San Gregorio Armeno, a Nardò il ricordo del terremoto e del genocidio armeno

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La statura di San Gregorio armeno sul Sedile di piazza Salandra. Nel riquadro il presidente del comitato festa, Cosimo Caputo

La statura di San Gregorio armeno sul Sedile di piazza Salandra.
Nel riquadro il presidente del comitato festa, Cosimo Caputo

Nardò. Era il 20 febbraio del 1743 quando un violento terremoto sconvolse la città di Nardò. La statua di San Gregorio Armeno, ubicata sul sedile di piazza Salandra, si voltò miracolosamente in direzione dell’epicentro del sisma ponendo fine alle morti e alle distruzioni. Negli atti notarili del regio e apostolico Oronzo Ippazio De Carlo di Nardò si legge che la statua di San Gregorio con “la mano che prima stava in atto di benedire, ora si vede tutta aperta ed in atto, che impedisce il travello”.

«Proprio in ricordo di tale e tragico evento – esordisce il presidente del Comitato per le feste patronali, Mimino Caputo – quest’anno abbiamo fortemente voluto organizzare, in piena sinergia con il parroco della Cattedrale don Giuliano Santantonio, una “Memoria del terremoto”. Dai registri della suddetta chiesa, abbiamo recuperato i nomi dei neretini deceduti durante il sisma. Così, in piazza Salandra, sotto il vecchio Palazzo di Città, il giorno 20 febbraio alle 17.15 (orario presunto del terremoto), verranno scanditi i nomi, ciascuno accompagnato da un tocco di campana. Sarà un momento di grande commozione accompagnato dalla chiusura delle attività commerciali e da un silenzio dal forte sapore del ricordo».
Ricordo, appunto. È questa la parola chiave della festività del 2015, a cento anni dal genocidio armeno operato dal governo dei “Giovani Turchi”, affermatosi nell’Impero ottomano durante la Prima Guerra Mondiale. «Siamo molto legati – conclude Caputo – alla popolazione armena. E a tal proposito, per il nostro “Santo venuto da lontano”, siamo orgogliosi di ospitare diverse personalità di spicco, tra cui l’ambasciatore della Repubblica d’Armenia in Italia, Sargis Ghazarian».

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