Stadio e fidejussione milionaria: è polemica a Casarano

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stadio casarano (1)CASARANO. È scontro politico, a Casarano, sulla “fidejussione” da un milione e 300mila euro per i lavori allo stadio “Capozza”. «Seguiremo tutte le strade che ci è consentito percorrere per evitare un’eredità così pesante per la città e frutto di un progetto politico-sportivo finito anzitempo, senza neppure il pagamento di una rata di mutuo da parte della Virtus, ed avallato dall’Amministrazione che ci ha preceduti», scrive in una nota il sindaco Gianni Stefàno confermando l’intenzione di impugnare la recente sentenza con la quale il Tar di Lecce ha ritenuto “illegittima” la delibera del giugno 2013 del Consiglio comunale (con Stefàno sindaco) che annullava la garanzia concessa dallo stesso Ente nel gennaio del 2011 (sindaco Ivan De Masi) a garanzia del mutuo da un milione e 350mila euro concesso dal Credito sportivo alla Virtus (della famiglia De Masi) per la ristrutturazione dello stadio. L’intervento di Stefàno segue quello delle minoranze consiliari che avevano considerato il pronunciamento dei giudici amministrativi “una bocciatura” per l’attuale Amministrazione.

«La sentenza del Tar non entra nel merito della legittimità dell’iter di formazione della fidejussione ma si limita ad esaminare e tutelare i diritti del Credito sportivo tralasciando altre valutazioni alla Corte dei conti e alla Procura della Repubblica», continua Stefàno riferendosi all’avvio di tali procedimenti di verifica (nel 2012) ad opera dell’allora Commissario straordinario Erminia Ocello. Per Stefàno, dunque, la questione rimane ancora aperta, e non solo dal punto di vista amministrativo: «I consiglieri di minoranza cercano di ribaltare la realtà esultando per una sentenza negativa che, inevitabilmente, interesserà le tasche dei cittadini». Malgrado la Virtus non abbia pagato le rate previste per il mutuo concesso dal Credito sportivo, il Tar ha ritenuto valida la garanzia prestata dal Comune (ed invece annullata, “in autotutela” dal Consiglio comunale il 26 giugno del 2013), alla luce del fatto che l’impianto sportivo resta di “esclusiva proprietà comunale” e che “i costi di ristrutturazione abbiamo di gran lunga superato l’importo erogato dall’istituto di credito”.

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