessun incontro con i commissari Andrea Cantadori, Sebastiano Giangrande e Gerardo Quaranta che hanno guidato Parabita per 13 mesi. Nei loro confronti, il reinsediato sindaco ha avuto toni e parole piuttosto aspre. «In quest’anno non è cambiato niente. La commissione straordinaria ha fatto ben tre proroghe per la gestione dei rifiuti solidi urbani, anche se io avevo bandito una gara ponte, non è riuscita a liberare nessuno degli alloggi occupati abusivamente e ha lasciato le casse comunali con gravi criticità. Ho trovato i conti pubblici molto peggio di com’erano nel 2010, al mio primo insediamento, e di come li ho lasciati nel 2017». Precisazione importante fatta dal sindaco, sentenza alla mano, riguarda la gestione dei rifiuti, un capitolo importante della relazione che ha portato al commissariamento. «Siamo passati per quelli che volevano favorire l’impresa che gestiva il servizio di nettezza urbana nel Comune di Parabita, per quelli che favorivano assunzioni e rinnovi di contratto, poi in realtà noi abbiamo fatto una gara ponte – che dopo un anno è ancora ferma all’aggiudicazione definitiva in attesa di un parere chiesto all’Anac – ma la commissione ha fatto ben tre proroghe per la gestione del servizio”. La difesa di Cacciapaglia, composta dagli avvocati Pietro Quinto e Luciano Ancora, ha dimostrato che le specifiche contestazioni su atti e vicende amministrative erano prive di fondamento perché non vi erano stati comportamenti omissivi e commissivi del Sindaco e degli amministratori censurabili in termini di legittimità amministrativa. Nei confronti dell’Amministrazione Cacciapaglia, spiegano anzi i legali, “c’è stata presunzione da parte degli inquirenti che hanno cercato a tutti i costi un riscontro per avvalorare la tesi di un condizionamento malavitoso del Comune. Quindi sono stati fatti dei riscontri senza una completa obiettività. Analisi che abbiamo provveduto a smontare”. (

Parabita – Il Tar “riabilita” l’Amministrazione comunale e il sindaco Alfredo Cacciapaglia annuncia il suo immediato ritorno ritorno a Palazzo di Città. La conferma arriva con un comunicato dello studio legale Quinto che ha seguito la vicenda legata al ricorso amministrativo presentato dagli amministratori dopo lo scioglimento del Consiglio comunale disposto il 17 febbraio per presunte infiltrazioni della malavita locale. «Per garantire la continuità amministrativa del Comune di Parabita, il sindaco Alfredo Cacciapaglia, con i componenti della Giunta, provvederanno domani mattina ad insediarsi a seguito della sentenza di reintegra del Tar del Lazio immediatamente esecutiva, in modo da garantire alla comunità cittadina la piena funzionalità dell’Amministrazione democraticamente eletta», si legge nella nota con la quale si da anche notizia della conferenza stampa preannunciata per le 12 presso la sede municipale.

La notizia della mossa di Cacciapaglia e dei suoi arriva al termine di una giornata convulsa, quella di oggi giovedì 22 marzo, dopo la pubblicazione della sentenza (decisa in Camera di consiglio già il 28 febbraio scorso) con la quale il Tar del Lazio ha accolto il ricorso presentato dagli amministratori all’epoca “estromessi”, dal sindaco Alfredo Cacciapaglia agli assessori Gianluigi Grasso, Biagio Coi e Sonia Cataldo, sino al presidente del Consiglio comunale Pierluigi Leopizzi e al consigliere Salvatore Tiziano Laterza. Si tratta di un pronunciamento eclatante e dalle conseguenze ancora tutte da valutare alla luce del prevedibile ricorso al Consiglio di Stato che il Ministero dell’Interno potrà presentare. Intanto i giudici amministrativi di primo grado (presidente Carmine Volpe, consiglieri Ivo Correale e Roberta Cicchese) hanno messo nero su bianco le loro motivazioni giungendo alla conclusione che le vicende penali legate all’operazione “Coltura”, condotta dai carabinieri nel dicembre del 2015, non hanno intaccato l’attività dell’Amministrazione comunale Cacciapaglia. Nella rete del blitz condotto all’alba del 16 dicembre 2015 (22 furono gli arresti) finì anche l’allora vicesindaco Giuseppe Provenzano, il più suffragato nelle elezioni di pochi mesi prima con 480 voti. L’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa costò il carcere (prima) e i domiciliari (poi) a Provenzano, costretto alle dimissioni. Fu poi la commissione d’indagine inviata in città dal Ministero a spulciare l’attività amministrativa per  capire se, e in che modo, la malavita locale avesse fatto breccia a Palazzo. Ne seguì, infine, lo scioglimento del Consiglio comunale con decreto del presidente della Repubblica del 17 febbraio 2017 con l’insediamento della commissione straordinaria che, da un hanno a questa parte, ha retto le sorti della città, composta da Andrea Cantadori, Gerardo Quaranta e Sebastiano Giangrande.

