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abusi sessuali

TAURISANO – Avrebbe abusato sessualmente di un minorenne il 58enne di Taurisano (E.R. le sue iniziali) condannato ieri in primo grado, dal Tribunale di Lecce, a 8 anni di reclusione. Ad aggravare le accuse ha concorso il deficit psichico del ragazzo (16enne all’epoca dei fatti) e la sieropositività dell’uomo (per fortuna non trasmessa), dallo scorso anno agli arresti nel carcere di borgo San Nicola. Per attirare il ragazzino non sono mancati alcuni regali, un orologio ed un cellulare, con i quali il molestatore riusciva ad avvicinare la sua vittima, spesso sulla villa comunale del paese, per poi portarlo a casa. Di 12 anni è stata la condanna richiesta dal Pubblico ministero, sulla considerazione dell’uso di un coltello per costringere il ragazzo ad avere rapporti con lui. Gli episodi (almeno quattro) sarebbero avvenuti dal dicembre 2015 al gennaio 2016, prima della denuncia ai carabinieri da parte dei genitori del ragazzo. La linea difensiva ha, invece, puntato su alcune “incongruenze” nelle dichiarazioni del ragazzo (rese con il sostegno di una psicologa), sul “ritardo” nella denuncia e, soprattutto, sul consenso prestato dal giovane. Questi i rilievi sui quali si fonderà il già preannunciato ricorso in appello alla sentenza appena resa.

TAVIANO – Si chiude con uno sconto di pena in Appello la squallida vicenda legata ad abusi sessuali e sevizie in una comunità di recupero di Taviano. Il direttore ed il responsabile della struttura (rispettivamente il 59enne L.F. ed il 50enne S.P., di Parabita e Poggiardo) sono stati condannati in secondo grado a otto anni e sei mesi di reclusione, invece dei 13 anni inflitti in primo grado, per “abusi sessuali e sevizie” nei confronti di alcuni giovani della comunità. In tribunale, l’accusa è riuscita a provare le responsabilità nei soprusi e nelle violenze fisiche che venivano perpetrati. In alcuni casi è però intercorsa la prescrizione è non si è riusciti a procedere. In un caso, una ragazza sarebbe stata costretta a subire (con violenza) il rituale di una vera e propria “messa nera” inscenata in una chiesa nella marina di Mancaversa. È stato anche disposto il risarcimento in favore delle parti civili e del Comune di Casarano, costituitosi nel processo.

ALEZIO – È di dodici anni di reclusione la penna inflitta ad un 45enne di Alezio accusato di aver ripetutamente abusato della figlia minorenne. Ieri la sentenza pronunciata al termine del processo celebrato con il rito abbreviato, grazie al quale l’uomo ha ottenuto lo sconto di pena previsto dalla legge: 16 anni aveva, infatti, chiesto per lui la pubblica accusa mentre l’avvocato difensore puntava al minino della pena (non all’assoluzione).

Le violenze, secondo quanto appurato nel corso del giudizio, avrebbero avuto inizio ai 13 anni della ragazza per proseguire sino alla maggiore età. La ragazzina sarebbe stata anche minacciata e ricattata tanto da non raccontare nulla di quanto stava accadendo neppure alla madre. Solo dopo essersi confidata con un’amica e con il fidanzato ha poi avuto il coraggio di rivolgersi ai Servizi sociali del Comune con il passaggio attraverso il Centro antiviolenza di Maglie. Da qui le segnalazioni al tribunale dei Minori e l’apertura di un procedimento per la tutela della giovane. Ad avvalorare i fatti anche alcune registrazioni effettuate dalla stessa ragazza con il telefonino dalle quali sono emerse, inconfutabili, le minacce subite ed i ricatti di natura sessuale. Tra le accuse, oltre alla violenza sessuale continuata ed aggravata dal ruolo di genitore, anche quella di tentata prostituzione minorile. Per sfuggire ad uno stato di prostrazione psicofisica non più tollerabile, all’epoca dei fatti la ragazza ha pure commesso atti di autolesionismo prima di essere allontanata dalla casa di famiglia per trovare sistemazione in una casa protetta. Per l’imputato è arrivata anche l’interdizione perpetua da qualunque ufficio o servizio attinente scuole o strutture (pubbliche e private) comunque frequentati da minori.

FOTO DON QUINTINO DE LORENZISNardò. E’ durato 5 lunghi anni il calvario per don Quintino De Lorenzis, 41 anni, di Alliste, parroco della chiesa “San Gerardo della Majella” di Nardò sino all’epoca dei fatti, avvenuti il 15.10.2011. La sera dell’8 luglio scorso  è stato assolto in Appello con la formula “perché il fatto non sussiste”. In primo grado, il sacerdote, nonostante la richiesta di assoluzione fosse stata avanzata anche dallo stesso pubblico ministero, era stato condannato alla pena di 3 anni e 6 mesi di reclusione per il reato di abusi sessuali in danno di un cittadino  extracomunitario il quale si era rivolto alla parrocchia per del vestiario.

Viva soddisfazione della “Chiesa di Nardò-Gallipoli” e del vescovo Fernando Filograna “alla fine di un percorso sofferto e difficile” – come si legge nel comunicato ufficiale della diocesi – “Con rispetto e profondo senso delle istituzioni, abbiamo confidato nell’operato della magistratura e, affidandoci nella preghiera a Dio, giusto e misericordioso, non ci siamo fatti prendere dallo sconforto o dalla rassegnazione, rimanendo Chiesa a servizio degli ultimi, anche quando incompresa o perseguitata”.

Il Collegio giudicante della Corte d’Appello era composto da Vincenzo Scardia (presidente), Silvana Botrugno e Antonio Del Coco (relatore): procuratore generale d’udienza Giampiero Nascimbeni. Il difensore di don Quintino De Lorenzis è stato l’avvocato Giuseppe Bonsegna di Nardò.

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