Storia a lieto fine dal Salento al Veneto

MATINO. Quello di Salvatore (così chiameremo il protagonista di questa storia), è un caso di malasanità per fortuna a lieto fine. All’uomo, nel febbraio dello scorso anno viene diagnosticato un tumore vicino al polmone: lui non lo sa perché la sua famiglia, inizialmente, sceglie di non rivelargli la triste notizia. I medici indirizzano l’uomo presso un ospedale del Salento dove i sanitari lo giudicano operabile. Dopo lo spavento iniziale, per la famiglia si intravede la speranza che svanisce proprio il giorno dell’operazione. È aprile, e poco dopo l’inizio dell’intervento arriva quella che suona come una condanna da parte dei medici: «Suo padre non può più essere operato, è necessario partire da subito con la chemioterapia». È scioccante la notizia, ma è scioccante anche il modo in cui questa viene comunicata seguita da un commento disarmante: «Prima o poi tutti dobbiamo morire». L’impotenza iniziale di fronte a questo male così grande non ferma, però, la volontà della famiglia che sceglie di spingersi oltre quelle parole.

Salvatore viene visitato da altri medici e giunge in un centro specializzato a Padova dove il tumore risulta operabile, anche se con l’asportazione del polmone, perché nel frattempo la massa tumorale si è estesa. Un polmone in meno che vale una vita. L’operazione riesce perfettamente e inizia la radioterapia. A conclusione di questa storia giunge l’ennesima rivelazione. «Si poteva evitare», è infatti il primo commento dei medici dell’ospedale veneto dopo aver valutato la condizione clinica del paziente. Ora Salvatore sta bene, ha festeggiato il Natale a casa, insieme ai suoi cari, una prospettiva che fino a pochi mesi prima era diventata un punto interrogativo.

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