La sentenza del Tar “Proprio le vicende penali riguardanti il solo vicesindaco – si legge nelle 32 pagine della sentenza del Tar – relative a provvedimenti poi revocati nel gennaio 2017, testimoniavano che solo costui poteva considerarsi elemento di eventuale collegamento tra la malavita e l’amministrazione comunale e, quindi, la sua custodia cautelare sin dal 29 dicembre 2015 aveva già escluso la possibilità di interferire in tal senso”. Quindi, i giudici amministrativi affermano, in sintesi quattro principi: le vicende penali hanno riguardato il solo vicesindaco e per fatti precedenti le elezioni del 2015; lo stesso Provenzano è stato reintegrato in Giunta nell’ottobre del 2015, dopo le sue precedenti dimissioni, “con pressoché nulla capacità di inquinare l’operato dell’Amministrazione”; l’assessore coinvolto nelle indagini non risulta soggetto a provvedimento penale e il suo coinvolgimento è dovuto “solo a dichiarazioni di terzi, senza alcun elemento quantomeno indiziario che lo colleghi in maniera oggettiva a influenze del clan sul suo operato”; mancano, dunque, quegli elementi “concreti, univoci e rilevanti” che possano far pensare ad un’attività amministrativa “corrotta o compromessa”.

Il sindaco Cacciapaglia Su facebook il commento del Primo cittadino appena “reintegrato” nelle sue funzioni: «Ho combattuto questa battaglia inannzitutto per la mia famiglia e per la mia Comunità che ho sempre amato. Ora il mio pensiero va a quelli che continuano a soffrire, ai deboli, agli emarginati,ai poveri, alle vittime dell’ingiustizia e dell’arroganza, ai denigrati, agli esclusi a tutti quelli per i quali ne vale sempre la pena combattere. E vincere».

L’avvocato Piero Quinto – “Giustizia è fatta” è, invece, il commento dell’avvocato Pietro Quinto che ha difeso, insieme a Luciano Ancora, gli ex amministratori nel ricorso davanti al Tar. La soddisfazione del legale è non solo professionale ma anche  “personale per il rapporto di colleganza e di amicizia con l’avvocato Alfredo Cacciapaglia”. Quinto sottolinea la rilevanza non solo giuridica ma “istituzionale” della sentenza del Tar perché “lo scioglimento del Consiglio Comunale è un atto straordinario che incide su una delle istituzioni fondamentali della Repubblica”. «In particolare, la difesa di Cacciapaglia ha dimostrato che le specifiche contestazioni su atti e vicende amministrative erano prive di fondamento perché non vi erano stati comportamenti omissivi e commissivi del Sindaco e degli amministratori censurabili in termini di legittimità amministrativa», conclude il legale il quale richiama il “ruolo di alta professionalità svolto dal Sindaco Cacciapaglia, professionista affermato, che esercita l’attività di avvocato, eletto ben 2 volte alla carica sindacale e nei confronti del quale alcun addebito era stato mai sollevato in qualsiasi sede. Era quindi evidente una contraddizione in termini perché in assenza di qualsivoglia contestazione nei confronti di un Sindaco autorevole non si poteva poi ritenere che quello stesso Sindaco potesse consentire anche involontariamente una qualche forma di inquinamento dell’attività amministrativa”.

