Scoppia la rabbia contro i vicini: prende la pistola, ne uccide tre e ne ferisce uno. Poi si arrende ai carabinieri

 

Cursi – Tragedia in paese. Uomo spara ai vicini di casa uccidendone tre e ferendone uno. Scenario dell’aggressione omicida via Tevere, poco lontano dal centro di Cursi. Autore della strage, compiuta in pochi minuti intorno alle 23,20 di ieri sera,  Roberto Pappadà, 57 anni.

Ha fatto fuori prima Andrea Marti, classe 1982, operaio, nato a Scorrano e residente a Cursi con i genitori. L’uomo è morto subito per i colpi alla testa ed al torace. Poi, dopo aver intimato alla ragazza che era con l’ucciso di allontanarsi, ha atteso l’arrivo degli altri della famiglia che tornavano a casa in auto ed ha fatto secco con un solo sparo il padre, Francesco Marti, 63enne, pensionato, che si era precipitato nel vano tentativo di soccorrere il figlio riverso sull’asfalto. Quindi ha rivolto l’arma, una 357 Magnum detenuta illegalmente, verso gli altri “nemici”: Fernanda Quarta, 60 anni, madre di Andrea è stata raggiunta da un proiettile ma solo per caso, subito soccorsa all’ospedale di Tricase, ne avrà per 15 giorni; il colpo sparato a Maria Assunta Quarta, sorella di Fernanda, è risultato invece fatale, con la donna morta poco dopo il ricovero all’ospedale di Lecce “Vito Fazzi”.

Solo con l’arrivo immediato sul posto, chiamati da abitanti della zona, dei carabinieri del nucleo radiomobile di Maglie, si è posto fine al premeditato ed eseguito spargimento di sangue, l’unico sistema – avrà evidentemente pensato Pappadà – ad una situazione di tensione e di “soprusi”, come li definisce lo sparatore, che durava da circa un anno e mezzo e ruotava tutta intorno al parcheggio delle auto davanti alle rispettive abitazioni. Nessun segno però di tale sordo ribollire di intenzioni malevole era arrivato ai carabinieri, come denuncia e neppure come segnalazione per quella “fissazione” che stava facendo precipitare quell’uomo nel baratro della violenza la più risolutiva.

L’uomo è stato convinto dai carabinieri a posare l’arma per terra e ad arrendersi,  confessando quasi subito l’accaduto. “Ho sbagliato, lo so, non ne potevo più e adesso devo pagare”, avrebbe detto prima di essere portato in carcere a Lecce. Lascia una sorella portatrice di handicap, in nome della quale sembra avesse chiesto e più spesso preteso di avere il posto libero per la propria auto. Alla proposta dei vigili urbani di segnalare con strisce sull’asfalto un posteggio riservato a disabili, Pappadà però  si era sempre opposto.

In paese in queste ore è un continuo rimbalzo di sensazioni e ricordi, di una famiglia – quella Marti-Quarta – di brave persone, e di un individuo piuttosto isolato e taciturno nel quale è scattata incontrollabile la furia assassina. L’autore della strage risponderà alla Giustizia di omicidio premeditato e aggravato e di detenzione e porto d’arma clandestina. A questo proposito, resta da chiarire solo la provenienza della pistola, una Smith & Wesson, che l’uomo ha dimostrato di saper purtroppo maneggiare con assoluta padronanza. “Me la sono procurata”, è tutto ciò che ha detto finora in proposito il diretto interessato.

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