Senza sussidi in duemila

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Operai in protesta dinanzi la Prefettura a Lecce

Casarano. Il sospetto è che la stagione delle promesse “campate in aria” e dei programmi “irrealizzabili” questa volta sia destinata ad essere spazzata via una volta per tutte. I tentativi, in larga parte artificiosi, di mantenere in vita il settore calzaturiero sembrano, infatti, giunti al capolinea alla luce dell’annunciata mancata riconferma della cassa integrazione “in deroga” che dovrebbe interessare ben 5.500 operai in tutta la provincia. I sindacati hanno fatto sapere i fondi per i sussidi “sono assicurati soltanto sino alla fine dell’anno”. Senza validi progetti di rilancio c’è solo il licenziamento.

A rischiare di rimanere senza “ammortizzatori sociali” sono circa 1.000 operai della Filanto, 700 dell’Adelchi ed anche 230 della Romano di Matino oltre a  2.500 dipendenti di tante piccole imprese del manifatturiero della zona. A dimostrazione che, dinanzi ai tanti programmi di rilancio finora disattesi, la resa sia davvero vicina è confermata da quanto affermato dal segretario generale della Uil di Lecce, Salvatore Giannetto, il quale, per garantire una quota di reddito aggiuntiva a queste migliaia di lavoratori dal prossimo gennaio senza aiuti, ha ipotizzato un loro “reimpiego in attività utili alla collettività collegate ad un reale processo di riqualificazione professionale”.

Ciò potrebbe anche significare dire addio al calzaturiero, settore in crisi da troppo tempo e senza alcuna capacità di fornire risposte utili a quanti, in questi anni, hanno chiesto, con insistenza, la salvaguardia delle posizioni lavorative acquisite.

Cosa ci possa essere dietro l’angolo, al momento, è difficile anche solo ipotizzarlo. Basta vedere quanto accaduto alla “Leo shoes” che avrebbe dovuto riassorbire circa 700 lavoratori ex Filanto nel triennio 2001-2013 e che, invece, ha già lasciato a casa, perchè “in esubero” 25 dei 100 dipendenti assunti appena nel settembre del 2011.

Fa pensare il fatto che la cassa integrazione ordinaria (prevista per la sospensione o riduzione dell’attività lavorativa per eventi temporanei) sia passata dalle 324.131 ore autorizzate a luglio 2012 a zero in agosto con uguale crollo (- 97,2 per cento) per quella in deroga.  Ad aumentare è stata, invece, la cassaintegrazione straordinaria (prevista nei casi di ristrutturazione, riorganizzazione, conversione o crisi aziendale). Dal prossimo gennaio il rischio è che si debba parlare d’altro.

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