 

 

 

Alfredo Cacciapaglia

Alfredo Cacciapaglia

PARABITA. Si deciderà il 28 febbraio prossimo la vertenza davanti alla Giustizia amministrativa in merito allo scioglimento del Consiglio comunale di Parabita per infiltrazioni criminali di stampo mafioso. Lo ha deciso il Tribunale amministrativo regionale (Tar) del Lazio, cui si era rivolto l’ex Sindaco Alfredo Cacciapaglia assistito dall’avvocato Pietro Quinto. Il “tutti a casa” per i gravi motivi citati era suonato il 17 febbraio scorso. Nell’udienza del 24 maggio i giudici del Tar Lazio hanno ordinato il deposito, entro 90 giorni, di due importanti documenti citati a lungo nel decreto di scioglimento del ministero dell’Interno: la relazione della Commissione ispettiva del 28 novembre 2016 e il parere del Comitato provinciale ordine e sicurezza datato 21 ottobre dello stesso anno. I giudici vogliono copie senza gli “omissis” apposti nei due documenti per motivi di riservatezza. Questo il commento delL’avvocato di Cacciapaglia: “Trattasi di documenti che nella sostanza sono conosciuti dai ricorrenti e che sono stati ampiamente censurati nel ricorso introduttivo. Dall’esibizione in forma integrale di tali atti non dovrebbero, quindi, emergere novità sostanziali sull’oggetto del contenzioso e sulle contestazioni formulate nei confronti dell’Amministrazione Cacciapaglia”.

PARABITA. L’appello del Centro di Solidarietà Onlus per salvare Parco Angelica non sembra essere caduto nel vuoto. Almeno, stando alle intenzioni manifestate da diversi enti del terzo settore e associazioni no profit di Parabita che si starebbero muovendo per acquisire informazioni sulle procedure che porterebbero all’affidamento temporaneo del parco situato sulla provinciale Parabita-Alezio. A confermarlo è il sindaco Alfredo Cacciapaglia, che afferma di aver ricevuto, seppur ancora in via informale, diverse manifestazioni d’interesse per non far sì che il sogno del parco cada nel dimenticatoio. Il bene, sottratto alla criminalità organizzata e dato in gestione alla parrocchia S. Giovanni Battista prima e al Comune di Parabita poi, se attrezzato e reso funzionale potrebbe diventare un importante centro di servizi per tutta la collettività. L’occasione da non perdere è un bando emesso dalla “Fondazione con il Sud”, che prevede un contributo di 500mila euro a sostegno di progetti e attività di economia sociale su beni confiscati alla mafia. La chiamata ha scadenza 15 febbraio 2017 ed è rivolta ad associazioni che dimostrino di avere in gestione il bene per il quale si chiede il finanziamento per almeno 10 anni. Cosa che tecnicamente dovrebbe passare da un bando pubblico del Comune di Parabita vincolato all’ammissione al finanziamento.

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PARABITA. L’ufficio del Giudice di pace di Gallipoli arranca, tra difficoltà economiche e insostenibile mole di lavoro, con faldoni che confluiscono anche dai paesi limitrofi come Parabita, Alezio, Tuglie e Sannicola. Così il sindaco di Gallipoli Stefano Minerva fa un appello ai colleghi sindaci, rimproverandoli di “usufruirne senza contribuire”. Pronta, però, la risposta del Primo cittadino di Parabita, Alfredo Cacciapaglia: «Si informi meglio, senza fare di tutta l’erba un fascio», la sua piccata risposta. Nervi tesi, dunque, sul protocollo d’intesa per la condivisione degli uffici giudiziari, per i quali era stata chiesta ai vicini la compartecipazione alle spese per il mantenimento della sede fornendo non solo la disponibilità del personale da dislocale, a rotazione, presso l’ex tribunale, ma soprattutto il contributo economico da integrare con quello già sborsato dal Comune di Gallipoli.

