Sevizie a un bimbo: coppia in carcere

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Sannicola. A distanza di cinque anni dall’arresto, è stata condannata la coppia di Chiesanuova ritenuta responsabile di gravi maltrattamenti nei confronti di un bimbo di soli quattro anni.

Il giudice del Tribunale di Gallipoli ha inflitto nove anni all’uomo accusato delle violenze e tre anni alla sua compagna, ovvero la madre del bambino, rea di non essersi opposta alle sevizie. Le pene sono in ogni caso inferiori a quelle avanzate dal pubblico ministero per il quale l’uomo andava condannato a 16 anni (e ricoverato in una struttura psichiatrica) e la donna a nove. Per la madre, che avrebbe assistito alle torture senza reagire, è stata applicata anche la pena accessoria della sospensione della potestà genitoriale.

A far emergere questo raccapricciante scenario furono i parenti del minore che segnalarono ai carabinieri una situazione familiare ben oltre i limiti del tollerabile. Ad aggravare le già indicibili violenze fisiche anche  ricatti di natura morale con il piccolo  preso di mira perchè “figlio di un albanese”.

Sul corpo del bimbo, come accertato dal medico legale, i segni delle violenze inflittegli con una mazza da baseball e con una cintura. Ma sarebbe stato anche afferrato per le orecchie e gli sarebbero state strappate delle ciocche di capelli. Nel corso del giudizio è stato provato che sul corpo gli è stata versata persino acqua bollente. Ma il bambino veniva trattato pure come uno schiavo costretto a svolgere (ad appena quattro anni) mansioni pesanti ed umilianti come pulire il viale di casa o lavare la moto di grossa cilindrata del patrigno.

Il perchè di simili atrocità (compiute e tollerate) rimane nella mente perversa di chi le ha messe in atto. Non appena scoperti i fatti, già nel 2007 il piccolo venne affidato ad una casa famiglia ed ora ssegnato ad un curatore speciale che, associandosi alle richieste dell’accusa, ha ottenuto una provvisionale di 100mila euro.  Il giudice ha inoltre trasmesso gli atti del processo al pm perchè proceda per il reato di calunnia per aver l’uomo accusato la madre di presunti abusi sessuali.

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