Sansificio sì, sansificio no. Tocca al Consiglio di Stato

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TUTTO INIZIA NEL 2009 Nella foto la zona in contrada "Caselle" in cui dovrebbe sorgere l'impianto per l'essiccazione della sansa. La vicenda inizia nel 2009 quando il Comune di Casarano autorizza la società bresciana a realizzare il sansificio con il vincolo d'inizio dei lavori entro un anno. Condizione non rispettata. Da qui la serie di ricorsi

Casarano. Sarà il Consiglio di Stato a decidere se il sansificio si farà o meno.

La “Bioenergia investimenti spa”, con sede a Palazzolo sull’Oglio in provincia di Brescia, ha presentato ricorso al maggiore organo della giustizia amministrativa, impugnando la sentenza emessa dal Tar di Lecce lo scorso 9 settembre.

La vicenda ha inizio nel 2009, quando, il 26 gennaio di quello stesso anno, il Comune di Casarano autorizza la società bresciana a realizzare un impianto per l’essiccazione della sansa in contrada “Caselle”.

Il progetto prevede la realizzazione di diverse vasche di accumulo a cielo aperto e l’edificazione di alcuni corpi di fabbrica, per una volumetria complessiva di oltre 3mila e 600 metri cubi e una superficie di 748 metri quadri, all’interno di un’area di 14 ettari.

Il permesso rilasciato dal Comune, però, prevede l’obbligo di avvio dei lavori entro un anno dal ritiro del titolo e, di fatti, il 26 gennaio 2010 viene comunicato l’inizio dei lavori.

In base ad un sopralluogo effettuato il 13 aprile 2010, però, il settore pianificazione del territorio del Comune di Casarano verifica che in quella data le opere previste non erano ancora state avviate, non essendovi, come si legge nella documentazione , “traccia alcuna di lavori edili”.

A quel punto, il successivo 29 aprile, il settore pianificazione del territorio comunica la decadenza dal titolo edilizio, con un provvedimento confermato anche dallo sportello unico attività produttive.

Ed è proprio per contestare la legittimità di tali provvedimenti che l’azienda si è rivolta al Tar. Quest’ultimo, però, ha respinto il ricorso presentato dalla Bioenergia, che, per tutta risposta, ha deciso di ricorrere al Consiglio di Stato.

Nel frattempo, però, il Comune di Casarano si è costituito in giudizio per tutelare i propri interessi.

A più di due anni dall’inizio della vicenda, quindi, la situazione sembra ben lontana dalla soluzione. Il compito di chiudere l’intricata questione tocca ora al Consiglio di Stato.

Alberto Nutricati

 

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