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PARABITA. Si partirà lunedì 3 ottobre con il telelaser, poi arriveranno gli autovelox della Polizia municipale. Le contromisure all’alto tasso di incidentalità della Provinciale 361 sono appena iniziate e porteranno contestazioni immediate e multe salate a chi non rispetta il limite di velocità. Semafori, spartitraffico e modifica della segnaletica stradale, nel frattempo, rimangono al vaglio del team di esperti deputato a trovare urgenti soluzioni per la sua messa in sicurezza e potrebbero essere adottatinei prossimi mesi. La strada in questione, la stessa dove da tempo si susseguono incidenti (otto da luglio) anche mortali (l’ultimo), è un tratto mediano della Gallipoli– Otranto, quella che collega Alezio, Parabita e Collepasso. Scartata l’ipotesi di una sua chiusura (eccetto residenti e frontisti) inizialmente chiesta dal sindaco Alfredo Cacciapaglia in assenza di altre immediate alternative, la Sp 361 rimarrà aperta ma il controllo sul rispetto del limite di velocità a 50 km/h sarà ferreo. La limitazione sarà valida dal confine con Collepasso, all’altezza dell’impianto di antenne radiotelevisive, fino all’ingresso di Alezio, dove sorge la stazione di servizio Camer. È quanto discusso in un vertice convocato dal Prefetto di Lecce Claudio Palomba al quale hanno preso parte, con il presidente della Provincia Antonio Gabellone, anche i sindaci di Parabita, Collepasso, Maglie e Alezio.

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PARABITA. In attesa delle prime sentenze del tribunale di Lecce sull’operazione “Colturaˮ (per 21 imputati sono stati chiesti oltre 200 anni di detenzione), l’Amministrazione comunale guidata da Alfredo Cacciapaglia intende “affermare e ribadire la cultura e lo spirito della legalità e della lotta alla mafiaˮ. Da ciò il via libera ad un legale per tutelare l’immagine della città dall’accanimento mediatico e da illazioni politiche. L’esplicito riferimento è all’operazione antimafia dei carabinieri del Ros di Lecce che lo scorso dicembre portò all’arresto dell’ex vicesindaco Giuseppe Provenzano la cui posizione verrà vagliata dal tribunale con il più lungo rito ordinario. In conseguenza dell’operazione dei Ros, in città è pure giunta la commissione prefettizia di accesso agli atti amministrativi, le cui indagini “potranno offrire l’opportunità di fare chiarezza e fugare ogni dubbio su eventuali supposte influenze malavitose all’interno dell’Enteˮ, come scritto in delibera. Un contesto, questo, che ha però elevato la soglia dell’attenzione mediatica sul Comune, balzato sulle cronache dei giornali e sui processi sommari dei social network. «La diffusione di notizie non fondate o frutto di mere ipotesi costituisce un danno per tutta la collettività – si legge nell’atto del primo settembre scorso –  fornendo una distorta ed alterata immagine della realtà cittadina, con indubbio pregiudizio sia per tutti gli operatori economici che per ogni onesto comune cittadino». Parabita non è un paese mafioso, dice in sostanza la Giunta, e chi dice il contrario, in assenza di riscontri fattivi che spettano solo alle autorità giudiziarie, deve assumersene le conseguenze.

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PARABITA. Stagione calda, in tutti i sensi, a Palazzo di città. Tra i temi bollenti dell’agenda amministrativa, il Bilancio di previsione. Sul documento finanziario, approvato di recente, si è consumato un duro scontro tra maggioranza e opposizione, con quest’ultima che ha puntato il dito su presunte irregolarità dei conti pubblici. Importanti voci di spesa (per circa 140 mila euro), secondo il gruppo “Cambiamo insiemeˮ, sarebbero rimaste fuori dal rendiconto perché prive della relativa copertura finanziaria. Se inserite avrebbero fatto emergere importanti passività nei conti parabitani. Nel bilancio mancherebbero, poi, anche pareri e relazioni dei responsabili di settore. Gli ultimi, aggiungono le opposizioni richiamando quanto affermato dallo stesso segretario comunale nell’ultima seduta consiliare, risalgono al novembre 2015, e quindi al passato rendiconto economico. «Solo accuse infondate, le voci non presenti in bilancio sono quelle relative a servizi non ancora verificati dagli uffici», ha spiegato il sindaco Alfredo Cacciapaglia.

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Alfredo Cacciapaglia

Alfredo Cacciapaglia

PARABITA. Non si tratta solo dell’assenza di personale addetto alla circolazione dei treni. A creare disagi sono soprattutto le lunghe code d’attesa davanti alle barre automatiche dei passaggi a livello, pericolose per la sicurezza stradale e l’incolumità pubblica. Senza contare i ripetuti atti vandalici che hanno danneggiato i locali della stazione, da febbraio 2015 ridotta a semplice fermata per strategie aziendali di contenimento dei costi. A farsi portavoce delle ripetute lamentele dei cittadini è il sindaco Alfredo Cacciapaglia (foto) che ha scritto al Prefetto di Lecce Claudio Palomba e al Commissario Straordinario delle Ferrovie Sud Est.

