Gallipoli – “Irpino di nascita, pugliese di adozione, è una delle personalità che hanno determinato il riscatto della vitivinicoltura meridionale creando memorabili bottiglie, quando il Sud era soltanto terra da vino sfuso da taglio”: con queste parole gli fu assegnato il prestigioso Premio Luigi Veronelli alla carriera nel 2007 e su questi concetti tornano in tanti oggi pensando a Severino Garofano a poche ore della scomparsa nella sua casa di Carmiano. Lascia la moglie, due figli ed una azienda- Monaci – che da qualche anno portava il suo nome famoso nel mondo della enologia.

Garofano è stato il primo professionista qualificato a scegliere di venire ad operare in Puglia, nel Salento in particolare, da dove negli anni Cinquanta ed anche dopo partivano per la Francia navi cariche di negroamaro sfuso, ma forte tanto da rinvigorire i vinelli d’Oltralpe; per altre vie lo stesso vino da taglio raggiungeva le cantine del Nord Italia. In quegli anni gli enologi che conducevano le produzioni vinicole erano tutti provenienti e dipendenti da società settentrionali, a cui andava bene il vino nostrano così com’era.

Il ricordo di Dario Stefàno Tra i primi a ricordare la scelta di esprimere la sua passione nel contesto della vitivinicoltura pugliese e salentina è stato il senatore Dario Stefàno che, da assessore regionale all’Agricoltura, con lui collaborò strettamente: “Severino Garofano è stato il capostipite di una scuola che negli anni ha visto crescere ed affermarsi tanti professionisti validi e appassionati, che sono certo proseguiranno il loro impegno senza cessare mai di guardare ai suoi insegnamenti. Noi gli saremo sempre grati per aver scelto nel 1957 la Puglia come terra d’adozione e di aver lavorato con passione e impegno infaticabili e piangiamo oggi un uomo unico a cui dobbiamo i grandi risultati del vino pugliese, riconosciuti in tutto il mondo”.

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Prima di noi qui enotecnici solo del Nord” “Prima di noi a Squinzano come ad Alezio c’erano professionisti del Nord a seguire la produzione, i quali non avevano interessi a migliorare il prodotto. Ci chiamavano infatti donatori di sangue. Siamo stati noi a provare a trasformare questi vigneti”: Saverio Gabellone, enologo di Alezio e di scuola Conegliano Veneto (Garofano era proveniente da quella di Avellino) lo ha conosciuto bene. Ha diretto insieme a lui una società di enotecnici a Lecce per le analisi dei vini; lo stesso Garofano è stato presidente provinciale della categoria. “Aveva un carattere deciso – ricorda Gabellone – e con decisione portammo avanti le innovazioni: dalla coltivazione a spalliera anziché ad alberello al contenimento dell’arricchimento zuccherino delle uve, all’introduzione del freddo nel ciclo di produzione”.

Quasi a marcare storicamente un momento di svolta, Garofano – che nel prossimo mese avrebbe compiuto 83 anni – arriva in Puglia negli stessi giorni in cui i moti dei coltivatori di vigne subiscono in un scontro con le forze di polizia perdite mortali. Era il 9 settembre del ’57. Muoiono tre vignaioli che protestavano contro il crollo del prezzo delle uve con uno sciopero e la sospensione delle vendemmie. La Puglia, di lì a poco, avrebbe voltato pagina, fino ad arrivare ad annoverare nel suo palmares vitivinicolo marchi di assoluto prestigio nazionale ed internazionale, tanti con la sua firma.

 

 

 

 

 

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