Leuca (Castrignano del Capo) – Il Fai (Fondo ambiente italiano), sezione di Avellino, per le “Giornate Fai d’Autunno” giunte al venticinquesimo anno,“ha posto la sua attenzione sul bene naturale più rilevante esistente nel territorio irpino: l’acqua” e quindi sulle sorgenti più famose, quelle dei siti dell’Acquedotto pugliese, che concorrono “per il 25% al fabbisogno idrico della Puglia”, come sottolinea il presidente dell’Aqp Simeone di Cagno Abbrescia. Sabato 13 e domenica 14 ottobre, quindi, visite guidate alle sorgenti  Madonna della Sanità di Caposele (Av),  Sorgente Peschiera Pollentina in Cassano Irpino (Av), e l’Impianto di potabilizzazione in Conza della Campania (Av). Come dire l’inizio della storia dell’Acquedotto pugliese e la fine della sete in Puglia, fino a Leuca (1939). A corredo delle Giornate Fai d’Autunno anche una Giornata di studio su “Acqua bene comune”, l’11 ottobre a Bari, presso il Palazzo dell’Acquedotto pugliese.

Da Caposele a Santa Maria di Leuca i 4mila metri cubi di acqua al secondo che sgorgano dalla montagna Paflagone in provincia di Avellino impiegano cinque giorni per arrivare a Santa Maria  di Leuca dopo aver percorso 384 chilometri. E raccontano una storia che è iniziata 150 anni fa per soddisfare un bisogno primario della Puglia assolata e “siticulosa”, sitibonda come la definiva Orazio (Epod.3,14). Il medesimo Orazio nella V satira del Primo libro dei suoi “Sermones” , in cui racconta il viaggio da Roma a Brindisi, arrivato ad Ascoli Satriano, annota la meraviglia dei suoi compagni di viaggio perché l’acqua aveva un costo, era venduta, l’acqua che romani e campani consideravano “vilissima”, di nessun conto, abituati a vederla sgorgare da fontane pubbliche e private. In Puglia, invece “venit vilissima rerum/hic aqua”  qui l’acqua si paga.  Virgilio (Nelle Georg.( 3, 425) accenna alla presenza di invasi d’acqua piovana nel Salento (con rane e ranocchi) , acqua che ristagna d’inverno e si prosciuga a primavera. Strabone sottolinea  la scarsità d’acqua nella regione pugliese, nel Salento «(Il suo terreno) pur povero d’acqua non di meno lo si vede ricco di pascoli e di foreste».  Qualche temporaneo invaso d’acqua qua e là, ma complessivamente la Puglia ha avuto una sete “storica” prima della realizzazione dell’Acqudotto  pugliese” che fu salutato come una delle opere più grandiose del tempo.

L’idea geniale (e vitale) dell’ingegnere Rosalba. Fu l’ingegnere salernitano Camillo Rosalba, funzionario del Genio civile, il primo ispiratore della struttura di base dell’Acquedotto. Nel 1868, infatti, suggerì il progetto  di captare l’acqua del Sele, che per natura si versa sul versante tirrenico, e trasportarla invece sul versante opposto per mezzo di una galleria che doveva arrivare nella valle dell’Ofanto. Il progetto all’epoca sembrò molto ambizioso, avveniristico e costoso, per questo fu momentaneamente abbandonato. Nel 1904 venne bandita una gara internazionale per la costruzione dell’Acquedotto, vinta dalla “Società anonima italiana Ercole Antico e soci concessionaria dell’Acquedotto Pugliese” che si aggiudicò i lavori per 125 milioni di lire. L’acqua arrivò a Bari  nell’aprile del 1925, nel 1918 a Brindisi, nel  nel 1939 a Santa Maria di Leuca dove la costruzione della cascata sottolineò enfaticamente la vittoria su un percorso accidentato anche da polemiche politiche. L’arrivo dell’Acquedotto in provincia di Lecce pose fine a una situazione difficile: dei  130 comuni (attualmente ricadenti nella provincia di Lecce, Brindisi e Taranto), solo 6 erano dotati di acquedotto (compresi Brindisi e Taranto), 7 usavano sorgenti naturali, tutti gli altri attingevano da cisterne pubbliche e private e da pozzi. spesso fonte di infezioni. La paura di malattie (nel 1866 sulla Puglia si era abbattuto il colera provocato dall’acqua inquinata) era stata ormai allontanata per sempre.

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Dalle fonti alla ciclovia Il futuro è anche una ciclovia che partendo da Caposele approda a Santa Maria di Leuca (450 chilometri).  La legge di Stabilità del 2016, infatti,  ha inserito la Ciclovia di Acquedotto Pugliese – tra le prime quattro infrastrutture ciclabili di interesse strategico nazionale (capofila istituzionale del progetto la Regione Puglia). Il percorso si snoda sul canale principale e su strade secondarie e piste di servizio dell’Aqp e i  primi tratti sono già percorribili.  Una  “Guida della Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese”, scritta da Roberto Guido e edita da Ediciclo, accompagna la narrazione di una realtà che tocca la storia della Puglia nei suoi vari aspetti.

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