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PARABITA. Con il bando per i comuni dell’Aro 9 sempre al palo (ora con Casarano capofila), Parabita fa da se e avvia il nuovo servizio di gestione dei rifiuti solidi urbani in città nei prossimi 12 mesi. L’obiettivo dichiarato è quello di raggiungere una percentuale di raccolta differenziata superiore al 65%. (lo scorso aprile era ferma al 24%) con il fondamentale contributo dell’avvio della raccolta differenziata dell’umido con le pattumelle a breve in distribuzione. Dal prezzo posto a base d’appalto, pari a 1.070.000 euro annui, di poco superiore al canone attuale, dovrà essere decurtato il ribasso di gara e la vendita degli imballaggi per circa 90mila euro. Oltre alle pattumelle per l’umido, è prevista anche l’installazione di 20 kit per la raccolta delle deiezioni canine, 100 cestini gettarifiuti e 100 minicigar per la raccolta delle cicche di sigaretta. Soddisfazione, in merito, viene espressa dall’assessore Chiara Barone e dal sindaco Alfredo Cacciapaglia. Screzi in Giunta si registrano, invece, sul tema della gestione tributi, con l’assessore Tiziano Scorrano che ha rinunciato alla delega in materia. Il perché è in alcuni provvedimenti presi dall’Amministrazione comunale sull’evasione fiscale, con un pugno duro che ha portato a pignoramenti per alcune decine di famiglie. «Il sindaco in alcune scelte amministrative e politiche ha ritenuto opportuno non coinvolgere l’assessore ai Tributi sulle iniziative da intraprendere probabilmente per una carente fiducia sull’operato, tanto da attivare autonomamente ma legittimamente iniziative senza ricercare la collaborazione sull’incarico affidato», spiega Scorrano, al quale rimangono ora le deleghe a Risorse umane, Bilancio e Attività produttive. «Fermo restando che nella riscossione dei tributi né il Sindaco né l’assessore o altri devono essere “coinvolti” su improbabili “iniziative” che sono di competenza della società di riscossione – afferma Cacciapaglia – attendo di sapere quali sarebbero state le sue iniziative posto che risponde di danno erariale chi, a fronte della mancata o rilevata evasione degli obblighi tributari da parte di alcuni contribuenti, omette di procedere al recupero delle somme»

Da sinistra Giuseppe Provenzano, Biagio Coi, Sonia Cataldo e Chiara Barone

Da sinistra Giuseppe Provenzano, Biagio Coi, Sonia Cataldo e Chiara Barone

PARABITA. Restano ancora un po’ nebulosi i contorni politici degli ultimi movimenti a palazzo di città. La nuova squadra di governo scelta dal sindaco Alfredo Cacciapaglia dopo l’azzeramento della Giunta di qualche settimana fa è già al lavoro. Ad essere confermati rispetto al poker uscente sono stati tre assessori su quattro. Tornano in carica Sonia Cataldo con delega alle Politiche culturali e Chiara Barone per Politiche giovanili e Ambiente. Le quote rosa erano state le prime ad essere confermate già nella Giunta provvisoria che ha affiancato il Sindaco nella gestione delle scadenze amministrative dell’Ente in attesa del ripristino dell’esecutivo. Nuovamente presente anche l’assessore Biagio Coi, delegato a Lavori pubblici, viabilità, traffico e servizi cimiteriali. Unica novità il quarto uomo, con il rientro dell’assessore Giuseppe Provenzano al quale, oltre alla delega allo Sport, è andata anche la fascia da vicesindaco.
Unico nome fuori dalla rosa, quello di Tiziano Scorrano che ha lasciato la Giunta con diversi strascichi polemici. Frecciate e accuse sono volate dritte all’indirizzo del neo vicesindaco, per Scorrano una sorta di “deus ex machina” dell’Amministrazione, da lui definita “un luna park dei divertimenti”.

