Soccorsi ko e la litoranea fa paura

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L'ambulanza bloccata

Gallipoli. L’ambulanza bloccata dagli automezzi (un furgone pubblicitario la precede), l’utente bisognoso (solo per puro caso non grave) che si riprende un po’ e viene accompagnato a braccia all’automezzo di soccorso; una foto che fa il giro del web e dei giornali, eloquente, allarmante (e se si fosse trattato di un infarto, un incidente grave?) e i commenti univoci, a decine. «L’unico progetto utile è quello programmato dal Commissario al Comune con sbarra e navette, tutti gli altri sono palliativi. Mi dispiace vedere che le stesse persone le quali hanno criticato il progetto, adesso si lamentano dell’accaduto» lo scrive Massimo Potenza, sostenuto da Gabriele Marsano, Stefania Muscogiuri (“…e pensare che qui a Nord pagherebbero anche l’intero stipendio per venire giù a Gallipoli!!!”), Luigi Busti (“Non sono più sostenibili certe situazioni, cosa dobbiamo aspettare, il morto?) e via via da indignato a indignato. Fino al punto X. Il cuore del problema, che fa pensare a qualcuno ad “ammanicamenti” e addirittura alla “mafia”, è l’evoluzione senza però regole degli stabilimenti balneari in discoteche. Ci si chiede: chi controlla quante persone effettivamente ci sono, ben oltre le presenze autorizzate? chi vigila affinchè la sede stradale resti libera da intralci e invasioni, durante il giorno e dalle 23 fino all’alba? Carabinieri e polizia non si fanno vedere da quelle parti… Il dibattito finisce inevitabilmente sul centro storico: «Anche lì può scappare il morto, sapete? E che ci fanno tutti quegli automezzi in circolazione, nonostante le telecamere?».

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