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agguato di mafia

Melissano – Saranno le indagini delle forze dell’ordine a dire se l’assassinio di Manuele Carrisi rientri o meno nell’ambito della guerra per i nuovi assetti tra i clan locali, dopo l’omicidio Potenza e il ridimensionamento del clan Monteduro. Quel che è certo è che il 37enne di Melissano è morto questa mattina, cinque giorni dopo l’agguato portato a termine da due o tre sicari nella zona 167 del suo paese. La lunga operazione cui era stato sottoposto, tra mercoledì 21 e giovedì 22 marzo scorsi, non è servita a salvargli la vita: i tre colpi di pistola sparati in rapida sequenza mentre era davanti ad un fast food del suo paese sono risultati, alla fine, mortali. Così come era nelle intenzioni del gruppo di fuoco che ha agito intorno alle 23 in una zona periferica di Melissano, su largo Gesù Redentore, non lontano dalla statale 271. Con fare quanto mai determinato, in due sono scesi da un’auto color scuro sparando sei colpi nei confronti di Cesari che, in quel momento stava mangiando un panino: tre proiettili hanno centrato l’uomo al gluteo, all’addome e al basso ventre. Sono stati, poi, alcuni suoi amici a trasportalo con la massima urgenza all’ospedale “Ferrari” di Casarano, lasciandolo davanti all’ingresso del Pronto soccorso. Circa dieci ore è durato l’immediato intervento chirurgico cui è stato sottoposto Cesari, al termine del quale la situazione è parsa stabilizzarsi per alcuni giorni. Quest’oggi, invece, la notizia della sua morte nel reparto di Rianimazione del “Ferrari”, dov’era rimasto piantonato dai carabinieri.

I precedenti Manuele Cesari era un nome ben noto nell’ambiente della malavita locale ed in queste ore si cerca di capire chi possa averlo messo nel mirino fino a farlo fuori. Gli inquirenti non escludono la pista del regolamento di conti viste le non poche “pendenze” che il 37enne aveva alle sue spalle. Nulla di troppo recente, però, anche se non si esclude un eventuale collegamento tra l’assassinio di Cesari e la scia di fuoco che, giusto una settimana prima dell’agguato di Melissano, ha riportato la vicina Casarano in un clima di terrore. Cesari già nel giugno del 2008 venne colpito con una coltellata sul lungomare di Torre San Giovanni e sempre nella marina ugentina, nell’estate 2010, si rese protagonista di un pestaggio ai danni di due persone (padre e figlio) di Ugento. Il suo nome compare anche nell’operazione “Box 51” condotta dalla Squadra mobile di Lecce e dai colleghi del Commissariato di Taurisano nell’ambito dell’attività di spaccio nelle discoteche delle zone di Ugento, Taurisano, Presicce e Ruffano. Non resta che scandagliare gli ultimi dieci anni per capire che ruolo il melissanese fosse riuscito a ritagliarsi nell’ambito della malavita locale.

L’Antimafia indaga a Casarano Intanto sono passate all’Antimafia le indagini sui tre attentati compiuti all’alba di mercoledì 14 marzo a Casarano: è stato il procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi a trattenere il fascicolo che era stato inizialmente assegnato ad un magistrato ordinario. Gli inquirenti hanno seri dubbi che possa essersi trattato di un “semplice” caso di richiesta estorsiva anche perché, intorno alle 5 del mattino, in rapida sequenza vennero colpiti una concessionaria d’auto, una palestra e anche l’auto di un muratore, che poco o nulla pare c’entrare con il pizzo, per un totale di tredici fucilate. Il timore è che la mala locale stia, invece, ridisegnando i confini del suo ambito d’azione collocando nuove pedine nei posti di comando dopo l’omicidio di Augustino Potenza, quello tentato di Luigi Spennato (sempre sul finire del 2016) e l’operazione delle forze dell’ordine che sgominò il clan Monteduro, guidato dall’amico-rivale del boss trucidato nel parcheggio dell’ipermercato a colpi di kalasnikov.

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