«È stato un gioco sporco fin dall’inizio – ha spiegato Scorrano –  e la causa principale è Giuseppe Provenzano. È impensabile   che il vicesindaco dopo appena 15 giorni, rassegni inspiegabilmente le proprie dimissioni, salvo poi, dopo appena una settimana, ravvedersi e pretendere nuovamente la poltrona».
Commenti duri sono giunti anche dall’opposizione dei movimenti Ideale futuro, Movimento 5 Stelle e Rifondazione comunista. Cambiamo insieme, con i consiglieri Maria Concetta Toma e Antonio Prete, è anche scesa in piazza a chiedere chiarezza. Resta ancora in attesa di convalida, intanto, la surroga di Adriano Merico, fuori dall’aula per la legge Severino. Nel prossimo Consiglio comunale dovrebbe subentrargli Alberto Cacciatore, primo dei non eletti. Tra gli altri punti all’ordine del giorno anche l’approvazione dell’indennità di fine primo mandato del sindaco Cacciapaglia.

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PARABITA. Si è aperto con il giuramento del Primo cittadino e la convalida dei consiglieri eletti il primo Consiglio comunale dell’era Cacciapaglia bis.
Un’Assise nella quale per la prima volta, come ha specificato il Sindaco Alfredo Cacciapaglia (foto al centro), “le donne rappresentano più di un terzo dei consiglieri”. Con votazione unanime, la presidenza del Consiglio è andata alla maggioranza, con l’elezione di Tiziano Scorrano (foto a sinistra), anche se non è mancato il piccato commento della controparte. «Mi sarei aspettato che la carica di presidente, in quanto garante dell’imparzialità,  fosse lasciata alle minoranze, inaugurando una svolta nei rapporti tra maggioranza e opposizione», ha specificato il consigliere Antonio Prete, nel gruppo “Cambiamo insieme”.

Vicepresidente, dalle fila dell’opposizione, sarà Marcella Provenzano (foto a destra) che, durante il saluto all’aula, ha auspicato anche “un rapporto costruttivo, e mai pregiudizievole, nell’interesse dei cittadini e del bene comune”.
Qualche screzio, già nella prima adunanza, si è registrato sulla nomina della commissione elettorale comunale, della quale faranno parte i consiglieri Tiziano Laterza, Pierluigi Leopizzi e Antonio Prete (supplenti: Giuseppe Provenzano, Francesca Giannelli e Marcella Provenzano). Nella prima riunione post-elettorale del Consiglio anche la risoluzione della convenzione con il Comune di Matino (prevista in scadenza il prossimo 19 luglio) per la condivisione del segretario comunale.
A conferire il nuovo incarico, su base fiduciaria, stabilendo chi subentrerà alla dottoressa Consuelo Tartaro sarà, a breve, lo stesso sindaco Alfredo Cacciapaglia.

comune parabita

Il municipio. Nella foto in basso Alfredo Cacciapaglia: nel 2010 ottenne il 36,93% delle preferenze subentrando ad Adriano Merico

alfredo cacciapaglia sindaco firma per la Chiesa dell'Umilt ParabitaPARABITA. Per Alfredo Cacciapaglia è “uguaglianza” la parola cardine del mandato amministrativo che si accinge a concludere. «Sono stato il sindaco di tutti, nessuno può accusarmi di aver fatto trattamenti di favore», annuncia deciso, ripercorrendo le battaglie dei cinque anni al timone di Parabita. «Sono stato inflessibile, quello sì, ma con tutti: se c’era da pagare hanno pagato amici e oppositori allo stesso modo, abbiamo dato lavoro a tutte le ditte di Parabita, non abbiamo fatto sconti agli sporcaccioni che inquinano, a chi voleva trarre profitti dalla politica, a chi non voleva il bene del paese». E il suo, a un mese dalla competizione elettorale che lo vede in lizza per la riconferma, è un bilancio più che positivo. Il risanamento dei conti pubblici, il primo degli interventi di cui va più fiero. «Quando mi insediai nel 2010 – ricorda – mi dissero che non c’erano nemmeno i soldi per comprare le matite. Era vero. Ho trovato debiti per quasi 1 milione di euro e, nel 2015, lascio le casse in attivo. Di poco, ma in attivo».

