Senza controlli Comuni lontani e impuniti

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fernando-daprileClamori di cronaca, testimonianze frustrate, accuse estreme, rese silenziose: sembrano questi gli effetti più frequenti davanti ad un modo di funzionare dei nostri Comuni. Queste Istituzioni che sono le più prossime ai cittadini – lo sportello locale dello Stato centrale, il punto di contatto tra amministratori e amministrati – stanno diventando le più sfuggenti e misteriose.

Non si parla qui delle macrodecisioni per opere “storiche”, dove il palcoscenico viene persino sollecitato, ma della gestione che sta dietro gli annunci, delle scelte spicciole spesso al limite, se non oltre, di leggi, interesse collettivo, buon senso. A chi può rivolgersi chi nutre un dubbio o un sospetto; a chi chiedere spiegazioni di un ritardo, di una mancata risposta, di un presunto arbitrio? Al Sindaco, ad un assessore, certo. E se non rispondono? Aboliti negli anni organi di controllo e funzionari “terzi” (si pensi ai Segretari comunali), non restano che i giudici amministrativi che però costano alcune migliaia di euro. Ammesso che qualcuno ce l’abbia, è civile un sistema del genere per poter semplicemente chiedere conto a chi sta a capo della Cosa pubblica?

In un contesto simile, è ovvio veder proliferare forzature, partigianerie, conflitti d’interesse, sperperi che passano indisturbati e impuniti, tranne rari casi. Persino Raffaele Cantone, numero uno dell’Autorità nazionale anticorruzione, ha dovuto ammettere: «In Italia è impossibile conoscere le spese dei Comuni». Siamo prossimi alla resa.

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