Stravolte 3 vite: 2 milioni

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Casarano. Gli avvocati di mezza Italia, la parte meridionale soprattutto, si stanno interessando della sentenza emessa a Maglie, tribunale distaccato di Lecce, per un caso di malformazione dovuta a ritardi nel parto.
L’attenzione crescente non sta tanto nella gravità delle disfunzioni registrate e documentate nel reparto di Ostetricia e Ginecologia del “Sacro Cuore” di Gallipoli (foto) o nelle ancor più gravi conseguenze per giunta irreversibili, né nell’entità del risarcimento dei danni, superiore ai due milioni di euro.

Il dato che in questa drammatica storia potrebbe rappresentare un precedente pressoché unico dalle nostre parti consiste nel danno esistenziale riconosciuto anche ai genitori del piccolo: l’esistenza rovinata dalla negligenza medica – ha ragionato il giudice, la dottoressa Piera Portaluri – non è infatti solo quella del neonato, in uno stato vegetativo fin da quando ha visto la luce per la compromissione delle funzioni cerebrali, ma anche quella dei suoi genitori, una famiglia di questi nostri paesi.

I fatti risalgono al 17 aprile 2001 quando la madre di questa storia, alla fine del periodo di gestazione, viene ricoverata in ospedale a seguito di “rottura intempestiva di membrane”. Viene naturalmente sottoposta a controlli di routine, tra cui ripetuti tracciati cardiotocografici. Secondo l’accusa, alcuni di questi tracciati avrebbero dovuto mettere in guardia il ginecologo di turno, G.M.M., sulle sofferenti condizioni del feto e procedere urgentemente al parto. Il medico, però, non avrebbe ravvisato la situazione di pericolo e anzi avrebbe provocato, “con la propria inerzia e l’intempestività dei trattamenti ostetrico-ginecologici, un colpevole ritardo nel far venire alla luce il bambino”. Il giudice, inoltre, rileva “l’imperdonabile abbandono della partoriente, in fase di avanzato travaglio, alle cure della sola ostetrica di turno” perché era terminato il suo turno di servizio.

La causa civile (n. 627 del 2005) è durata circa sei anni; al momento non si conoscono le intenzioni dell’Asl circa un eventuale appello al giudice superiore. Col medico di reparto è stato condannato anche il primario, G.M., “per omessa vigilanza sull’operato dei suoi assistenti” e l’ospedale stesso per il “danno da disorganizzazione”.
La sofferenza dei genitori viene magistralmente descritta dalla dott.sa Portaluri nel motivare l’entità del risarcimento: «Quanto alla sofferenza morale dei genitori del piccolo – si legge nella sentenza – suonerebbe offensivo solo dubitare dell’enormità della stessa, destinata com’è, peraltro, a rinnovarsi di giorno in giorno, di momento in momento, per tutto il resto della loro vita. Non si tratta di una sofferenza interiore di carattere transeunte, ma di un dolore immanente, inestinguibile, forse il più tremendo che l’animo umano sia in grado di sopportare».
È uno sconvolgimento totale, senza tregua, davanti al quale pure i 2 milioni di euro dimostreranno tutta la loro impotente limitatezza. Fossero pure il doppio.

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