Questo, però, anche per l’aumento della pressione fiscale. «È vero – spiega Cacciapaglia – ma col sacrificio di tutti, oltre a coprire il disavanzo, abbiamo reso tanti servizi alla collettività». Tra questi l’estensione della pubblica illuminazione non solo alle contrade, ma anche in città. Nel parco comunale, per esempio, “per anni un luogo per gente di malaffare e oggi un giardino gremito dal divertimento di bambini e famiglie” ribadisce. E poi le scuole, la media “G. Dimo”, l’asilo “Fagiani”, la “Pisanello”, alla quale andranno 600mila degli oltre 2 milioni di euro di finanziamento ricevuti per il convento dei Domenicani, il più corposo mai intercettato a Parabita. L’allargamento di viale Stazione con un mutuo da 110mila euro, il basolato di via Padre Serafino, la sistemazione degli spogliatoi del campo sportivo, per continuare la lista.
Certo, molto rimane da fare: «Ho dovuto fare delle scelte. Ma in tutto quello che ho fatto ho messo il massimo impegno», conclude il sindaco, pronto ad una nuova campagna elettorale.

Contrada Rischiazzi ParabitaPARABITA. Hanno variato il percorso sul progetto ma non c’è stata la dovuta concertazione: per questo Sindaco e assessori di Parabita porteranno davanti al Tribunale amministrativo regionale (Tar) di Lecce sia la Provincia, ente cui fa capo la decisione di costruire una superstrada tra Otranto e Gallipoli, e Collepasso, Comune limitrofo. La modifica contro la quale si muove il primo cittadino parabitano Alfredo Cacciapiaglia è la soppressione “per motivi tecnici” di una delle due rotatorie previste nel territorio confinante con Collepasso. Per questo il 20 agosto scorso la Giunta comunale ha dato incarico ad un legale (spesa prevista 6.344 euro) nella speranza che il giudice amministrativo annulli questa variante al progetto.

La decisione di ricorrere al Tar è stata però criticata dai consiglieri di minoranza di “Parabita Domani” e “Bene Comune”, Alessandro Tornesello, Gianni Giaffreda, Marco Cataldo e Mauro Cataldo, per il quali il Sindaco avrebbe fatto meglio a chiedere “sistemi di sicurezza alternativi, estremamente più economici e meno invasivi”. Per questo era stata presentata anche una interpellanza in Consiglio comunale. “La cosa che sta a cuore al Sindaco Cacciapaglia – scrivono i quattro consiglieri – non pare essere la tutela del territorio par abitano o l’eventuale messa in sicurezza della strada provincia 361, ma poche centinaia di metri di asfalto. Ricordiamo che la sua proposta prevede uno sbancamento della collina per un dislivello di 25 metri, che va ad aggiungersi ad altre ‘opere’ che hanno devastato una delle più belle zone del Saleto”.

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Il sindaco Alfredo Cacciapaglia

Parabita. «Nessuna motivazione politica né condizionamento esterno o ragione personale»: è  stato lo stesso sindaco Alfredo Cacciapaglia (foto sopra), in un appassionato comizio pubblico, a spiegare le ragioni del divorzio dal suo ormai ex-braccio destro dell’Udc Alberto Cacciatore (sotto) al quale ha revocato tutti gli incarichi assessorili e la stessa delega di vicesindaco.

Alberto Cacciatore

«L’ho fatto a tutela dell’interessato, mia e della trasparenza dell’amministrazione», ha insistito il sindaco. Pomo della discordia l’appalto comunale per la ristrutturazione di piazza Regina del Cielo, finanziato con 700mila euro, al quale ha partecipato l’azienda edile della quale lo stesso Cacciatore è direttore tecnico.

Da qui, il “conflitto di interessi” che ha portato prima ad un ultimatunm e poi all’allontanamento. «È mia intenzione, però, riaprire il dialogo con l’Udc», ha aggiunto il sindaco, esponente del Pdl. Non dello stesso parere il suo ormai ex vice che ha impugnato il provvedimento, di concerto con la segreteria provinciale del suo partito, parlando di “decisioni già prese” contestandone  la fondatezza e le modalità. «Non ci sono stati i passaggi necessari», ha spiegato Cacciatore secondo il quale tra l’aut-aut e l’estromissione sarebbero intercorse  solo poche ore” e senza poter chiarire la propria posizione.

DP

Voce al Direttore

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Abbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo - non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore...