Soldi veri ma inutilizzabili

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Gli uffici comunali di via Pavia

Gallipoli. I soldi ci sono ma non possono esseri versati a chi ha fornito un servizio o realizzato un’opera per il Comune. I tempi dei pagamenti si dilatano tanto che quei soldi sonanti si trasformano in debiti per le imprese e le società che per andare avanti, pagando dipendenti e fornitori, devono ricorrere ad un prestito bancario. Banche che, a loro volta e nonostante le iniezioni di capitali ricevute da Unione europea e Stato italiano, procedono sempre più con i piedi di piombo.

Il Comune di Gallipoli non sfugge a questa incredibile situazione che ha fatto lanciare pochi giorni fa all’Assindustria salentina l’ennesimo appello: «Se non ci pagate i lavori effettuati, le imprese chiudono».

Presso l’ufficio Ragioneria giacciono mandati di pagamento – si ribadisce, con soldi veri e reali – per una ventina di ditte e per un importo pari a circa 250mila euro. Ma da marzo-aprile scorso non si paga più nessuno e poiché i responsabili dei vari uffici lo sanno, non preparano neanche le carte per le liquidazioni (impossibili) delle somme. Per cui l’ammontare esatto dei denari bloccati non è quantificabile ma è di molto superiore al quarto di milione ufficiale. A trovarsi nei guai è soprattutto l’Ufficio tecnico con un arretrato nei pagamenti nei confronti di imprese intervenute per ripristinare o manutenere servizi essenziali come strade (80mila euro circa), illuminazione (altrettanto) e rete fognaria (20mila circa) da aprile in qua. Impiegati negligenti e svogliati?

Le ragioni sono altre e si chiamano “slittamento nell’approvazione dei bilanci” e, soprattutto, “Patto di stabilità”, il sistema di contenimento della spesa pubblica attivato dallo Stato centrale su indicazione dell’Unione europea. Il Patto è il tetto sotto il quale bisogna contenere le spese che – per la legge sui bilanci – devono essere pari alle entrate. «Per il 2012 Gallipoli deve scendere di 2 milioni 255mila euro; l’anno scorso era di un milione 300mila», spiegano dall’Ufficio Ragioneria. Se si sfonda quel tetto (come accaduto nel 2011 a Matino, Alliste, Casarano e Melissano e altri quattro della provincia) alla riduzione delle spese si aggiunge una pesante multa. In queste condizioni i Comuni boccheggiano, soprattutto sul versante degli investimenti, che invece tanto servirebbero per lasciare presto la maglia nera che il Salento indossa in fatto di disoccupazione e di previsione sul tema (altri 2mila posti di lavoro andati in fumo). E boccheggiano anche le imprese, costrette a fare fronte alle spese sostenute in un appalto  che il committente non riesce a liquidare. O resistono con i prestiti o chiudono. Nei giorni scorsi un imprenditore creditore si è recato disperato negli uffici di via Pavia: «Sto fallendo, aiutatemi», ha implorato.

Sono allo studio dei sistemi affinchè il taglio di spese  non diventi asfissia, superando il paradosso di soldi disponibili ma non spendibili e di investimenti possibili ma bloccati. Chissà però se la soluzione arriverà in tempo.

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