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Nardò – “Ecomostro abbattuto e tanti saluti alle ranocchie gracidanti”. Esulta così il primo cittadino Giuseppe Mellone dopo la demolizione dell’incompiuta di via Incoronata, il cui abbattimento era iniziato lo scorso 12 dicembre alla presenza – tra gli altri – del governatore Michele Emiliano, che applaudì all’iniziativa per certi versi simile all’abbattimento dei palazzoni di Punta Perotti a Bari. Ieri i mezzi meccanici dell’impresa Gesmundo di Bari hanno terminato l’intervento progettato dall’architetto Elisabetta Ferrocino e dal geometra Salvatore Albanese. Dello stabile sorto quasi quarant’anni fa per ospitare il nuovo Municipio e mai ultimato, restano adesso solo macerie da smaltire.

Qualche numero sull’ormai ex opera pubblica: 1 miliardo 350milioni di lire la somma spesa dagli anni Settanta a oggi per un’opera mai realizzata; 92mila euro il costo di abbattimento a carico del Comune; 25mila i metri quadrati di parco pubblico che l’Amministrazione comunale intende realizzare in quell’area nel 2019, impegnando 420mila euro.

Ma se le ruspe hanno buttato giù l’edificio, di certo non hanno scalfito le polemiche. Contrari alla demolizione sin da subito si erano dichiarati gli ex sindaci Marcello Risi e Gregorio Dell’Anna, che invocavano un recupero almeno parziale della struttura. Dell’Anna in particolare, all’avvio dei lavori di abbattimento parlò di “denaro dei cittadini sperperato” e “danno erariale dissennatamente voluto dall’Amministrazione comunale”. Contrario alle ruspe anche l’ambientalista Massimo Vaglio, presidente della Consulta per l’ambiente, che avrebbe preferito donare l’immobile a privati per ultimare i lavori, quindi “a costo zero” per le casse comunali.

Compatta e coesa invece la maggioranza, felice dell’addio all’immobile sorto di fronte a una chiesa di fine Cinquecento. Per il presidente del Consiglio comunale Andrea Giuranna, “oggi tramontano le parole vuote, le continue promesse. I nostri concittadini erano stanchi della bruttura di quel mostro di cemento. Tra pochi giorni – prosegue Giuranna – approderà in Consiglio comunale il bilancio di previsione che prevede le somme per la realizzazione di un grande parco attrezzato, dove i bambini e le loro famiglie potranno correre e giocare”.

«Grazie alla demolizione – dichiara a sua volta Mellone – sparisce un obbrobrio e il simbolo più efficace di un’era politica e amministrativa segnata per sempre da inconcludenza e sprechi clamorosi. Invito tutti i neretini a passare in questi giorni da via Incoronata e rendersi conto direttamente di un panorama finalmente sgombro dal cemento. L’obiettivo adesso è avviare al più presto il percorso di riqualificazione e la realizzazione del parco, per cui le risorse sono state già individuate. L’apertura del cantiere avverrà entro la fine dell’anno». Via social il sindaco ha infine “salutato” i suoi detrattori con queste parole: «Mi dispiace per le ranocchie gracidanti che ci hanno chiesto di non demolire, poi di accelerare la demolizione, poi di non fare polvere e che domattina, ovviamente, protesteranno perché il parco non c’è ancora».

Nardò – In una mattinata fredda ma soleggiata e sotto gli occhi di un centinaio di curiosi tra cittadini, giornalisti, addetti ai lavori e politici di maggioranza ha preso il via oggi l’intervento di abbattimento dell’”ecomostro” di via Incoronata. Ad occuparsene l’impresa “Gesmundo” di Bari (la stessa che nel capoluogo pugliese ha demolito l’immobile di Punta Perotti), in regime di subappalto dalla “Domus Costruzioni” di Calimera. Ha così mantenuto la promessa il Sindaco Giuseppe Mellone, che in un comizio nel giugno scorso aveva annunciato la demolizione della “Punta Perotti neretina” entro la fine dell’anno.

L’immobile avrebbe dovuto ospitare il nuovo Municipio ma in quasi 40 anni non è mai stato completato, dando vita a una vicenda spesso finita nelle cronache locali e nazionali come simbolo di cattiva amministrazione e sprechi pubblici. Anche voci autorevoli come quella di “Italia Nostra” da anni invocavano la demolizione di quelli che dovevano diventare 1.400 metri quadri distribuiti su tre piani con seminterrato. Il progetto di abbattimento è stato redatto dall’architetto Elisabetta Ferrocino e dal geometra Salvatore Albanese. Costo totale dell’operazione: circa 97mila euro.

Prima che attorno alle 9 le ruspe accendessero i motori, il Sindaco ha dato l’addio all’immobile: «Oggi abbattiamo un ecomostro nato negli anni Ottanta, simbolo delle cattive amministrazioni del passato e della vecchia politica. Qui sono stati sprecati un miliardo 350milioni di vecchie lire. Dopo una perizia redatta dall’ingegnere Raffaele Dell’Anna abbiamo deciso di far sorgere al posto di questa struttura fatiscente e pericolante un parco pubblico di 25mila metri, che sarà il più grande della città. Nel frattempo entro Natale il panorama sarà liberato da questa bruttura».

Non è mancato all’appuntamento il governatore Michele Emiliano, giunto stamattina a Nardò per “benedire” i lavori. «Siamo davanti a una di quelle brutte storie italiane – ha dichiarato il Presidente della Regione – dove i soldi dei contribuenti sono stati usati molto male senza alcun risultato pratico. Le demolizioni non sono mai una festa ma oggi si tratta di recuperare un’area e metterla in sicurezza. L’abbandono del rudere ha portato alla compromissione statica della struttura». In città però c’è anche chi si era dichiarato contrario alla demolizione auspicando un recupero totale o almeno parziale dell’immobile: l’ambientalista Massimo Vaglio e gli ex sindaci Gregorio Dell’Anna e Marcello Risi.

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